Culture, Vedere, Violenza

Misogino, violento con la ex, femminicida, cacciatore di “streghe” negli Usa

Roxanne Houston scompare misteriosamente da Taos, New Mexico, nel 2014, dove si era trasferita con il suo ragazzo dal Colorado. Si era inserita in una comunità di persone tranquille, un gruppo di persone ai margini ma solidali tra loro, a cui dava una mano e da cui era più che benvoluta. Credeva nel potere della terra, la religione wiccan, nulla a che fare con la stregoneria. Prima di sparire venne a contatto con Ivan Cales, uno che massacrava la ex moglie la quale era dovuta fuggire coi figli per timore che lui la uccidesse. Un misogino fatto e finito che dopo un alterco con l’uomo che abitava il terreno in cui la roulotte di Cales non era più gradita, lui non lo era, perché inquietante, con una pistola, per nulla incline al rispetto dei vicini, ha pensato bene di prendersela con la Roxanne, inquilina che tra l’altro stava per tornare in Colorado.

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Donna transgender: per il Texas la sua sparizione conta meno

Kimberly Avila, che i media americani si ostinano a chiamare Ramiro, è una donna transgender ed è una delle centinaia di migliaia di missing person che nel Texas diventano meno importanti se nativi americani, afroamericani, latini e transgender. Nel suo caso le è stata imputata la “colpa” di essere una sex worker e dunque di essersela andata a cercare, in più ne è derivato un caso di criminalizzazione della sua famiglia, delle persone transgender e sex worker che secondo la polizia non sarebbero stati disponibili a “collaborare” sebbene poche settimane prima della sparizione della donna il quartiere in cui lei lavorava fosse stato oggetto di un raid punitivo con arresti mirati proprio contro le sex worker e le transgender. La cultura punitiva e stereotipata, piena di pregiudizi e sessista e transfobica è talmente alta che la famiglia di Kimberly si è vista strappare perfino i volantini di ricerca affissi per le strade per chiedere informazioni circa la sua sparizione. Se sei donna transgender e sex worker dunque non meriti nulla.

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Sara di Pietrantonio: stalking preludio di femminicidio

Sara di Pietrantonio è stata uccisa a Roma nel maggio 2016 dal suo ex Vicenzo Paduano. Prima nota: quado si parla di femminicidio è orrendo pubblicare la foto dei due abbracciati e sorridenti. Non rappresenta nulla di ciò che è successo. Evitate. Seconda nota: la sentenza definitiva di condanna per Paduano, come ricorda l’investigatrice, nel documentario Ossi di Seppia, parla anche di stalking come elemento comprovante la premeditazione che gli costa l’ergastolo. E’ la prima sentenza che mette in relazione le due cose ed è importante in termini culturali.

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Stalking: controllo e paura per le vittime

Lo Stalking è una delle forme di violenza più sminuite in assoluto in moltissimi stati occidentali. Negli Stati Uniti risolvono con un ordine restrittivo che viene costantemente violato e dato il sistema giudiziario fallace anche se c’è una violazione di tale ordine lo stalker viene subito rilasciato su cauzione. E’ così che si autofinanzia il sistema penale degli Usa, con i soldi dei carcerati. Perciò i poveri restano in carcere e i ricchi sono a spasso.

In Europa non va molto meglio, solo di recente per noi è stata approvata una legge che però ha delle falle perché lo stalking non viene visto come il preludio di qualcosa di più grave. Si passa dal “Ignoratelo” al “forse hai fatto qualcosa per incoraggiarlo” al “se non commette una azione davvero criminale (uno stupro o un femminicidio) non possiamo agire… abbiamo le mani legate”. Dunque si chiede alla persona che denuncia lo stalking di dimostrare attraverso copie di mail, messaggi, foto, video, roba seria, gravissima, non equivoca, che lo stalking si sta compiendo.

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Contrattacco maschilista: l’ex marito violento e la “nuova” compagna complice

Deborah Smarrella

Fine anni novanta, quando gli antifemministi hanno reso alle donne più difficile divorziare e ottenere la custodia dei figli. Negli Usa ottengono anche che i diritti di custodia siano estesi ai nonni, come vorrebbero fare qui, e i risultati si vedono. Le cronache statunitensi sono strapiene di delitti compiuti dall’ex marito o dal padre della ex moglie.

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Aurelia e il femminicida bugiardo

Aurelia Laurenti viene uccisa dal compagno Giuseppe Forciniti il 25 novembre 2020, in provincia di Pordenone. La sua storia è la prima della nuova serie di Amore Criminale e sono lieta di non aver dovuto vedere sfilare i difensori del femminicida tra gli interventi. Coraggiosi e meravigliosi i familiari che hanno donato questa storia che può insegnare ad altre qualcosa che permetta loro di trarsi fuori da relazioni rischiose prima di essere uccise.

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Cinzia e il femminicida che scarica colpe sulla vittima

Cinzia Fusi viene uccisa a bastonate dal suo ex compagno Saverio Cervellati, nel 2019, in provincia di Ferrara. La sua storia è raccontata, con dovizia di dettagli, dalla puntata di Amore criminale. Al termine della relazione lei tenta di recuperare spazio, di trarsi dall’isolamento in cui lui l’ha cacciata per poter vivere con lei unrapporto esclusivo fatto di possesso e gelosia. Quando lei sta per liberarsi lui la uccide, poi si consegna ai carabinieri dando una versione che viene smentita dagli inquirenti.

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Francesca, il suo femminicida invoca l’infermità mentale?

Giuseppe Gualtieri, nel dicembre 2018, a Davoli (Catanzaro), uccide l’ex moglie Francesca Petrolini e Rocco Bava, il nuovo compagno. La storia è narrata in una puntata di Amore Criminale.

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Janira e il femminicida vittimista e parassitario

Alessio Alamia uccide Janira D’amato, 21 anni, nel 2017, a Pietra Ligure. Potete vedere il racconto della storia di una puntata di Amore Criminale. Lei l’aveva lasciato, lui faceva il vittimista parassitario, come dicono in trasmissione, però la ragazza dopo tre anni di violenze psicologiche e ricatti emotivi riesce a sganciarsi e sceglie di continuare con la propria vita, gli amici, nuove conoscenze, di seguire la sua passione, seguendo un corso di pasticceria che la porterà a viaggiare per crociere.

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Alessandra e il femminicida molesto

Luca Falchetto, a Pastrengo, nel 2016, ha ucciso Alessandra Maffezzoli, ne parla una puntata di Amore criminale che tra le tante pecche ha anche quella di dare spazio alla “difesa” di uomini che sono già stati condannati per femminicidio. Mi suona come una sorta di giustificazione al carnefice e un victim blaming post sentenza. Anyway.

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Contrattacco maschilista: poliziotto uccide donna incinta per non pagare gli alimenti

Jennifer Webb era una giovane ragazza rimasta incinta e che stava portando avanti la gravidanza serenamente.

Un bel giorno, nel 2012, Buena Vista, Saginaw County, Usa, trovano il suo corpo su una strada, come se si fosse impic.cata.

C’era anche una lettera che lei avrebbe scritto per giustificare quel che aveva fatto. Nessuno però sembra credere a questa versione. Si pensa sia stata uccisa.

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Contrattacco Maschilista: se non riesci ad acchiapparli li chiami “serial killer”

Kenneth Bianchi e Angelo Buono furono definiti serial killer, solo perché dopo le prime uccisioni di giovani sexworkers afroamericane ampliarono il raggio d’azione a “brave ragazze” bianche (incluse minorenni) del ceto medio. Non fosse stato per quello non se ne sarebbero mai accorti. Conosciuti come gli strangolatori di Hillside, Los Angeles, furono utilizzati dai media per terrorizzare donne sole e di strada. In realtà non dipendeva certo dal mestiere che facevano o dal luogo in cui le donne si trovavano, perfino in casa propria. Così alla fine dovettero definire il concetto di serial killer per spiegare il perché questi due carnefici avevano variato la scelta delle vittime (comunque sempre donne) e offeso la parte salda della bianca società borghese. I patriarchi istituzionali non vedevano l’ora di fargliela pagare e mentre Bianchi fingeva di avere personalità multiple, per cui solo una di quelle poteva essere giudicata in tribunale, l’altro finse di essere un bravo imprenditore fino alla fine.

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Contrattacco maschilista: il pastore poligamo e femminicida

Joy Risker è stata uccida da Sean Goff, a San Diego, fine anni novanta. Il corpo della donna viene ritrovato solo nel 2003 e lui viene condannato nel 2006. Il tizio si definiva “pastore” e in nome della “fede” aveva messo su una piccola setta poligama, in cui lui era il padre padrone e le sue due mogli facevano da schiave riproduttrici.

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Contrattacco maschilista: l’avido ex marito e il femminicidio

Heather DeWild scompare nel 2003 in Colorado. L’ultimo avvistamento risale al momento in cui l’uomo, Daniel, da cui intendeva divorziare le aveva chiesto di andare da lui. Poi lui dichiarò che lei aveva lasciato i figli e forse era andata via con un altro.

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