Mi hanno accerchiata, una cominciò a spintonarmi, l’altra le disse “lasciala perdere”, e si allontanarono accompagnando un fastidioso chiacchiericcio con risatine ed espressioni dispettose. Avevano più o meno dieci anni e frequentavamo la quinta elementare. Non fosse per il fatto che non avevo modo di trasferirmi avrei smesso di frequentare quella scuola e ne avrei scelta un’altra. Mia madre disse “prova a pazientare” e ogni volta che mi vedeva tornare a casa in lacrime il giorno dopo veniva ad accompagnarmi a scuola, parlava con la maestra, e quella rivolgeva un rimprovero superficiale e quando mia madre andava via tutto ricominciava come prima. Anzi peggio. Il fatto di rivolgermi a mia madre mi faceva sembrare ai loro occhi ancora più meritevole di disprezzo, perfidia, sarcasmo. Quanto male può fare una bambina di dieci anni? Moltissimo, credetemi, perché io ne sono uscita molto male, con mille insicurezze e con la convinzione di non poterci fare proprio niente. Ero senza via d’uscita e non immagino quel che deve essere la vita delle vittime di bullismo oggi, con l’uso di computer e telefonini, che permettono alle bulle di fare ancora più male all’oggetto della loro perfidia.
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