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Ho uno stalker e non so più cosa fare

Lei scrive:

Cara eretica,
Sono una ragazza di 19 anni e ti scrivo per condividere una mia esperienza, sperando che possa aiutare altre ragazze nella mia stessa situazione, come molti tuoi post hanno fatto con me. Io vivo e studio a Dublino da un anno : ho la fortuna di poter vivere questa esperienza grazie alla mia famiglia, che crede fermamente in me e che mi supporta da sempre nel raggiungimento dei miei obbiettivi.

Al mio primo anno di college ho conosciuto un ragazzo: siamo diventati amici, abbiamo formato un duo ( studiamo entrambi musica) e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme. Ero affascinata dalla sua sicurezza e dalla sua voglia di fare, condividevamo grandi ambizioni e questa è una qualità che ho sempre ritenuto molto importante nelle persone. Tuttavia, lui ha pian piano dimostrato di essere una persona possessiva: all’inizio non ho dato molta importanza a questi eventi sporadici, fino a quando durante un litigio ( avvenuto a Marzo) nato da un’ incomprensione banale, lui mi ha messo le mani sul collo. Io l ho fermato all’ istante senza che potesse fare nient’altro e me ne sono andata, totalmente sotto shock per quello che era successo, urlandogli che chiaramente fra noi era finita.

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Stalking e #RevengePorn rovinano la vita delle donne

Ciao carissima Eretica. Oggi, dopo quello che è successo a Tiziana, vorrei raccontare anche io la mia storia.

Ho 27 anni e all’apparenza sono una ragazza tranquilla ed educata, dalla quale nessuno si aspetterebbe azioni da “poco di buono” o come cavolo va di moda chiamarle.

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Mi piace il sesso e non per questo merito la gogna

Cara Eretica,

è molto difficile riuscire a scrivere questa mail perché so che mi farà male tirare fuori ogni sillaba per descrivere quello che mi è successo. Sono arrivata purtroppo o per fortuna a compiere il mio ventisettesimo anno di età. Mi sono liberata nel frattempo di paure, chili, uomini, genitori, persone che mi hanno fatto del male, ma non riesco a liberarmi di quella parte di me stessa che continua a sabotare la mia vita impedendomi di realizzarmi fino in fondo.

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Se lui si vendica, ti spoglia in pubblico e racconta del tuo disturbo “mentale”

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Donna: né sottomessa né devota. Ti amo libera, bella, pazza.

Lo stigma negativo che pesa sulle persone affette da disturbi “mentali” impedisce, ancora oggi, il fatto che queste persone possano rivendicare il diritto di raccontarsi senza filtri, senza temere alcuna ripercussione. Mostrare la propria fragilità, soprattutto sui social dove c’è di sicuro qualcun@ pront@ a bullarsi di te, è un’azione estremamente coraggiosa anche se, a parte alcune magnifiche scrittrici e poetesse che hanno mostrato la propria malattia mentale come magnifico pregio che contribuiva a realizzare il loro genio creativo, pochissime persone la compiono. La malattia mentale, come fossimo tornate indietro ai tempi pre-Basaglia, è ancora, anzi, lo è forse di più, quello che ti squalifica, che determina la tua marginalizzazione, che provoca fobie. Mostrare la propria malattia mentale, in pubblico, è come spogliarsi, completamente, avendo il coraggio di mostrare tutte le proprie imperfezioni. Ma non sono forse le imperfezioni che la gente perfida attende di vedere per ferirti e bullarsi di te, fino quasi a indurti al suicidio?

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L’odio dell’esclusa

Giulia e Federica sono state amiche per tantissimo tempo. Tra le due Federica è quella con una maggiore dose di dipendenza dal rapporto, ma, in generale, entrambe hanno una gran voglia di frequentarsi.

Un bel giorno Giulia incontra Serena, sua coetanea, capelli castano chiari, un bel sorriso, carina e molto simpatica. Legano subito. Escono insieme, parlottano in maniera complice quando passeggiano, ridono, si divertono. Riescono a improvvisare delle gag divertenti perché l’una riesce a proseguire la battuta dell’altra. Sono precisamente sulla stessa lunghezza d’onda. Sicché Federica, che nel frattempo prova a inserirsi nelle discussioni, passeggiando a margine delle due, intrecciate, braccio a braccio, e noncuranti della terza lì presente, comincia ad accusare la trascuratezza secondo lei subita.

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#Cyberstalking: due pesi e due misure!

Discussione tra amiche.

 

Step 1°]

– C’è questO tale che mi insulta e mi perseguita su internet. Lo fa da diverso tempo. Mi sta stressando l’anima.

– Cavolo, è stalking. Perché non lo denunci? E’ un molestatore. E’ sicuramente un violento. E’ uno stronzo che non finisce mai. E’ una pessima persona. E’ una merda umana. Mi trovi assolutamente solidale, guarda, sono con te.

– C’è un’altra persona che mi dice che sarebbe colpa mia, dice che l’ho provocato, ho scritto una cosa che lui non condivideva.

– Ma che razza di bastardo. Questa è colpevolizzazione della vittima. Questa è una cosa gravissima.

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Stalkers filo/istituzionali

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Mi hanno inviato una mail di insulti perché ho scritto una storia che si intitola “Dopo lo stupro? Io sto benissimo!“. Insulti. Quando si interpretano le cose scritte secondo letture proiettive e quando poi si decide che di violenza bisogna parlare solo in una maniera per me si è già superata ampiamente la soglia del dogmatismo.

C’è chi in questi anni ha fatto molto danno, stabilendo a priori quale doveva essere la narrazione imposta che doveva andare bene a tutte. Questo danno implica che le singole storie e le esperienze vengono censurate, invisibilizzate, perché è solo una la versione che deve passare. Quella che mette assieme autoritarismi e paternalismi e che non è, a mio parere, di nessuna utilità affinché le donne si liberino da sole.

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