Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Fame da morire: adolescenza

Se nell’infanzia la mia famiglia continuava a insistere affinché il cibo colmasse ogni c’è genere di vuoto, nell’adolescenza la mia ribellione divenne il rifiuto. Giornate intere senza toccare cibo, o mangiando solo una mela, l’ossessiva attenzione al peso indicato sulla bilancia, fino al crollo con abbuffate di qualunque cosa trovavo in giro.  Quello che odiavo erano gli odori emanati dei cibi cotti da mia madre, tentavo di sfuggirgli ma non potevo mancare di sedere a tavola quando c’era mio padre ed era difficile rifiutare il cibo. La questione importante ovviamente non era il cibo ma il fatto di non riuscire ad avere il controllo sulle imposizioni dominanti e violente di mio padre e sui ricatti emotivi di mia madre. Tenere sotto controllo il peso mi dava l’illusione di poter controllare anche il resto. Non era così. In ogni caso ad ogni mia abbuffata seguiva una pratica compensatoria e mi consumavo caviglie e ginocchia saltellando e scalando qualunque cosa per consumare calorie. Non c’era gioia né serenità in questo. Non lo facevo per il piacere di muovermi ma solo perché il mio corpo non era come lo volevo. Pesavo il giusto ma allo specchio mi vedevo sempre grassa e pare che questo sia frequente in chi soffra di disturbi alimentari. Più mi allenavo e più i muscoli crescevano e questo non andava bene perché avrei voluto scomparire, essere longilinea e quindi priva di muscoli. Volevo che si vedessero le ossa e quando riuscivo a toccarle mi sentivo bene. Tutto ciò non era mai ovviamente privo di conseguenze.

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La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza

Stupro di gruppo, alibi per omosessuali inconsapevoli

Lei scrive:

Lo stupro di gruppo non è sempre qualcosa che puoi immaginare. Non si svolge nel solito modo dato in pasto ai media. Non c’era droga o coltelli per intimidire, non c’era che un clima di festa, un po’ di alcol, qualche bacio, si inseriva un secondo, poi un terzo, poi un quarto e un quinto. Non so quando il gioco sia diventato uno stupro perché non lo ricordo, conservo intatto il senso di colpa e la vergogna per aver partecipato a quella che altri avrebbero descritto come un’orgia. In realtà io ero d’accordo fino ad un certo punto, sperimentavo la sessualità, non mi ponevo limiti, non avevo pregiudizi, non ero pudica e pensavo fosse piacevole farmi toccare da e toccare altre persone.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: il dolore, il lutto, la separazione

In questi giorni ho perso di vista le mie priorità. Il mio quasi ex coniuge mi ha confessato di essere stato con un’altra appena prima e forse (perché è ambiguo su questo) anche dopo il mio tentato suicidio. Mentre mi diceva di volere il divorzio e si autoproclamava vittima per aver vissuto per anni accanto ad una malata di depressione, agorafobica, incapace di comunicare e con la libido a zero. “Sono tre anni che non facciamo sesso…” e l’ha ripetuto per dirmi che devo capire e per dirmi che la sua richiesta di divorzio è giusta, è giustificata. Come se volesse che io riconoscessi la sua nobiltà, il suo onore, come se dovessi assolverlo per liberarlo da eventuali sensi di colpa. Perché sa che quello che dice non è esattamente corretto e che per quanto io possa comprendere la sua stanchezza, perfino la sua sete di relazioni sessuali, in ogni caso stiamo insieme da due decenni, io ho investito su una vita con lui, immaginando di invecchiare con lui, pensando che avrebbe compreso le mie difficoltà. Ed è così, dice che comprende ma non vuole più stare con me, non c’è amore, tenerezza, non una carezza, solo la voglia di liberarsi di questo peso per andare avanti con la sua vita.

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Se sei stata abusata o se abortisci è sempre colpa tua

Lei scrive:

Ciao Eretica, volevo scrivere della mia battaglia ormai quotidiana. Faccio una premessa: quando avevo 3 anni mia madre (single) andava a lavoro e mi lasciava a casa con mio fratello, di 18 anni più grande di me. Non ricordo come cominciò, ma mio fratello ogni volta che si presentava la situazione appena descritta mi obbligava a masturbarlo. Ho pensato che fosse una cosa normale finchè mi è sorto il dubbio a 8 anni (le molestie erano durate un paio d’anni.

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Donne costrette a giustificare un aborto

Aborto-A11

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo per esprimere un’opinione in merito al dibattito su aborto e legge 194, molto acceso in questi giorni.
Premetto, non parlerò d’aborto né dei medici obiettori, ma dell’atteggiamento di molte/i nei confronti dell’aborto.
Ho parlato recentemente con molte persone a favore e che dire, “e se è frutto di violenza?”, “e se non può mantenerlo?”.

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Datemi il “Gender” per masturbarmi senza sensi di colpa

gloriamarlow59

Federica scrive:

Quando ero piccola io, il gender non c’era.
Sono nata nel 1991, non tanto tempo fa, ma abbastanza per non aver ricevuto alcuna forma di educazione sessuale a scuola.
Ricordo che in terza elementare, quando molti bambini, soprattutto i maschietti, cominciarono a mettere in difficoltà la maestra con le loro domande sulle tette e sul pisello e su come funzionava tutta quella storia, l’insegnante invitò in classe il padre di una mia compagna, un medico, per farci una lezione sull’apparato riproduttore.
Quel pover’uomo si mise alla lavagna e cominciò a parlarci di utero, ovaie, spermatozoi, del follicolo e tutte quelle cose, mentre i bambini implacabili continuavano a chiedere: “Sì, ma lo spermatozoo come ci arriva fino all’ovulo?”

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