Questo film è passato dal Sundance Festival e dal Festival del Cinema a Berlino e negli Stati Uniti è stato presentato senza alcun divieto. E’ il diario di una adolescente con riferimenti alla sua vita sessuale, perché gli adolescenti hanno una vita sessuale, per quanto se ne parli solo demonizzandola o guardandola in modo morboso dal buco della serratura. Il suo primo amante è il fidanzato di sua madre e da lì in poi, persa la “verginità”, per lei è tutta una gran bella scoperta. Sbarcato in Europa il film si è visto apporre il marchio con divieto fino ai 18 anni dalla commissione britannica che di mestiere appone per l’appunto bollini o rilascia certificati di purezza per film che tutti possono vedere.
Porn to be free (porno e libertà) è il primo documentario che racconta la rivoluzione sessuale e la liberazione del porno avvenuta in Italia tra gli anni sessanta e ottanta. Il film, diretto dal regista romano Carmine Amoroso, è stato prodotto in modo del tutto indipendente. Nessuna istituzione, né pubblica, né privata ha voluto finanziare il film. Per questo, il team del film si rivolge alla comunità tramite una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, per finalizzare la post-produzione e rendere il film pronto per il grande schermo.
Elena racconta di un ricordo. Si toccò che aveva pressappoco cinque anni. La vide uno zio. La sculacciò, poi lo disse alla madre, la svergognò a tavola davanti a tutti e infine le disse di fare delle preghiere per farsi perdonare per quell’insano gesto. Elena pregò e pregò soprattutto di non trovarsi mai più davanti a quello zio così perfido.
Bologna – Mujeres Libres – Marcia per la Fica – Foto censurata perché anche facebook odia la masturbazione femminile.
Da tutta la discussione in contrasto con la fantomatica teoria gender, usando a discredito di corsi di educazione di genere parole decontestualizzate e morbosamente sottolineate tratta dalle linee guida dell’OMS in relazione all’educazione sessuale nelle scuole (e si tratta comunque di altro rispetto all’educazione di genere), quel che è venuto fuori, e che secondo me non è stato rilevato con più energia – forse perché in fondo ci sono molte persone che non tollerano di parlare di sessualità dei bambini e degli adolescenti – è una criminalizzazione palese della sessualità che i bambini, a modo loro, praticano. Con ciò non dico affatto che esistano corsi in cui si fanno masturbare i bambini in classe, ma gli operatori e gli insegnanti devono sapere che i bambini vivono una propria sessualità che non può essere repressa, traumatizzata e interrotta nel modo sbagliato. Bisogna agire nel modo giusto ed è a quello che le linee guida dell’OMS si riferiscono.
Mi chiamo Raffaella e ho un figlio adolescente. Lui è il secondo in realtà perché l’altro figlio ha 19 anni. Con il più grande non ho mai avuto un particolare pudore. Mi sono spogliata davanti a lui, entrava in bagno mentre ero sotto la doccia, per fare prima, quando eravamo di corsa, lui entrava a fare le sue cose e io le mie. Mio figlio non per questo è diventato un depravato e anzi a me pare che sia più rispettoso di altri nei confronti delle donne. Con il figlio più piccolo ho fatto le stesse cose. Non mi sono nascosta quando entrava in bagno, perché secondo me peggiora la situazione, trasmetti il fatto che si tratta di un tabù, e i corpi non dovrebbero essere nascosti in questo modo. Lui stesso ha fatto il bagno davanti a me fino a un anno fa. E’ mio figlio, l’ho partorito e cresciuto. Perché dovrebbe vergognarsi di me?
C’ho una pagina che corrisponde a questo blog. Ho anche un profilo che serve a gestire la pagina e tenere contatti con una rete di persone che hanno più o meno gli stessi interessi o che comunque mi vogliono bene. Un bel giorno facebook ripassa il mio account perché forse, dico forse, ha ricevuto un tot di segnalazioni da parte di gente che mi vuole segare la presenza sul social network. Oppure gli è preso il ghiribizzo di fare le pulizie di primavera e buttare via la gente che non insulta i rom, le donne, i gay, le trans, gli ebrei, i manifestanti picchiati a Genova e neppure quelli che sono morti per mano di persone un po’ violente.
Il sito ThePostInternazionale pubblica un pezzo, corredato di foto, in cui si parla di una campagna, partita da una ragazza, che mira a rendere accettabile che le donne, sui social network, possano mostrare le tette. Per averle mostrate è stata insultata moltissimo, e dire che sta nella civilissima Islanda, per quanto ultimamente sia diventata bacchettona e sessuofoba tanto quanto altri paesi. Molte persone hanno pubblicato foto di tette in solidarietà, inclusa una parlamentare, se non sbaglio, con tanto di capezzolo in bella vista. Perché gli uomini possono pubblicare foto a torace nudo sui social e le donne invece no? Perché facebook fa questa cosa sciocca di censurare le foto con capezzolo in vista anche se sono tette mostrate per via di scelte autodeterminate? E figuratevi se io non sono d’accordo dato che la mia tetta (A Tetta Alta), assieme a quella di altre persone, ha fatto il giro del web in più occasioni, inclusa la campagna “Una tetta per la Vita” per un aborto garantito, consultori, contraccettivi disponibili, educazione sessuale, meno obiettori.
Mille volte mi sono sentita dire le cose che sono state scritte a commento, sotto l’articolo di cui sto parlando, sulla pagina facebook del sito. A parte una serie di commenti di uomini che lasciano lì una battuta sessista e idiota poi c’è l’intervento semipoliticizzato in stile Snoq, con la tizia che ploclama la tetta inutilizzabile per le battaglie in nome delle donne. Sarebbe “umiliante per NOI donne”, “esibizionismo”, e via di questo passo. A seguire, via via che scorre la discussione, la stessa signora rilancia e lancia strali contro le tette, le mostratrici di tette, le piaciatrici di tette, i tettamenti, le tettazioni, le robe tettoniche e via così.
Vi riassumo brevemente una vicenda perché voglio conservarne memoria anche su questo blog e perché a quel che è già stato scritto mi piacerebbe aggiungere qualche considerazione. L’immagine è una cover celebrativa dei 75 anni della nascita di Joker realizzata per la DC Comics da Rafael Albuquerque in omaggio all’album “Killing Joke”. Altre info più dettagliate le trovate nei link che vi suggerisco in basso. Così come potete vedere dalla collezione di tweet pubblicata QUI alcune donne, sedicenti femministe, hanno deciso che l’immagine fosse diseducativa e che addirittura inneggiasse all’abuso sessuale. Per questa ragione, dai e dai, hanno costretto l’autore a scusarsi e la DC Comics a rinunciare alla pubblicazione dell’immagine.
Update: ho visto il film e sono sopravvissuta. QUI la mia recensione!
Ripropongo qui la non-recensione pubblicata su Il Garantista. In ogni caso, stasera, vado a vederlo e giuro che vi riferirò, fin nei minimi dettagli, della metamorfosi che subirò durante la proiezione.
>>>^^^<<<
Cinquanta sfumature di grigio è tratto dal primo dei tre libri di grande successo scritti da Erika Leonard. La maggiore parte delle donne che lo criticano non l’hanno letto. Quelle che hanno realizzato vere e proprie crociate, con relativa richiesta di rogo dei testi in piazza, descrivono quelle pagine come opera di Satana in persona.
Se lo leggi, sostanzialmente, ti lasci affascinare dal diavolo, perciò alcune femministe radicali, quelle della corrente antiporno, anti bdsm, anti prostituzione, anti sesso in generale, hanno compiuto un esorcismo che ci liberasse dalle cattive influenze a suon di slogan che definiscono il personaggio maschile di quei libri come l’incarnazione del male assoluto.
Vi pongo un quesito semplice. Quante volte siete passati da qualche stazione e avete visto una scritta NoTav? Io un sacco di volte. Come si fa a mettere una scritta NoTav in relazione ad un attentato? Mah!. Si è forse analizzata l’epoca in cui quella scritta è stata realizzata? Ieri? L’altro ieri? Un mese fa? Un anno fa? Io ricordo di essere passata da Bologna e di aver visto alcune scritte circa un paio di anni fa. Dunque sarebbe questa la prova regina che fa urlare i ministri all’attacco terroristico dei Notav o è semplicemente che in questo periodo di arresti e inchieste in cui si legge che certa gente di estrema destra, anche vicini a politici vari, progettava attentati e un mondo a misura nazista e bisogna spostare l’attenzione?
Come fa un ministro a urlare all’emergenza solo per qualche scritta sui muri? Come fa il governo a fornire un argomento così succulento ai quotidiani che sostituiscono la storia del terrorismo di estrema destra e della faccenda di mafia capitale con un argomento che amano da sempre?
Come avviene la costruzione del mostro? Proprio così. Prendi un attacco qualunque, attribuiscilo, a priori, senza alcuna presunzione di innocenza, a gente che di quella storia non sa un cazzo, ignora che gli accusati NoTav arrestati per terrorismo, di recente, sono stati assolti e che l’accusa di terrorismo nei confronti di quel movimento è una stronzata enorme, e insisti, sotto le feste di natale, nel dare alla gente un elemento di preoccupazione che certo non lascia tranquilli. Chi viaggerà serenamente sapendo che si sarebbe un fantomatico gruppo terrorista NoTav che può incendiarti stazioni e treni? Dico, ma si rendono conto i ministri di quello che stanno dicendo? Davvero non se ne rendono conto?
Com’è che non hanno urlato “fermiamo il terrorismo… non ci intimiderete” quando si è scoperto che ci sono estremisti di destra che progettavano di ammazzare giudici e politici? Com’è che quel terrorismo, a mio avviso reale, non fa paura? Gli estremisti di destra che lucrano perfino sull’industria del salvataggio, sui Cie, sui migranti, non sono pericolosi? Ancora si continua a spostare l’attenzione su un movimento, pacifico, che ha l’unica colpa di essere chiaro nelle proprie rivendicazioni e di mettere in discussione, con argomenti seri, le scelte del governo e le speculazioni avvenute sui loro territori? Come si può insistere in questa narrazione tossica che reprime il dissenso con argomenti così Assurdi? Quanti Sole, Baleno e Pellissero dobbiamo avere ancora? Quanti Claudio, Niccolò, Mattia e Chiara dobbiamo vedere ancora in galera?
Io auguro un buon natale alla bella gente del Movimento NoTav e spero che l’attenzione negativa sia concessa a chi di terrorismo parla e a chi lo pratica davvero.
Come fu che dall’antiberlusconismo a tutti i costi si passò al pensiero unico secondo cui se sei bella e occupi una tal posizione allora l’hai data per forza e comunque sei un’oca. Invece la donna brutta è intelligentissima e di sinistra. Questi pensieri sparsi sono talmente radicati nell’immaginario comune del centro sinistra al punto che una Bindi, un tempo vittima di battute sessiste, si lascia andare a insinuazioni altrettanto sessiste contro ministre del suo stesso partito. Il cortocircuito comunque riguarda tutto e tutti. C’era una Paola Bacchiddu che sulla sua bacheca facebook si mostrò in bikini nel pieno della campagna elettorale. La reazione fu a dir poco spropositata. Messa alla gogna, additata come rovina/elezioni o come collaborazionista del patriarcato e del capitale, fu trattata come mai ci si sarebbe aspettat* a sinistra.
“Voglio un attimo ritornare sulla questione (questione…. vabbè via…) della strumentalizzazione del corpo umano per fini pubblicitari. Inspiegabilmente se è il corpo di una donna ad essere usato a tal fine è un vilipendio alla dignità delle donne tutte, un esplicito invito allo stupro (come se tutti gli uomini fossero potenziali stupratori), mentre, se invece il corpo usato è quello di un bel maschio fisicato allora va bene. Va bene perché le donne all’aspetto fisico dell’uomo non farebbero caso (letto in rete eh) e perché principalmente sarebbe rivolta ad un target gay (anche questo letto in rete e sempre sullo stesso gruppo).
Infatti due cose sono risapute:
a) solo i gay usano boxer e mutande, gli etero no ed è per questo che si sistemano il pacco ogni 15 minuti circa.
b) noi non siamo solo maschi ma siamo anche gay quindi arrapati h24.
Qui siamo alla follia pura. Si dice di voler combattere ed abbattere certi stereotipi veicolando e sdoganandone altri.
Questa sottospecie di femminismo 2.0 dal sapore bacchettone e moraleggiate fino a quando saremo costretti a sopportarlo?!
(che poi a me quel cartellone con Beckham in mutande mi dava pure ansia da prestazione/delusione da prestazione: uno si aspetta veramente che io sia così? spero veramente di poter essere così?)
Ma poi dovremmo parlare dei metrosexual, del fatto che la cosmesi maschile vende più di quella femminile, che l’omo a da’ puzza’ anche no….
Ma è tutto inutile.
Noi maschietti, etero o gay, dobbiamo subire gli stereotipi per combattere gli stereotipi indicatici dalle moraliste.”
Ecco, voi che ne pensate?
Giusto perché voglio guardare un po’ di immagini vi porgo una collezione da analizzare. Linguaggio, stereotipi, ditemi tutto (e indovinate di chi sono le opere esposte).
Grande successo per la protesta davanti Westminster contro l’emendamento che censurerà alcune pratiche sessuali dalle scene porno che i britannici vorranno pubblicare online. Tantissime le persone, vestite, che hanno inscenato divertenti performance a suon di face-sitting e tanti i cartelli ironici che ricordano come la “vulva” non sia così pericolosa per gli esseri umani. La vulva non uccide. Se te la porgo, sedendomi sulla tua faccia, affinché tu pratichi un cunnilingus, non ti uccido. Così come non uccide lo squirting, l’eiaculazione femminile, o altre pratiche citate tra quelle da censurare che più spesso riguardano il piacere delle donne. Trovate notizie sul tema QUI e QUI. Vi giro intanto un po’ di immagini che rendono l’idea di quel che è successo oggi, nella speranza che abbia sortito un cambiamento e che il parlamento britannico cambi idea. Per ulteriori aggiornamenti seguite la pagina del gruppo Sex and Censorship.
Qualcun@ dice che io dovrei tacere. Pare che ci sia uno speciale luogo in cui si rilasciano patentini di femminismo e di capacità di analisi sulla violenza di genere. Gente che ti dà bacchettate sulle mani mica piccole. Se non sei d’accordo con loro tu sei finita. Gente che vorrebbe mettere a tacere alcune donne, in nome delle donne.
Anche di questo è fatto il femminismo italiano. Ripicche, risentimenti che si protraggono all’infinito, protagonismi, illazioni, a volte vere e proprie calunnie. Gente che demonizza le versioni critiche perché da sempre, qui in Italia, quella che parla un linguaggio diverso viene definita una nemica, una criminale, una che rema contro le donne in nome delle quali, invece, giusto un branco, quello appartenente al femminismo egemone che vuole accaparrarsi l’intero monopolio della storia, sarebbe dalla parte giusta.
“Ultimamente ho seguito la storia del “cometaggio” della sonda Philae (sono laureato in Fisica, l’argomento mi sta particolarmente a cuore) e tra tutte le polemiche su costi, complotti ecc… ho trovato questo articolo che secondo me va a toccare gli argomenti di cui ti occupi. (…) In pratica Matt Taylor, l’uomo che si è occupato dell’atterraggio della sonda, si è presentato in un’intervista con una camicia creata da una sua amica artista in cui sono rappresentate donne in abiti provocanti riprese dall’immaginario dei fumetti. Da qui è nata la polemica: l’autrice dell’articolo sostiene che quella camicia sarebbe irrispettosa per tutte le donne e parte della cultura che ostacola le donne nella scienza, e Taylor si è scusato pubblicamente.”
Della faccenda hanno parlato in tant* e come al solito, giacché è stato beccato l’uomo da mettere alla gogna per tenere impegnate un po’ di donne fanatiche che via twitter e facebook lo hanno riempito di improperi, insulti, augurandogli tutto il peggio del peggio che c’è, è finita con una spinta al sapor di censura da parte di donne che mal sopportano che una loro simile sia rappresentata in abiti diversi da quelli di una suora. Io farei notare un paio di cose: è stata la sua amica, donna, a disegnare e immaginare quella camicia per raffigurare le figure di donne usate in alcuni fumetti. Se in quella camicia fosse stato scritto uno slogan femminista, tipo “se mi vesto così tu non hai il diritto di giudicarmi né di stuprarmi”, lui sarebbe stato giudicato un eroe.