Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Cecilia del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
Di Marie Solis
Nelle ultime 24 ore risulta essere il favorito dopo Elizabeth Warren.
Critica femminista, bollettino di guerra su femminicidi e violenza di genere
Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Cecilia del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
Di Marie Solis
Nelle ultime 24 ore risulta essere il favorito dopo Elizabeth Warren.
Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Cecilia del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.
Scritto da Scott McDonald
La senatrice Elizabeth Warren mercoledì scorso ha detto che è aperta all’idea di decriminalizare il sex work nel nostro paese. Ha detto al Washington Post di riconoscere che i/le sex workers si trovano a fronteggiare gravi difficoltà e abusi e di voler in particolare assicurare protezione alle vittime del traffico di esseri umani a fini sessuali.

Articolo (dello scorso 8 marzo) di Stacey Clare
In lingua originale QUI. Traduzione di Egle del Gruppo Abbatto i Muri.
Dopo anni trascorsi a vedere queste persone come vittime, l’attivismo femminista ora sta finalmente prestando attenzione ad uno dei gruppi più emarginati? Continua a leggere “I/le sex workers ora hanno il movimento femminista al loro fianco”
Quello che segue è l’annuncio, con sintesi, di quello che Amnesty ha deciso in favore della decriminalizzazione del lavoro sessuale. C’è una descrizione delle ricerche che hanno condotto Amnesty a quella decisione al fine di tutelare i/le sex workers da violenze violazioni dei diritti umani. di La traduzione in italiano del documento per intero sarà disponibile a breve, grazie al gruppo traduzioni di Abbatto i Muri. Buona lettura!
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Politica e prime ricerche sulla protezione dei diritti delle persone che svolgono lavoro sessuale
26 maggio 2016 Continua a leggere “Amnesty International contro le violazioni dei diritti umani de* sex workers”
Amnesty International pubblica la sua presa di posizione, già ampiamente annunciata, in favore della decriminalizzazione del sex work. L’ICRSE, comitato internazionale per i diritti dei sex workers in Europa, accoglie questa notizia e la commenta nel comunicato [QUI in lingua originale] che potete leggere in basso. Grazie per la traduzione a Sara Elena e revisione di Antonella. Buona lettura!
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Il Comitato Internazionale per i Diritti dei Sex Workers in Europa (ICRSE) accoglie la presa di posizione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del lavoro sessuale
Giovedì 26 maggio 2016 ICRSE Coordinator
“Rimanere in silenzio di fronte alle ingiustizie è complicità con l’oppressore”
Ginetta Sagan, ex presidente onorario del consiglio di amministrazione di Amnesty International USA Continua a leggere “Il Comitato Internazionale per i Diritti dei Sex Workers in Europa (ICRSE) accoglie la presa di posizione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del lavoro sessuale”
[Testo originale da QUI. Traduzione di Fabrizio]
“Ho iniziato con il Sex Work per via della mia invalidità, non potendo più lavorare in un bar, negozio, o ufficio, ma dovendo sempre pagare un affitto. Viste le opzioni, ho deciso che questa fosse, fra tutte, la migliore.
Continua a leggere “Sono una sex worker e sono felice che Jeremy Corbyn ci ascolti”
una traduzione di Chiara C.
Questo articolo di Phelister Wamboi Abdalla, coordinatrice nazionale di Keswa, è stato pubblicato su The Guardian il 17 Dicembre 2015
La giornata internazionale contro violenza sulle lavoratrici del sesso offre ai politici l’opportunità di riflettere sui molteplici benefici che la legalizzazione della prostituzione nel paese potrebbe portare.
Questo è un lavoro pubblicato da Open Society e tradotto per Abbatto i Muri da Donatella Rossetti. Di Open Society erano anche le dieci ragioni per decriminalizzare il sex work. Va letto fino in fondo perché parla di questa materia complessa in maniera semplice ed eloquente. Buona lettura!
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Leggi e Norme riguardanti il Sex Work
I sex worker sono adulti che ricevono denaro o beni in cambio di servizi sessuali, sia regolari che occasionali. Un sex worker può essere maschio, femmina o transgender. Nella maggior parte dei paesi, il sex work e le attività ad esso associate sono atti criminali.
di Edoardo McKenna
Il 22 ottobre la scrittrice e blogger abolizionista Kat Barnyard ha pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian un aspro attacco[1] alle nuove politiche sulla prostituzione che Amnesty International ha approvato nel corso dello “International Council Meeting” tenutosi a Dublino lo scorso agosto, e che verranno presentate in forma definitiva entro la fine di ottobre. Sulla base di esse, Amnesty eserciterà pressioni sui governi dei vari stati affinché tutti gli aspetti del commercio sessuale consensuale, incluso l’acquisto di prestazioni e la gestione di case di tolleranza, vengano pienamente decriminalizzati nelle rispettive legislazioni.
Articolo di Frankie Mullin, pubblicato QUI. Traduzione di Antonella. Buona lettura!
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La differenza tra decriminalizzazione e legalizzazione del sex work
Ben pochi temi dividono le schiere femministe come il sex work. Lo scontro ideologico – prostituzione come violenza sulle donne VS prostituzione come lavoro – potrebbe non giungere mai a una conclusione. Ma le idee si fanno concrete e possono essere discusse logicamente laddove i discorsi si incontrano, cioè nel dibattito sui sistemi legali.
In generale, entrambe le parti concordano che le sanzioni ai danni diretti delle sex workers andrebbero eliminate. Allo stato attuale, la vendita di prestazioni sessuali non costituisce reato nel Regno Unito, ma più donne che lavorano insieme per ragioni di sicurezza possono essere perseguite come tenutarie di bordello. La conseguenza è che molte di loro incorrono in condanne per vagabondaggio e adescamento.
All’interno del dibattito, alcune parti chiedono che i clienti (a maggioranza uomini) siano criminalizzati, come accade in Svezia, mentre altre sostengono che questa misura danneggerebbe i/le sex workers costringendol* a lavorare isolat* per garantire la sicurezza e l’anonimato dei clienti.
La tensione si fa acuta: il 3 novembre, il Collettivo Inglese delle Prostitute (ECP) è pronto a tenere un simposio dimostrativo in Parlamento per promuovere una campagna di decriminalizzazione totale. La campagna dell’ECP rispecchia quella del parlamentare scozzese Jean Urquhart che, con il sostegno di varie organizzazioni di sex workers e istituzioni benefiche, ha chiesto la decriminalizzazione del sex work in Scozia. Parallelamente si svolge la campagna End Demand (Fine della Domanda), che auspica l’assunzione del modello svedese tramite il rafforzamento della Sex Buyer Law (Legge sull’Acquisto di Sesso).
Che la giostra abbia inizio – ma prima facciamo chiarezza sui termini. L’ECP e Urquhart stanno proponendo un modello di decriminalizzazione, da non confondere assolutamente – come ripetuto più e più volte – con legalizzazione.
E qui non si tratta di sofismi. La differenza è così chiara che, quando la settimana scorsa l’Unione di York è arrivata a modificare il titolo del dibattito in ‘Questa Camera crede che la legalizzazione della prostituzione sarebbe un disastro’ [corsivo del traduttore], entrambe le parti hanno creduto di star combattendo la stessa battaglia. Laura Lee, una sex worker e attivista che nel dibattito ha tenuto testa all’abolizionista dichiarata Julie Bindel, ha dovuto ‘fare a pezzi i suoi appunti’ quando si sono accort* che l’Unione di York intendeva, in realtà, ‘decriminalizzazione’ – caldamente sostenuta da Lee.
Il fatto di York non è un caso isolato. Da quando Amnesty ha pubblicato il documento-bozza a favore della decriminalizzazione del sex work, un gran numero di articoli ha confuso brutalmente i termini, proponendo incautamente la Germania e i Paesi Bassi come esempi di ‘decriminalizzazione fallita’.
Alcuni punti chiave: con la legalizzazione il sex work è sottoposto a controllo governativo e non è reato solo in determinate condizioni. Invece, con decriminalizzazione si intende la rimozione di ogni legge specifica sulla criminalità del sex work, benché i/le sex workers e l’industria sessuale siano comunque soggette alla legge statale, come avviene per ogni altro settore commerciale.
Paesi Bassi e Austria sono chiari esempi di modelli europei di legalizzazione; la situazione tedesca è piuttosto caotica. Nei Paesi Bassi i bordelli sono legali dal 2000, ma devono adeguarsi a standard specifici e in alcuni casi sono sottoposti a controlli di polizia regolari. I/le sex workers su strada sono confinat* in aree designate al di fuori delle quali l’attività è da considerarsi reato.
In Austria, la maggior parte delle regioni vogliono i/le sex workers registrat* attraverso apposite procedure negli uffici di polizia o per mano di un* tenutari* di bordello. C’è un accordo nazionale che stabilisce che ogni sex worker debba sottoporsi settimanalmente a controlli sanitari, i quali vanno esibiti in un libretto obbligatorio in dotazione a ognun* di loro. Queste due misure, in particolare, sono state dichiarate da Amnesty una violazione dei diritti umani.
In Germania c’è confusione, in virtù della divisione degli stati nel sistema federale. Differenti zone applicano regole differenti, passando da una registrazione de facto forzata (Baviera) fino a condizioni in cui il sex work è proibito in un’intera città (Monaco). In altre località, le registrazioni necessarie portano ai ben noti “mega-bordelli” alle spese di organizzazioni minori che non hanno le risorse necessarie per adeguarsi alla legge. Il governo tedesco è attualmente alle prese con il dibattito sulle visite mediche obbligatorie.
Per alcun* sex workers, questi modelli di legalizzazione hanno portato benefici come accesso ai servizi sociali e più ampia capacità di negoziare i propri diritti con i loro datori di lavoro. Ma la vita si è fatta più dura per altr*: soprattutto per quell* che sono già marginalizzat*. I regolamenti imposti dallo stato sono una lama a doppio taglio, perché chi non è regolare o fa uso di droghe è costrett* a esercitare in clandestinità, condizione di pericolo senza alcuna eccezione. Questi sistemi aumentano il potere dei manager, che sanno bene che le donne hanno poca scelta sul luogo in cui lavorare.
È molto difficile – ed è risaputo – ottenere statistiche accurate sulla tratta di esseri umani, e le definizioni possono essere decisamente vaghe e imprecise. Nei Paesi Bassi, ad esempio, è assai probabile che le condizioni di coercizione abbiano luogo al di fuori degli spazi regolamentati, benché il governo olandese affermi: ‘capita che quelle prostitute che secondo gli standard legislativi olandesi sono sfruttate non si riconoscano affatto vittime di sfruttamento’. In Germania i dati più affidabili vengono dall’Ufficio Federale di Polizia Penale e suggeriscono che, a partire dall’entrata in vigore del Prostitution Act, il numero di vittime di tratta è diminuito. Secondo l’ultimo resoconto dell’Eurostat, le cifre tedesche di vittime, tra il 2010 e il 2012, sono state inferiori a quelle svedesi.
Ma una cosa va detta: non sono questi i modelli rivendicati dalle associazioni mondiali per i diritti umani e dai gruppi di sex workers. L’unico Stato ad aver decriminalizzato completamente il sex work è la Nuova Zelanda dove, stando a ricerche attendibili, sia i/le sex workers su strada quanto quell* attiv* in strutture stabili godono di relazioni migliori con le forze dell’ordine e si sentono decisamente più al sicuro. I/le lavoratori/trici all’interno di strutture stabili sono protett* dalle leggi sul lavoro e possono denunciare i loro superiori. A dispetto dei timori, la decriminalizzazione non ha portato a un generale incremento dell’industria sessuale e la tratta non è aumentata.
Ed è questo modello che le organizzazioni di sex workers rivendicano. In breve: che le leggi specifiche sulla criminalizzazione del sex work siano eliminate e che il sex work sia trattato come qualsiasi altro lavoro. Nessun* chiede che il lavoro sessuale sia regolamentato e permesso in aree grigie e isolate, ma semplicemente che i/le sex workers siano protett* da leggi lavorative, sanitarie, misure di sicurezza contro lo sfruttamento e la tratta, cosicché loro stess* si debbano attenere a tale legislazione.
Il punto cruciale è che i sistemi legali danno forma alla percezione pubblica. Quando un qualsiasi elemento di un settore è criminalizzato, è lo stigma sociale a venire rafforzato. Uno studio suggerisce che gli uomini che vedono il sex work come un lavoro tra i tanti sono meno inclini alla violenza sui/lle sex workers. La dottoressa Prabha Kotiswaran, lettrice di Legge Penale presso il King’s College (Londra), afferma che l’effetto a catena della legislazione è ancora più significativo nel “Sud del mondo”.
‘Lo stigma che circonda il lavoro sessuale è fortissimo nel mondo indiano e la legge penale non fa che inasprirlo,’ dichiara Kotiswaran. ‘C’è un divario ampissimo tra ciò che la legge dice di fare e ciò che realmente fa, cioè il modo in cui viene usata su un piano sociale, se non legale. Viene infatti usata spesso per minacciare un intero gruppo di individui marginalizzati: persone transgender, giovani, gay, sex workers.’
Nell’impeto della battaglia, entrambe le parti si preoccupano per la sicurezza dei/lle sex workers. Le differenze stanno nei modi in cui si pensa di garantirla. Il dibattito è salutare, e la posta in gioco è alta, ma se non si fa chiarezza sui termini di entrambe le parti, la conversazione risulta nient’altro che una farsa. È per la decriminalizzazione, non per la legalizzazione, che i/le sex workers di tutto il mondo si stanno battendo.
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—>>>Per l’Italia vi segnalo l’intervista a Pia Covre su quel che vogliono i/le sex workers italian*
Leggi anche:
Da InGenere.it:
Due ricercatrici spiegano perchè sono i risultati del loro lavoro a portarle a sostenere la decisione di Amnesty per la decriminalizzazione della prostituzione
L’11 agosto scorso il Consiglio Internazionale di Amnesty International ha votato una risoluzione in cui si dichiara a favore di una completa decriminalizzazione della prostituzione. Si dichiara contraria sia a politiche di criminalizzazione dell’offerta di sesso a pagamento che della domanda. E’ una decisione che ha suscitato molto scalpore con forti prese di posizioni sia a favore che contrarie.
Continua a leggere “Prostituzione, con Amnesty per la decriminalizzazione”