Scrive una commentatrice sotto il mio ultimo post su Il Fatto Quotidiano:
“Tutto continua e non cambia mai niente. Almeno fin quando (non si inizierà) a rifiutare certi stereotipi, a non riconoscersi nelle immagini che ci vengono proposte (come quella della “vittima” “bisognosa di protezione”). L’autodeterminazione fa quasi più paura alle donne stesse che agli uomini. E’ così, per conformismo, per il timore di sentirsi diversi o giudicati, si accetta il pensiero comune, dando per scontato ciò che non lo è affatto (per esempio che bisogna essere “famiglia”, per essere felici o che in quanto donna, hai bisogno di un “protettore” eccetera).”
Parto da qui, segnalandovi anche il post di Mila Spicola che pubblica un articolo al giorno basandosi su questi presupposti:
“Nella settimana precedente il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ho deciso di postare una immagine femminile positiva al giorno, nessuna donna pestata, messa in un angolo, picchiata. Perchè è una narrazione che alimenta uno stereotipo di debolezza femminile, falsata in concetti di debolezza e forza fisica, che travasano subito in debolezze o forze di comportamento, da proteggere e tutelare, o recintare, al quale mi oppongo fermamente. Scelgo esempi di autodeterminazione, di libertà, di forza, di positività, anche di negatività, perchè no. Ma libera. Se gli uomini, l’opinione pubblica, la narrazione corrente, hanno la forza di reggerla, l’autodeterminazione delle donne bene, se no il problema è loro. Fuori dagli schemi, fuori dagli stereotipi, lontane dalla violenza. E anche uno stereotipo lo è.”
Continua a leggere “Dei diversi modi in cui si declina la lotta contro la violenza sulle donne”