Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Costruendo un discorso antimaterno

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[Señora Milton]

Il femminismo tende a ignorare la natura compulsiva della maternità, l’importanza del suo ruolo nella comprensione della discriminazione strutturale e ideologica delle donne e a perpetuare il tabù verso qualsiasi discorso contrario.

Da Intersezioni:

L’altro giorno, nella penombra di una riunione notturna, parlando di quelle cose che non si suole menzionare alla luce del giorno, finimmo col parlare di maternità tra amiche, con grande sincerità. E dopo le chiacchiere, fummo in molte a concordare che al femminismo resta molto da dire sulla maternità, anche quando si potrebbe pensare che in merito abbia già detto tutto; in fin dei conti, la maternità è uno dei suoi temi da sempre. Possiamo constatare che, a dispetto del fatto che la maternità è stata studiata, analizzata e messa in questione, e che la rivendicazione dei diritti riproduttivi è una costante all’interno del femminismo, non esiste all’interno di esso una discorso chiaramente antimaterno.

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Madri, padri, babypulle: schizofrenia della narrazione!

Le mamme sono sante. Tutte quante. Le figlie che restano con le madri sono al sicuro. Più al sicuro che con i padri. Perché i padri, si sa, toccano. Hanno lo sguardo maschio che sfruculìa le intimità della figlia. Sono potenzialmente stupratori e pedofili e non esiste che un padre sia un genitore migliore di una madre.

La mamma che percuote, usa, sfrutta, la figlia è una anomalia di sistema. Basta un giro di moralizzazione nella giostra del controllo sociale ed è tutto fatto. Bisogna convincersi che è così. Le donne c’hanno quella cosa là, l’istinto materno, sono buone, sacre, non possono sbagliare proprio mai.

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