Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza, Welfare

#California: eugenetica e sterilizzazioni forzate in carcere

prison.si_-500x281Avete presente gli Stati Uniti? La patria morale della libertà dove non esisterebbero razzismi ed ingiustizie? Quella che si è rifatta la reputazione facendo processi internazionali sui nazismi altrui? Resettate tutto e ricominciamo da capo. Uno di questi stati è la California, giusto dove risiede anche il regno dell’entertainement cinematografico. La legislazione della California parla da tempo di una serie di atroci ingiustizie compiute sulla popolazione, soprattutto se migrante, che sta in carcere. La gente “insana” o “debole di mente”  rinchiusa in carcere è già da un bel po’ che in quelle galere sarebbe oggetto di sterilizzazioni forzate. Centinaia di vasectomie negli anni trenta, 20.000 pazienti sterilizzati in California, tra uomini e soprattutto moltissime donne, dal 1909 al 1979, 15.000 ordini di sterilizzazione nei confronti di persone di origine latino/americana, in generale messicani/e. La California è stata, nel tempo, quella più zelante nelle sterilizzazioni, realizzandone un terzo delle circa 60.000 operazioni effettuate nei 32 stati che erano regolati da leggi in cui si parlava di eugenetica su base razziale dal 1907 al 1937.

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Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Femminismi, personal/politico e precarietà

Io so che c’è differenza tra le reti sociali esistenti nelle grandi metropoli e quelle che esistono altrove e tuttavia chiedo: se voi avete un problema concreto, la precarietà, lo sfratto, i debiti, la fame, la povertà, l’esigenza di qualcosa che vi serve per esistere, a chi vi rivolgete? Quali tra i numeri e contatti che avete in rubrica sono quelli per voi fondamentali? Quali e quante persone di riferimento conoscete che possano aiutarvi nel momento del bisogno? Perché le reti politiche, di fatto, spesso non sostituiscono i modelli comunitari classici e se in fin dei conti ci rivolgiamo sempre alla famiglia, il padre e la madre, i parenti, le persone che ci sono più care, senza poter andare oltre e immaginare che la solidarietà attiva si realizzi al di fuori da quella cerchia, come facciamo noi a parlare di comunità differenti?

E in tutto questo, chiedo, un certo femminismo che dovrebbe ragionare di autonomie ed essere il tramite più costante affinchè il personal/politico abbia voce, perché a me sembra invece offra anestetici che ci distraggono mentre le nostre urgenze sono altre? E’ una questione di priorità. Esiste il femminismo a parole e quello che ragiona di cose concrete. Se vuoi agevolare autonomie bisogna che realizzi – dal basso – reti sociali differenti in cui la dipendenza economica è la prima cosa contro cui devi combattere. Risorse, luoghi da abitare, e non monopoli per quelle che immaginano la sede associativa come un posto in cui trascorrere l’ora del thé tra un buon lavoro e una ottima cena da servirsi in case in cui il benessere è visibile.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#JobsAct: spese per coniuge non detraibili? Ditelo che ci volete mort*!

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Il Jobs Act toglie anche la possibilità di detrazioni del coniuge (o della coniuge) a carico. Un trucco. L’ennesimo. Considerato che precarizza ancora di più la vita di chiunque e che se ti ribelli e scendi in piazza ti manganellano diciamo che alla fine quello che ci resta, in questo tempo ignobile in cui si fa campagna elettorale sulla nostra pelle, è la chiara percezione che chi sta al governo ci prende mille volte in giro.

‘Sta cosa della detrazione per il coniuge, dicendo che poi si investirebbe in incentivi per l’occupazione femminile, è una cosa ignobile. Primo perché si trova un altro modo per “incentivare” la vita delle imprese invece che quella delle singole persone che non hanno un reddito e poi perché con la tipicità di contratti che stanno scegliendo e con la scarsa domanda che c’è di lavoratori garantiti in genere le donne sopra una certa fascia d’età comunque non le assume nessuno.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

La ministra alla salute e il “piano nazionale della fertilità”

Secondo la ministra alla salute Lorenzin il calo demografico necessita di un “piano nazionale della fertilità“. Dice che sarebbe anche necessario “educare alla maternità”. In una intervista ad Avvenire lei afferma che “il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale” ed è preoccupata perché la denatalità produrrebbe la sparizione del paese intero. Secondo la visione apocalittica dell’articolo che leggo, contro l’idea che le donne diventino madri intorno ai 40 anni “va riscoperta la bellezza di diventare madri in età più fertili” e poi prosegue immaginando investimenti per incoraggiare la fertilità della donna rammaricandosi del fatto che l’Italia invecchia.

In tutto ciò quel che mi lascia basita è il fatto che quando parlano di politiche demografiche stanno parlando di biocapitalismo e dei corpi delle donne e io intravedo certamente – sullo sfondo – un retropensiero ideologico, in special modo se questi propositi arrivano da chi ha una opinione non precisamente concorde alla pma, procreazione medicalmente assistita. Si intende che pare strano ci si sforzi tanto per far scoprire la bellezza del diventare madri a quelle che, anche grazie a “riforme” che questo governo promuove, sono ancora precarie, non hanno voglia, tempo, non ci pensano neanche a fare figli se poi non si agevola chi invece un figlio lo vuole, includendo le coppie omosessuali, al punto tale da sottoporsi a trattamenti lunghi, dolorosi, estenuanti. E che dire circa le politiche migratorie del nostro bel paese? Se ci mancano “giovani” che paghino con i loro contributi le pensioni ai nostri vecchi e muovano l’economia italiana, spendendo dall’asilo in su, com’è che ogni anno si respingono tantissimi immigrati?

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Leghisti di centro/sinistra: autoritari e razzisti per bontà!

Leghisti di centro/sinistra. La loro emergenza è fatta di stranieri, prostitute e poveri accattoni. Di “pacchetti sicurezza” e ordinanze pro/decoro per ripulire le loro città da migranti mal tollerati, da poveri e da puttane (migranti pure quelle o anche trans) ne ho contati veramente tanti. Proseguono la gentrificazione e anche un piano anti/degrado perché i poveri, i migranti e le puttane in giro per alcuni quartieri fanno abbassare i prezzi delle ricche proprietà. ‘Sti sindaci sceriffi hanno problemi con le solite persone, quelle che non possono espellere, perché, fosse per loro, costruirebbero un lager, un muro e un Cie, in ogni angolo del loro paradiso. I senegalesi li fanno fuori presto. I rumeni, che hanno diritto di viaggiare in Europa, un pochino meno. Ma in generale vanno smontate le loro argomentazioni veramente ridicole. Qualunque persona loro vogliano marginalizzare c’è sempre un clan che vorrebbero sconfiggere.

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Antiautoritarismo

#Ucraina, fascismi, complottismi e lotte

Compagn* io ho un disagio. Di Ucraina non discuto perché davvero non ne so molto e a parte aver capito che c’è di mezzo un gasdotto che viene dalla Russia, passa dall’Ucraina, e rifornisce tutta l’Europa, non potrei dire altro. Però commento delle cose lette e sentite.

C’è chi dice, e non ho motivo di non credergli, che tra i manifestanti ci siano dei fascisti e che il pericolo sarebbe che i fascisti vadano al potere. Vorrei che mi spiegaste cosa intendete voi per fascisti perché per me fascista è chi ritiene di disegnare un mondo a propria immagine e somiglianza senza alcuna tolleranza per chi la pensa in modo differente. E’ fascista chi immagina vi sia un popolo di inferiori tra migranti, islamici, ebrei, persone di qualunque altra religione a parte la propria, tra gay, lesbiche, trans. E’ fascista chi immagina di poter imporre la propria morale su ogni altra persona e dunque ordinare che la società vada programmata secondo un pensiero unico che corrisponde al proprio.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

#YoDecido: mai consegnare i corpi allo Stato (Nè per tutele Nè per proibizioni)

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Appena concluso l’intervento in diretta con RadiAzione provo a riassumere riflessioni e anche la giornata di lotta di oggi, a partire dalla Spagna, dove le donne si battono contro la legge Gallardòn, fino alle strade e le piazze italiane in cui tante donne hanno portato la loro solidarietà.

Lo Stato interviene sui corpi delle donne, appropriandosene e ignorando la scelta delle donne, in più modi. Il corpo delle donne viene affidato al papà Stato quando gli chiedi tutela, gli chiedi di decidere al posto tuo, per esempio, e dato che lo Stato ha una vocazione patriarcale quel che trovo assurdo è che ci siano donne, anche femministe, che reclamano a gran voce di essere poste sotto tutela dallo Stato. Esigere tutela, essere felici quando lo Stato decide per l’irrevocabilità della querela, ad esempio, quando cioè decide che la tua scelta non conta perché ti considera malata, troppo fragile, con buona pace di mater/paternalisti che adorano istituzionalizzare lo status della vittima per consegnare i corpi delle donne ai tutori, controllori, sorveglianti della nostra vita, sessualità, autonomia, incluso quella economica, significa legittimare lo Stato a scegliere per te sempre. Significa che accrediti lo Stato nella funzione di controllo del tuo corpo.

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Lo Stato, come qualunque istituzione patriarcale, non sa “possederti” a metà. Se tu dici che hai bisogno perfino di essere salvata da te stessa allora ti rinchiude, patologizza, ti vuole curare per farti tornare in te, e fa tutte quelle belle cose che tante hanno subito in passato e continuano a subire. Se esci e manifesti ti manganella e ti rinchiude in galera… la galera… altro strumento repressivo di controllo e irregimentazione sui corpi che alcune donne legittimano ed evocano come strumento di salvezza per noi.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#NoTav: repressione e intimidazioni morali per inibire la solidarietà!

notavA voi, amanti delle lotte altrove, emozionati quando arrivano notizie dalla Turchia, la Tunisia, e tutte quelle belle nazioni presso cui le rivoluzioni e le azioni di resistenza parrebbero maggiormente motivate come se di capitalismo, sfruttamento e monopolio di territori e della vita delle persone si soffrisse solo lì, e dunque a voi rivolgo una domanda schietta, non prima di avervi definito quadro, contesto e ragione di quella che è diventata una battaglia dello Stato, in difesa delle imprese, contro chi lo Stato lo fa, ovvero le persone, gli abitanti di un preciso territorio.

Avrete certo notato il susseguirsi di notizie che ragionano di crimini e misfatti compiuti ad opera di taluni NoTav. E già pronunciare il nome del movimento, esibirne la bandiera, come fu per la Mannoia o Caparezza, significa essere accusati di responsabilità morali quando si parla di azioni violente contro le persone. Il punto è che a me pare che di persone violentate ve ne siano, certo, in quella valle e sono le stesse persone precipitate da metri e metri da un traliccio scampando la morte per un pelo, quelle che hanno curato e guarito lividi e ferite a seguito lancio pietre, grandinate di lacrimogeni, manganellate sul muso (così raccontano) per predisporre fermi di quella o la tal’altra Marta.

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Precarietà, R-Esistenze, Violenza

#TerraDeiFuochi: morire di (bio)capitalismo, si può!

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C’è una donna della Terra dei Fuochi che in quanto a prevenzione del tumore ha fatto tutto quel che si poteva fare. L’ha individuato, preso in tempo, si potrebbe dire, ha esaudito l’invito del medico a chiedere una operazione d’urgenza, dopodiché l’hanno mollata lì senza nessuna spiegazione. Ora mi dicono che dopo molte proteste e tanta ostinazione stanno per operarla ma quante ce ne sono come lei? Quante altre periranno rassegnate tra l’indifferenza generale dopo aver speso tutto lo spendibile per tentare di resistere, sopravvivere, riscattarsi da una situazione che non hanno mai neppure scelto?

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Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Lettera di Ilaria: libere di scegliere non equivale a libere di abortire

Da Incroci De-Generi:

Ciao, mi chiamo Ilaria, ho 37 anni, sono laureata in pedagogia e faccio la baby sitter in nero. Ho deciso di scrivervi perché comincio ad essere davvero infastidita e nauseata dal ritornello  che sento ripetere ultimamente e che associa la libertà di scelta e l’autodeterminazione unicamente all’aborto. Ho deciso di scrivere a voi perché in questo blog mi pare di leggere analisi e riflessioni che si spingono un po’ oltre la retorica comune o almeno vedo lo sforzo di farlo. Per cui spero che vorrete dare spazio anche alla mia storia e condividerla.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Nel nome del padre di mia madre! (ma i figli sono utili al capitalismo)

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Leggo dal testo di una petizione, pubblicata sullo sfondo di vari simboli tricolore, lanciata dalla signora Natoli, da tempo impegnata su questo tema, e firmata in primo luogo da un tot di persone di varie formazioni politiche che vanno da SeL, Pd, al centro destra, inclusa la Mussolini, questo passaggio:

La registrazione anagrafica di un figlio avviene in concomitanza con la nascita e poiché il cognome sancisce la relazione di appartenenza a un’area familiare e questa è inizialmente configurabile ESCLUSIVAMENTE mediante la relazione psicofisica col genitore gravido che partorisce, chiediamo che PER PROSSIMITÀ NEONATALE il cognome di quel genitore sia il primo dei cognomi del figlio, senza che tale posizione possa incidere sulla futura libertà del figlio di scegliere quale dei suoi cognomi attribuire alla propria discendenza.

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#Spagna #MiBomboEsMio: L’aborto legale non conviene al Capitale!

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Scrivo da tempo che lasciare che i femminismi siano permeati da chi in nome della lotta al femminicidio, concetto sempre più svuotato di senso che viene usato da chi poi ci impedisce di esercitare libera scelta anche quando si parla di sessualità, contraccezione e aborto, promuove una legge che parla di madri e donne incinte (le uniche citate in Italia dal decreto sicurezza/femminicidio), veicola discorsi in cui si parla di madri “italiane” consegnate alla tutela dello Stato come esclusive riceventi diritti, inquina la discussione femminista al punto tale che donna=madre, conduce verso lidi che è semplice prevedere se solo si smettesse di rimuovere il conflitto e si smettesse anche di fare ricorso alla “unione tra donne” (tutte) come anestetico e deterrente alle lotte reali che dovremmo sostenere. Giusto per dirvi che dal punto di vista culturale i presupposti affinché anche in Italia avvenga quello che avviene in Spagna ci sono assolutamente tutti. Ma torniamo alla Spagna.

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Melissa, lesbica, precaria e a luci spente

Melissa è precaria. Andata via di casa si è trovata un posto per vivere in città. Coi genitori non andava molto d’accordo e dunque la precarietà per lei è un problema perché piega il suo desiderio di libertà, la rende dipendente, la priva di quell’autonomia che le permetterebbe di frequentarli senza dover loro nulla di particolare, semplicemente perché le piace, se le piace.

Grandi conflitti nell’adolescenza, essendo lesbica non ha ritenuto certo di farsi “liberare” da quella trappola familiare da un ragazzo o un uomo che l’avrebbe inclusa in un altra famiglia concepita quasi come unica chance di libertà in certi contesti. Perciò ha studiato, si è perfino laureata, lavorando e faticando per finire il suo periodo di istruzione e dotarsi di uno strumento per poter costruire qualcosa di diverso. Oggi però si accorge che ancora non può fare altro che lavori a tempo, precarissimi, e dopo aver investito in un rapporto, con una compagna che certo non se la passa meglio, avendo coltivato grandi speranze per il futuro, infine deve arrendersi al fatto che la precarietà in un certo senso ha vinto.

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Piuttosto che il suicidio troviamo un’isola per praticare anticapitalismo

Un altro uomo, un ragazzo in realtà, perde il lavoro e si dà fuoco. La disoccupazione in Italia è altissima e a essere maggiormente disoccupate secondo i dati Istat sono le donne. Tuttavia se guardiamo questa analisi dei dati relativi i suicidi per motivi economici si può vedere che sono gli uomini che si suicidano di più.

Il dato è del 2012 e parla di 165 suicidi e 70 tentati suicidi. 158 uomini e 7 donne si sono suicidati e 59 uomini e 11 donne hanno tentato di farlo. Da Gennaio a Ottobre del 2013 la tendenza non cambia. 114 uomini e 5 donne. Età media delle persone che maggiormente si suicidano va dai 45 ai 64 anni. Nel 2013 c’è stato un incremento dei suicidi tra persone con un’età tra i 35 e i 44 anni. Avviene soprattutto nelle regioni del centro/nord con il Veneto in prima fila. Nel 2013 Sicilia e Campania hanno registrato casi in aumento. Si suicidano impiccandosi, lanciandosi nel vuoto, sparandosi un colpo in testa, dandosi fuoco, talvolta in azioni dimostrative e pubbliche. A morire sono per lo più imprenditori e disoccupati. Ragioni analizzate: crisi economica, perdita posto di lavoro, debiti, difficoltà riscossione crediti. Il dato resta coerente anche per i tentati suicidi.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze

#OccupyGezi: Siamo tutt* #çapulcu!

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Accade per strada e in rete. Accade che lui è un fotografo spagnolo, ma è ad Istanbul, dove fotografa e racconta su un blog le rivolte scatenate dalla decisione del governo turco di dar luogo all’abbattimento dei seicento alberi di un parco pubblico per costruire una moschea e un centro commerciale. Lei è italiana, conosce la lingua spagnola, anche se non l’ha mai studiata. L’ha imparata per le strade sudamericane e sulle Ande, il suo non è nemmeno castigliano doc, non è proprio la stessa lingua del fotografo, ma latinoamericano, con un forte accento peruviano. Una gringa bionda che parla peruviano. Adesso non sta lavorando, da anni è una precaria dismessa dallo Stato in estate, quando non serve più. Ma a lei, tutto sommato, non dispiace nemmeno tanto, così ha più tempo per la militanza. Il lavoro, dopo tutto, è sempre stato e continua ad essere una forma di controllo sociale con cui si tengono impegnate le masse, impegnate a produrre, per intendersi, e poi, tutt’al più, a consumare nei centri commerciali.

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