Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

E se gli etero fossero considerati “contronatura”?

E se vivessimo in un mondo dove i gay sono etero e gli etero sono gay? Dove le persone “normali” fossero considerate “contronatura” e quelle “contronatura” fossero considerate “normali”? Avete una vaga idea di come di sente un ragazzino, una bambina, una adolescente, un ragazzo, che cresce tra sfottò, azioni di bullismo, esclusione sociale, marginalizzazione e tutto il mondo che è lì a dirti che tu sei sbagliat@? Ecco, questo video, in effetti, rende abbastanza quell’idea. Buona visione.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Questa Donna No, Violenza

Modello bulla e identità lineare

L’identità lineare è quella che non ammette alcuna complessità. Sostanzialmente è piatta, sempre uguale, diversamente la società la targa come strana, perché non risponde alla trama di una fiction, alla narrazione prevedibile e schematica di chi ti definisce secondo la propria gretta e ristretta ottusità. Le identità lineari sono quelle che leggete in una fiction di quart’ordine, dove i personaggi sono privi di spessore, bianchi o neri, buoni o cattivi, dove gli stereotipi abbondano e il pubblico si rasserena e si nutre di una catartica certezza.

Serve alla bulla, per esempio, immaginare che la sua vittima somigli al quadro che lei ama farne, perché una bulla ha in mente di spiegarsi mille ragioni per cui continuare a essere perfida, insultante, offensiva, infamante, molesta. Serve a tutte le persone che ragionano in modo schematico e hanno bisogno di motivare odio in qualche direzione. Perciò gli stranieri sono tutti stupratori, le donne sono tutte orrende, gli uomini tutti cattivi, gli ebrei tutti boh, i gay ovviamente malati e poi ci sono le vittime di bullismo che sono altra categoria a parte. Ai forni, prego, perché è una razza da eliminare quanto prima e da trattare con disprezzo.

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Acchiappa Mostri, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Violenza

#Bulle: se l’alternativa alla bulla è la fanciulla in stile medioevale!

1C’è un litigio tra due adolescenti. I media parlano di uno scazzo per “motivi sentimentali“, cultura del possesso e affini, insomma. Quel ragazzo è mio e allora ce l’ho con lei che difende quella che lo frequenta e tra una parola e l’altra arrivano i calci in testa, gli schiaffi, l’ha menata, con tutto il pubblico attorno prima divertito, intento a filmare per avere la dose di accessi quotidiana sul proprio post facebook, poi, solo poi, timidamente, una persona interviene, due ragazze, una aiuta la picchiata a rialzarsi e un’altra tiene bloccata la picchiatrice. Commento a posteriori dei presenti: “ha fatto bene perché quella là se l’è cercata“. Di altri pensieri dedicati contro la picchiatrice invece parlo qui.

Su facebook i commenti alla vicenda in ambito femminista sono di vari tipi. Frequentemente si attribuisce la violenza commessa da una persona di sesso femminile al fatto che avrebbe interiorizzato modelli maschili. E’ una visione che se ci ragioni su diventa anche un po’ sessista e omofoba. Lo stesso si dice dei “maschi” quando  si comportano non da “uomini veri” e perciò vengono chiamati femminucce.

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Critica femminista, Violenza

Il bullismo delle adolescenti: la violenza rimossa!

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Avere 12/13 anni o anche meno ed essere vittime di bullismo di ragazzine perfide.

“Lei non mi piace”, diceva una bambina puntando il dito contro quella che secondo lei era solo una palla di lardo. Spietate nelle valutazioni estetiche educate a suon di spot pubblicitari e pareri familiari in cui perfino da bambine devi indossare un abito fatto di carne mercificabile.

Sei grassa, brutta e antipatica. Dicevano a quella bimba che non aveva colpa, certo, di non corrispondere ad un target estetico dominante. Le stesse spietate battute contro bambini altrettanto indifesi che le prendevano sia dalle ragazzine che da machisti in erba.

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Violenza

Bulle e cattive (II° Parte)

Non mi era capitato molto spesso di vedere branchi di ragazzi, magari ubriachi, che molestavano la gente dentro un bus o la metro prima di arrivare a Londra. Non in quelle proporzioni. E lì ho osservato la distesa di comportamenti tutti metropolitani che consentono uno sbracamento perché se vai a chilometri da casa tua nessuno ti conosce e perdi quel minimo di controllo sociale e di pudore che deriva dal fatto di poter incontrare il vicino di casa o l’amica di tua madre o la parente prossima.

Prima cosa da fare, mi insegnarono, era quella di non intervenire nelle risse perché inevitabilmente avresti fatto tu una brutta fine. Chiamare qualcuno di sera tardi era quasi impossibile perché la metro era deserta e in generale i bulli era bene evitarli anche con lo sguardo. Ricordo la volta che ero nei dintorni di Wembley e dallo stadio uscirono quegli hooligans che quasi distrussero un bus a due piani.

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Violenza

Bulle e cattive

Ho cominciato a occuparmi di bullismo delle ragazze nel 2006. Da allora mi sono occupata spesso di violenza delle ragazze, delle donne, cercando di comprenderne le modalità, le differenze, se sono tali, e ancora cerco di capire e quel che so per certo è che in una cosa tante femministe sbagliano: le ragazze, le donne, quelle che sono violente, non lo sono perché hanno introiettato modelli maschili. Perché noi non siamo naturalmente sante e non violente come gli uomini non sono naturalmente cattivi e violenti. Noi siamo umane e imperfette come tutti.

Questo dato è fondamentale per ragionare di violenza di genere scindendola dal pregiudizio che la lega ad un sesso e indagandola a seconda dei motivi, le ragioni di attribuzione di ruolo che riguardano ciascuno. Le cause sono importanti e non il sesso che quelle violenze le compie. E le cause che raccontano la violenza accadono in senso trasversale ai generi. Il possesso è una ragione culturale che avviene nelle coppie di ogni tipo. Avviene nei confronti di donne, uomini, figli, e spingere una persona ad adempiere ad una funzione precisa è ancora una causa, attiene sempre all’imposizione di ruolo, così per una moglie e madre, per un marito e padre, per chiunque sia incastrato in questo puzzle sociale e non riesca a districarsi dall’onere di ruolo che gli è stato assegnato.

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