Al piano di sopra s’è trasferita una famiglia nuova. Lui, lei e un bambino. Di lui non si sa niente, di lei più o meno tutto quello che trasuda dalle pareti che non isolano nulla.
Urla da mattina a sera, sta zitto Piero (e faccio finta che il bambino si chiama così), non muoverti Piero, e mangia Piero, e sbrigati Piero e vaffanculo a Piero che secondo me tra strepiti e intimidazioni è lì a unire uno ad uno le lenzuola per scappare da quella prigione.
Li incontro all’ascensore, lei un po’ triste, sbrigativa, ché deve avere una vita un po’ di merda, il bimbo ben vestito, curato, sembrerebbe tutto a posto. Vivace, si, molto vivace. Non sta fermo un attimo. E allora penso che lei provi un po’ a tenerlo quieto mentre lui spera di conquistare il mondo con l’energia che ha.
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