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Questioni precarie di un certo.. peso!

Qui al Villaggio, Con un po’ di colleghi e colleghe, si chiacchiera di tante cose e una di queste riguarda i corpi delle donne. Grassi, magri, alti, bassi, pelosi, privi di peli, con cellulite o senza, con carne o tutt’ossa, con smagliature o levigati, come volete, come vogliamo. Quel che è vero è che ciascuno sta bene nella propria pelle se la sente propria. Non c’è una religione a proposito della carne perché puoi averne tanta e starci bene dentro o puoi averne poca e starci bene uguale. Purché tu stia bene, purché tu ti senta bene.

C’è una ragazza, qui, una collega che al buffet la vediamo tutti che prende quasi niente da mangiare e poi però si ingozza di cose stravaganti, in solitudine, quando pensa che nessuno la veda. Non è bulimica, o non credo che lo sia perché sta bene, mi pare, non vive isolata dal mondo, ha una vita densa di impegni, sta tutta la giornata a correre e dati i ritmi che teniamo quaggiù sta anche bene che lei rubi dei momenti per abbuffarsi, che poi è una cosa che a turno stiamo facendo un po’ tutti. Prendi e mangi quando hai tempo, cose che non siano rimanenze di buffet o rimanenze servite al buffet e spacciate per pietanze nuove.

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Silenzio, non esisti!

La ragazza delle pulizie dalle mani morbide. Dopo che le hanno fatto pulire il mattone per farlo brillare stamattina lo hanno cambiato per metterne uno nuovo sul quale il direttore non potrà inciampare. E quando hanno finito di cemento e lavori la ragazza ha dovuto pulire. Ancora.

Un bambino, dei nuovi arrivati, che resta appena una settimana e lo perdo domenica, si annoia parecchio, ci sono pochi amici, pochi bimbi, perché l’aria è di chiusura stagione e quei pochi bimbi che sono qui sembrano malinconici come i genitori che scelgono le vacanze a settembre per tornare nelle loro città piovose, dai climi già freddi, e sfoggiare una abbronzatura che al bimbo sai che gli frega, se pensa che ora i suoi compagnetti sono per le strade o forse quasi a scuola e lui invece è qui a guardarmi con un interrogativo stampato sulla faccia per chiedermi e ora? che si fa? che ci fai fare?

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Vuoi dimagrire? Vieni al lager vacanze!

La vita è breve e si fa quel che si può. Dopo un primo pomeriggio trascorso a leggere le avventure di pelo della trombatrice precaria, sono tornata sul pianeta dello sfruttamento occasionale, quello che se c’hai l’occasione scappi e vai veloce senza guardarti indietro.

Di sabato il clima un po’ si ravviva e chi viene qui è tutto preso da questa foga di perdere due o tre chili in dueoredue, facendo ogni esercizio ginnico esistente, dagli addominali per averci la tartaruga anche sul cervello, al gambe/glutei/braccia che si pensano che fare hop hop per una giornata elimini le cose pendule, agli attrezzi che ti stirano la schiena che è una bellezza e poi ti viene l’ernia perché se carichi 50 chili a freddo la prima volta ci resti secco, a qualunque altra cosa possibile. Dato che mi pare che il dimagrimento sia uno degli obiettivi vacanze vorrei dunque parlarvi di una speciale cura che vi mette in condizioni di perdere chili e chili e vi fa asciuttissime/i come se foste passati/e dallo sgrassatore.

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Le precarie e l’età della fecondità

Stamattina è arrivata una famiglia con otto figli. Tutti spesati nel villaggio turistico. Metà di questi saranno destinati a me nel miniclub, l’altra metà andrà in giro a fare altro e l’unica ragazzina della famiglia starà religiosamente assieme alla mamma. Perché fare figli maschi uno dopo l’altro per avere la femminuccia, ovvero la dama di compagnia per la madre, pare sia una prassi riconosciuta in alcune zone d’Italia. Così come fare tante figlie pur di avere il figlio maschio per garantire la continuità del cognome del padre.

Questa cosa del cognome andrebbe a lungo dibattuta perché trovo increscioso che ancora oggi in Italia le donne spariscano fisicamente dall’esercizio genitoriale. Nasce un figlio e la madre non lo chiama, non c’è, non esiste, ed è lo stesso trattamento che viene garantito a chi viene considerata ne più e ne meno che un contenitore.

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Le ferite degli uomini

C’era un uomo che io avevo apprezzato e amato nonostante lui pensasse di se’ (lui e non io) che fosse brutto e grasso. In realtà era un cripto/macho che desiderava emulare un modello di mascolinità i cui panni non era in grado di indossare, perché non era bello a sufficienza per farsi perdonare toni da bullo e perché per farsi accettare doveva usare altri strumenti. L’intelligenza, la sensibilità, l’amicizia, il rispetto, la comicità. Tutte cose comprovate ma spesso forme di dissimulazione di stronzaggine che non riusciva a esprimere se non con un veleno acido ostile e stantìo che colpiva poi giusto quelle che lo amavano per ciò che era.

Odiava le donne, quelle ragazze che lo avevano rifiutato e avevano invece scelto stronzi forse pure maneschi. Perciò non riusciva neppure ad essere solidale con le donne che subivano violenza ché pensava in fondo “ben le sta… hai scelto lui e non me…”. In ogni donna vedeva quella che aveva scelto una merda d’uomo invece che lui e non si rendeva conto che lui finiva per diventare merda tanto quanto perchè le forme di violenza che puoi usare sono tante. C’è quella psicologica, di quando fai subire alla tua partner la tua insicurezza e il tuo livore e non è certo di livello inferiore all’altra fisica.

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Sono una badante e lei se l’è fatta addosso

La bambina ultraottantenne che ho in custodia la mattina si è fatta la pipì addosso. E’ la prima volta che le capita da che ci sono io. Stava lì seduta sulla sua poltrona a guardare una tivù che è vero un po’ è da farsi addosso. Un po’ d’urina talvolta la stimola anche a me.

A un certo punto ho visto gocciolare e lei non s’era accorta. Così le ho chiesto di venire su con me che la portavo in bagno. Continuava a chiedermi perché. “Non devo andare” – mi diceva. Non ho potuto fare a meno di dirle che fosse necessario farci belle e profumarci e poi potevamo andare a passeggiare vicino al suo balcone. Così s’è resa conto e ha cominciato a toccarsi i pantaloni e poi la faccia per nascondersi per la mortificazione.

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Se sesso corrisponde a possesso (che palle la monogamia!)

Ho un grave difetto, l’ironia. E’ la parte più intima di me. Il mio lato oscuro. Ridicolizzo tutto. Se un uomo non è in grado di reggersi dopo la mia radiografia m’ha perso prima di trovarmi.

C’è stato un tempo che perciò mi sentivo in colpa, sebbene fossi stanca di facce lugubri e modalità seriose. Ché un’espressione cupa mi induce a spalancare le finestre. Il riflessivo mistico lo spettinerei. Il bel tenebroso al buio diventa trasparente. Il timido e sensibile dovrà smetterla di prendersi sul serio.

Qualcuna mi diceva “sei spietata”. Orribile. Cattivissima. E io chiedevo: ma me l’ha prescritto il medico che devo fare terapia consolatoria a chi non sa stare al mondo? E a me chi m’aiuta? M’ha visto in faccia scritto “balia”? Una figlia già ce l’ho. Se ne volessi un altro lo farei.

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Nei villaggi vacanze non si fa politica

Lui lo chiameremo Pleasure, per gli amici Sure. Incontrato e toccato ieri notte. Una lieta parentesi nel bel mezzo di un luogo che non mi piace e che abbandonerei subito se non fosse che ho bisogno del lavoro e dei soldi che spero mi daranno (presto).

Ho fatto ai miei colleghi la proposta che mi ha regalato una amica per fare satira sulla sfilata della miss bellezza del villaggio che andrà in scena questo fine settimana. Non l’hanno capita moltissimo ma siamo riusciti a trovare un compromesso. Eleggeremo miss qualunque cosa a seconda del nostro umore e del nostro ideale parodistico. Anche se non possiamo politicizzare niente perché, mi hanno detto, “qui non si fa politica”.

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Il piacere è tutto mio!

Avevo detto che l’avrei cercato e lo sto facendo. Il mio oggetto del desiderio, uno che mi piaccia e mi ecciti.

Prove di sensi. Li ho guardati mentre mangiano. Chi sbrodola, chi slurpa e produce rumori incasinatissimi. Raramente vedi quello che usa le labbra per afferrare il cibo. Senza inondazione di saliva, senza mandibole in rotazione. Movimenti lenti, asciutti, sensuali.

Li ho guardati mentre si muovono, spesso sgraziati, ciondolanti, a lasciarsi cadere sulla sdraio come sacchi di patate, e passargli accanto è una esperienza traumatica perché, diciamocelo, questi uomini spesso puzzano e per me l’odore è fondamentale.

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Traballare sfilando e le prove dei sensi

Siamo a venerdì e i ritmi di questo villaggio vacanze sono scanditi dagli arrivi e dalle partenze degli ospiti. I preparativi per la grande sfilata delle aspiranti miss bellezza del villaggio fervono.

Mi hanno parlato di alcune prove da sostenere. Ci sarà la prova della maglietta bagnata, quella bikini, quella di “intelligenza” (ah ah… che vuoi che gli freghi a questi qui dell’intelligenza delle donne), quella “artistica”.

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