L’identità lineare è quella che non ammette alcuna complessità. Sostanzialmente è piatta, sempre uguale, diversamente la società la targa come strana, perché non risponde alla trama di una fiction, alla narrazione prevedibile e schematica di chi ti definisce secondo la propria gretta e ristretta ottusità. Le identità lineari sono quelle che leggete in una fiction di quart’ordine, dove i personaggi sono privi di spessore, bianchi o neri, buoni o cattivi, dove gli stereotipi abbondano e il pubblico si rasserena e si nutre di una catartica certezza.
Serve alla bulla, per esempio, immaginare che la sua vittima somigli al quadro che lei ama farne, perché una bulla ha in mente di spiegarsi mille ragioni per cui continuare a essere perfida, insultante, offensiva, infamante, molesta. Serve a tutte le persone che ragionano in modo schematico e hanno bisogno di motivare odio in qualche direzione. Perciò gli stranieri sono tutti stupratori, le donne sono tutte orrende, gli uomini tutti cattivi, gli ebrei tutti boh, i gay ovviamente malati e poi ci sono le vittime di bullismo che sono altra categoria a parte. Ai forni, prego, perché è una razza da eliminare quanto prima e da trattare con disprezzo.
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