Salve, sono E., l’autrice del “Diario di una famiglia tradizionale”. Questo è il mio contributo, a modo mio, alla campagna #BodyLiberationFront
Il Mio Corpo
Vieni qui. Tu che insulti, deridi e sposti lo sguardo. Stai in piedi davanti a me. Questo è il mio corpo. Resta in ascolto. Lascia che io prenda la tua mano, lasciami guidare le tue dita. Le accompagnerò con dedita e severa lentezza, senza indugi. Non aver paura, stai qui. Poggia i polpastrelli sul dorso dei miei piedi, percorrine il sentiero collinare, sosta solo un attimo dove la carne si fa morbida nei minuscoli avvallamenti, nei tratturi angusti tra i fasci di nervi nodosi. Chiudi gli occhi. Accarezzami. Poggia i palmi delle tue mani sulle piante dei miei piedi. Sono piedi che hanno attraversato le larghe spiagge della Normandia sotto cirri di nubi lucide come lastre di metallo, sono piedi che si sono arrampicati sui camini delle fate in Cappadocia, che si sono fatti strada tra le piantagioni di tabacco cubane. Sono piedi un po’ rugosi, screpolati. Lascia che le linee della vita sui tuoi palmi sentano le minute escoriazioni del mio incedere curioso e stupito tra i paesaggi del mondo, permetti loro di esercitare una pressione lenta sui duroni, sui piccoli calli. Avvicina le labbra ai talloni: saggiane la consistenza da sassolino d’acqua dolce. Baciali. Sentirai la polvere dorata dei sentieri al tramonto. Sentirai odore di asfalto, di città. Assaggia meglio, lecca tutti gli strati, lentamente, non avere fretta. La senti la nenia di cellule, a milioni, che sono appassite, come fiorellini di campo dimenticati sul tavolo della veranda, e la senti la danza della pelle che si rigenera senza tregua, smemorata e infaticabile? Lo senti che ogni screpolatura ha un luogo da raccontarti?





