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Tutte zitte se il “raptus” viene attribuito a una madre assassina?

Io ricordo bene la storia delle “tre sorelline di Lecco” uccise dalla madre. Lo ricordo soprattutto per il diverso approccio che ha avuto Alfano nel tentativo di annunciare una azione forte di contrasto alla violenza da parte del governo. Appena fu nota la notizia dell’assassinio delle tre bambine Alfano, dando per scontato che le avesse uccise un uomo, scrive su twitter:

Non daremo scampo a chi ha compiuto gesto efferato e ignobile #Lecco. Troveremo chi è stato e non daremo scampo a responsabile

Poi viene fuori che ad ucciderle fu la madre e allora il registro cambia:

Arrestata dai Carabinieri la madre delle tre sorelline uccise a Lecco. Gesto di follia scatenato da separazione dal padre. Enorme tristezza

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Se la tua compagna è gelosa e anche un po’ stalker

female-stalker2-233x300Mi chiamo Massimo e ho avuto una storia con una donna gelosissima, talmente gelosa da essersi mostrata, fin da subito, nei panni di una stalker. Inizialmente sapete com’è, sei innamorato, ti piace fare sesso, esiste solo lei e poi però le cose mano a mano cambiano. Succede che fai rientrare il mondo nella tua vita un po’ per volta, richiami gli amici e stavolta dici che li incontrerai, la vita a due non ti basta più, ti trattieni al lavoro e poi vai a bere un aperitivo con i colleghi e le colleghe, se lei non vuole venire in quel tal posto tu non ti fai condizionare e comunque vai.

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Il Poliamore? Rivendico la gelosia, il possesso e la monogamia!

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Poliamore? Io sono monogama. Non riesco a immaginare che il mio compagno vada a letto con un’altra. Non lo tollero. Sono gelosa? Si, moltissimo. Non sospettosa, ossessionata. Gelosa, e basta. Se guarda un’altra mentre lui è con me, per quanto razionalmente io dica a me stessa che non ho motivo per essere insicura, mi sale il sangue agli occhi e sono in grado di piantargli una scenata lì, sul posto, davanti a tutti. Penso che la gelosia, almeno per me, sia la dimostrazione che l’amo. Non fosse così vorrebbe dire che di lui non me ne frega niente.

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Il promo di “Alta infedeltà”? E’ istigazione allo stalking!

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Dapprincipio sembrava che un tale avesse comprato una pagina su Il Corriere – replicando la questione anche su facebook – per sputtanare la ex moglie e sottolineare quanto fosse zoccola e traditrice durante il matrimonio, poi fu svelato il fatto che si tratterebbe di una trovata pubblicitaria per far parlare del nuovo programma su Real Time – Alta Infedeltà – nel quale uomini e donne, all’insegna del perseguimento della perfetta monogamia, confessano i propri tradimenti e parlano dei tradimenti subiti.

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Io, lei e l’altro: il fallimento di una relazione aperta!

poliamoreQuando mi disse che voleva avere una storia con me io fui contento. Avevo per lei una specie di venerazione e mi sentivo bene solo al pensiero di poter stare con lei. Voleva una relazione aperta, anzi, mi avvisava del fatto che stava già con un altro e l’altro era informato su tutto quanto. Non so come l’ha vissuta lui ma quel che so è che all’inizio io non ebbi problemi. Lei stava con me come se si trattasse di una relazione esclusiva, poi iniziò l’alternarsi degli appuntamenti. Cominciai a soffrire senza rendermene conto. Mi feriva il fatto che lei stesse anche con un altro. Dapprincipio non dissi nulla perché avevo paura di perderla. D’altronde era stata chiarissima in proposito. Non potevo certo imputarle la mancanza di sincerità. Poi mi scoprii a sorvegliarla. Le sere in cui non ci vedevamo spiavo la sua pagina facebook, cercavo un segno che potesse voler dire che senza me, per lei, non era la stessa cosa. Invece la vedevo serena, allegra, lei e lui chiacchieravano normalmente e qualche volta flirtavano visibilmente davanti a tutti. Così decisi che non avrei guardato mai più nulla. Faceva troppo male e serviva che io non pensassi. Dovevo godere dei momenti trascorsi insieme e poi basta.

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Io, adultera, senza pentimento e richiesta di perdono

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Adultera. Per un’azione simile in un altro Stato potrei soccombere sotto i colpi di pietre taglienti. Potrebbero mettermi in carcere, punirmi in ogni modo possibile. Potrei crepare per mano di un marito, un padre, un fidanzato, feriti nell’onore, perché quel che ho commesso è considerato un peccato capitale e io così dovrò pentirmi ed espiare.

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Cinquanta sfumature di grigio: zero erotismo e tante risate!

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Avviso Spoiler!

Ho visto Cinquanta sfumature di Grigio ed è mio preciso dovere raccontarvi tutto quello che ho pensato durante la visione del film. Buio in sala, il brano di apertura promette bene. E’ di Nina Simone. Prima scena: c’è lui che sta imparando a fare il nodo delle scarpe. Lei mette grande impegno nel vestirsi con i capi di abbigliamento più tamarri della storia. Si prepara a sostituire l’amica e coinquilina per andare a intervistare Mister Grey. L’incontro pare quello tra una hippie degenerata nel pessimo gusto e uno yuppy la cui particolarità è l’espressione del suo viso. Immobile. I due si incontrano, lei tracolla al suolo inciampando su se stessa, lui è circondato da uno stuolo di modelle che fanno finta di fare le segretarie. L’appuntamento tra i due è galeotto. Da qui in poi pensate agli sguardi magnetici tra i due protagonisti di Twilight. Lei intuisce che lui custodisce un segreto, lui vuole che lei firmi un contratto prima di mostrare i dentoni. Lei anela un contatto come se non attendesse altro che essere trombata e lui per un attimo si dissocia da se stesso e si trasforma nel cavaliere del ballo di fine anno.

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Madre uccide il figlio: meglio morto che in affido al padre?

“L’ho ucciso perché me lo vogliono portare via” – così Deborah Calamai giustifica il fatto di aver ucciso il figlio, Simone Forconi, 13 anni, prima che venisse a prenderlo il nonno paterno per fargli trascorrere il natale assieme al padre. Lo ha inseguito, accoltellato, fino a farlo morire. I media sono pronti a offrire letture giustificazioniste: raptus, stress da separazione. Nessuno parla del motivo reale che talvolta, quest’anno in realtà abbastanza spesso, spinge una donna ad uccidere il proprio figlio. Cultura del possesso, sei mio e di nessun altro, la totale assenza di aiuto preventivo, nei confronti dei genitori, quando spinti da violenza e rapporto morboso con i figli.

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#CulturaDelPossesso: genitori uccidono i figli. Li aiutiamo o no?

Proprio in questi giorni, mentre si discute del delitto di Santa Croce Camerina e si mette alla gogna, prima di aver ottenuto prove certe e di una sentenza, Veronica Panarello, tra gli altri delitti compiuti vediamo quello di due uomini [1] [2], che in due differenti luoghi della nostra penisola, uccidono moglie e figlio e poi si suicidano. In un altro post parlavo di come influisse in questi delitti la cultura del possesso. I figli li ammazzi, ovvero te li porti dietro, come fossero carne della tua carne, pezzi di cuore di cui non riconosci l’autonomia di un battito diverso dal tuo. Li uccidi, ti ammazzi, realizzando anche, a volte, un dispetto, una sottrazione di affetti, all’altro genitore. E’ possibile che quel dispetto lo compia la madre o è il padre a farlo. Sono certa che in questi giorni non avete sentito parlare degli ultimi delitti perché la storia di Loris è più succulenta. Veronica, sua madre, ha una vita talmente complicata da diventare il perfetto mostro da mettere alla gogna. Su una madre si scatena la rabbia popolare, perché secondo la mentalità corrente, per una madre, uccidere il proprio figlio, sarebbe contronatura. Eppure dalle cifre che seguono potete osservare voi stessi come l’uccisione di un figlio da parte della madre sia un fenomeno diffuso. Queste donne non sono mostri. Sono donne piene di problemi. Lo erano. Sono donne anche profondamente egoiste, perché considerare i figli cosa propria al punto di ammazzarli (io ti ho fatto e io ti disfo) è un segno di grandissimo egoismo. E’ anche segno, a mio avviso, di una totale adesione ad una cultura che vuole le madri santissime, martiri o molto ma molto cattive, senza via di mezzo, senza riuscire a dichiarare la propria stanchezza e distanza da quell’istinto materno che vorrebbero attribuirci per imposizione di ruolo di genere.

Quando sono i padri a uccidere, per un verso i media realizzano una descrizione della storia che li vede sofferenti, soli, esclusi dal ruolo genitoriale, abbandonati. Sono separati, non accettano la separazione, ancora di più non accettano la separazione dai figli. I loro delitti vengono usati da chi divulga fobia generalizzando a proposito di una presunta mostruosità dei padri tutti. Vengono usati da chi crea un pregiudizio affinché i padri non abbiano mai legittimazione e difese sociali per esigere l’affido condiviso del figlio. Se uno è un assassino lo sono tutti. Istigare all’odio contro i padri, d’altronde, è cosa che fa il paio con l’istigazione all’odio contro le madri. Parrebbe inutile raccontare una storia che non mostrifica nessuno e che tenta di capire le ragioni sociologiche, antropologiche di quel che questi uomini e queste donne compiono. Per esempio, in un libro recente che parla di uomini, una donna parlava di sindrome di Medea attribuibile agli uomini. Uccidere i figli per dispetto, portarli via alle donne che avrebbero negato l’affido o qualche visita in più, diventa il segno distintivo di una azione che in termini culturali si traduce in una ulteriore colpevolizzazione delle donne. La madre ha colpa quando è lei ad uccidere e sembrerebbe avere colpa anche quando ad uccidere è lui.

Di diverso c’è il modo in cui reagisce comunque la società. Gogna e sguardo pietoso possono riguardare la donna o l’uomo ma per l’uomo si parla di una pena ancora più grave in quanto il padre è quello che dovrebbe tutelare la vita dei figli. Non è accettabile che un uomo mostri tanta debolezza, perché ad essere debole, nella coppia come nella società, eventualmente è la donna. L’uomo deve proteggere moglie e figli. Per un verso o per l’altro entrambi, donne e uomini che uccidono i figli, trasgrediscono la regola che li lega alle convenzioni sociali. Cosa possiamo fare perciò per prevenire questi delitti?

1] Bambino ucciso dal padre. Lui uccide la moglie e poi uccide il figlio e si suicida. Non accettava la separazione.

2] Bambino ucciso dal padre. Lui aveva ucciso anche la moglie e poi si è suicidato. Non accettava la separazione.

3] Bambino ucciso dalla madre che poi si suicida.

4] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

5] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

6] Bambino ucciso probabilmente dalla madre. Non tollerava la separazione. Poi si suicida.

7] Bambina uccisa dal padre. Non sopportava l’idea della separazione. Poi ha tentato il suicidio.

8] Due bambini uccisi (assieme alla madre) dal padre. Voleva liberarsi del peso familiare. 

9] Bambina bruciata viva dal padre. Era un violento. Si è dato fuoco anche lui.

10] Bambino ucciso dal corteggiatore (respinto) della madre. Ritorsione.

11] Bambino ucciso dalla madre. Il marito aveva un’altra donna. Lei poi ha tentato il suicidio.

12] Bambina gettata dalla madre nelle fogne. Voleva liberarsi di lei. La bambina è sopravvissuta.

13] Due bambini uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

14] Bambino ucciso dalla madre. Ha tentato di uccidere anche un’altra figlia. Parlano di “raptus” di follia. 

15] Due bambini bruciati/uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Il padre è sopravvissuto alle ustioni.

16] Due bambini uccisi dalla madre. Li ha buttati dalla finestra. Parlano di raptus di follia.

17] Bambino ucciso dal padre. Parlano di raptus di follia. Il padre si suicida.

18] Bambina accoltellata dalla madre. Parlano di raptus di follia. Poi tenta il suicidio. Sono sopravvissute entrambe.

19] Bambina uccisa dalla madre. Attraversava un momento “difficile”. Poi si è suicidata.

20] Bambina ridotta in fin di vita dalla madre. L’ha massacrata di botte. E’ sopravvissuta.

21] Bambina uccisa dalla madre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

22] Bambina accoltellata dalla madre. Aveva litigato con il marito. La bambina è sopravvissuta.

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#Femminicidio: perché lei non lascia il suo carnefice?

L’ultimo femminicidio di cui parla la cronaca ha per protagonisti un uomo e una donna i cui trascorsi erano già noti. Tiziana aveva già denunciato per maltrattamenti il marito e Antonino, armato di pistola, dopo l’ennesimo litigio, secondo quel che riportano i media, l’avrebbe uccisa e poi si è suicidato. Molte testate riportano il comunicato del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria che lamenta la grossa quantità di suicidi tra gli agenti impegnati in quella professione. Cosa c’entri il comunicato, la statistica sui suicidi con questo femminicidio non si capisce. Non so se il sindacato abbia avuto l’accortezza di comunicare qualche parola anche sulla donna vittima dell’assassinio ma, di sicuro, una analisi sui suicidi delle guardie nelle carceri può essere adeguata a misurare il loro stress, prima che lo stress di chi in quelle carceri è rinchiuso, è adeguata anche a verificare quali potrebbero essere le strategie preventive affinché queste guardie non tornino a casa a sfogare il proprio malumore, ma dubito che questo c’entri con i maltrattamenti e con il delitto di per se’.

Tante sono le persone stressate per lavoro o per qualunque altra ragione ma questo non giustifica la cultura del possesso che anima le loro gesta. Uccidere la moglie, prima di suicidarsi, denota l’atteggiamento di chi sente quella donna come proprietà. Sei mia e di nessun altro. Ti uccido piuttosto che accettare una separazione. E tutto ciò succede includendo tutte le contraddizioni del caso.

La domanda che viene spontanea è: perché dopo la denuncia per maltrattamenti quell’uomo stava ancora con la moglie? Perché lei non se ne è andata? Perché lui non è stato allontanato? Cosa ha tenuto assieme quella coppia dopo i maltrattamenti e le denunce? La denuncia era stata ritirata oppure no?

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L’ultimo appuntamento

È finita. Hai lo strascico da viverti. Lo fai a volte con prudenza e altre rimettendoci la vita. Chi non ha incontrato, per l’ultima volta, a distanza di tempo, l’ex, per rifarci sesso, per verificare lo stato di guarigione dal lutto, per concludere o riaprire altri capitoli di pelle? Io l’ho fatto, a mio rischio e pericolo, perché pensavo di essere in grado di controllare la situazione. Immaginavo di influire sui suoi comportamenti grazie alla mia vicinanza, la mia disponibilità, al sesso. È l’ultima volta, o forse la penultima. Comunque anche se ti dico di no, ho voglia di rivederti anch’io. Mi piace sentirmi corteggiata, voluta, desiderata, anche se nel modo malato che tu mi dedichi, perché il momento di rottura di una relazione è un lutto anche per me. Perché anche se ti ho lasciato io e so che hai un brutto carattere, il mio lutto mi fa sentire sola, devo vincere la co-dipendenza e mi serve capire che in ogni caso tu ancora mi vuoi.

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#CulturaDelPossesso: Mio o di nessun altro (di figli uccisi e dintorni)

Più vengono fuori le notizie attorno all’ultimo delitto compiuto da una donna che ha ucciso prima i due animaletti che si portavano dietro, poi, a colpi di pietre, il figlio e poi si è lanciata da un dirupo, e più mi rendo conto che i contorni che si delineano sono esattamente, in qualche modo, identici a quelli che possono essere visibili quando un uomo compie un femminicidio. Al di là del fatto che insistere con la questione della “depressione”, ponendo uno stigma che riguarda tantissime persone che di fatto non uccidono nessuno, mi sembra solo un modo per dire a se stessi che le persone “normali” no, non potrebbero fare queste cose, impedendo così a chi lo vuole di cercare una risposta preventiva su una faccenda che presenta anche ragioni culturali, ma poi continuo a chiedermi quanto, nella foga di trattare la questione solo quando sono i padri ad uccidere i figli, la rimozione contribuisca a rendere invisibile un fenomeno che invece andrebbe messo in luce.

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#CulturaDelPossesso: madri e padri che uccidono i figli!

I figli sono di chi li ama e non di chi li fa. Questo è un concetto che dovrebbe entrarci in testa e non dovremmo abbandonarlo proprio più. Perché i genitori di “sangue” non è detto che siano il meglio per i figli o non è detto che lo siano tutti e due. C’è una cultura del possesso che riguarda in linea diretta il rapporto genitori/figli che è altrettanto deleteria rispetto a quella che miete vittime tra le donne e gli uomini che non tollerano di essere lasciat*. I figli diventano strumento di ricatto e diventano anche il prolungamento e l’oggetto di sfogo delle angosce che riguardano gli adulti. In questi giorni si era parlato di un padre che aveva accoltellato una figlia di 8 anni e giustamente si ricordavano altri padri che nel tempo hanno fatto lo stesso, ma il quadro non è completo, non lo è.

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James Hillman ha sempre ragione

Bollettino di Guerra mette in rassegna la notizia di un delitto che riguarda un tale che ha ucciso sua moglie. Condivido qui, a questo proposito, un post, dal Tumblr Maitresse A Penser:

Mentre inforno la pizza, fatta con sapienti manine di donna, ascolto distratta il TG Regione, regione Piemonte per essere precisi.

La giornalista, anche lei un po’ distratta, legge, con lo stesso trasporto con cui leggerebbe la lista della spesa, di una donna uccisa dal compagno nel cuneese: “un altro femminicidio”.

E adesso che abbiamo etichettato l’ennesimo omicidio di una donna con il suo bel nome speciale, possiamo passare senza indugio alla fiera del bue grasso di Carru’.

James Hillman diceva che ogni volta che si crea una legge in difesa di una categoria, di fatto, si stanno negando i diritti della stessa.

Non mi pare che da quando abbiamo adottato questo macabro neologismo la situazione delle violenze sulle donne sia migliorata.

Certo i politici, e le politiche, di turno si riempiono la bocca con questa parola cosi’ rotonda: FEM MI NI CI DIO.

Pensate che bell’effetto pronunciarla scandita davanti alle telecamere della TV.

Inasprimento delle pene per chi commette il neonato reato di Femminicidio, come se uccidere un essere umano, di qualunque genere, non fosse gia’ la cosa piu’ grave in assoluto.

La risposta politica a cio’ che avviene fra le mura delle case italiane e’ una parola nuova per Wikipedia.

Non sarebbe stato meglio investire sull’educazione invece che sull’inasprimento della pena, che non sembra essere un deterrente per nessuno?

Educare le donne a pretendere, come requisito essenziale di una relazione, il rispetto.

Perche’, cara giornalista distratta del TG Regione, gesti come questi non vengono dal nulla, “inspiegabili motivi”, ma sono il frutto di anni di abusi taciuti.

La pizza era buonissima, croccante fuori e morbida dentro.

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Assassini per cultura del possesso e fobia per i padri

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Avete presente shock economy? E’ un libro e un documentario che parlano della maniera in cui uno shock, un evento traumatico, difficile da accettare, lascia le persone in balìa di autoritarismi che possono incidere negativamente sul piano economico e sociale. Lo stesso avviene quando un evento di cronaca, un fatto molto violento, in special modo se riguarda i bambini, induce indignazione, coinvolge emotivamente. La principale reazione è la perdita di lucidità, come fosse un lifting che appiattisce le rughe mentali, quelle che ti sei guadagnat@ con la maturità e l’esperienza, e con quelle perdi la capacità di guardare laicamente alla complessità, perdi l’empatia, la visione d’insieme, la capacità di sintesi, la funzione associativa, e quel che resta è la rabbia cieca e una gran voglia di affidarsi a regole forti, autoritarismi, linciaggi collettivi, uomini forti, tutori che attenuino le fobie e risolvano il problema alla radice.

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