Contributi Critici, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze

La depressione è (anche) una questione politica

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Lui scrive:

Ciao Eretica,
quel che ti scrivo vuole essere una sorta di riflessione o commento da condividere con quanti, negli ultimi giorni, hanno scritto di depressione standoci dentro. I miei pensieri nascono dal botta e risposta della coppia prossima all’implosione. Il loro dialogo e le testimonianze successive mi hanno appassionato, non per questioni di tifo, quanto per “analisi”, quella che nessuno più fa su stesso, su quel che ci circonda e sui modi in cui l’ambiente in cui viviamo influisce sul nostro personale.

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Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Precarietà, Questa Donna No, R-Esistenze, Welfare

Parità di salario uomo/donna? No. Più ricchezza per tutti!

Dalla notte degli Oscar, dalla viva voce di Patricia Arquette, al discorso di Christine Lagarde, presidente dell’Fmi (fondo monetario internazionale), è tutto un gran chiedere parità di salario tra uomini e donne. Lagarde parla addirittura di un complotto contro le donne e io mi chiedo come sia possibile che proprio chi sta in cima a così grosse strutture del potere economico mondiale, al di là della presenza rosa che garantisce un inequivocabile pinkwashing a colorare l’Fmi di bellezza e meraviglia, pronunci parole così ipocrite nei confronti delle donne.

https://www.youtube.com/watch?v=L-EmDy3w1X8

E’ il biocapitalismo che rende i corpi delle donne succubi di un progetto utile alla natalità delle nazioni, mentre i figli delle zone povere vengono tenuti lontani a far gli schiavi nei propri territori, per conto di organizzazioni e imprese dell’Occidente ricco, e sono i soldi l’unico interesse di chi esige che le donne restino in casa ad adempiere ai ruoli di cura, perché in ogni nazione che si rispetti, dove la scelta governativa è stata quella di smantellare lo stato sociale, in favore di privatizzazioni e speculazioni selvagge sui servizi, le donne sono, oggi più che mai, l’ammortizzatore sociale per eccellenza.

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Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

#Irlanda – Ragazze alla pari: una moderna forma di schiavitù

349612fb59_1396190_medUn pezzo tradotto da Antonella. QUI l’articolo in lingua originale. Buona lettura!

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La classe media irlandese contribuisce a realizzare una moderna forma di schiavitù, impiegando donne immigrate per la miseria di 2 euro l’ora per risparmiare sui vertiginosi costi degli asili (dichiarazioni del MRCI – il Centro per i Diritti dei Migranti in Irlanda).

Un numero crescente di famiglie, in particolare di Dublino Sud, ritirano i propri bambini dagli asili preferendo impiegare giovani studentesse straniere per la cura dei loro figli e per quella della casa.

Ragazze dal Brasile, dall’Est Europa, Francia, Spagna e Italia lavorano per 60 Euro a settimana e per la miseria di 2 Euro l’ora. In molti casi ci si aspetta da loro che sbrighino i lavori di casa incluso stirare, passare l’aspirapolvere, lavare, cucinare e accompagnare i bambini a scuola. In alcuni casi, le ragazze alla pari hanno riferito che hanno dovuto dividere il letto con uno dei bambini.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Non c’è tempo per l’amore: il capitalismo romantico

Al sistema di produzione non importa se sei ubriaca d’amore, arrapata, triste o in lutto. Il capitalismo ci ingabbia, vuole che dedichiamo il nostro tempo al lavoro o al consumo: l’amore è improduttivo. I femminismi reclamano la conciliazione della vita lavorativa e del lavoro riproduttivo, ma abbiamo ancor più bisogno di un modello (di esistenza) compatibile con il piacere e gli affetti.

ph “signora Milton” da Minerva Magazine
ph “signora Milton” da Minerva Magazine

Se la giornata lavorativa media,
preparazione e trasporto inclusi, è di dieci
ore, e se le esigenze biologiche di dormire e alimentarsi
richiedono altre dieci ore, il tempo libero sarà di quattro
ore ogni ventiquattro per la maggior parte della
vita di un individuo. Questo tempo libero sarà potenzialmente
disponibile per il piacere.

Herbert Marcuse, Eros e Civilizzazione

di Coral Herrera Gòmez (da Intersezioni)

Quante ore dedichi all’amore? Non a immaginarlo, sognarlo o consumarlo nei film o romanzi, ma a viverlo. Da quanto tempo non passi ore facendo l’amore con il/la tu@ compagn@ di anni, come avveniva in principio? Quanto tempo hai per conoscere gente nuova e incontrare qualcuno che ti piace davvero? Quanto tempo hai a disposizione per avere una storia di quelle che ti sconvolgono la vita e ti sfascia gli orari?
Ne abbiamo poco. C’è poco tempo per l’amore. Per conoscersi, innamorarsi, approfondire, restare delusi, lasciarsi, ritrovarsi, tornare a innamorarsi.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Welfare

I nostri corpi? Sono già “sottomessi”! – risposta ad Alessandra Bocchetti

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Cara Alessandra,

vorrei articolare una risposta che possa giungerti in modo diretto, alla mia maniera, sperando che la mia franchezza non ti induca a rifiutare un confronto su questo. Ho letto il tuo pezzo pubblicato su la 27esimaora e non mi ha convinto come non mi convince l’urgenza che manifesta Marina Terragni quando parla del pericolo islamico che potrebbe costringerci a tornare sottomesse.

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Comunicazione, Critica femminista, Questa Donna No, R-Esistenze

Le pubblicità che evocano il modello di donna anni ’50

Unknown2Giorni fa sentivo mia figlia bestemmiare. Le chiedo: cara, che succede? Mi dice che non ne può più di vedere in tv la donna sullo stile anni ’50 che non fa altro che cucinare per la famigghia (etero), o si immola sull’altare della patria dichiarando di averci l’istinto materno. E poi, mi dice: “c‘è quella tipa della pubblicità del latte in polvere che mi fa venire l’orticaria. Ogni volta che la vedo spuntare ho voglia di avere in mano un lanciafiamme, e ti giuro che non sono affatto violenta, anzi. Ma se c’è un pensiero che mi viene spontaneo è quello che dice “abbattetela”“. Ovviamente non intende in senso reale, la mia prole scherza e non farebbe del male ad una mosca, ma è un modo colorito e oltremodo diretto di esprimere la sua opinione.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Quelle femministe che assumono l’arroganza coloniale

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Grandi polemiche tra “femministe” in questi giorni in cui si discute del fatto che si può essere islamofobe o per la causa palestinese. C’è chi ha imboccato la via, a mio avviso senza ritorno, già intrapresa da Oriana Fallaci, con il tono emergenziale di chi immagina che da un momento all’altro ci esploda sotto al culo una bomba a testa. C’è chi tenta di conservare un minimo di buon senso e di raccontare come il femminismo, se intersezionale, deve certo avere più considerazione di quel che significa autodeterminazione delle persone, dei popoli. Un territorio è come un corpo. Vorrebbe una femminista che quel corpo fosse occupato da qualcuno che di giorno in giorno, tra una intimidazione e l’altra, ti toglie la facoltà e il diritto di esprimere consenso o di negare l’occupazione dei propri spazi? E se crediamo che le donne, le persone, abbiano il diritto di autodeterminarsi, perché allora c’è chi nega alla Palestina, per esempio, il diritto di esistere e resistere all’autoritarismo del governo israeliano?

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Violenza, Welfare

AAA debitori anonimi: ho dei debiti e penso al suicidio!

Sono Michela e ho 47 anni. Per colpa di un parente che ha realizzato un’iniziativa commerciale a mio nome, dato che aveva già fallito con la precedente, sono piena di debiti che non riuscirò mai a pagare. Sono assillata dai creditori e non ho la possibilità di rivalermi sul parente perché sono stata tanto ingenua ed è come se lui in quella attività non c’entrasse nulla. Non so se voi sapete com’è la vita quando hai dei debiti che non puoi pagare. Le finanziarie che acquistano i pacchetti di crediti da altre aziende o dalle banche si servono di molestatori di professione. Sono stalkers che ti intimidiscono e minacciano in ogni modo possibile, via mail, con lettere o telefonate a tutte le ore. Praticamente tu non hai più una vita e l’ansia ti accompagna ogni minuto. Non serve dire che non hai soldi, giacché loro lo sanno, perché se scoprissero che tu hai un guadagno andrebbero a prelevare soldi direttamente alla fonte. Però ti minacciano di fare danno a te o ai tuoi cari e alla fine della giornata, per ogni momento in cui tu hai provato comunque a esistere e respirare, ti senti in colpa per tutto, perché per chi ti intimidisce tu non avresti proprio più il diritto di vivere. Ci sono alcune persone che di mestiere, probabilmente pagati male e in misura equivalente ai crediti che riescono ad ottenere, fanno gli istigatori al suicidio.

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Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Quelli che ti spingono a consumare anche se non hai un soldo

Stasera sono incazzata nera. Ovunque io guardi vedo solo precarietà. Costa mangiare, costa studiare, costa perfino curarsi. Devi pagare alcuni farmaci che ti sono indispensabili ma per il ministero sarebbero superflui. La schizofrenia è tanta e tale che per quanto tu sia precaria, dato che il tuo reddito invece che essere zero è “1” devi pagare tutto, ticket che vanno un tanto al chilo. 80 euro per gli esami del sangue con qualche controllo in più. 40 euro per quella visita, ma quell’altro esame, che è più complicato e comprende l’uso di sofisticati macchinari che le aziende ospedaliere comprano grazie alle nostre tasse, costa molto di più. C’è gente che fa la fila, come se chiedesse l’elemosina, per non farsi cadere i denti, non fare scoppiare il cuore, non fare implodere l’addome e quel che a me pare è che chi fa politica con compiti istituzionali, inclusi gli assessori e i ministri alla sanità, non abbiano chiaro quanto è assurdo questo tempo e quanta gente non può neppure curarsi perché non ha soldi.

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Senza reddito e casa, chi sta male è sol@!

Linda racconta un pezzo di vita. Lo condivido con voi perché ci riguarda tutte. Parla di precarietà, bisogno e di come senza reddito e casa, per le donne, ma anche per gli uomini, non ci sia libertà. Quante sono le donne che vivono in luoghi che non amano perché non sanno come campare? Quante donne continuano a stare con uomini che non amano più perché non sanno dove andare? Quante sono le persone che vivono in situazioni di conflitto, insanabili, per puro bisogno? Ecco, in questa storia ce ne sono alcune. Un abbraccio a Linda e alle donne di cui lei parla.

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Vi racconto una storia vera. Parla di questo momento storico, di donne e di non libertà.
Alcuni giorni fa sono uscita con una mia amica. Una professionista che lavora nel campo delle tossicodipendenze, una psicologa con 30 anni di esperienza alle spalle.

Mi racconta che nella cooperativa in cui lavora hanno prima ridotto il personale, ora stanno riducendo i turni per i dipendenti superstiti, i più fortunati. Mi fa diversi esempi di che cosa hanno significato concretamente in questi anni i tagli allo stato sociale sia sulla qualità del loro lavoro, sia sulle loro condizioni materiali. Disoccupati la maggioranza, e chi resta si sente un miracolato.

Mi ha raccontato che il capo coordinatore del personale in questi giorni sta andando in giro tra i dipendenti, pagati secondo il nuovo orario ridotto, a chiedere la disponibilità di fare volontariato, cioè lavorare gratis per una parte del tempo. Lavorare gratuitamente, proprio così.

Al momento nessuno ha dato disponibilità, ma lei è sicura che non saranno pochi quelli che accetteranno. Accetteranno qualsiasi condizione per non restare senza lavoro, ha detto, ne sono arcisicura. Penseranno che solo così l’azienda non chiuderà, e che solo così, dimostrando spirito di sacrificio e abnegazione totali, resteranno nell’organico per una manciata di spiccioli, per non morire di fame.

Mi ha raccontato che la maggioranza del personale specializzato è composto da donne e che alcune di loro, nonostante siano ultraquarantenni, in fretta e furia stanno riprogettando le loro vite a ribasso, alcune lasciando le proprie case perché non hanno più la possibilità di pagare l’affitto. Altre andranno a vivere dai genitori o parenti vari. Altre torneranno con i loro ex, uomini che hanno lasciato da tempo, così almeno avranno garantito un tetto sopra la testa. Queste ultime mentre lo raccontano, mi ha detto, piangono.

Io stessa – è la mia amica che parla – se non amassi mio marito, oggi come oggi non mi sognerei di lasciarlo perché ha una casa di sua proprietà. Lasciare un uomo con una casa sua è un lusso che si possono permettere solo le poche garantite. Le chiacchiere stanno a zero.

Mi ha chiesto un consiglio. E ha aggiunto: concreto, per favore. Mi ha chiesto un consiglio concreto, non un elenco di principi e di enunciazioni. Un consiglio soprattutto per le sue colleghe disposte a lavorare gratis e disposte ad accettare l’inaccettabile per non finire per strada a 50 anni suonati.

Non sono stata in grado di dire nulla. La terribile verità è che la fine del 900 ha tracimato anche quel tessuto sociale solidale di riferimento che un tempo è stato la salvezza. Oggi regna sovrana la legge per cui ognuno pensa solo a tenersi stretto ciò che ha, fosse pure una piccola cosa. Addio solidarietà. Addio ad aprire case e dire tutto ciò che è mio è tuo. Ed è così che chi sta male è solo. Chi sta male è sola.

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Le donne del Pd e la nudità che non le indigna

102360Le donne del Pd esprimono indignazione per il calendario Pirelli. Tutto ciò dopo la figurina odorosa che ha fatto l’eurodepilata Moretti con i suoi dilemmi sulla peluria e i suoi suggerimenti sull’estetica femminile corrente. Neanche una parola, ovviamente, a proposito della donna migrante sotto sgombero che ha perso un bambino per le manganellate. Nulla che parli di precarietà e della violenza delle istituzioni. Sono invece ancora lì a sposare una linea emergenziale sulla maniera in cui vengono trattate le donne senza ragionare della nudità, reale, che ci procura disagi.

La donna nuda d’oggi è spogliata di qualunque speranza, opportunità e avere. Non ha un reddito, una casa, un lavoro, non ha niente che possa rivestirla di orgoglio e dignità. E’ umiliata, mortificata, come tante altre persone, perennemente costretta a chiedere l’elemosina giacché a rivendicare diritti, in piazza, pena la manganellata d’occasione, non può neppure andare. Deve restare a testa china e sguardo pietoso a prestare la propria immagine di oppressa solo in relazione alle cause che alle donne di governo piacciono di più. Non le è possibile dirsi vittima di quel che vittima la fa di più, perché deve dichiarare d’essere vittima a seconda del partito che le detta il copione. Oggi deve recitare la parte della vittima dell’uomo precario tanto quanto lei, domani dovrà recitare la parte della vittima dell’uomo nero, lo straniero, che viene dai mari, e domani chi lo sa.

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#25N, precarietà e violenza rimossa

Sono Beatrice e vorrei parlare di violenza economica. Ho letto la tua storia sulle 10 ore di passeggiata in città all’insegna della lotta di classe e ho ricordato com’è la mia giornata. Vivo con un operaio, a metà stipendio, perché se non lavora a poco prezzo la ditta chiude. Ho un figlio che frequenta la scuola media. Tento di insegnargli a crescere bene, a rispettare le persone, a trattare bene le donne e a essere autonomo. Quando però mi chiede come sarà il suo futuro io non so cosa dirgli. Non lo so. Qualche anno fa io e mio marito ci lasciammo prendere dall’entusiasmo e accendemmo un mutuo per dare un anticipo per una casa da restaurare. Eravamo in affitto. Lo siamo ancora. Paghiamo il mutuo per un rudere e temo che presto, se va avanti così, dovremo andare ad abitarci. Le volte che io e mio marito litighiamo è per lo stress accumulato, per la precarietà, perché siamo frustrati, entrambi, io, ultimamente, anche disoccupata, e lui non dorme bene la notte perché non sa più dove sbattere la testa. Mio figlio scrive bene. Mi piacerebbe farti leggere quello che scrive perché ha un dono. Vorrei potergli dire che gli servirà, in futuro, e che troverà un buon lavoro e invece sono costretta a dirgli di mettere da parte il suo talento perché dovrà prepararsi a fare un lavoro manuale, di fatica, per poter campare. Sono sicura che tu mi capisci: è così dura dover dire al proprio figlio di rinunciare ai sogni. Dura tanto quanto lo è dirlo a se stessi.

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#Gaza: femministe silenti e marketing militare israeliano

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Le bombe cadono su Gaza e molte femministe tacciono. Oppure si occupano di altre emergenze. C’è sempre la violenza sulle donne da mettere in primo piano, e io posso anche concordare, non fosse per il fatto che se ti casca una bomba sul cranio sarà violenza pure quella. Chissà perché però ho visto pochi balli, canti, girotondi e pensieri devoluti in direzione di una violenza sistematica che coinvolge un intero popolo sacrificato all’interesse di un occidente neoliberista che per avere due grammi di petrolio e il controllo del medio oriente piuttosto tratterebbe le donne che si oppongono a ‘sta cosa tutte quante come terroriste buone da rifarcisi l’immagine di santi, eroi, invece che degli speculatori che in realtà sono.

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Le “donne/vittime” servono al capitalismo (di braccialetti e amuleti vari)

Niente paura, non sei più sola, c’è il capitalismo umanizzato che ti vende – alla modica cifra di 25 euri al pezzo – un braccialetto salvavita. Lo indossi e sei bellerrima e felice. Sorridente, in estasi, manco t’avessero venduto una droga di quelle buone. Del lancio di questo nuovo prodotto “contro la violenza sulle donne” parla Enrica che ne svela legacci e retroscena. Alla faccenda pare sia legata quest’altra impresa con foto che tentano, non riuscendoci, di imitare i volti in fase di orgasmo dell’ultimo film di Lars Von Trier (erano meglio gli orgasmi). Retorica di destra, fedele all’ideologia vittimaria, che relega le donne alla posa di soggetti deboli che pur di stare al sicuro dovranno armarsi di pozioni e amuleti magici. Se mai la stessa impresa volesse “venderci” una spillina per salvarci dalla disoccupazione sarebbe il massimo: perché il “capitalismo dal volto umano” sfrutta l’ideologia vittimaria che è di per se’ una fabbrica di stereotipi e dispositivi di potere. Ti governo in nome del tuo essere vittima, io vendo in nome del tuo essere vittima, vendo gadgets, mi faccio prestare il volto di testimonial perché “donna” e “violenza sulle donne” sono un brand che vende perfettamente e il capitalismo investe su questi temi e non da ora.

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Dall’hashtag #BringBackOurGirls trae giovamento il potere militare americano

Nigeria: Michelle Obama, prego per liceali rapite

A proposito delle ragazze nigeriane e della mobilitazione per portarle a “casa”. Alcuni articoli ci raccontano una visione un po’ diversa della storia. Parlano in maniera chiara di neocolonialismo e di sollecitazione alle forze militari americane affinché intervengano e siano legittimate a espandere il proprio potere. Un articolo sul The Guardian vi dice anche qualcosa in più. Provo a tradurlo/sintetizzarlo.

Sostanzialmente dice che le vostre buone intenzioni non corrisponderebbero alle reali intenzioni che ci sono dietro la diffusione dell’hashtag BringBackOurGirls. Chiedere all’America di intervenire, invece che supportare la Nigeria nelle loro azioni di liberazione e ribellione fa più male che bene. Così racconta Jumoke Balogun, nigeriana – americana, co-fondatrice e co-editore di compareafrique.com.

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