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L’immaginario erotico vissuto con senso di colpa

Attenzione, questo testo parla esplicitamente di stupro

[Teniamo a precisare che dare spazio a questa narrazione non significa minimamente legittimare chi strumentalizza un racconto come questo per dire che dunque alle donne piacerebbe essere stuprate. Non è così. I gusti sessuali di dominazione/sottomissione sono cosa consensuale e ancora di più le fantasie sono semplici fantasie. Se non vi piace leggerne passate oltre. Grazie.]

 

Lei scrive:

Ciao Eretica.
Ho già scritto alla pagina, ma per un argomento completamente differente. Quello di cui sto per parlare è un tema scomodo, a tratti vergognoso, ma che penso vada portato alla luce e sviscerato senza pregiudizi.

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Il potere dei soldi, tra autodeterminazione e oggettivizzazione

A proposito dell’eterno dibattito su quel che è autodeterminazione e oggettivizzazione, quando c’è di mezzo la dimensione sessuale delle donne, c’è un post sul sito EveryDayFeminism in cui si tenta di rappresentare la discussione e le contraddizioni in vignette che possono essere un buon punto di partenza, un perfetto spunto di discussione.

Il post descrive il fatto che, nell’ambito del lavoro – e io estenderei il discorso ad ogni lavoro possibile – parlare di libera scelta è complesso e per quanto sia chiara la distinzione rispetto al fatto che è il potere del denaro a farti fare scelte obbligate, il punto è capire quel che va fatto per rendere più semplice la vita a soggetti che altrimenti sarebbero senza diritti. Nel caso del sex work, per esempio, le sex workers affermano il diritto alla libera scelta o, in caso contrario, dicono che sicuramente lo fanno per soldi ma che come per qualunque altro lavoro vorrebbero godere di pari diritti rispetto a qualunque altro lavoratore. Diritti che non possono essere garantiti se si riduce in clandestinità un lavoro comunque esistente. Perché la pressione economica non si elimina vietando una professione ma decriminalizzandola, vale a dire consentendo di fare quel tale lavoro senza rischiare la prigione, e creando le condizioni sociali ed economiche affinché chi oggi sceglie il sex working per guadagnare domani potrà scegliere altro. [Read more…]

No sesso di gruppo: non perché non si deve ma perché non mi piace!

imagesLei scrive:

Ho ventidue anni e credo che la cosa più importante per la vita di una persona sia la libertà. Per me il femminismo è questo. E’ libertà di amare, vestire, stirare, scopare, essere. Non credo che si debbano porre limiti alla vita degli altri, credo che i (pre)concetti di giusto e sbagliato ci annebbino e non facciano altro che renderci progressivamente più lontani. Ieri sera, due ragazze e tre ragazzi, la mia amica, un ragazzo che conosco un po’, uno che mi piace abbastanza e uno che non ho mai visto. Beviamo e parliamo in una taverna, c’è un camino.

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Faccio lo spogliarelllista: nessuna crociata per l’uso del mio corpo?

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Sono Mike, ho 28 anni e faccio lo spogliarellista. Lavoro in un locale gestito da una donna. È lei la manager ed è lei che decide quel che dobbiamo fare. A volte lavoriamo in gruppo o uno alla volta. Possiamo sperimentare nuovi costumi di scena e nuove coreografie ma l’obiettivo è quello di eccitare le donne. Esistono anche gli spogliarellisti per locali gay ma io non ho mai lavorato lì.

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Il mio compagno ama essere picchiato da me

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Odio restare umida. Subito dopo un rapporto sessuale ho la necessità di ripulirmi, asciugarmi, perché non ho voglia di sentire sulla pelle nulla di così appiccicaticcio. Così il mio partner dirige i suoi liquidi altrove. Il fatto che io non nutra una particolare passione per lo sperma ha offeso alcuni uomini con cui ho avuto storie in passato. Dicevano che era come se ne rifiutassi l’essenza. L’essenza di un uomo espressa con gli spermatozoi. Una visione ridotta di sé che meriterebbe una seria analisi sessuale e antropologica.

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Sesso e lividi: perché vuoi censurare i miei desideri?

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Lei scrive:

Ciao Eretica, sono una ragazza a cui piace il dolore, finché è sopportabile sia chiaro, mi fa sentire viva, per quanto possa sembrare sarcastico ho bisogno di ricordarmi di essere viva. È una cosa insolita è vero, ma per una ragazza che in passato ha fatto boxe per 2 anni, non dovrebbe esserlo.

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Lo stupro e l’omertà

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Lei scrive:

30 anni dopo…

Leggo distratta il suo nome su Facebook, un amico e’ diventato suo amico.
Eppure, mi dice qualcosa, forse lo conosco, stessa citta’ natale, stessi amici…

Ritorno al mio quotidiano, e all’improvviso mi ricordo.

Eravamo stati insieme meno di un mese, poche settimane di cui una passata a Londra. Cosa avrei dato per andarci anche io, per me neo 15enne naïf e romantica Londra era un mito…

Il resto del tempo era stato solo un incalzare di richieste di 18enne assetato di sesso che non avevano trovato seguito. Non ero pronta, totalmente inesperta e totalmente inibita. Era fin troppo evidente che non volevamo le stesse cose. Mi aveva quindi scaricato senza problemi ma senza lasciare tracce.

La storia sembrava serenamente finita li’. E invece, un mese dopo ci incontriamo in radio. Lui mi chiede se posso aiutarlo a cercare dei dischi nell’archivio. Lo seguo, da adolescente felice che pensa a un ritorno di fiamma.

Mi si butta addosso senza troppi preamboli, mi strappa la camicia, il reggiseno. Svicolo, mi stringe il collo, mi chiude in un angolo. Dietro di me c’e’ un vecchio filo elettrico piatto inchiodato alla parete. Toccando i chiodi con la pelle sudata si prende una leggera scarica. Leggera ma dolorosa. Ogni volta che mi si butta addosso la sento. Cerco di non farglielo capire, e cerco di spostarmi. Mi allunga su un tavolo, e cerca di salirmi sopra e di sbottonarmi i jeans. Sono esausta ma non cedo.

Urla, le mie.

Omerta’, i suoi amici. La vigliaccheria di quello che capisce benissimo cosa stia succedendo negli archivi della radio della parrocchia dei tal dei tali, ma preferisce mettere un casco a tutto volume sulle orecchie di padre Giovanni per non fargli sentire le mie grida piuttosto che venire ad aiutarmi.

Altro che cavalieri e principesse…
Ma io non sono una dolce pulzella esile, e non porto mai la gonna. Mi difendo ancora come posso.
I miei jeans diventano zuppi e collosi di sudore e si trasformano in una corazza.

Minacce, preghiere, suppliche non servono a niente, ma finalmente qualcuno entra di colpo nella stanza, una folata di vento che ricompone tutti i pezzi della scena e lui se la svigna colpevole e infuriato.

Ora e’ li’ sul mio schermo.
Dalla foto sorride al sole, il tempo e’ passato anche per lui ma è ben riconoscibile.

Basterebbe un clic per ricontattarlo e provare a chiudere il cerchio, chiedergli perché, perché io, perché quel giorno li’, cosa scatta nella mente umana per trasformare una persona in una bestia… Ma in realtà mi piacerebbe solo dargli un calcio nelle palle e dirgli “Ti ricordi ? Era il giorno di S Anna del 1980”

Avrei dovuto denunciarlo, ma erano i tempi in cui la violenza sulle donne si misurava in centimetri, e perchè, in fondo, immaginavo il giudice dire « … il fatto non sussiste ».
Aveva creato attorno a me un’incredibile aura di ninfomane, (io ?!?) ma questo lo avrei scoperto anni dopo, e mi chiedo perché, sbuffonate tra amici o preparazione di un alibi se la cosa si fosse risaputa…

C’era anche lui nel mio passato, ma lo avevo rimosso.

Dopo aver scritto questo post, e’ lui che ha rimosso me, oscurandomi su Facebook rendendosi invisibile.
Si e’ nascosto.
Il mio calcio nelle palle, sebbene virtuale, gli e’ arrivato.

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Come può, un uomo, difendersi se lei parla male di lui?

Sergio è un insegnante di musica. Suona il pianoforte. Ha 56 anni. Insegnava a ragazzini ma anche a persone adulte. Una delle sue “alunne”, più che maggiorenne, un giorno le confidò di avere una cotta per lui. Lui dapprima rimase impassibile e rispose di non ricambiarla e poi iniziò a pensare a lei senza più smettere. Si innamorò dell’innamorata. Forse per narcisismo e perché gli piaceva essere adorato da una splendida 24enne o forse, semplicemente, perché voleva darsi una possibilità. In fondo era un bell’uomo, con una separazione alle spalle, niente figli e una vita ricca di interessi. Non gli mancavano le possibilità di incontrare qualcuna di cui innamorarsi ma lei era così talentuosa, intelligente. Cominciarono a vedersi in altri orari. Lei arrivava verso le cinque del pomeriggio e andava via intorno alle sette, sette e mezzo. Facevano l’amore, parlavano, ridevano, non c’era nulla di sbagliato. Poi a lui venne la bella idea di vederla in altri orari. Voleva portarla a cena, a vedere un concerto, voleva che lei facesse a tutti gli effetti parte della sua vita. Scoprì così, per via della ritrosia della ragazza ad accettare inviti, che lei era fidanzata e che probabilmente si sarebbe sposata nei mesi successivi, o tra un anno. Così Sergio diventò l’amante delle cinque, ormai dipendente da lei e intenzionato a farle cambiare idea. Chissà perché ma quando pensi di perdere una persona la ami ancora di più e non vuoi altro a parte che farle piacere.

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