Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Infine non sai fare altro che darmi della troia

senzacapezzoli

Mi guardo allo specchio e sono sfatta, spettinata, devastata dalla stanchezza eppure non mi sono arresa. Sono sempre io, qui, davanti a te, e rivendico il diritto di sbagliare, eccedere, sacrificare, anche morire, se penso sia giusto per me.

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L’amore in treno, con uno sconosciuto

stretta

In treno, verso nord. Io e una mia amica. Ora posso definirla ex. Assieme a noi c’era uno sconosciuto. Tipo strano, belloccio, spontaneo. Se ne stava a piedi nudi poggiati sul posto avanti a lui. Braccia conserte, testa reclinata verso l’angolo a sinistra, musica nelle orecchie e occhi chiusi. Non ci degnò della minima confidenza per gran parte del viaggio, finché non si fece buio. Allora venne a prendermi per avvicinarmi a lui. Un braccio sulle spalle e l’altro con la mano dritta sulla tetta. Avrei potuto urlare, al molestatore, al molestatore. Invece mi piaceva, mi incuriosiva e quando bloccai la mano che stava già viaggiando verso altri lidi, gli dissi che volevo ascoltare la sua voce. Se non mi parli non mi tocchi, questo è il patto. Aveva una voce calma, quieta come lui stesso appariva alla mia vista. Tutto di lui mi restituiva intimità. Quando si avvicinò di più e mi chiese di distenderci, sui tre posti reclinati, uno accanto all’altra, non avevo dubbi e dissi si.

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Autodeterminazione, Sessualità, Storie

Vivere al ritmo della sensualità

Tango Argentino
Tango Argentino

La mano che solleva la gonna e stuzzica la coscia. Non l’ho mai visto fare a mio padre. Non gli ho mai visto fare alcun approccio nei confronti di mia madre. Se ne stavano lì austeri e inflessibili, per nulla liberi e asessuati, ed è quella la vita che ci hanno trasmesso. Ho scoperto il piacere di una mano che scopre la mia coscia dopo molti anni. Il gesto sicuro di chi sa dove vuole arrivare, quello che vuole toccare, perché la padronanza nelle mosse da praticare nell’intimità non sono segno di arroganza, machismo, sfoggio del potere. Io vivo quel gesto come l’espressione di un desiderio costante. Potrebbe toccarmi la guancia, invece mi afferra il collo, striscia la mano sotto i capelli, se li fa scivolare tra le dita. Potrebbe sfiorarmi la spalla, invece accarezza la linea dei seni e insinua un dito tra le pieghe aperte della camicetta, tra un’asola e l’altra.

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Sesso a tre: il mio passo di libertà!

Lei è un’amica. Mi racconta, anzi, mi regala questa sua esperienza. La condivido con voi, abbracciandola da lontano. Buona lettura!

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Incontrata in casa, la sera che arrivò insieme al mio coinquilino. Da non so quale festa finirono in camera e li avrei sentiti scopare distintamente, poi, perché quel letto là era uno di quei mobili vecchi cigolanti con cui si arredano le case come quella in cui abitavo in quel periodo. Li sentivo bene e andarono avanti per un pezzo, quasi tutta la notte e io di là nella mia stanza a pensare beati loro.

E lei mi era sembrata già da subito molto bella. E mi sorrideva e già mi guardava. E insomma di lì a pochi mesi stavamo insieme. Molto di quello che avrei saputo del sesso e del mio e corpo lo avrei imparato da lei. Fino a quel momento avevo proceduto per tentativi mai troppo riusciti. Comprese esperienze con alcuni ragazzi ovviamente abbastanza fallimentari. Ma poi era arrivata lei. Che a letto mi diceva cosa voleva e come e quanto a lungo. Istruzioni, ordini, certo tenerezza, ma mai troppa. E mi piaceva. Anzi: mi faceva impazzire. Sapeva sempre dare una direzione ai suoi desideri e mi invitava a fare altrettanto. “Davvero non ti sei mai toccata così?”, “Aspetta, fammi girare che ti sento di più”, “Aprila con le tue dita, fammi entrare, guidami tu”: era un gran parlare nel fare sesso, a letto, in macchina, nei boschi (dove andavamo a passeggiare e ci eccitava l’idea del rischio di essere viste). Parlavamo prima durante e dopo, tranne quella volta in quell’ostello, costrette ad un innaturale (per noi) silenzio forzato in quella specie di camerata. Quel silenzio e il nostro respiro soffocato-mi ricordo-dilatarono il piacere come non avremmo immaginato. Io ero creta e prendevo forma sotto le sue mani, la sua bocca. Esploravo la sua fica ed ero incantata da quella come dai suoi occhi azzurri e un po’ folli. Quel naso perfetto. Il suo culo abbondante e sodo. Donna difficile con un passato difficile: ne ero ovviamente innamorata. Sebbene fossimo quasi coetanee, avevamo esperienze lontane e vite su piani diversissimi. Lei tanti uomini, prima e dopo matrimonio e separazione da un tipo evanescente. Io praticamente una bambina goffa sebbene ben oltre i vent’anni. Ma le piacevo. Mi piaceva. Ci ubriacavamo di sesso. Una domenica ci eravamo dedicate a noi stesse per ore, con una passione e una frenesia tale che arrivammo ad un appuntamento con amici, nel pomeriggio, che a malapena ci reggevamo in piedi. Fu imbarazzante, in effetti. E mi sembrava che il mio e il suo odore fossero percepibili a metri di distanza, nonostante la doccia bollente. Ci ripromettemmo di non esagerare in occasioni di socialità future. Come dopo una sbronza: buoni propositi, insomma. Ma era lei a decidere quando e quanto.

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Erotic Grrlz

#Bdsm e la paura di una sessualità libera

tumblr_lihsqmmkLj1qi5fmpo1_400La gente ha tanta paura della sessualità libera. Quando si trova di fronte una che ha le idee chiare e la figa consapevole tira fuori i peggiori stereotipi del mondo. Eppure la questione si riduce tutta a un punto piuttosto semplice: dove c’è consensualità non c’è violenza e se sei libera di dire che quella tal cosa non ti sta bene e quell’altra invece si non si dovrebbero avanzare obiezioni di alcun genere.

Non la capisco, per davvero, certa gente moralista che dice di volermi impedire che qualcuno mi faccia male. Fossi una che giudica direi che a esplorare il loro inconsapevole masochismo, tra l’altro imposto finanche ai figli, avrebbero tanto materiale su cui riflettere.

C’è quella che ha trascorso anni in ginocchio e in confessione e parlava della via crucis come percorso che elevava ogni individuo. E dunque se la tortura non la scegli e ti dichiari martire allora meriti il paradiso. Se invece sei tu a chiedere che qualcuno ti frusti e ne godi perciò meriti l’inferno.

E in realtà il sesso così come lo vivevano alcune nonne non era diverso da un concentrato di senso di colpa e vergogna. Una donna penetrata era una martire e il suo supplizio poteva essere tollerato solo in quanto che lei avrebbe dovuto riprodursi e al marito urgeva un buco per eiaculare.

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Erotic Grrlz

La paura e le corde invisibili

Mi aveva regalato un giglio. Lo strofinò sul mio vestito chiaro. La traccia giallastra rimane ancora adesso. Perché anche ciò che sembra puro in realtà è “sporco”. La perfezione è sporca, sporca è la vita, lo è anche l’amore. Perciò è perfetto.

Lui era un eretico delle relazioni, non coltivava dipendenze, ogni suo gesto era un regalo. Ogni parola una carezza. Ogni mano tesa un filo nella tua direzione.

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Erotic Grrlz

Sangue e pazienza

Si allenava con me come fosse un esperto di tiro con l’arco. Frammentava le richieste e gli obiettivi. Mai tutto assieme. Mai tutto in una sola volta. Allungare i tempi. Mantenere la tensione. Mischiare infine la carne come cosa necessaria, imprescindibile, come atto vitale per la propria esistenza. Come l’aria. Come il cibo. Come il sangue che mi scorre nelle vene.

Attimo dopo attimo, un seme dopo l’altro, piantato con cura e attenzione per far nascere quello che prima non c’era. Per fare attecchire, radicare. Per rendere infinito quello che non esisteva.

Aveva un trucco: prendermi un po’ per volta. Come un pasto che si vuole consumare lentamente, del quale non si ha voglia di stancarsi.

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