Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: avevo dimenticato di ascoltare me stessa

Appuntamento con lo psicologo, disavventura con i mezzi pubblici, da agorafobica a “rispettate il mio spazio per favore”, proseguendo con gli appunti per la mia autobiografia.

I primi appuntamenti sono per conoscersi, ha detto, poi vedremo il tipo di obiettivo da porci e la terapia adatta per te. Sì, certo, bene. Parlo e parlo per un’ora e lui alla fine mi dice, come se si fosse ricordato di qualcosa, quasi per caso, che nel periodo in cui non ascoltavo nessuno, non rispondevo a nessuno, non parlavo con nessuno, forse non ascoltavo neppure me stessa. E Boom. In realtà ogni rumore esterno mi ricordava me. Tutte le voci mi ricordavano me. Qualunque cosa non fosse anestetizzante, come i drammi coreani, mi ricordava me, il mio dolore. Perciò quando il mio quasi ex mi ha obbligata ad ascoltarlo per dirmi che voleva il divorzio non ho reagito a lui o contro di lui. I giorni successivi per me sono stati un prova e riprova a rianestetizzare il dolore ma non potevo. Quella voce mi obbligava a riascoltarmi e tutto il dolore di anni e anni di traumi non elaborati, dolore di tutto ciò che avevo accantonato per sopravvivere ritenendolo a volte risolto, tutto quanto mi è piombato addosso. Mille voci che urlavano dentro di me e volevano farsi sentire. In quei giorni ho bevuto, e non lo faccio mai perché l’alcol mi fa schifo, ho ingerito sedativi e poi altri sedativi. Nulla. Non sono più riuscita a spegnere il dolore. Urlava come un forsennato quel dannatissimo stronzo e così eccomi sveglia. Col carico di dolore e il resto. Ecco me.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

#BodyLiberationFront: le mie cicatrici? Mi ricordano che sono viva!

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Le mie cicatrici? Preferisco raccontarle perché una fotografia non basta a mostrare quel che per me significa ogni traccia presente sul mio corpo.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

L’amante migliore

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Da Intersezioni:

L’amante migliore, traduzione di Elena Zucchini, revisione di lafra e feminoska.

Pubblichiamo la conversazione su maternità e sessualità intercorsa tra Helena Torres e María Llopis per l’antologia Relatos marranos (Racconti Marrani). Tra gli altri argomenti, si discute di piacere ed erotismo durante la gravidanza, il parto, l’allattamento e la relazione fisica con il bebè.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

#Antiviolenza e la retorica del dolore

Ci sono pezzi di questo articolo che argomenterei  in modo tanto diverso ma trovo questa parte assolutamente condivisibile. Angela Azzaro, Gli Altri.

Le donne vittime di violenza – dice – diventano due volte vittime. Delle persone che hanno esercitato quella violenza e del discorso pubblico.

“E’ il punto decisivo. Perché da come se ne parla, da come si costruisce un altro immaginario dipende la possibilità di sconfiggere questo problema drammatico. Oggi prevale la retorica del dolore. La donna vittima, l’elenco delle sfighe.”

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MenoePausa

Le ferite degli uomini

C’era un uomo che io avevo apprezzato e amato nonostante lui pensasse di se’ (lui e non io) che fosse brutto e grasso. In realtà era un cripto/macho che desiderava emulare un modello di mascolinità i cui panni non era in grado di indossare, perché non era bello a sufficienza per farsi perdonare toni da bullo e perché per farsi accettare doveva usare altri strumenti. L’intelligenza, la sensibilità, l’amicizia, il rispetto, la comicità. Tutte cose comprovate ma spesso forme di dissimulazione di stronzaggine che non riusciva a esprimere se non con un veleno acido ostile e stantìo che colpiva poi giusto quelle che lo amavano per ciò che era.

Odiava le donne, quelle ragazze che lo avevano rifiutato e avevano invece scelto stronzi forse pure maneschi. Perciò non riusciva neppure ad essere solidale con le donne che subivano violenza ché pensava in fondo “ben le sta… hai scelto lui e non me…”. In ogni donna vedeva quella che aveva scelto una merda d’uomo invece che lui e non si rendeva conto che lui finiva per diventare merda tanto quanto perchè le forme di violenza che puoi usare sono tante. C’è quella psicologica, di quando fai subire alla tua partner la tua insicurezza e il tuo livore e non è certo di livello inferiore all’altra fisica.

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MenoePausa

Ho cresciuto mia figlia perché sia libera! (di stupri e di omertà)

Io leggo di sentenze e stupri. Non posso fare a meno di pensare a mia figlia. Al posto di quella povera ragazza poteva esserci lei, ché esce spesso, fa tardi la sera, ed è giusto, è bello, perché è una creatura viva, ne ha diritto, cazzo, certo che ne ha diritto.

Non l’ho mica cresciuta per stare in carcere sigillata a pietire tutele per la propria sicurezza. E’ grintosa, meravigliosa, allegra e se qualcuno osasse spegnerle il sorriso o la luce bella che ha negli occhi io davvero non so cosa farei. Mi vengono pensieri troppo orrendi perché non riesco a pensare ad un malcelato senso di giustizia, e so che non sarebbe giusto ma sfido chiunque abbia cresciuto una figlia per essere libera di girare il mondo e diventare grande e poi vedersela trafitta da otto persone con la mente piccola, il cazzo piccolo, la vita piccola, che misuravano la propria grandezza solo in virtù di quello che sarebbero riusciti a fare per sottomettere qualcuna alla loro crudeltà.

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MenoePausa

E per fortuna i padri non sono tutti così!

Il mio ex è un coglione. Il babbo di mia figlia dico. E dopo che l’ho detto mi sento tanto ganza perché se lo dico tra amiche tutte a ridere che tanto è naturale che un uomo, nella fattispecie un ex, sia un coglione. E invece proprio no. Non è “naturale” per niente. La pretesa è che un ex e un padre proprio non lo sia.

Lui è un coglione perché nonostante io abbia messo da parte perfino la paura di vederlo, ché le ultime volte non era stato tenero e mi aveva lasciato i segni del suo “amore”, per dargli spazio nella vita di mia figlia, a lui non gliene è fregato un cazzo.

Non mi ha mai dato un soldo di mantenimento né io l’ho preteso perché per quanto faticassi a sopravvivere e a camparla avevo il timore di scoraggiarlo mentre speravo che lui non si sentisse in difficoltà quando c’era da vedere quella bimba.

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MenoePausa

E’ stato un incidente…

Vorrei piegare la mia pelle e riporla in un cassetto. Vorrei accarezzare le ossa, povere ossa stanche. Ho il femore più sexy della terra e il menisco consumato dalla corsa.

Io corro tanto. Corro sempre. Corro ogni giorno da che sono nata. Corro anche quando  dovrei camminare. Correvo, oggi, per raggiungere un’amica che aveva avuto un incidente d’auto.

“Ma dove sei?” In cima alla via X. E mi precipito. Poi la vedo, in ospedale, quei criminali che non vedono le biciclette e chi ci rema sopra. E me la bacio e me l’abbraccio. Poi vuole che le porto un buon giornale. Liberazione ha chiuso, che mannaggia, Il Manifesto che due palle, L’Unità manco a parlarne, il Corriere della Serva e La RePubica non se ne parla, e quegli altri non sono da citare. Ho capito, amica mia, ‘azzo ti compro? Mica vorrai un fumetto?

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MenoePausa

Mi manchi, amica mia!

Una delle mie migliori amiche ha fatto un voto a qualche santo per averci due tette nuove. Gliele hanno rimesse un pochino a posto dopo che è sopravvissuta al cancro.

Questa donna strafighissima, una passionaria, una che ha combattuto per tutta la vita, si è ritrovata con due cosi sul davanti che poteva organizzarci una balcone fiorito.

Ha sempre avuto un gran sorriso. Ha sempre detto cose intelligenti. Ha sempre avuto una sfiga mostruosa per tante cose. Però la sua fortuna erano le amiche. Ne ha avute di belle, fantastiche, meravigliose.

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MenoePausa

E’ solo uno stupro come un altro

Stamattina mia figlia mi diceva “sappi, mamma, che io la cintura di castità non la metterò mai!” e mi invitava a non stare in silenzio. Sicchè ho bisogno di dire a me stessa in primo luogo, a lei e a chiunque abbia voglia di leggere, qual è la differenza tra un rapporto consensuale e uno stupro.

Dove sta l’elemento di coercizione e come avviene l’equivoco, il fraintendimento, che poi non si tratta né di equivoci né di fraintendimenti ma di intenzioni spicciole, cose evidenti.

Faccio sesso consensuale quando io dico si, lui dice si, usiamo un contraccettivo, un preservativo per non rischiare contagio di malattie sessualmente trasmissibili, ci piace, ed è tutto ok.

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MenoePausa

Ho abortito e sto benissimo

Pensavo. A me, a mia figlia, all’aborto che ho scelto di fare.

Ho preso e sono andata al consultorio, anni fa. Mi hanno chiesto perchè. Sono troppo precaria, ho detto, e comunque non voglio un altro figlio, non sono in grado neppure di mantenere quella che ho già.

Mi hanno chiesto come fosse successo. Il contraccettivo ha fallato nell’incrocio con un antibiotico. Così è successo.

Mi hanno messa in lista d’attesa, perché “sa com’è, c’è solo un ospedale che pratica l’interruzione di gravidanza e quindi ci vuole tempo”.

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MenoePausa

Tessuto

E’ un incedere lento di emozioni, un fluire disteso di sensualità. E’ che certe volte il vuoto è troppo, troppo, grande e penso alla mia vita tenuta assieme con lo spago. Un puzzle che somiglia ad una valigia di cartone, quella dei tempi andati delle prime migrazioni. Ci sono io che sogno quei mercati rumorosi, la voce delle anime che popolavano il quartiere, gli occhi di mia figlia con le sue prime espressioni, il mio singhiozzo, ché era disperato, per un tempo senza luce. I pugni stretti e quella forza che non so da che venisse.

Dita forti che strappavano la carne, lembo dopo lembo, fino a mostrare la nudità completa, fatta di fibre e segmenti, il latte dal mio seno, quel nutrimento privo di capacità. Restituivo miseria acida, parlavo con le mie paure, ingurgitavo fiele. Infine lì a sorprendermi e a ricavarne meraviglia, ché è tanto spesso e resistente l’auspicio di restare, esserci, respirare.

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