Antiautoritarismo, Critica femminista, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#RiformaScuola: così tante donne perderanno il posto di lavoro

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di Sara P.

Oggi i precari della scuola si sono uniti e hanno deciso di manifestare contro la cosiddetta “buonascuola” del caro Renzi. Purtroppo di buono ha sì e no il nome visto che il DDL approvato dal Conbsiglio dei Ministri non solo distrugge il concetto di scuola pubblica ma si libera proprio dei precari che la corte Europea ha sancito sono stati sfruttati illegalmente.

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Market Girl

Diario di una aspirante collaboratrice porno-politica

Sono diplomata, quasi laureata, ho idea che non troverò mai un lavoro stabile, un contratto a tempo indeterminato, neppure a pagarlo, a meno che non passo dalle solite anticamere a richiedere favori come da sempre tutte fanno in questa nazione piena di opportunità.

Bisogna che io ci pensi per tempo e scelga bene perché si può anche darla via ma con un minimo di dignità. Per dire, c’è una ragazza che conosco che fa pompini ad un vecchio democristiano riciclato in un partito di centro-sinistra e che a modo suo si accontenta. Prende più o meno 1000 euro al mese per fargli fotocopie, rispondere al telefono e si improvvisa tuttofare tenendo relazioni per le dichiarazioni di reddito, gli acquisti, gli appuntamenti. Quelli sono pompini moralmente accettabili perché il compenso è giusto e poi così si mantiene una parvenza di rispetto per le convenzioni sociali. Chi mai potrebbe dire che si mette in discussione l’equilibrio della famiglia o che sia immorale aiutare una povera ragazza senza lavoro che sfacchina da mattina a sera per un uomo così pio?

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Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Omicidi di Stato: di suicidi, stragi, disoccupazione e povertà

Una donna lancia i due figli dal balcone. Un imprenditore colpito dalla crisi economica si dà fuoco. Un uomo con dei debiti uccide il figlio e si suicida. Un’altra donna accoltella la figlia di tre anni e tenta il suicidio. Un uomo si dà fuoco per difendere la sua casa venduta all’asta e prendono fuoco anche moglie e figlia. Un uomo si impicca perché senza lavoro. Un altro non viene pagato da due anni e tenta di darsi fuoco. Due padri separati si suicidano insieme per mancanza di lavoro e affetto. Ancora 5 persone si suicidano per debiti e disoccupazione. Una pensionata tenta un furto prendendo a picconate un distributore automatico. Un’altra pensionata ruba al supermercato 7 euro di spesa. Una donna si getta a mare e un uomo si spara col fucile. Un altro imprenditore si spara un colpo in testa. Marito e moglie si impiccano e il fratello di lei si suicida. Una donna viene uccisa per un debito di 100 euro. Un disoccupato si mette a sparare davanti Palazzo Chigi, ferisce due carabinieri e tenta il suicidio. Una donna si suicida per lasciare la casa al figlio.

Potrei continuare. E si tratta soltanto di quello che è successo nell’ultimo mese, tenendo conto del fatto che sicuramente qualcosa alla rassegna stampa sfugge.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Tra un tentato #politicidio e la rimozione istituzionale della rabbia precaria

Com’è quando la terra ti crolla sotto i piedi, le certezze svaniscono e tutto quanto va in frantumi? Come si sente una persona che viene buttata via dal mondo del lavoro, non riesce a fare fronte alle sue spese, non può neppure restare nella stessa città in cui sta suo figlio e perfino gli affetti vanno in malora? Com’è tornare al paesello, dai genitori, sentendoti magari un po’ fallito, maturando rabbia che giorno dopo giorno si accumula, senza sapere quale sia la direzione verso cui dirigerla? Com’è fare il manovale e chiedere i soldi alla mamma per andare a Roma a sparare davanti a Palazzo Chigi? Quante sono le persone che in questo momento vivono più o meno le stesse circostanze?

Che Luigi Preiti abbia concorso o meno alla condizione che viveva, qualunque sia stata la sua scelta, quel che di fatto emerge è la necessità da parte dei media e del mondo politico di archiviare questa faccenda come “il gesto di un folle”.

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Precarietà, Violenza

#Spari a Palazzo Chigi: impazzimenti da precarietà e disoccupazione

Disoccupato, meridionale, separato. Con tutto quello che ciò comporta. Oggi pare essere l’identikit di chi ha preso una pistola e ha sparato davanti a Palazzo Chigi. Ha pure tentato di suicidarsi ma aveva finito i colpi. Ferma condanna da parte di tutte le forze politiche. Evidenza della notizia della donna ferita, tra gli altri, che è incinta, perché se in queste cose non si aggiunge il dettaglio che incastra la vittima nel suo ruolo di genere non siamo mai contenti, dichiarazioni di qualcuno che addebita la responsabilità morale del gesto a chi soffierebbe sul fuoco.

A parte un tot di battute da strategia della tensione, ché pare di essere nel ’77 e ci si aspetta di veder spuntare Cossiga da un momento all’altro, chissà se mai qualcun@ si chiederà perché in questo momento in Italia le politiche economiche, quelle si responsabili di molte cose, sortiscono suicidi o stragi.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze

#OccupyMedia: per una semantica che non demonizzi le rivolte sociali

scontri22I media che danno una versione questurina della questione sono tanti. Si dice “scontro” quando due forze contrapposte di eguale misura, armate alla pari, con eguali intenzioni, si contrappongono a farsi guerra. Si dice aggressione quando un gruppo fa un presidio, una manifestazione, arriva gente in tenuta antisommossa e ti prende a manganellate.

La parola “scontri” non è gratis: chiunque la usi stabilisce una verità processuale, sociale, definisce due aree tra le quali quella più debole, fatta di cittadini che si ribellano, manifestano per rivendicare, per esempio, il diritto al lavoro, viene giudicata invece minacciosa per il bene collettivo.

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Affido condiviso, Comunicazione, Culture, Genitori separati

Ikea, le coppie separate e la beffa di una rappresentazione lontana dalla realtà

Fantastica pubblicità quella di Ikea, che continua a rappresentare modelli di famiglia differente. Questa famiglia è separata e come si conviene alle famiglie separate c’è una figlia che abita con la madre, la quale madre la accompagna ad un appuntamento a cena con il padre. Lui, d’altronde, è quello che vede questa figlia come fosse una occasione molto speciale, dunque non la vede spesso, non divide con lei la quotidianità, e si prepara ad accoglierla come fosse la persona, e magari lo è, più importante della sua vita.

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Affido condiviso, Antiautoritarismo, Comunicazione, Genitori separati, Recensioni

Gli equilibristi: a proposito di genitori separati e integralismi virtuali

Quando in rete viene fuori la questione dei genitori separati succede il finimondo. Perché la rete non è un terreno neutro e allora trovi le istanze di persone che sono lì a viversi le separazioni con tutti i conflitti e i dolori che ne conseguono. Quanto possono essere lucide le considerazioni e le esternazioni da parte di chi è coinvolt@ in prima persona, donne e uomini, in queste situazioni, potete capirlo bene. Da una parte e dall’altra manca talvolta uno sguardo alla complessità, ché vedi la quintessenza della mostruosità vista in forma d’uomo o di donna a seconda di chi parla. Lui talvolta dice che lei è una strega e lei dice che lui è una merda. E politicamente parlando ti si chiede di entrare a prender parte di questi conflitti, adoperando una visione parzialissima, dove ciascun@ tende a sollecitare empatia, ovviamente, nella propria direzione e se non sembra tu sia empatic@ abbastanza ti si ricorda che sei femmina anche tu, se è lei che parla o che hai un fratello, padre, amico, che potrebbe avere gli stessi guai, se è lui il tuo interlocutore.

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Precarietà, Storie

Disperazione precaria

Finché si può andare avanti allora si va avanti e quando non si può più che si fa? Si torna a stare tutti e tutte assieme, come un tempo, in famiglia. Si lascia tutto, vita, città, interessi, prospettive, perché lo sa anche un bambino che se non ci sono soldi non puoi cercare di far soldi.

C’è una ragazza, una donna, che emigrò per fare qualcosa di meglio di quel che faceva al paese suo. Quando andava a casa, nelle feste, poi tornava carica di cose buone, di quelle che nella città dalla quale volle essere adottata non poteva comprarne mai. Poi quel rifornimento finiva e lei si accontentava della scarsa spesa, quel rifornimento insipido che poteva permettersi comprando al supermarket.

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MenoePausa

Anti-Panic Woman

So che sapete tutto circa l’ansia da prestazione, il ruolo della donna-valium è però esteso anche a vicende in cui non è prevista l’erezione.

Non generalizzo. Parlo di una persona e basta. Anzi sono già due e non allargo la statistica. Due uomini che se dimenticano dove hanno poggiato il portafogli vanno nel panico e d’improvviso diventano posseduti ché ci vuole un esorcismo per farli tornare umani.

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Precarietà, Storie, Welfare

Serafina

Serafina si sveglia e porta il bimbo a scuola. Poi si accomoda a fare la fila al centro per l’impiego. Lì le dicono di compilare un modulo e di cercarsi qualche annuncio nella postazione online. Lei dice: ma io  ho il computer dentro casa. Avessi voluto quello, non serviva venire qui. Le dicono che c’è a breve un corso di formazione per l’imprenditoria. Non c’ho un euro, dice lei. Ma alla funzionaria non importa. L’unica cosa che sanno fare è dirle di indebitarsi per trovare un altro lavoro.

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Malafemmina

C’era una volta la coscienza di classe (precaria)

Sono sveglia e di nuovo senza un lavoro. I miei genitori, come sempre, formano due precise fazioni. Mia madre non sa trovare un ruolo a meno che non ci sia qualcuno da assistere. E’ una brava persona, con tanta voglia di aiutare, ma non capisce che così mi toglie autonomia. Mio padre, forse per egoismo, perchè non vuole dividere la sua compagna con me, forse perchè ha bisogno del suo aiuto, forse perchè mi vuole bene, forse proprio perché sa cosa vuol dire essere dipendenti da qualcuno, mi incoraggia e mi incita a resistere e lottare.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Comunicazione, Culture, Pensieri Liberi

Né destra né sinistra? Né snobismi né classismi, please!

Come dicevo in un altro post per me il Né destra Né sinistra così come ci si ragiona in vari luoghi, interessanti, della rete mi pare oramai, data la scena politica esistente, veramente slegato dalla realtà. Se c’è chi dice che il rischio sia il populismo a me pare che si proceda dritti verso forme di snobismo e classismo che non hanno alcuna attinenza con quello che succede in giro per  il mondo.

Personalmente il mio “colpevolissimoné destra né sinistra, da antifascista convinta quale sono, significa che la destra bisogna imparare a guardarla innanzitutto dove sta collocato il tuo culo e poi puoi distinguerla anche altrove. Chi è senza fascismi e autoritarismi scagli la prima pietra! Ché ho fatto troppa pratica di critica e individuazione di autoritarismi interni, anche dentro i movimenti delle donne, per non sapere che il problema è di metodo ed è cosa sei realmente diversamente da ciò che tu sostieni di essere.

Se esco fuori dalla porta trovo la signora che ha il marito disoccupato e il figlio che per aver firmato cambiali ad muzzum, per campare e non per lusso, è causa di minacce di pignoramenti. C’è il signor tizio che ha appena venduto la macchina per pagare le bollette della figlia, sposata, con due creature da nutrire, e un marito che lavoricchia e fa quello che può. C’è l’altra signora che si è indebitata fino al collo per tenere in piedi una attività e la sento piangere, ogni tanto, e disperarsi perché ha una figlia che “studia” e le vorrebbe consegnare un pezzo di futuro un po’ più certo. C’è la ragazza del piano di sopra che lavora da commessa e guadagna 400 euro al mese, in nero, e ha un padre che fa l’impiegato e che ha subìto una operazione che forse gli impedirà di vivere decentemente. Rischiano lo sfratto. C’è una mia amica che ha occupato casa e che resiste ogni tanto ad assalti della polizia che vuole buttare fuori lei e tutto il condominio.

Ve ne potrei raccontare di ogni genere ma quel che voglio dire è che quando esco fuori a salutare questa gente non mi è mai venuto in mente di fare indagini per capire da che parte voteranno, se sono di destra o di sinistra. So solo che la gente è incazzata nei modi più svariati in cui si possa esprimere l’incazzatura e che dove non c’è la speranza e il sogno per una utopia c’è lo scoramento, l’avvilimento, ci sono botte, tentativi di suicidio, ci sono pianti e graffi sull’anima di chiunque. E te la vedi questa gente a guardarmi in faccia come se io fossi una cretina se mai mi venisse voglia di chiedere per chi vanno a votare?

Quello che so, senza fare l’apologia romantica e pasoliniana delle classi subalterne, ché tanto poi sono consapevole che c’è chi si piange addosso e chi lotta o chi delega o chi partecipa, è che se in questo momento non ci fossero due o tre stratagemmi per ammortizzare e vendere ricette catartiche: di gente ne morirebbe molta di più, o emigrerebbe o forse potrebbe esserci la rivoluzione, quella in-civile.

Allora la cosa più concreta che si può imputare ai partiti a leadership unica, che coniugano il sogno col bisogno di persone che non sanno più dove sbattere la testa, è di essere complici della sopravvivenza di un sistema istituzionale in cui dare la speranza, richiamare alla delega, fare in modo che si ritenga possibile cambiare le cose dall’interno, con l’assalto simbolico ai palazzi del potere, altro non è se non un modo di cancellare o ritardare quella che potrebbe essere una vera rivoluzione che finirebbe con il sangue, la militarizzazione di massa di tutta la penisola, governi fantocci piazzati dall’Onu o dall’Europa, e l’alibi per decidere ed usare regole ancora più restrittive e autoritarie per tappare la bocca a tutti noi e per reprimere definitivamente il dissenso. Potete chiamarla Grecia o Argentina o come vi pare ma di quello credo stiamo parlando.

Organizzare la rabbia e incanalarla in direzioni istituzionali ad alcuni può sembrare utile per mantenere intatto l’ordine democratico degli eventi, e la rabbia, che voi ci crediate o no, accidenti, non è di destra e nemmeno di sinistra. Destra e sinistra li vedi realizzarsi nei metodi e puoi essere incazzato in modo autoritario, segando il cranio ai despoti o ai precedenti governanti e piazzando generali a governare. Puoi applicare norme censorie che reprimano e puniscano il dissenso perché la rivoluzione bisogna rispettarla e chi trasgredisce se ne va in galera o puoi farti eleggere dal popolo e poi cambiare le leggi e fare il modo che tu diventi l’unico e il solo padrone della patria, riformando scuole, luoghi, enti, cultura, per fare in modo che dappertutto si insegni che tu sei il futuro e che non c’è altro Dio al di fuori di te. Ma l’autoritarismo è un metodo che avviene anche quando tutti partecipano e concorrono ad elezioni truccate dal maggioritario, con i media in possesso di pochi, risorse economiche che finanziano solo alcuni candidati, salvo che qualcun@ ritiene che la Rete sia una medicina che risolverebbe e aggirerebbe queste restrizioni.

Sull’autoritarismo: lo vedi se chi ti distrae dalla rivoluzione indica un nemico che è più vicino a te. Ti invita a fare una guerra tra poveri e indica migranti, donne, gay, lesbiche, trans, puttane, come tuoi nemici. Se c’é chi invoca l’unità tra donne contro il nemico “uomo”, in virtù dell’appartenenza allo stesso genere cancellando così la differenza di classe tra le une e le altre, giacché è un “utile” diversivo, un modo per rubare attenzione e tempo alle precarie mentre le ricche promuovono e partecipano al consolidamento di poteri liberisti/capitalisti.

Se invece individui il tuo nemico in quei soggetti che occupano alte postazioni nella gerarchia dei poteri allora tu che stai assieme ad altre persone alla base, ai poveri, di ogni genere e sesso, sarai definit@ qualunquista e populista.

La storia dice che dove c’è un popolo di gente dei livelli bassi incazzata la cui rabbia viene diretta contro un unico obiettivo da un solo uomo c’è il rischio di fascismi e dice anche che dove la stessa gente viene guidata da una specie di governo dei “pari”, che di pari poi non hanno niente perché sono alta e media borghesia, invece che di fascismi si potrebbe parlare di comunismi. Sempre di totalitarismi si tratta.

Siamo nel 2013 e dove sta un garante che non concorre neppure alla carica di presidente del consiglio personalmente io non vedo né l’uno né l’altro rischio. Vedo un sacco di gente precaria che è arrabbiata e che invece che andare a dare fuoco ai palazzi vuole entrarci dentro, bontà loro, e tentare di cambiare le cose. A me l’idea non piace, non convince, so che probabilmente saranno tutti fagocitati da burocrazie di ogni tipo e so che la storia è ciclica e un pochino si ripete, e parlo della storia recente e dei recenti movimenti. Immagino normalizzazioni e fine della fabbrica dei miracoli fino all’avvento di un nuovo Messìa, che può anche essere nero o gay ma mai in questo mondo sarà possibile sia una donna, e poi ci saranno ancora discussioni di questo stesso tipo, dove qualcuno indicherà il demonio, altri diranno che merita la scomunica e altri ancora diranno che nel 2098 bisognerà distinguere tra destra e sinistra e nel frattempo la destra e sinistra sono diventati la stessa cosa perché sono diventati di destra. Tutti.

Snobismo e classismo. Se non è l’autorappresentazione popolare la forma per orientare la rabbia della gente che non ne può più allora qual é? La delega ai “tecnici”? La delega ai “giudici”? La delega e basta? La forma partito? Davvero? O cos’altro?

Ecco: fintanto che non trovate un’altra formula politica e rappresentativa e non riusciate a proporla e contemplarla fra le possibili strategie penso che bisognerebbe partire dai bisogni e dai sogni e poi dalle possibili prospettive. Lo dico per voi che credete nella democrazia e nelle elezioni. Io, nel frattempo, leggo, studio, imparo, osservo e a modo mio lotto. Altrove.

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MenoePausa

Di che ti occupi? E sono cazzi miei!

La cosa più antipatica della precarietà è che alla mia età ti vergogni di manifestarla in occasioni più o meno mondane. Che so, ti invitano a cena e allora t’ha portato la tua amica o il tuo amico, che però t’hanno detto che tranquilla, tanto pagano loro, ché altrimenti tu non saresti andata. Allora hai detto si, perché ti fa piacere e poi se hanno così insistito sarà una bella cosa. Meglio che stare sole, a mangiar minestra o insalatina o il frutto impavido che resiste dentro il frigo dove l’hai ficcato per congelarlo e non farlo andare a male.

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MenoePausa

Offerte di lavoro e limiti d’età

Avete notato che qualche volta, leggendo gli annunci ricorre questo messaggio?

Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.

Dunque se esistono dei decreti (quello che riguarda l’età è il 216/03) che stabiliscono che non si possono porre limiti all’età perché allora gli annunci sono pieni di questi limiti?

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