Critica femminista, Recensioni, Violenza

The survivalist – film – sopravvivenza e ruoli di genere

::Avviso Spoiler::

E’ un film in cui si parla poco e tutto si svolge in un contesto piccolo, senza effetti speciali o particolari descrizioni in genere usate per raccontare i mondi futuri. Dopo l’abuso delle risorse del pianeta il numero degli abitanti del pianeta diminuisce in maniera esponenziale. La sopravvivenza dipende dalla capacità di coesistenza di quei pochi esseri umani che in parte si aggregano in campi recintati e organizzati o altrimenti cercano luoghi molto isolati per tentare di realizzare un piccolo insediamento. Il protagonista della storia è un uomo solo, giovane, orfano, che ha organizzato la sua vita in una baracca vicino ad un corso d’acqua e a un po’ di terra coltivabile. Vive delle risorse alimentari che riesce a procurarsi. Quelle che nascono sul terreno. Raramente può mangiare selvaggina catturata nel bosco.

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Comunicazione, Contributi Critici

Iva al 4% su assorbenti: anche la strumentalizzazione delle donne è violenza!

Giacomo ha letto il mio post sulla riduzione dell’Iva al 4% per gli assorbenti e non è d’accordo su un po’ di cose. Molto volentieri pubblico qui la sua argomentata e bella critica. Buona lettura!

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In questi giorni sta circolando la notizia di una proposta di legge avanzata da Civati, per ridurre l’Iva sugli assorbenti dal 22% al 4%, equiparandoli a beni di prima necessità. L’idea della proposta ricalca leggi simili già presenti in altri paesi occidentali, ma anche le iniziative lanciate diverso tempo fa da svariate realtà del panorama politico radicale e libertario.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

Danze istituzionali, repressione e danze che ammiccano al potere

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Mi piacerebbe riassumere quello che sta succedendo in questi giorni. Rassegna stampa, sintesi rapida della discussione politica e riassunto delle lotte. Articolo del Corriere. Parla delle ragioni che avrebbero costretto l’attuale sindaco di Firenze ad accettare l’incarico di premier. Poraccio. Gli sono molto vicina. Davvero. Dall’articolo, tra le altre cose, si evincono due dettagli fondamentali. Il primo è che: “Un nuovo governo Letta con qualche ministro renziano, (…) avrebbe significato prolungare per un altro anno quella che lui definisce «la palude». «Sarebbe stata la fossa del Pd.” e il secondo: “Se in pochi mesi (…) non si taglia la burocrazia, non si semplificano le norme sul lavoro con il contratto unico (…).” Ovvero: Ci sono dei partiti che temono adesso di perdere in caso di nuove elezioni e poi c’è il piano economico da portare avanti. “Contratto unico” significa che non esisteranno più garanzie per i lavoratori. Mi sembra stiano continuando a usare la crisi come metodo per imporre un ulteriore arretramento in fatto di diritti.

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Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#Bosnia #Tuzla #Plenum: così i cittadini progettano il futuro!

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Ancora notizie dalla Bognia-Erzegovina. Elisa mi scrive e condivide altri aggiornamenti sulla loro situazione. QUI una prima ricostruzione di quello che è avvenuto lì, dove operai e cittadini sono scesi in strada contro il piano di privatizzazioni del governo e la situazione economica terribile, QUI il primo manifesto della assemblea cittadina dopo le dimissioni dei governi locali e le proposte dei cittadini. In basso Elisa ci racconta un’altra delle assemblee che ha vissuto a Tuzla. Buona lettura.

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Di Elisa (Tuzla)

Sono ottimista, per quanto ci siano i problemi con i media, la manipolazione e forse qualche divisione di pensiero che non si percepisce ad un primo sguardo. Ma ieri essere in quell’assemblea mi ha dato un’impressione davvero positiva circa le possibilità di questo territorio.

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Critica femminista, Culture, Welfare

Femminismo come ancella del neoliberismo

Nancy Fraser scrive un pezzo sul The Guardian in cui sostanzialmente (traduzione non letterale e in qualche caso è una sintesi) dice:

Il femminismo è diventato l’ancella del capitalismo, bisogna riprendercelo. Un movimento iniziato come critica allo sfruttamento capitalista ha finito per contribuire alla sua ultima fase neoliberista.

Bisogna, ad esempio, separare le rivendicazioni che attengono al lavoro di cura da quelle che ci piegano alla logica della flessibilità nel mercato del lavoro capitalista.

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Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#Roma #19Ottobre, corteo per il diritto al reddito e all’abitare!

imaage_19o_squareLa precarietà. Quando ti manca fiato è un loop in discesa. Alla fermata bus incontri sguardi altrettanto disperati. Gente che neppure più si guarda in faccia. Tra tante ricerche e tentativi di risposta agli annunci di lavoro, hai beccato l’associazione tal dei tali che ti dice che va bene se tu vai part time. Un po’ di ore a sistemare carte, riorganizzare il database, mettere mano al computer ridotto un colabrodo, poi c’è la signora da accompagnare, la sua parente da assistere e già che ci sei se badi al figlio gli fai un grande favore, perché siamo tanto umani, noi, e questi datori di lavoro generosi, immaginano di rappresentare una opportunità per il solo fatto di farti uscire di casa.

E tu esci, in bus, in bicicletta, perché se resti a casa prima o poi metti due dita nella presa e ti autopratichi l’elettroshock. Esci e ti lasci seppellire dalle emergenze altrui, e devi sapere che agli altri dei tuoi tempi e dei tuoi progetti non gliene frega un cazzo. E’ tutto un giro di egoismi e finte moine da chi non ti sa dire che non può, non sa, o non ha soldi o non te li vuole dare. Ti tiene lì ancorata alla sua disperazione bugiarda, motivando la tua partecipazione con promesse di gloria e futuri lieti sviluppi. Se resti ancora, vedrai, poi faremo grandi cose. Se resti ancora, vedrai, tra un po’ posso pagarti. E quello che succede è un dejà vù, perché questo tipo di datore di lavoro è abitudinario, ti induce allo stazionamento a servirgli i suoi bisogni, senza darti nulla in cambio, dopodiché tu capisci, dunque ti stanchi, infine hai da pagare le tue cose, c’hai pure lo sfratto esecutivo, e allora te ne vai a cercare qualcosa in cui ti pagano davvero. Qualunque cosa. E quell@ ricomincia, con il prossimo o la prossima disgraziat@.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, R-Esistenze

#Barilla Vs #Buitoni: davvero credete ad un capitalismo buono?

anticapitalismo selettivoI veri brand oggi sono le lotte sociali e identitarie. Lo sa meglio di chiunque altro chi fa comunicazione per le grandi aziende. Tant’è che ciascuna di loro si schiera a seconda del target di clienti che ha e della fetta di mercato che vuole ritagliarsi.

Barilla sta alla famiglia tradizionale come Buitoni (che poi sarebbe la Nestlè?) starebbe a ogni genere di famiglia (e dove l’abbiamo vista una sua pubblicità con una famiglia omogenitoriale?).

Come dicevo QUI – comunque – la cosa è un po’ più complessa. Se parli di stereotipi sessisti non puoi limitarti a girare sempre e solo attorno al mono/tema dell’uso della donna soprattutto se nel frattempo non dici che il brand “donna” lo usano per prime le istituzioni per raccattare consenso e legittimare ogni schifezza.

Se il capitalismo per veicolare i marchi che lo praticano ha bisogno di sposare brand come “donna”, “gay”, “ambiente”, etc etc, significa che si tratta di temi usati per vendere. E se si tratta di temi usati per vendere stai pur tranquill@ che quando vedi fronteggiarsi quel che tu presumi essere capitalismo buono contro il capitalismo cattivo, stai assistendo alla rimozione, sociale e collettiva del conflitto di classe.

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Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Violenza, Welfare

La prima violenza sulle donne è dello Stato

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[Per la foto grazie ad Adriana]

Oggi c’era una messa commemorativa contro la violenza sulle donne. C’era l’addestramento a farci diventare tutte oggetti di Stato. No, scusate. Era un convegno in cui intervenivano la Camusso, segretario nazionale della Cgil, sindacato oramai tristemente noto per aver concertato, stretto accordi, detto tanti Ni, per non scontentare nessuno, quando s’è parlato di diritti di pensionati e lavoratori, e la Boldrini, presidente della Camera che dopo il pianto di oggi posso ben archiviare definitivamente come la santa martire ammadonnata sempre pronta a declinare la questione delle donne come se ci cadesse in testa un meteorite da un momento all’altro per poi fare errata corrige se dopo il lancio d’emergenza qualcun@ le fa notare che simili atteggiamenti servono soltanto a legittimare repressione e soluzioni autoritarie.

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Acchiappa Mostri, Comunicazione, Critica femminista, Precarietà

Di subalternità economiche e antimoralismi di comodo

repubblicaberluConsiderazioni su sentenze e vittimizzazioni.

La cosa immediatamente positiva che se ne può trarre dalla sentenza in primo grado su Berlusconi è che Se Non Ora Quando ha perso il motivo per cui è nata. No, sul serio, Snoq ha qualcosa d’altro da dire a parte che massacrare garantismo e neuroni per esigere che sia galerizzabile (perdonate il termine inventato) l’offesa alla dignità delle donne? Voglio davvero sperare che fuori dal tribunale in cui si pronunciava la sentenza non ci fossero loro con quei cartelli ai quali si oppone un poco credibile Ferrara che dal canto suo inventa una particolare solidarietà di parte con le puttane per difendere colui il quale viene descritto come un cliente.

Vado per ordine: ieri sera ho ascoltato a Otto e Mezzo, su La7, una psicoanalista che faceva diagnosi telepatiche a distanza e stabiliva che le donne che si sarebbero prostituite con uomini potenti sarebbero vittime. Ha precisamente parlato di abusi. Dire che si trattava di donne autodeterminate che chiedevano un compenso consapevolmente e consensualmente, in questa corsa alla vittimizzazione costante delle donne per demonizzare colui che bisogna fare apparire in quanto mostro, riesce troppo difficile. Sicché intanto chiedo se anche le donne del presunto scandalo sulle escort a firenze sarebbero vittime e come mai non vedo masse di donne in piazza a parlare di dignità offesa.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze

#OccupyMedia: per una semantica che non demonizzi le rivolte sociali

scontri22I media che danno una versione questurina della questione sono tanti. Si dice “scontro” quando due forze contrapposte di eguale misura, armate alla pari, con eguali intenzioni, si contrappongono a farsi guerra. Si dice aggressione quando un gruppo fa un presidio, una manifestazione, arriva gente in tenuta antisommossa e ti prende a manganellate.

La parola “scontri” non è gratis: chiunque la usi stabilisce una verità processuale, sociale, definisce due aree tra le quali quella più debole, fatta di cittadini che si ribellano, manifestano per rivendicare, per esempio, il diritto al lavoro, viene giudicata invece minacciosa per il bene collettivo.

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Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Ricerche&Analisi, Violenza, Welfare

Quell’emergenza occultata dei suicidi per povertà

La gente continua a suicidarsi per disperazione. Tre in un solo giorno. Una donna e due uomini. Poco tempo fa la tragedia di una famiglia intera suicidata per debiti e problemi economici. Si suicidano pensionate che non ce la fanno più, uomini e donne si tolgono la vita a vicenda o vanno giù dritti per eutanasia se il presente diventa troppo complicato da gestire, dove ci sono malattie diventa sempre più impossibile da risolvere con la sanità che ha un costo sempre più inaccessibile per chiunque, e andando avanti di suicidio in suicidio è un vero e proprio bollettino di guerra che merita di essere ricordato, numerato, osservato, analizzato e accidenti a loro anche risolto.

Questa è un’emergenza tremenda, una violenza economica e istituzionale, dove c’è disoccupazione, mancanza di pensione, impossibilità di vivere decentemente la propria vita, c’è un problema sociale che nessuna famiglia ammortizzante risolve proprio più.

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Precarietà, R-Esistenze, Satira

Twitterando di #precarietà (con parentesi snuff)

La discussione parte da QUI. Dopodiché su Twitter tutto si compie.

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@FikaSicula Son d’accordo sull’analisi del presente, ma la conclusione lavorista non mi sconfinfera. Meglio rimanere e NON lavorare.

Eretica:

@malerbabomba @z01na il problema è “come campi”? vogliamo un reddito. se ce lo danno. yes. quando?

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La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Che differenza c’è tra chi uccide e chi crea miseria?

Jasmine, commentando questo post di Malafemmina, così racconta:

“Io sono disoccupata da tempo e non c’è modo di trovare lavoro, quindi a 29 anni sono ancora dai miei genitori e per avere un minimo di riservatezza dormo in taverna. Taverna per modo di dire. E’ una cantina gelida e senza finestre, ho una stufa ma di notte non puoi tenerla accesa quindi dormo a 10/13 gradi in inverno. Questo mi permette un po di riservatezza ma con chi?

Essendo disoccupata non posso andare in giro per conoscere gente, faccio tutto tramite internet, e mi ha permesso di conoscere molte persone a cui alla fine ho dovuto rinunciare perché troppo distanti per potermi permettere il viaggio, e poi che avrei dovuto fare? Farmi mantenere su tutto con in tasca solo e a volte neanche i soldi per il ritorno.

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Contributi Critici, Precarietà

Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata

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Mentre nel Parlamento italiano va molto probabilmente in scena l’ennesima pantomima di Democrazia, mentre la stampa italiana è super impegnata con Papa Francesco, nell’isola mediterranea di Cipro si fanno prove tecniche di default.

Un’imposta addizionale del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% su tutti gli altri è la misura annunciata da Ue e Fmi, in cambio di un salvataggio di emergenza da 10 miliardi.

Il presidente Nicos Anastasiades dovrebbe tenere oggi un discorso in Parlamento e un messaggio alla nazione per dire ai cittadini ciprioti che si è scelto uno scenario doloroso che potesse dare la possibilità di gestire ordinatamente la crisi ma la realtà è che semplicemente si è deciso di far pagare il salvataggio delle banche cipriote ai correntisti dell’isola.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Precarietà, Ricerche&Analisi, Welfare

Tra libertariani e shock economy: come prevenire nazionalismi e vivere felici!

Vi propongo di vedere, se non li avete già visti, due documentari che parlano di economia, capitalismo, liberismo, deregulation e molte altre cose. Shock Economy e The Corporation (li vedete uno all’inizio di questo post e l’altro alla fine) sono due documenti che raccontano come ha funzionato e funziona l’economia in molte zone del mondo a partire da politiche economiche occidentali.

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