Antisessismo, Autodeterminazione, Diario di una famiglia tradizionale, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

#BodyLiberationFront – Il Mio Corpo

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Salve, sono E., l’autrice del “Diario di una famiglia tradizionale”. Questo è il mio contributo, a modo mio, alla campagna #BodyLiberationFront

Il Mio Corpo

Vieni qui. Tu che insulti, deridi e sposti lo sguardo. Stai in piedi davanti a me. Questo è il mio corpo. Resta in ascolto. Lascia che io prenda la tua mano, lasciami guidare le tue dita. Le accompagnerò con dedita e severa lentezza, senza indugi. Non aver paura, stai qui. Poggia i polpastrelli sul dorso dei miei piedi, percorrine il sentiero collinare, sosta solo un attimo dove la carne si fa morbida nei minuscoli avvallamenti, nei tratturi angusti tra i fasci di nervi nodosi. Chiudi gli occhi. Accarezzami. Poggia i palmi delle tue mani sulle piante dei miei piedi. Sono piedi che hanno attraversato le larghe spiagge della Normandia sotto cirri di nubi lucide come lastre di metallo, sono piedi che si sono arrampicati sui camini delle fate in Cappadocia, che si sono fatti strada tra le piantagioni di tabacco cubane. Sono piedi un po’ rugosi, screpolati. Lascia che le linee della vita sui tuoi palmi sentano le minute escoriazioni del mio incedere curioso e stupito tra i paesaggi del mondo, permetti loro di esercitare una pressione lenta sui duroni, sui piccoli calli. Avvicina le labbra ai talloni: saggiane la consistenza da sassolino d’acqua dolce. Baciali. Sentirai la polvere dorata dei sentieri al tramonto. Sentirai odore di asfalto, di città. Assaggia meglio, lecca tutti gli strati, lentamente, non avere fretta. La senti la nenia di cellule, a milioni, che sono appassite, come fiorellini di campo dimenticati sul tavolo della veranda, e la senti la danza della pelle che si rigenera senza tregua, smemorata e infaticabile? Lo senti che ogni screpolatura ha un luogo da raccontarti?

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#ShortsPerTutt* – Gambe non depilate e squadrismo sessista

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A contributo della campagna #shortspertutt* è arrivata anche la foto di una ragazza che ha scelto di non depilarsi le gambe. La reazione è stata a dir poco vergognosa. E’ un’azione di squadrismo sessista, di polizia normativa del corpo e della sua sembianza estetica. E’ un’azione di uomini che fanno sapere qual è l’indice di scopabilità di una donna e di donne che addirittura parlano di decoro. Se ci fosse bisogno di capire la validità della campagna basterebbe solo leggere quei commenti ai quali la ragazza dà risposta. La pubblichiamo qui e invitiamo chiunque ad aiutarci a compiere queste piccole/grandi rivoluzioni che passano dai corpi, dal controllo, dalla sorveglianza, dal bullismo estetico e dal fascismo di chi ti censura se non sei quello che vogliono tu sia. Qui nessuno impone ad altri di fare qualcosa ma supportiamo l’autodeterminazione di tutt*, a partire da chi decide come gestire il proprio corpo. Tu non sei nessuno per imporre la ceretta a tutte. Fattela un po’ tu se credi che i peli siano un intralcio. Buona lettura e buona resistenza a tutt*!

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Quando ho pubblicato qui la foto delle mie gambe pelose, non mi aspettavo migliaia di reazioni. Non mi aspettavo che le gambe di una donna, lasciate così come sono, potessero creare tutto questo scalpore. Insomma, sono solo un paio di gambe! solo un paio di peli!  Onestamente, le reazioni cattive, disgustate, me le aspettavo (anche se non così tante!) Era con quella aspettativa che sono uscita di casa quest’estate per la prima volta in shorts, perchè da come ne parla la gente, sembra di aver commesso un grande crimine verso la Femminilità, quasi di essersi distrutte la vita. E quindi nessuna sorpresa su quel fronte. Ma ho trovato una piacevolissima sorpresa nel sostegno di persone, sia uomini che donne, che hanno risposto con parole di solidarietà e amore. Nella vita reale, e online. Grazie a tutti voi, pian piano stiamo abbattendo questo Grande Taboo, il Terrificante Pelo.
Una donna ha chiesto se vado al mare, se mi danno fastidio i commenti della gente. Rispondo: sì, vado al mare, vado al lago, vado ovunque, non mi vergogno. Faccio sesso, lavoro, studio nei prati con le gambe all’aria. La gente flirta ancora con me. Fortunatamente vivo in una grande città e viaggio spesso nei paesi del nord, quindi mi capita davvero raramente di sentire commenti dagli sconosciuti. E i miei amici non sono un mucchio di stronzi, quindi null’altro che affetto da loro ❤ la mia vita va avanti con ben pochi cambiamenti, e il tempo che prima spendevo per depilarmi, ora posso spenderlo per leggere, mandare lettere ai miei cari, fare una passeggiata.

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Oggi amo il mio corpo perché è unico nella sua diversità

Nadia scrive:

Non mi sono mai sentita del tutto a mio agio con il mio corpo. Mi è capitato e mi capita ancora di guardarmi allo specchio e di odiare ciò che vedo. Immagino sia capitato un po’ a tutti/e di desiderare di essere completamente diverso/a.
Tra la fine delle elementari e l’inizio delle scuole medie, quando il mio corpo ha iniziato a cambiare (mi sono sviluppata molto presto), mi nascondevo sotto t-shirt modello maschile, felpe e jeans larghi per nascondere quelle forme che iniziavano ad essere evidenti e che suscitavano tanto interesse tra i miei coetanei. Ero una bambina ma il mio corpo iniziava ad essere quello di una donna. Ed era una sensazione piuttosto sgradevole, sentivo quel corpo come un estraneo e mi ci sentivo a disagio.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze

Liberare i nostri corpi “imperfetti” tramite la fotografia

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Con la notizia recente che i ragazzi sono per il 3.5 percento più positivi sul loro corpo, è ora di prendere seriamente la sua rappresentazione

Testo Ione Gamble (da Dazeddigital – tradotto da Donatella)

Dopo che un guizzo di odio a seguito delle sue immagini body positive che mostravano i peli del corpo delle donne è diventato virale, sarebbe stato facile per la fotografa di base a Seattle Ashley Armitage fare un passo indietro dal suo approccio alla fotografia rivela-tutto. Ma questo odio online non l’ha scoraggiata dal ritrarre una forma femminile realistica, priva di photoshop. Invece di chinarsi ai troll, Armitage ha deciso di spingere i confini degli standard di bellezza oltre, scattando foto a smagliature, cicatrici, chiazze e molto altro.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Spogliarmi per stare meglio col mio corpo e con me stessa

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Da piccola non ero una bellezza. Dagli sguardi degli adulti rimbalzava verso me una sorta di imbarazzo. Sapete quando l’adulto dice che quella bambina è proprio bella, e tanti complimenti alla mamma. Invece per me di complimenti neanche uno. Mi sono abituata all’indifferenza. Non ho cercato attenzioni. Sono cresciuta studiando, con ottimi risultati, e oggi penso che tanto tempo trascorso a studiare mi abbia aperto la mente. Mi rende certamente molto più interessante. Se guardi me non vedi propriamente un volto o un paio di tette. Sono intelligente, merito di poter dialogare con persone altrettanto intelligenti e non mi piacciono le soluzioni facili. Amo le sfide. Così ho deciso di sfidare il mondo del lavoro per diventare economicamente indipendente.

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#BodyLiberationFront: le mie cicatrici? Mi ricordano che sono viva!

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Le mie cicatrici? Preferisco raccontarle perché una fotografia non basta a mostrare quel che per me significa ogni traccia presente sul mio corpo.

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Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#BodyLiberationFront: le misuratrici delle imperfezioni altrui!

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Sono talmente arrabbiata da battere la tastiera così forte che a momenti vengono via i tasti. Voi non avete capito. Meglio: non riuscite a uscire fuori dalla logica normativa che vi impone non solo quel che è un modello estetico perfetto ma anche quali sono gli inestetismi oggettivamente giudicabili in quanto tali.

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