Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Quelle femministe che assumono l’arroganza coloniale

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Grandi polemiche tra “femministe” in questi giorni in cui si discute del fatto che si può essere islamofobe o per la causa palestinese. C’è chi ha imboccato la via, a mio avviso senza ritorno, già intrapresa da Oriana Fallaci, con il tono emergenziale di chi immagina che da un momento all’altro ci esploda sotto al culo una bomba a testa. C’è chi tenta di conservare un minimo di buon senso e di raccontare come il femminismo, se intersezionale, deve certo avere più considerazione di quel che significa autodeterminazione delle persone, dei popoli. Un territorio è come un corpo. Vorrebbe una femminista che quel corpo fosse occupato da qualcuno che di giorno in giorno, tra una intimidazione e l’altra, ti toglie la facoltà e il diritto di esprimere consenso o di negare l’occupazione dei propri spazi? E se crediamo che le donne, le persone, abbiano il diritto di autodeterminarsi, perché allora c’è chi nega alla Palestina, per esempio, il diritto di esistere e resistere all’autoritarismo del governo israeliano?

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Davvero i 2000 uccisi da #BokoHaram contano meno che i 12 del #CharlieHebdo?

Immagine a cura di Mauro Biani
Immagine a cura di Mauro Biani

 

Vediamo. Una tale economista, di Se Non Ora Quando, pubblica, sull’Huffington Post, un sermone a proposito del fatto che la strage di 2000 persone uccise in Nigeria dagli assassini assoldati da Boko Haram e i 12 morti a Parigi non sarebbero la stessa cosa. Sostanzialmente dice, e correggetemi se sbaglio, che laggiù c’hanno abitudini tribali, ancora hanno l’osso al naso e mangiano con le mani e invece qui da noi, che siamo assai più civili, certe cose le abbiamo debellate e non possono succedere. Dunque, se due più due fa quattro, l’economista snoq sta dicendo, alla faccia di fior di analisi che spiegano cose ben diverse, che questa inciviltà arriva da noi da gente altrettanto incivile e alla fine mi pare concluda con un atteggiamento che era quello della gente un po’ indifferente in Sicilia quando diceva che la mafia non era un nostro problema perché tanto si ammazzavano tra di loro. L’unico momento in cui si incazzavano era quando veniva colpito qualche “innocente”. Allora, sempre seguendo il filo del ragionamento, lievemente coloniale, dell’economista Snoq, il mondo si divide in mondo incivile e colpevole e l’altro civile e innocente. In definitiva, ‘sti cazzi, finché si ammazzano tra di loro, chissenefrega, se però vengono ad ammazzare i civilissimi europei invece è giusto che ci indigniamo e che marciamo in svariati milioni per ricordare che mai più dovranno permettersi di esportare la loro inciviltà qui da noi.

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