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Io stuprata da un branco perché bisessuale

Lei scrive:

Ciao Eretica. Non è la prima volta che scrivo; la mia storia è un po’ lunga, spero qualcuno avrà voglia di leggerla comunque. Ho subìto violenza sessuale e non solo purtroppo più volte nella mia vita. Ho subito violenza da piccola e anche durante l’adolescenza ci sono stati degli episodi di abuso. Ho avuto alcune storie tra i 15 e i 16 anni in cui ho fatto sesso volontariamente ma sono sempre stata trattata male e con brutalità. Sono bisessuale ma anche il mio approccio al sesso omosessuale è stato compromesso per sempre da una violenza di gruppo pochi mesi dopo essermi messa con una ragazza che ho amato da morire.

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Né etero né lesbica: faccio sesso con chi voglio!

Lei scrive:

Vorrei dare il via ad una serie di riflessioni sulle definizioni stereotipate che ti classificano come etero o lesbica quando in realtà tu fai sesso con chiunque ti faccia “sangue”, qualunque sia il suo genere e il suo sesso biologico.

Esiste una schematizzazione che diventa anche stereotipo sessista? Esiste una classificazione gerarchica che pone all’ultimo gradino le persone che non amano autodefinire il proprio orientamento sessuale come etero o lesbico?

So che devo molto a chi ha messo in atto la sfida sociale sulle imposizioni in fatto di orientamento sessuale e che c’era bisogno, forse un tempo, di classificazioni rigide ma oggi deve ancora essere così? Perché devo essere costretta a definirmi, a spiegare, a sentirmi dire che sono confusa, se non mi riconosco nelle logiche di gruppo? Perché non posso esprimere la mia sessualità come piace a me senza perciò che il mio corpo e la mia volontà siano dissezionate sotto l’occhio vigile di chi non si fa i cazzi propri?

Perché devo sentirmi dire che sono repressa o che non voglio classificarmi per non perdere spazio di accettazione sociale? E dire che se mi definissi lesbica avrei una comunità di riferimento, non subirei ostracismo e non riceverei le stesse critiche che subisco perché non voglio classificare la mia sessualità.

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Amo due persone contemporaneamente e va bene così

Lei scrive:

Ciao Eretica,

sono sposata da venticinque anni con un uomo che amo moltissimo ma penso che nella vita ci sia spazio per più di una persona. Non si smette di amare una persona se si inizia ad amarne un’altra. Non sono così egoista da dirglielo. Mi tengo tutto il peso e non scarico su di lui le mie scelte che potrebbero ferirlo. Non ho bisogno di essere perdonata e non mi serve avere la sua autorizzazione. Amo lui e amo una donna. Sono bisessuale o meglio non mi importa quale sia il tuo genere. Se mi piaci e ti amo va bene così.

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Noncomforming anziché transgender: autodefinirsi senza attribuire ad altr* il proprio vissuto?

Sara ci ha inviato una lettera che abbiamo pubblicato pur considerando che meritasse critiche e approfondimenti, informativi, da parte di chi ha interesse a raccontare quale può essere la condizione di un bambino o una bambina transgender. Ethan le ha risposto QUI e quella che leggete sotto è la risposta ulteriore che Sara ha voluto inviarci. La discussione è aperta e giacché interessa invitiamo a prendere parola, dal personale al politico, a chi ha voglia di raccontarsi e dirne di più. Buona lettura!

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Ho trovato interessante l’interpretazione di Ethan, che mi identifica come una bambina nonconforming anziché transgender. Non ho difficoltà a raccogliere questo input e a rileggere la mia storia da questo punto di vista. Immagino che Ethan sappia meglio di me cosa significa essere transgender e, leggendo la mia esperienza, possa decidere che transgender non è la definizione più adeguata.

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Ero un bambino transgender (?!)

Lei scrive:

Cara Eretica,
sono Sara (nome di fantasia), ho quasi trent’anni ed ero un bambino transgender.
Un po’ come quelli descritti dal National Geographic.

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Sono stato stuprato e non sono riuscito a reagire

Lui scrive:

Ciao.
Volevo raccontarti una cosa a proposito di stupro.
Sono principalmente eterosessuale come comportamento, ma con una fortissima curiosità nei confronti del mio sesso.
Sono andato una volta a fare sesso a pagamento con una transessuale. Volevo vedere che cosa si prova. Abbiamo fatto un po’ di tutto, ci siamo toccati e masturbati. Le ho fatto un pompino e le è piaciuto.
A un certo punto mi dice la parola fatidica: “Girati”.

Io mi giro, sento il suo sesso che si appoggia. Non ce la faccio, mi dico, no, non ce la faccio. Allora glielo dico: guarda, mi spiace, non ce la faccio, non voglio, non ho voglia, non me la sento. Ci ho ripensato, lascia stare.
Non mi sta a sentire e mi penetra con un colpo secco. Mi fa un male da morire, sanguino. Mi sbatte con forza, io continuo a chiederle: basta, per piacere, basta, quasi piangendo.

Io sono un uomo grande e grosso, avrei potuto reagire, avrei potuto staccarmela di dosso, perfino menarla. Ma non è così, non funziona così, quando ti stanno stuprando non riesci a reagire con la violenza, io non ci sono riuscito.
Ha continuato ad andare avanti a stuprarmi, mi faceva malissimo, non mi piaceva e continuavo a pregare: basta, smettila, esci, mi fai male.
E’ andata avanti finché non è venuta, poi è uscita tutta contenta e dicendo: hai visto che bello che è stato?

Io da allora vivo con la memoria di avere subito uno stupro da parte di una trans che avevo pagato io stesso, e con il senso di colpa per non avere reagito. E’ una sensazione molto difficile da accettare, perché è come se dentro mi sentissi che in verità l’avevo voluto io. Poi ci ripenso e dico: cazzo, non è vero! Io non l’ho voluto, sono stato stuprato! E mi sento in contraddizione con me stesso, perché mi dico anche: ma se non volevo, perché non ho semplicemente dato un pugno a quella persona? Perché non l’ho messa a terra?

Il senso dello stupro penso sia anche in questo. Che a volte non riesci proprio a reagire, è anche la testa che viene stuprata, non solo il corpo. Ti senti sottomesso, ti senti impotente, anche se fisicamente potresti fare qualcosa non ce la fai.
E questo ti dà, oltre al dolore fisico dello stupro in sé e al dolore psicologico di essere stato usato contro il tuo volere, anche un immenso senso di colpa per non essere riuscito a fare qualcosa.

Ho fatto poi il test HIV, sono risultato negativo, quindi almeno da quel punto di vista tutto bene. Ho avuto anche qualche (rara) esperienza omosessuale, stavolta senza stupri, che mi è piaciuta immensamente.
E da allora, sono stato infinitamente più attento a certi comportamenti con le persone con cui sono stato, evitando con ancora maggiore attenzione di prima qualsiasi cosa che possa anche solo lontanamente essere da loro considerato fastidioso.

La lezione l’ho imparata, nella mia carne e nel mio spirito.
Ti ringrazio per avermi ascoltato. Forse una testimonianza come la mia può tornare utile anche ad altri, per capire che cosa può significare uno stupro e perché a volte pure chi lo commette sembra cascare dal pero: “ma io non immaginavo… pensavo che le piacesse”. Non è così, non è mai così. Uno stupro subito non è mai piacevole.
Grazie.

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Sono bisessuale. Amo lui e lei. Qualcosa da ridire?

imagesIo vita, bellezza, fuoco, aria, sensualità e pelle, carne, liquidi.

Io femminista, anarchica, queer, combattente, ribelle, resistente.

Io unguento, aroma, sapore, linfa, sangue, ferita, cura.

Non so come si ami una persona sola, perché io ne ho sempre amate molte e tutte assieme. Non so come si stia a contatto con un corpo se l’altro non mi è accanto contemporaneamente. Non so cos’è il dolore se non quando sono costretta a rinunciare ad essere quella che sono.

Hanno detto di me che sono sfida, capriccio, insulto, veleno. Perché allora, se vedo la mia immagine riflessa, vedo solo un corpo che attende di essere amato?

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Sono bisessuale? Poliamorosa? Queer? Cosa?

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Bis. Bise. Bisessu. Bisessuale. C’è voluto un po’ per dirlo, perché non mi piacevano le etichette e perché non avevo voglia di autodefinirmi, di essere così incerta. Ché poi, in realtà, incerta non lo ero affatto. Lo erano altri o altre. Lui che amava sentir raccontare di avventure con altre donne perché pensava di poterci stare in mezzo, tra due donne, lì per lui. Oh, quanto si sbagliava. Quanto si sbagliavano quelli che pensavano che non eravamo in grado di godere senza un cazzo. E poi c’era lei che quando le parlavo del mio rapporto con un uomo preferiva non sapere, negava quel pezzo importante della mia vita, la infastidiva. Chiedeva solo: “ma come fai?”. Chiudo gli occhi e mi faccio trasportare dall’olfatto, la pelle, la chimica, l’attrazione che non esiste solo in base ad alcune eguaglianze o differenze. Succede. Tutto qui.

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