La posta di Eretica, Violenza

Soffri di malattia mentale e denunci di subire violenza? Ti danno della bugiarda!

Lei scrive:

Cara Eretica, sono bipolare e soffro di disturbi alimentari. Il mio ex mi ha fatta soffrire per anni con violenza psicologica che ha cancellato la mia autostima. Le donne non vengono credute quando stanno bene quindi avrei dovuto aspettarmi che io sarei stata trattata anche peggio. Ho detto al mio ex che mi faceva soffrire e lui ha negato. “Non ho mai detto o fatto…” e avrei voluto un registratore per le volte in cui mi ha dato della matta e poi ha negato di averlo detto. Credo che volesse passare per quello sensibile e attento ai miei bisogni e quando mi sono rifugiata da una mia amica ha iniziato a farmi stalking dicendo che ero io a cercarlo. È davvero facile far passare per matta chi viene giudicata tale persino negli ambienti sanitari. Soffrire di malattie mentali però non vuol dire essere stupide ma è più facile per chi ne soffre subire violenza.

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I am a stalker: un documentario da vedere

Sto guardando questa serie su Netflix che riassume molte delle cose che qui scrivo e che voi mi raccontate. In conclusione questi uomini vogliono il controllo sulla tua vita e se lo prendono in ogni modo possibile, ed è grave che lo stalking sia considerato qualcosa di riparabile e non l’annuncio di conclusioni violente. Come si vede dalle interviste per ottenere una condanna per stalking le procuratrici americane devono affiancare il reato ad altri (furto, aggressione) considerati più importanti.

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Femminicida perché l’unico seme che conta è il proprio

Doreen Ebert fu uccisa dall’ex marito Michael Dennis nel 1984 a San Josè, California, perché, secondo lui, ella doveva sentirsi in lutto per sempre per la perdita del loro figlio.

Lei si è risposata, ha fatto una figlia e ne attendeva ancora una, quindi lui l’ha uccisa.

Ha tentato in ogni modo di sviare l’attenzione sul marito della donna, poi ha piagnucolato sull’amore paterno offeso e infine non ha spiegato perché i soli figli che lui apprezzava erano quelli con il suo seme, da bravo patriarca.

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Femminicidio: prima le toglie i figli e poi la uccide perché lei ne attende un altro dal nuovo compagno

Matthew Sowder ha ucciso l’ex moglie Melissa, dopo aver fatto il padre separato disperato, dopo aver ottenuto la custodia, lei voleva rifarsi una vita, ed era incinta di un nuovo figlio con il suo nuovo compagno.

L’ex marito, non contento, giusto a dimostrare che la violenza sulle donne si perpetra anche sottraendo i figli, l’ha uccisa, nel 2014, a Houston, lei e il bimbo che aveva in grembo, perché non poteva accettare che lei avesse un altro uomo e un’altra vita. Poi l’ha messa in un bidone dell’immondizia e ha gettato bidone e corpo nel fiume. Sono serviti giorni e giorni per ritrovarla.

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Evoluzione di una investigatrice filo-maschilista in tv

Sara Mortensen

Una volte vedevi soltando il detective uomo, con impermeabile, fascino virile e vita invidiabilmente maschia. Poi affiancarono donne a quei detective. Le prime sono americane, somigliano per piglio solo a uomini. Sono femmine ma virili. Vogliono il pugno duro e la legge del taglione. Nulla di cambiato se non nel maquillage. Infine siamo arrivati all’ultimo stadio della sciatta detective dalla vita privata scassata, perché se vuoi una carriera niente famiglie e figli e sicuramente nessuna sensibilità affettiva.

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Italiano uccide donna ucraina: razzismo e maschilismo di pari passo

Vera Mudra, ucraina di provenienza, è stata uccisa a Rimini nel 2020 dal marito Giovanni La Guardia. Ne parla Amore Criminale. Incidono molti fattori e stereotipi sessisti. Primo tra tutti quello che vorrebbe le donne straniere addette solo a ruoli di cura ovvero il suo contrario come rubapartiti di uomini perbene. Il tizio ha scelto una donna ucraina, la voleva incontrare, dopo un matrimonio fallito e sebbene i figli non si sappia dove siano, forse pensava di trovare una cameriera e badante gratuita alla quale delegava il compito di pagare quote per una casa, per la spesa, lamentandosi per il fatto che lei inviava soldi ai propri figli rimasti in Ucraina.

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Nunzia, vittima di un femminicidio all’italiana, dopo le feste natalizie

Su Amore Criminale viene narrata la storia di Nunzia Maiorano, uccisa dal marito Salvatore Siani, in provincia di Salerno, nel 2018. La donna aveva sopportato anni di umiliazioni e violenze, si era recata più volte al pronto soccorso per le ferite che lui le aveva inflitto, subiva una tremenda violenza ecoomica, mentre lui si sparava i soldi della spesa in vizi che ha portato avanti fino alla fine. In ultimo, nonostante lei fosse preoccupata per i tre figli, tra i quali uno più piccolo, aveva detto basta ai tradimenti, alle violenze e alle umiliazioni e aveva deciso di dormire la notte dalla madre, con il figlio piccolo, e tornare di giorno presso la casa coniugale ad accudire i figli più grandi, per non fargli mancare nulla.

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A natale siamo tutti più buoni? Macchè!

Nel natale del 2002, in Middletown, Pennsylvania, Scott Wholaver, il rosso, accompagna il fratello più grande, Ernest, a uccidere la ex moglie di quest’ultimo e le sue due figlie.

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Buone feste dai patriarchi femminicidi

Perché uccidono di più quando la famiglia è riunita. Le feste sono utili agli assassini per le stragi familiari. Ne ricordo uno: Ronald Gene Simmons, Arkansas, 1987, uccise molte persone, tra cui una ex collega rea di non aver ceduto alle avance. Nel frattempo però aveva massacrato tutta la famiglia che era tenuta in ostaggio in un caseggiato modesto, con i figli che – oltre a mantenere segreti per omertà verso il padrone – a malapena potevano andare a scuola, le più grandi soggette alle sue molestie, una tra le quali aveva avuto per incesto un figlio da lui.

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Contrattacco e terrorismo maschilista

Analizzando centinaia di articoli e servizi televisivi americani su delitti che coinvolgono ex mariti o ex fidanzati va sottolineato come sia bandito il termine femminicidio e il concetto di violenza di genere. Viene sostituito con moventi antichi e da archiviare: gelosia, triangolo amoroso (per dire che lei se l’è cercata), delitto passionale, battaglia per la custodia. Quest’ultimo concetto è fortemente voluto dai padri separati che sembrano opportunisti commentatori di casi di cronaca ma in realtà avallano uno stato di terrore teso al controllo delle donne.

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Contrattacco maschilista: le stragi Usa in nome del Pater Familias

La giustizia americana è agli sgoccioli, privatizzata, con un sistema sociale che produce iniquità, si incoraggia l’abbandono scolastico e le gravidanze in giovane età, dunque arrivano i divorzi, con battaglie per la custodia dei figli, e per questo dobbiamo ringraziare i padri separati americani, con il loro abbecedario minimo sul negazionismo del femminicidio e sulle “false accuse” delle ex mogli che chiedono di essere lasciate in pace dopo la separazione e con la totale indisponibilità a dare alimenti ai figli (perciò li vogliono presso di loro anche se poi li affidano alla loro mamma). A loro dobbiamo quello che tentano di fare anche in Italia ovvero la possibilità per i nonni di chiedere custodia e trascinare in tribunale l’ex nuora se il figlio è un violento dichiarato.

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Contrattacco maschilista: quando il femminicida fa finta di essere vittima della moglie e dei figli uccisi

Colorado, 2018, Chris Watts uccide la moglie Shanann (incinta) e le figlie Bella e Celeste. Aveva deciso di cambiare vita, era dimagrito, si era fatto l’amante alla quale aveva detto di stare per separarsi, poi si è fatto beccare per una banale ricevuta della carta di credito alla quele addebitava una cena per due. La moglie non voleva interrompere il matrimonio e men che meno era la megera che lui voleva far credere alla corte.

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Gli estremisti fondamentalisti religiosi in stile Mormon Usa

Mentre gli Stati Uniti ci coinvolgono in varie guerre di religione è utile sapere che negli anni gli Usa hanno esportato varie tipologie di fondamentalismi. Schegge impazzite della chiesa di Mormon, in cui si praticava la poligamia e l’abuso di minorenni, antiabortisti che parlano di vita ma gettano bombe sulle cliniche mediche.

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Isolamento e manipolazione

Cara Eretica,

Mi sono trasferita in casa del mio compagno, su suo invito, e mai avrei immaginato cosa mi aspettava. Il trasferimento ha comportato l’abbandono di amici e parenti in una città in cui avevo solo lui. Ho cercato di fare amicizie ma lui mi seguiva e controllava e piagnucolava per il terrore di perdermi facendomi sentire in colpa se sfuggivo al suo controllo. A distanza di tempo è facile dire che avrei dovuto andarmene ma non è facile quando la manipolazione e il senso di colpa ti obbligano in una situazione che non riesci ad elaborare. Se per caso davo segni di stanchezza rilanciava, voleva sposarmi, stare con me sempre, poi si arrabbiava se il suo controllo veniva meno.

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Gaslighting: manipolazione violenta sulla tua memoria e percezione

E’ un termine recente ma neanche tanto. L’effetto è un calo della tua autostima, della fiducia in te stessa della fiducia in te. Si concepisce soprattutto attraverso relazioni in cui lui ha il controllo o comunque aspira ad averlo. Non c’è nulla che tu possa mettere in discussione che lui ti risponde: “non ho detto questo… hai capito male come sempre”. O “ti ricordi male come sempre… ti inventi le cose… non è mai successo …”. Queste sono palesi forme di gaslithting che introducono l’esigenza del carnefice ad averla sempre vinta. Lui ha sempre ragione e se non ce l’ha ti dice che tu hai inventato tutto, sei pazza, sei smemorata, nel frattempo ti sposta le cose, ti mette a soqquadro l’ordine della tua vita, ti controlla in tutti i modi possibili. Questa è violenza psicologica ed avviene ancor di più se sei in totale isolamento, se lui ti vuole isolata o se lo sei perché impossibilitata ad uscire. Esiste una relazione manipolatoria che ti può portare a isolarti e a non uscire più. Esiste, non credete, e quando lo fai presente ti dicono che hai bisogno dello psichiatra e che bastano farmaci. Salvo non riprendere il controllo della tua vita altrimenti lui ricomincia a martellarti. Cosa fare? Il centro antiviolenza è preparato ad affrontare questo? Spero di sì. Fate sapere. C’è chi chiede aiuto.

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