Mi chiamò per ordinarmi di andare lungo una strada impervia completamente incorniciata di pini. Mi aveva detto di lasciare l’auto almeno un chilometro prima. Così feci, poi, iniziai la salita, a piedi scalzi, perché questo era quello che voleva.
Mi aspettavo un premio, anelavo il momento in cui mi avrebbe accarezzato, al buio, forse alla luce, in qualunque luogo avesse voluto.
Raggiunsi la casa di campagna dell’appuntamento. Sull’uscio era un biglietto e una benda. “Indossala!” così era scritto. E io obbedii.
Un paio di mani e braccia mi travolsero e poi mi trascinarono lungo un sentiero. Poggiai la schiena su un grosso albero e fui legata e lasciata immobile. Per ore.
Lui restava lì a sfiorarmi con la bocca, a riassumere, senza poggiare le mani, i contorni del mio corpo, i limiti dei respiri, l’inizio e la fine del mio piacere.
Disse: “apri le gambe“, e io le aprii. Un click, forse scattò una fotografia.
Un po’ per volta mi furono tolti i vestiti. Mi sfiorò appena, sentivo che lui c’era, mi voleva e io non aspettavo altri che lui.
Sciolse le mie mani, disse “aspetta” e poi andò via, ne ero sicura, perché non sentivo più il suo odore.
Potevo finirla e liberarmi. Potevo smettere. Invece rimasi e seppi che mi aveva spiata tutto il tempo. Perciò il mio premio, ancora impresso sulla pelle, arrivò solo la notte dopo.
E questa è la seconda cosa che volevo dirvi di me.
Ps: Erotic Grrlz (diario erotico postporno) è un personaggio di pura invenzione scritto da una amica (l’editing è mio). Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.