Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Città del Messico verso la depenalizzazione del sex work, si concentra su come ridurre il traffico sessuale

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Maria Cristina del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

Il sex work è consentito in gran parte del Messico ma ogni Stato ha regole diverse e talvolta poco chiare, che portano i/le lavoratori/trici ad operare spesso all’interno di vuoti legislativi.

Di Christine Murray

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Amnesty, Alejandra Gil e la decriminalizzazione del sex work: cronaca di una strumentalizzazione annunciata

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di Edoardo McKenna

Il 22 ottobre la scrittrice e blogger abolizionista Kat Barnyard ha pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian un aspro attacco[1] alle nuove politiche sulla prostituzione che Amnesty International ha approvato nel corso dello “International Council Meeting” tenutosi a Dublino lo scorso agosto, e che verranno presentate in forma definitiva entro la fine di ottobre. Sulla base di esse, Amnesty eserciterà pressioni sui governi dei vari stati affinché tutti gli aspetti del commercio sessuale consensuale, incluso l’acquisto di prestazioni e la gestione di case di tolleranza, vengano pienamente decriminalizzati nelle rispettive legislazioni.

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Identikit di una abolizionista della prostituzione

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Forcaiola, giustizialista, inquisitrice, gradisce soluzioni carcerarie e mette alla gogna chiunque non la pensi come lei. Si affida a notizie distorte o artefatte per guidare la ciurma di donne che sono tanto preoccupate per quelle che fanno le prostitute. Che scelgano liberamente o siano sfruttate per lei è la stessa cosa, in più si comporta come il più bieco dei giustizialisti legalitaristi di questo mondo. E’ una manettara di prima categoria e finge di ignorare che in Italia, per esempio ad essere processate per il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione sono le coinquiline delle sex workers, qualora scelgono di lavorare nello stesso appartamento. Sono i padroni di casa che affittano l’appartamento e che solo in una ultima sentenza di cassazione sono stati dichiarati innocenti. Intanto però chi vuole applicare la legge Merlin può denunciare e portare a processo chi vuole e condannare o comunque fare spendere un mare di denari in spese legali, spesso a chi di denari non ne ha, prima di arrivare alla giusta soluzione.

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Le abolizioniste impongono alle sex workers di fare le delatrici?

sexworkerIeri avevo raccolto un po’ di commenti sul sex working, lasciati qui e là da abolizionist*, e avevo chiesto a una delle sex worker con le quali sono in contatto qual è il suo punto di vista. Ci siamo date appuntamento per oggi, ora di pranzo, su skype, e lei si è ritagliata quel tempo proprio per parlare con me. Dopo un rapido saluto le dico che non so se sarò in grado di sostenere la discussione nel modo giusto perché ho ricevuto una cattiva notizia e sono molto preoccupata per un parente. Così ci scambiamo il peso di un reciproco dolore, giacché anche lei l’ha affrontato, e dopo venti minuti di chiacchierata ci sentiamo a nostro agio. Siamo diventate ancora più “intime”, e allora riesco a dirle innanzitutto che mi dispiace per la maniera in cui le abolizioniste – o gli abolizionisti – della prostituzione trattano lei e tutte le altre che fanno le sex workers per libera scelta.

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Amnesty International: il movimento globale vota per la protezione dei/lle sex workers

Amnesty approva a Dublino la bozza di proposta per la depenalizzazione della prostituzione a garanzia dei diritti umani dei/delle sex workers. Risponde a tono a chi in questi giorni e nei mesi scorsi ha buttato fango sull’organizzazione raccontando sonore balle a proposito del fatto che Amnesty avrebbe avuto intenzione di aiutare i papponi. Ma le abolizioniste, si sa, hanno poco a che fare con l’onestà intellettuale e tutto ciò che non gli somiglia viene criminalizzato a danno dei/delle sex workers che soffrono di questo mancato riconoscimento e ascolto delle loro rivendicazioni e soggettività.

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Bozza #Amnesty sulla depenalizzazione del sex work

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Questa è una bozza di lavoro proposta in seno ad Amnesty International con l’intento di ragionare su un documento che opti per la depenalizzazione del sex working. QUI la versione in lingua originale tradotta da MietiTrebbia, della nostra lista Traduzioni Militanti. QUI una petizione a supporto della possibile proposta di depenalizzazione. Solo sapere che dentro Amnesty si ragiona di questo, com’era ovvio, ha scatenato infinite polemiche da parte di abolizionist*, a volte transofobi e chiaramente reazionari, che hanno messo in croce Amnesty con la solita retorica offensiva abolizionista. A me e a tante altre persone parebbe invece una proposta di buon senso. Buona lettura!

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Depenalizzazione del sex work: documento politico di riferimento

  1. Panoramica della policy

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#SexWorking regolamentato secondo il modello neozelandese

imagesTraduzione dal documento The Licensing of Sex Work in Australia and New Zeland a cura del Dr. Thomas Crofts a del Dr. Tracey Summerfield. La parte che Elisabetta – del nostro gruppo Traduzioni Militanti – ha tradotto è quella relativa il modello della Nuova Zelanda. Per il documento intero, in inglese, potete leggerlo QUI. Buona lettura!

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Pagina 9 titolo 2: Modelli di regolamentazione pura 

A nostro avviso il New Zealand Prostitution Reform Act 2003 è il documento giuridico più efficace in termini di prostituzione. Gli altri modelli di regolamentazione australiani sono dettagliati di seguito, anche se i precetti cambiano a seconda del settore di esercizio. La questione principale sta nel comprendere che impatto questi precetti abbiano sul processo di regolarizzazione dell’attività.

Il Prostitution Reform Act 2003 della Nuova Zelanda

In Nuova Zelanda il Prostitution Reform Act 2003 è stato introdotto al fine di decriminalizzare (depenalizzare) la prostituzione, chiarendo al contempo che non se ne avalla né sanziona l’esercizio e l’utilizzo. Il suo scopo è quello di creare un quadro normativo atto a proteggere i lavoratori e le lavoratrici e a garantirne i diritti umani, alla salute, alla sicurezza e a contrastare la prostituzione minorile. In Nuova Zelanda chiunque possegga un esercizio in cui si vendono servizi sessuali è tenut@ a possedere un permesso. Per “esercizio di prostituzione” si intende un servizio atto a fornire, per mezzo dell’operatore/trice o per conto terzi, rapporti sessuali a pagamento. L’operatore/trice è la persona che possiede, gestisce o controlla codesto esercizio. Secondo il PRA 2003 i cosiddetti small owner operated brothels, esercizi nei quali lavorano al massimo quattro persone che dispongono liberamente dei propri proventi svolgendo un ruolo paritario, sono attività senza ruoli di controllo e direzione (senza l’ausilio dell’operatore). I singoli lavoratori, o coloro che lavorino in attività senza operatore non sono pertanto tenuti ad ottenere il permesso di esercizio.

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