La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Al mio compagno, con amore

Oramai mi sembra una condizione naturale, la nausea, la testa che gira, il sudore freddo, il volto del mio compagno che si preoccupa per me ed è lì per rendermi la vita un po’ più semplice. Non riesco ad abbassarmi per prendere qualcosa lì per terra e il mondo comincia a girarmi attorno. L’unica cosa che resta intatta, non influenzata dal mio stato di salute è la mia testa, i miei pensieri, ché mai sono stati tanto lucidi quanto adesso. Il senso di finitezza, l’aver quasi toccato la conclusione di una vita piena di sorprese e di scelte non condivise dalla maggior parte della gente, la consapevolezza che prima o poi tutti avremo nostalgia di quel che mai siamo riusciti a realizzare, perché la vita è corta, non ci consente di fare tutto quello che vogliamo, e di questo ci rendiamo conto quando la scala dei valori sostituisce l’una all’altra priorità.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza, Welfare

Sono schiava del ruolo di cura e vorrei disertare

Lui parla parla parla, io devo sopportarlo. Ho un suocero che soffre di una serie di disturbi per i quali abbiamo dovuto rivolgerci ad uno psichiatra. Se gli dici di fare un attimo di silenzio perché il mal di testa mi massacra lui si arrabbia e fa un gesto con la mano come per minacciarmi di prendermi a legnate. Ho paura, francamente, di restare da sola con lui, ma mio marito non mi crede, sottovaluta e mi dice di non esagerare. In ogni caso non sapremmo a chi affidarlo perché l’ospedale lo piglia per assegnargli delle terapie e poi assegna a noi la responsabilità di fargliele prendere.

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'SteFike, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Pensieri Liberi, Sessualità

Sesso su base indiziaria: come posso dirgli che non funziona?

2-21-5-2012E’ quello che va più di moda, piace alle famiglie, è auspicato da religiosi e affini, perché di sesso esplicito non bisogna parlare, a scuola non puoi imparare e non c’è verso di pensare ad un futuro in cui io e tu potremo essere egualmente consapevoli di come vanno quelle due o tre questioni che riguardano il nostro piacere.

Mi scrive L. che racconta come la sua ultima relazione sia stata una specie di inferno vissuta con un uomo che poteva dirsi uno stalker delle zone erogene, o per lo meno di quelle che lui riteneva tali. Ci sono certi, dice lei, che non sono affatto ricettivi, e dunque lei diceva che insistere su quel determinato punto non sortiva alcun effetto, lui chiedeva scusa e la volta dopo eccolo, ancora, a ripetere lo stesso copione. Mi chiede L. se ne so nulla di memoria selettiva, mancato ascolto e reciprocità e indifferenza nei confronti dell’altro anche quando si parla di consensualità.

Cioè: io acconsento e faccio sesso con te e tu fai come se io non ci fossi e trovi il modo di trascurare il mio consenso, dunque anche il mio parere, nonostante io senta che il tuo corpo sia sdraiato sul mio, lo vedo e sento, lo posso toccare, ed ecco, vedi?, quella che sta in basso sono proprio io.

Allora lei ha riprovato a dirglielo e lui ha tirato fuori un pippone sul fatto che gli vengono le ansie da prestazione, le insicurezze e che si sente giudicato. Il senso di colpa da mancata efficacia nella prestazione, lui dice, è simile a quello che prova chiunque pensi di mettere in atto una violenza. Perciò, così non va bene e così neppure, lui non sa più bene cosa fare.

L. dice che in realtà, adesso, è lei che non sa cosa fare. Pare così brutto lasciarlo perché sessualmente non sono compatibili o è superficiale? E se poi lui se ne esce fuori con un tipico “quella lì è una puttana” lei che farà? Si sentirà davvero tale? Non che le interessi ma quello che le preme è capire, da un punto di vista di genere, se sta trascurando qualcosa o se lui ha ragione.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Storie di schiavitù del badantaggio: la figlia “zitella”!

Raccogliendo il mio appello a raccontare e raccontarsi sulle tante forme di schiavitù del badantaggio mi scrive Simona. Proverò a rendere la sua mail (lunga) un po’ più scorrevole perciò la riscrivo e la sintetizzo. Simona sostanzialmente dice:

Col cazzo che io mi prendo tutte le responsabilità in sostituzione di fratelli e sorelle perché sono l’unica a non essere sposata. Ho due fratelli e una sorella. Fratelli a fare le proprie cose e una sorella sposata e con bambini. Dato che non sono sposata devo sorbirmi non solo gli sguardi di compatimento perché c’è chi mi considera sfortunata. Sfigata perché non avrei trovato uno che mi si pigliava. Sfigata perché non ho un figlio. Sfigata in generale perché per compensare queste mancanze se non prendi almeno un Nobel praticamente puoi suicidarti il giorno dopo. Dunque c’è tutta la famiglia prodiga che per “aiutarmi” a stare meglio con me stessa mi dona le gioie dell’essere madre, figlia, moglie, sorella, badante, babysitter ogni volta che gli gira.

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Affetti Liberi, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Storie, Violenza

Né vittima né colpevole: fuori dal tunnel della cura familiare!

La narrazione è terapeutica, dicono in tanti e allora narro. Per esempio… di quello che succede quando la tua disponibilità è tanta e tale che infine vieni espropriata di qualunque cosa, spazio, affetto. C’è un problema nel non porre limiti al dare, ed è che se tu non poni limiti di là usano solo il verbo prendere.

E’ di sicuro un mio problema, non ho mezze misure, o ti do tutto o me lo riprendo senza il minimo preavviso. Impiego un po’ di tempo prima di aggravarti con qualche mia fragilità ma ho sempre il timore di essere di peso. La colpa impone che l’assenza, la riappropriazione di me, diventi un atto di egoismo, vissuto male, senza che io possa mai respirare profondamente e sentirmi libera per davvero.

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Affido condiviso, Antiautoritarismo, Genitori separati

#DecretoLegislativo sulla filiazione: alle donne riassegnato (in esclusiva) il ruolo di cura!

E’ successo che sui media ad un certo punto è stato detto che si era fatto un gran passo avanti. Finalmente i figli dentro e fuori dal matrimonio avrebbero avuto uguali diritti. Senonché, da quel che leggo, la norma che è stata raccontata come un grande passo avanti per tutti conterrebbe, a detta dei suoi detrattori e delle sue detrattrici, alcuni passaggi che poco c’entrano con l’oggetto della norma e che invece, subdolamente, senza una discussione parlamentare e senza alcun tipo di coinvolgimento della pubblica opinione, costituirebbero un regresso rispetto la legge 54/2006 sull’affido condiviso. Sostanzialmente si sostiene sia stata cambiata una legge senza intervenire sulla stessa legge ma vanificandone alcuni punti in virtù della volontà di poche persone all’insaputa di molte altre. Come se in una legge che racconta una evoluzione nel mondo del lavoro si cancellasse di colpo il diritto del lavoratore ad essere informato circa i diritti e le tutele derivanti dal proprio contratto o come se in una norma che parla di maggiori tutele nei confronti delle donne vittime di violenza venisse fuori un articolo che parla di matrimonio riparatore in caso di stupro. La norma, dunque, da quel che ascolto e leggo (QUI o QUI anche una interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Bonafede di M5S), presenta alcuni passaggi controversi. Come faccio sempre vado a chiedere a chi da sempre se ne occupa, perché ha elaborato e promosso la stessa legge 54/2006, cosa ne pensa. Porgo alcune domande al Prof. Marino Maglietta di cui potete leggere altri interventi a partire da QUI per conoscere quanto lui ha da dire circa l’affido condiviso. Ecco le sue risposte. Buona lettura!

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1] Il decreto legislativo sulla filiazione cancella la definizione di figlio illegittimo nato al di fuori dal matrimonio e gli restituisce tutti i diritti che un bambino deve avere. Secondo lei è la giusta soluzione?

Veramente cancella i termini “naturale”, “legittimo” e “illegittimo”, ma la distinzione tra figli nati nel matrimonio e fuori di esso resta. Non si è trovato il modo di cancellarla. In effetti non era facile. Ad es., resta in  tutte le norme relative al riconoscimento e al disconoscimento. Forse si dovrebbe sopprimere il matrimonio … :).

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Malafemmina

Cara mamma: sono precaria e un nipote non te lo faccio!

Quand’è che farai un figlio?” Chiede mia madre. “Mai!” rispondo io che non ho mai avuto la sindrome della madre mancata. Ed è l’estrema sintesi di un botta e risposta che dura già da qualche anno.

Riepilogando. Sono precaria, faccio tre/quattro lavori contemporaneamente, non ho alcuna prospettiva che possa garantirmi autonomia economica oltre la scadenza dei vari contratti. Pago l’affitto di un monovano/sottoscala, saldo le bollette, e sto in una città che non è quella dei miei genitori. Sono arrivata qui per l’università e ci sono rimasta anche dopo perché oramai la mia vita è qui. Lavoro da tanti anni eppure sono sempre considerata una apprendista. Una apprendista con esperienza, ché poi è quello che richiedono i datori di lavoro paraculi che vogliono manodopera qualificata ma sottopagata.

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MenoePausa

Competenze da badanti: giocando a scopa con il bimbo ottantenne!

Defunta la bimba ottantenne mi è toccato trovarmi un altro secondo lavoro perché la telefonia erotica non mi è sufficiente. Ho i miei clienti affezionati, la mia collega mi ha insegnato tutto quel che c’è da sapere per essere una brava mistress telefonica, so anche mantenere in vita il sogno della femmina che passivamente subisce le avances di quello che vuole continuare a immaginare di essere un gran conquistatore, ma dovevo in ogni caso arrotondare e le entrate del turno mattiniero da badante mi sono necessarie.

Date le mie ottime referenze mi hanno suggerito di presentarmi ad un colloquio con un signore panciutissimo che appena mi vede per prima cosa dice “lei è dell’est“?  Rispondo che sono del sud/est di un pezzo di mondo o del nord/ovest di un altro, a seconda dei punti di vista. Dice che si sono presentate delle tizie con nomi italiani che però erano straniere. Mi viene in mente il mio nomignolo esotico per la telefonia erotica ma non glielo posso dire. Chiarisce che non le ha assunte perché gli sembravano inadeguate e non per la loro provenienza. Io non avevo proferito verbo ma il mio sguardo e il mio look devono averlo indotto a pensare fosse necessaria una giustificazione politically/antirazzista/correct.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà

SexWorkers/Badanti: la schiavitù della “cura”, la scelta di appagare il desiderio!

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Provo a mettere in ordine quel che ho scritto nel corso di una discussione a proposito del paragone tra prostituzione e altri lavori di cura, uno tra tutti, il ruolo di badante. Contro la forzatura che esige in senso paternalista/autoritario decifrare la prostituzione accostandola (per criminalizzare chi la realizza e chi ne ragiona senza moralismi e in senso laico) sempre e comunque alla violenza anche quando si tratta di una scelta di modo che si imponga tutela anche a quelle che non vogliono essere tutelate. Per svelare una ipocrisia che viene esplicitata soprattutto da chi si oppone alla regolarizzazione della prostituzione. L’elaborazione precedente, con ricostruzione e notizie su quello che succede nei mondi proibizionisti in giro per il mondo, puoi trovarla QUI.

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Affido condiviso, Genitori separati

Diario di un padre separato: la papà-cena!

di Capitan Daddy

È mercoledì, il giorno della cena col papà… ho due figli e da più di cinque anni nel classico mercoledì sera da papà separato passo a prenderli al ritorno dall’ufficio per cenare insieme; e da cinque anni loro lo segnano sul calendario; tuttavia nel bel mezzo della settimana si svolge un fantastico percorso ad ostacoli…

Questo dovuto al fatto che la più classica delle leggi di Murphy (se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà) farà si che quanto previsto dagli accordi non si paleserà nei fatti.

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Malafemmina

Il meeting

Dovrò mica studiare l’opera omnia di questo tale?

E’ la prima cosa che mi passa per la testa quando vedo il signor C., ovvero colui del quale dovrei occuparmi da qui in avanti. Non esattamente di lui ma del progetto che lui e l’agenzia portano avanti con il patrocinio di un tot di sigle e la benedizione del padreterno.

Se tanto mi da tanto, giacché ho dovuto studiare tutta la cartella “comunicazione” con schede su mezza umanità per poter fare solo delle conversazioni telefoniche, in questo caso dovrò come minimo tirare fuori tutti i libri di letteratura, teatro, e scrivere una biografia non autorizzata del soggetto per poter essere in pari con i miei doveri da, nientemeno, assistente alla produzione.

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ParaGiulia

ParaGiulia: barriere, parcheggi e scivoli e superpoteri

Giulia ha un grave difetto: lavora. Quel lavoro a tempo indeterminato lo ha ottenuto prima che la sua condizione degenerasse e che si risolvesse in una paraplegia permanente. Non guadagna molto ma di sicuro è più di quello che guadagnerebbe con la pensione di invalidità, tutto compreso. Tenete conto che una pensione per chi è invalid@ al 100% vale 400 Euro circa. Mensili. Ti ci puoi pulire il culo se devi mangiare, comprarti le medicine che la nostra sanità pubblica ha messo in una fascia tale per cui giacché non sei in punto di morte, ma proprio morta morta, li devi pagare, comprarti tutto il corredo sanitario di strumenti tecnico/pratici che ti servono, pagare le bollette, pagare l’affitto, essere indipendente, ogni tanto comprare pure un libro, anche se è troppo lusso, e figuriamoci.

Perché la precarietà non è certo una condizione che riguarda solo le normo come noi. Perfino una come Giulia vuole essere indipendente, non vuole andare a vivere con i suoi, semmai sono i suoi che vanno a trovare lei, vorrebbe potersi permettere una badante per poter sollevare dall’incastro della cura le donne della sua famiglia o le amiche come me, ma non lo può fare. Neppure con il suo stipendio quasi ce la fa. Dunque lei lavora e chi la assunta si accontenta di vederla presenziare, efficientissima, nelle ore di lavoro. Per gli straordinari e anche ‘sti cazzi e se lei sta male bisogna che si paghi la sua malattia anche se dovete sapere che tra tagli e ritagli il governo ha stabilito che anche per le persone in stato di disabilità i giorni di malattia sono a tempo. Perciò se lei impiega tre mesi a guarire per una piaga da decupito o una infezione le tolgono parte dello stipendio e se ci vuole anche più tempo glielo tolgono tutto.

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ParaGiulia

Le incredibili avventure di (Para)Giulia: la doccia!

Oggi è il giorno in cui bisogna partecipare alle operazioni di lavaggio della (Para)Giulia. Prima di fiondarla sotto qualunque getto d’acqua bisogna ripulirla di quello che aveva nell’intestino. E dunque attendere che si esibisca in scorreggie la cui puzza attraversa ogni girone dell’inferno, che applichi la giusta stimolazione allo sfintere per autoindurre l’espulsione, che defechi sul posto, si lasci ripulire, si assicuri che non abbia nulla più da espellere perché lei non vuole indossare il pannolone per incontinenti e portarsi in giro una che perde, sentire che si sporca e ripulirla, mentre lei fa sali e scendi tra sedia a rotelle e letto, infilarla sotto l’acqua se non si è prodotta nello Shit-Show del mattino, non è proprio indicato.

Ma prima che pensiate che si tratti del Truman Show che offre pornografia coprofaga a voyeurismi di passaggio vi dico che proprio no. Si tratta di quello che racconterei per dire che io sono umana e ogni tanto cago. Solo che io impiego dieci minuti, anche meno, e la cosa si svolge alla maniera classica, seduta, scarico, io leggo nel frattempo un capitolo di uno dei libri poggiati sulla mensola, e finisce lì. Lei, invece, impiega più o meno 40 minuti, se è brava anche un po’ meno, per fare tutto quanto.

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Malafemmina

Gli affetti ai tempi della precarietà

Parlare degli affetti ai tempi della precarietà è un po’ come parlare di amore ai tempi del colera.

La fine di una relazione si allunga all’infinito perché è complicato organizzare un trasloco. Lo è riorganizzare l’esistenza con un solo stipendio, specie se c’è e non c’è, precariamente parlando.

Le relazioni che dovrebbero finire non finiscono, perché a pensarsi da sole a vivere alla giornata a qualcuno viene il panico. Quelle che dovrebbero iniziare tra un anno iniziano dopo appena una settimana.

Piuttosto che cacciarmi in qualche brutto pasticcio, mettendo a frutto gli insegnamenti delle esperienze di troppe mie amiche, preferirei tornare dai genitori.

Poi ci sono loro, papà e mamma, che ti hanno cresciuto senza dimenticare niente. Ti hanno fatto studiare. Ti hanno messo in condizione di non dover dipendere da nessuno. Cosa ne sapevano loro che un titolo di studio e quella promessa di uguaglianza sociale alla quale avevano creduto era tutta una truffa?

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Malafemmina

Precarie incoccardate

Le precarie non sono esonerate dagli obblighi di cura.

Lunedì mattino presto mi telefona mia madre e mi dice che dato che non devo fare niente posso passare ad aiutarla con le cose di famiglia.

Il mio “non far niente” era un pochino di sano riposo dopo un fine settimana di fuoco al bar dove faccio il part time. Domenica notte avevo fatto tardissimo. Poi avrei dovuto impegnarmi per un altro colloquio e ancora una ricerca di qualche altro posto in cui farmi sfruttare.

Le cose di famiglia sono un incrocio tra funzione di badante, balia, disbrigo pratiche, autista e varie altre cose delle quali avrei volentieri fatto a meno.

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