Se c’è un ruolo dal quale paternalisti e borghesi non hanno voglia di “salvarti” è quello della colf e della badante. Eppure esistono vere e proprie storie schiavitù in cui è chiaro il fatto che alle donne che svolgono certi compiti non viene per la maggior parte lasciata alcuna libertà di scelta. Al più si parla di “conciliazione” e se non vuoi conciliare alcunché bisogna che trasferisci la schiavitù ad altre donne, migranti, immaginando perfino di fare del bene. Le ragioni per cui accade tutto questo le conosciamo bene: il mondo si regge sui ruoli di cura a carico delle donne e la condivisione di questi ruoli anche con gli uomini trova le resistenze di conservatori/trici e seguaci delle correnti capitaliste che immaginano lo Stato suddiviso tra donne considerate come risorse che fanno risparmiare tanti soldi e che ammortizzano quei bisogni e uomini armati a produrre fuori per conto di imprese che comunque li sfruttano.
Allora vorrei dare il via a una serie di racconti di storie di schiavitù del badantaggio che nella mia terra abbondano.
Per dire: c’è Mariolina che è precaria e fa molta fatica a raccattare un lavoretto per rendersi indipendente. Ha due figli, fatti per scelta, però vorrebbe fare anche altro. Invece le tocca badare alla suocera perché il valore che sulla carne ha impresso è quello di riproduttrice e assistente per persone bisognose. E tutto ciò ovviamente è gratis, per la gloria, per ottenere l’amore del marito, della famiglia, perché quelli sono gli accordi per fare parte di quel clan.
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