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Pratico Bdsm: perché devo dimostrare di essere una buona madre?

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Mi sembra di sentirle, quelle pettegole delle mie amiche, a sparlare di me e del ragazzo con cui mi vedo. Dannate bigotte, e maledetta me quando gli ho detto che faccio regolarmente sesso e mi piace molto. Mi guardano come se io vivessi avventure squallide, o forse sono io che proietto nella loro disapprovazione solo quello che penso anch’io. Cosa assai difficile liberarsi dei tabù e andare avanti convincendoti che tutto quello che accadrà sarà bellissimo. Così è iniziata la mia storia con Sergio.

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Il mio compagno ama essere picchiato da me

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Odio restare umida. Subito dopo un rapporto sessuale ho la necessità di ripulirmi, asciugarmi, perché non ho voglia di sentire sulla pelle nulla di così appiccicaticcio. Così il mio partner dirige i suoi liquidi altrove. Il fatto che io non nutra una particolare passione per lo sperma ha offeso alcuni uomini con cui ho avuto storie in passato. Dicevano che era come se ne rifiutassi l’essenza. L’essenza di un uomo espressa con gli spermatozoi. Una visione ridotta di sé che meriterebbe una seria analisi sessuale e antropologica.

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Sesso e lividi: perché vuoi censurare i miei desideri?

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Lei scrive:

Ciao Eretica, sono una ragazza a cui piace il dolore, finché è sopportabile sia chiaro, mi fa sentire viva, per quanto possa sembrare sarcastico ho bisogno di ricordarmi di essere viva. È una cosa insolita è vero, ma per una ragazza che in passato ha fatto boxe per 2 anni, non dovrebbe esserlo.

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Avete mai sentito parlare di Love Bondage?

Mi segnalano questo piacevole video che presenta alcuni corsi di Love Bondage, il bondage romantico che viene descritto come “lontano dall’idea della sottomissione nella sua accezione negativa”, organizzati da MySecretCase. Il 4 ottobre, per quell* a cui interessa, c’è un corso a Milano tenuto da drFatso. Mi sembra parecchio costoso e personalmente non potrei permettermelo, ma vi giro comunque l’informazione, nel caso vi interessi.

Personalmente non faccio una classifica dei vari tipi di bondage perché ritengo che qualunque pratica sessuale vissuta in totale consensualità evidentemente piace per quel che è. Quindi non penso che nel bdsm ci sia una accezione negativa della sottomissione perché se ti piace e in qualunque modo tu voglia vivere le pratiche di sottomissione/dominazione si tratta di libera scelta e di pratiche positive. Il love bondage immagino dunque che sia una delle tante pratiche che da quel che vedo sul video più che “romantico” a me sembra molto sensuale/erotico. Ma è quel che percepisco io. A voi il giudizio secondo quel che preferite.
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Lui è un feticista e io temo di non essere all’altezza

Lei scrive:

“Premetto che non ho mai avuto una profonda autostima, sopratutto sulla sfera sessuale. Negli ultimi 5 anni, mi sono sentita sempre più inadeguata, perchè praticamente non ho mai fatto sesso con il mio fidanzato. Diciamo che la situazione era incasinata, in quanto lui era depresso e apatico e quando stava con me non riusciva mai ad avere un’erezione (quando era solo si). Mi sono sempre addossata tutte le colpe, anche perchè della cosa non parlavamo e alla fine dopo averci riflettuto fin troppo tempo ho deciso di lasciarlo circa un mese fa (per questo e mille altri motivi). Quando ho realizzato e ho trovato la forza per troncare tutto, ho incominato a riflettere su chi avrei potuto chiamare per fare del sano sesso. La prima persona alla quale avevo pensato è fuori per lavoro, la seconda si è offerta di sua spontanea volontà. Il “volontario” si chiama D. e diciamo che è una persona un po “complessa”, di quella che ti risucchiano tutte le tue energie.

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C’è differenza tra violenza imposta e dominazione consensuale

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L’ultima volta che il mio ex mi frantumò la faccia, labbra sanguinanti, un dente rotto, una guancia livida e gonfia e un rigonfiamento sulla testa, molle, con il sangue dentro, decisi di andarmene e salvarmi la vita. E’ un po’ come con le sigarette. Per tante volte dici di smettere e non lo fai. Smetti e ricominci, non ne sei molto convinta, poi, un bel giorno, capita che smetti di colpo e non hai più voglia di tornare indietro.

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Bdsm e sesso “violento”? Qualche regola di sicurezza per parlarne!

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Con la storia pubblicata ieri, sulla ragazza che ama il sesso violento, si è aperto un nuovo capitolo, un filone di ricerca e interazione tra persone che hanno inviato qui storie già pubblicate e altre che si affacciano appena adesso a questi temi e non sanno a chi rivolgersi per saperne di più. Siamo perciò d’accordo sul fatto che non sono storie censurabili e che parlarne è molto meglio che non farlo perché tra tante persone che vogliono saperne di più e devono giostrarsi senza punti di riferimento capita che si finisca in spazi web approssimativi e che non fanno rete con nessuno.

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Mi piace il sesso violento ma non so con chi parlarne

Avviso: Non è un post adatto ai minori.

Ho pensato molto prima di pubblicare questa storia. Ho scambiato diverse mail con l’autrice del racconto perché volevo capire. Mi dice che lei non è una slave e a lei non si adatta il classico schema di dominazione. Lei amerebbe, fuori dalla sua vita condivisa e visibile, un uomo autoritario, che la obblighi a fare sesso e le ricordi una fantasia di costrizione, umiliazione, degradazione. Amerebbe il pissing ma il suo ragazzo non è adeguato a questa sua richiesta e le uniche volte in cui si è prestato per soddisfarla appieno alla fine si è sentito al limite delle proprie possibilità. Obbligarla ad un rapporto orale o a un rapporto sessuale violento è difficile. A lei ho chiesto molte cose e quel che a me pare è che non sappia, credo, quale possa essere il suo limite, cosa che è davvero fondamentale da sapere, per la propria sicurezza, perché la sicurezza è fondamentale in ogni tipo di rapporto, soprattutto in questo, e anche perché se non sai qual è il tuo limite come puoi pretendere che il tuo partner lo rispetti? Quando sei davvero insoddisfatta? E come potrà soddisfarti?

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#Bdsm: volevo smettere ma lui non ha capito!

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Conosco mio marito da venti anni. Siamo sposati da dieci e, da tre, pratichiamo (appagati e divertiti) sesso bdsm. Abbiamo un lavoro e mezzo in due, una coppia di pargoli vivaci, una casa e un pappagallo.

Circa un mese fa, è successa una cosa che non sarebbe dovuta succedere.

I bambini vengono invitati a dormire a casa di amichetti e noi, quasi increduli che ci sia stata concessa una notte da soli senza elemosinarla ai nonni, ci prepariamo per i nostri giochi sessuali.

Come mi vuoi? – gli chiedo

Vestita di rosso, con i tacchi di metallo, niente mutande, cerchioni di argento alle orecchie, truccata pesantemente – risponde

Ok – e mi preparo.

Mi sentivo strana quel giorno, forse i primi caldi, il ciclo mestruale in arrivo, la cronica carenza di sonno. Ne avevo voglia, ma mi sentivo anche stanca, un po’ malinconica e appesantita. Non volevo però perdere quell’occasione. Il nostro sesso bdsm è quasi sempre un sesso rubato, sottratto al vortice delle millemila incombenze quotidiane. E – ovviamente – possibile solo se entrambi i bambini sono fuori casa.

Abbiamo (avevamo) una parola di sicurezza: appena uno dei due l’avrebbe pronunciata, tutto si sarebbe interrotto all’istante. Essendo io spesso imbavagliata, oltre alla parola, avevamo anche concordato un gesto. In questi anni non abbiamo mai avuto bisogno di usare né l’una né l’altro. I nostri corpi si conoscono perfettamente: abbiamo un sapere reciproco profondo di ogni tonalità di sospiro, di ogni trasalimento muscolare, di ogni piega del corpo, di tutta la sensibilità della pelle, di tutti i circuiti psicologici ed emotivi che tiriamo fuori, ed anche (ovviamente) delle resistenze, delle paure e dei limiti. I nostri corpi si sono scambiati parole per venti anni.

All’inizio è andato tutto bene: entrambi eccitati, all’erta, desideranti. E’ stato tutto esattamente come desideravo: turbine, godimento e liberazione. Poi, dopo il mio secondo orgasmo, ho cominciato a sentirmi stanca, volevo fermarmi, avevo sonno ed ero un po’ scombussolata. Lui mi cercava ancora. A quel punto io non solo ero imbavagliata, ma legata in una posizione che non mi permetteva di ricorrere al gesto di sicurezza. Sono rimasta tranquilla, nutrivo l’assoluta certezza che mio marito avrebbe recepito i segnali del mio corpo e si sarebbe fermato. Lui è la mia luce, la mia montagna, il mio porto ed anche le mie vele spiegate, mai mi avrebbe fatto del male. Lui ed io siamo il nostro amore. Invece non se ne è accorto: mi ha sodomizzato senza che io ne avessi alcuna voglia in quel momento. In tanti anni di rapporti anali non ho mai subito una lacerazione, mai è uscito sangue. Questa volta sì.

Sono rimasta tramortita, spaventata e dolorante. Quando mi ha vista piangere, dopo la doccia, ne abbiamo parlato. E’ rimasto sconvolto, piangeva pure lui e tremava come una foglia, si dava dei pugni in testa e ha giurato che – in preda all’eccitazione – non si era accorto di nulla. E io so che è vero. So che purtroppo è verissimo.

Da allora lui non ha più pace. Io sono ancora scossa da qualcosa che non è uno stupro ma non è neanche stato uno scambio consenziente. Da settimane non ci tocchiamo più.

A chi lo racconti che ti sei sentita violata da tuo marito al quale tu stessa hai chiesto di legarti, bendarti e imbavagliarti? Chi ci crederebbe?

A chi lo racconti che lui non era affatto consapevole del potere e della forza che stava esercitando? Chi ci crederebbe?

Ci accarezziamo le mani e proviamo a perdonarci. Entrambi. Ad assumerci la responsabilità di un gioco comune che ci è scappato di mano perché le cose, a volte, accadono. Nonostante tutte le precauzioni, le premure e l’indiscussa consensualità. Nonostante il profondo amore e l’indescrivibile piacere che ci doniamo ogni volta.

Siamo innocenti, continuo a ripetergli. Vita accanto alla mia vita, corpo dentro il mio corpo, te ne prego andiamo avanti. Non abbiamo bisogno di alcuna assoluzione che non sia la nostra. Reciproca. Responsabile. Sincera.

O non è così?

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi l’ha scritta e raccontata.

 

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La mia rinascita, col sesso, con chi mi sa trattare male

Ho pubblicato, in questi giorni, due storie che parlano di disagio sessuale e personale da parte di donne che nella mentalità comune sarebbero inclini al “tradimento”. L’oggetto del discorso era tutt’altro ma alcune persone, molte donne, hanno deciso che l’adulterio da parte della moglie è ancora un reato e dunque la donna merita la lapidazione, reale e virtuale. La prima storia ha prodotto un flame che spero di essere riuscita a moderare e contenere. La seconda, invece, ha scatenato la rabbia di alcune donne che non sono riuscite a contenere il proprio desiderio di produrre giudizi offensivi e moralisti, al punto tale che ho dovuto cancellare lo status e, dopo aver parlato con Sara, mi accingo adesso a sottrarre la sua storia dalla censura e a fargliela raccontare per intero. Buona lettura!

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Cara Eretica,

mi chiamo Sara, ho 36 anni, convivo da un bel po’ con un ragazzo che mi sembra di conoscere da sempre. Lavoro come contabile in una ditta del posto e il mio lavoro non mi piace affatto, per quanto mi dia da vivere. Io e il mio ragazzo abbiamo fatto tanti progetti e tra questi ce n’è uno in parte realizzato. Abbiamo preso casa insieme, comprata fifty fifty, e per ogni mattone acquistato io da un po’ vedo una barriera sempre più alta da superare. E’ un muro, uno di quelli che tu suggerisci di abbattere, e leggendoti confermo quello che dicono molte altre. Le tue parole infondono coraggio, fiducia, autostima. Tu non giudichi e non sai quanto questo sia necessario per stare bene. Essere ascoltata da chi ti capisce e non insulta la tua intelligenza con mille parole dette solo per dimostrare che tu sei migliore di me.

Ho letto oggi quello che hai fatto per difendere me e le altre che ti consegnano la propria storia. Inutile dirti come ci si sente quando un branco di persone ti attaccano come se quel che vivi tu facesse male a loro, personalmente, perché lo sai già. Quello che hai scritto, in modo convinto, sincero, in mia difesa, mi ha fatto ricordare che al mondo esistono persone belle come te, che si circondano di altrettante persone belle, perché si riconoscono tra loro, perciò vale la pena continuare a raccontarsi.

Il punto critico del mio racconto, quello che ha scatenato l’ira funesta di alcune signore, è quello che parla di me e del sesso che faccio con altri uomini. Le donne si sono subito risentite e io già sentivo riecheggiare nella mia testa le parole di alcuni film di tanti anni fa: bottana, senza onore, adultera, mille pietre per te. Non mi restava che sperare in un Gesù femminista che per primo si è opposto alle lapidazioni dicendo che chi è senza “peccato” scagli la prima pietra. Oggi non c’era Gesù ma c’eri tu, e per me è stato anche meglio.

Ed ecco quel che fa parte della mia esperienza. Ho contattato e contatto uomini su internet e mi piace farmi trattare male, tornarmene a casa consumata e sfatta, senza ottenere da loro un briciolo di sentimento. E se qualcuno si affeziona troppo non ho più voglia di incontrarlo. Così mi tengo sveglia ed evito di farmi anestetizzare dalla mia noiosissima routine. Mi faccio schiaffeggiare, per restare vigile, per vivere e per tornare a sognare. Fino a qualche tempo fa, forse, mi avresti vista a commentare superficialmente uno status su facebook, seduta al lavoro a giocare con il mio apparecchio multitasking. Ero in coma. Stavo per morire. Non sentivo più la pelle, era scomparso il mio sapore, ero priva di liquidi, atrocemente rinsecchita, carne morta. Lo so che la metafora farà un po’ schifo a qualcuna, ma per me è stato così, Ogni eiaculazione mi ha ridato vita, mi ha ricordato chi ero e mi ha ricordato che a me il sesso piace così. Io voglio essere dominata, voglio i lividi dopo un rapporto, voglio urlare di dolore e di piacere.

Spero di riuscire a spiegare ma quel che voglio dire è che se la sessualità è quieta, addormentata, tutto il resto in qualche modo scompare, e il mio ragazzo, del quale conoscevo tutto, per me era oppio, non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Sono sicura che lui ne fosse consapevole perché non è stupido, però ha fatto finta di nulla, per tanto tempo, perché lui ha paura dei cambiamenti e io no.

La mia capacità di decisione per me è stata come una piccola rivoluzione. Pelle e cervello svegli, finalmente, e io ho ricominciato a lavorare a progetti da troppo tempo abbandonati. Sto cercando un altro lavoro che mi piaccia di più e che sia più adatto alla mia maniera di esistere, oggi che vivo sensualmente le mie giornate e mi piaccio, perché avevo anche smesso di piacermi. Ho detto al mio ragazzo che non lo amo più e che voglio separarmi. La nostra casa sarà messa in vendita, forse, per risarcire entrambi dei soldi spesi, dopodiché ciascuno andrà per la propria vita.

Chiedevo prima se quello che ho fatto fosse un buon modo per svegliarsi e riprendere il controllo di sé. Ora non mi interessa più l’opinione di nessuno. Più leggevo i commenti incattiviti e giudicanti e più mi convincevo del fatto che la mia scelta è quella giusta. Mi sono meritata quello che ho e mi spiace per chi non riesce a empatizzare con chi è intrappolata tra i toni grigi di un’esistenza destinata al patibolo, perché sono convinta che sia una condizione che può riguardare tante di voi. Ciascuna poi sceglie in quale modo uscirne, ma quante sono quelle che sono rimaste imprigionate in un mondo più o meno sicuro, difficile da barattare con il rischio e l’incertezza? Quante sono quelle che vivono la propria vita nell’ombra, rinunciando a esporsi? Non dico che tutte quante useranno il bsdm per tornare a esistere e incontrare i propri desideri, sessuali e non. Ma forse cercheranno un modo, coerente con le loro esistenze e io vi auguro di trovarlo, perché le prigioni sono la morte dei sensi e per vivere bene, così è per me, i sensi devono essere vivi.

Mi scuso se è sembrato che quel che dico possa risultare giudicante per altre donne. Non faccio illazioni, ma mi preparo a empatizzare con chi vive o vivrà quello che ho vissuto io. E si, sono felice, cara Eretica, di non vivere in un’epoca in cui le donne “adultere” venivano lapidate. A prendere una pietra e a scagliarla addosso ad una donna si fa presto. Quello che è difficile è guardarsi allo specchio e conoscersi a fondo. Per prendere una pietra non ci vuole intelligenza o coraggio. Per guardarsi allo specchio invece di coraggio ne serve tanto. Io l’ho fatto. E voi?

Un abbraccio

Sara

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Un uomo che sappia dominarti? Non è mai facile trovarlo!

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Quando penso a lui lo immagino intento ad accarezzarmi i piedi e a baciarli, perché è una cosa che gli piace. Lo immagino a parlarmi mentre mi accarezza piano le cosce, ed è quella sua maniera di eccitarmi che non so dimenticare. Non è mai facile trovare una persona con cui il sesso funziona più che bene. Io l’ho trovata e impiego un giorno intero a prepararmi per accoglierlo. Mi vesto così come lui mi ha detto di fare. Indosso solo biancheria intima color bianco. Vuole che raccolga i capelli perché lo eccita poter baciare il collo e accarezzarmi lungo la colonna vertebrale, dalla prima all’ultima vertebra. Ama particolarmente la mia schiena. E’ come se la disegnasse con le dita. Ne tratteggia le curve, i solchi. Gli piace fare tutto con molta calma. Non vuole che io faccia nulla. Sono legata ed è così che lui mi domina in perfetto accordo con i miei desideri sessuali.

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E se esistesse l’assistenza sessuale da donne per donne?

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Bettie Page

Me la vedo spuntare un giorno che era nuvoloso. Arriva dietro la porta a vetri e chiede di me. Mi presento e lei mi salta addosso come una furia. A fermarla c’è una mia amica e un ragazzo che stava aspettando in fila il suo turno. Mi chiamo Rebecca e sono una prostituta. La donna che mi ha aggredita invece è la ragazza di un mio cliente. Non so come lei abbia saputo di me ma avrebbe dovuto capire che io non ero obbligata a sapere di lei né dei tanti tradimenti che si consumano a mia insaputa. Quel giorno ero uscita per andare a fare la spesa nel negozio a dieci metri da casa mia. Nel quartiere mi conoscono tutti. Sono una “bella di notte”, ma per tante persone sono anche quella che “di giorno” parla, ride, scherza con i vicini.

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Mi piaci se sai dominarmi, altrimenti ti lascio

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Ho cominciato chiedendo di essere legata mentre facevamo sesso. Prima le mani, poi anche i piedi. Volevo anche essere bendata, poi invece cambiai idea. Volevo vedere tutto perché la preparazione, i primi approcci, mi eccitavano. Quando iniziai a diventare la sua schiava fu quasi una necessità. Sentivo che solo così potevo seguire la linea dei miei desideri. I rituali erano sempre molto espliciti e prendemmo l’abitudine di farlo anche davanti agli amici, a cena, per quanto questo causasse in loro grande imbarazzo. Noi dichiarammo subito quel che ci piaceva e se lui ordinava di essere servito ero io a servirlo. Io ero lì per esaudire ogni sua richiesta e desideravo mi coinvolgesse in ogni momento.

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Quel femminismo che ha normato la sessualità di quelle come me

Maggie Gyllenhaal nel film The Secretary
Maggie Gyllenhaal nel film The Secretary

Mi scrive una ragazza che racconta il suo vissuto. Come sempre io non giudico e così spero anche voi. Non è in discussione la sua scelta, libera, consapevole, ma la cultura che, secondo lei, impedirebbe alle donne come lei di vivere un rapporto piacevole con un uomo. Può la preferenza di alcune donne normare la vita sessuale di altre? Buona lettura!

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Cara Eretica,

Ho 27 anni, eterosessuale (o quasi), e una passione che si fa sempre più consapevole per gli umini sposati. Dopo diverse relazioni “clandestine” in Italia, alcune delle quali durate anni, mi sono trasferita in Germania per motivi di lavoro. E anche qui, dopo alcune relazioni “socialemente corrette”, ho incontrato un cinquantenne con famiglia che è riuscito a farmi innamorare.

Non sono soltanto gli uomini sposati e ciò che rappresentano ad affascinarmi; in particolare mi affascina il ruolo di amante che posso assumere con loro. Mi ci sono voluti diversi anni per capire che preferisco di gran lunga essere l’amante di qualcuno che non la sua fidanzata.
Posso spiegare la mia passione in questi termini: amo gli uomini di circa 2o-3o anni più vecchi di me, colti e spesso saggi, che vedono in me un’insperata oasi per poter di nuovo esercitare la loro sessualità, ormai da decenni soffocata in nome di cause importanti (senza ironia) come figli e famiglia.

Amo essere la loro ultima possibilità di cavarsi le loro ultime voglie, proprio quando erano ormai rassegnati a portarsele nella tomba. Amo poter offrire la mia bellezza e la mia gioventù a qualcuno che crede di non meritare un simile dono, amo sentirmi ripetere: ma tu perché non ti trovi un bel ragazzo della tua età? Perché perdi il tuo tempo con me? Io non potrò mai darti nulla ecc.: proprio nel dire questo mi danno tutto quello di cui ho bisogno.

Ognuno ha le proprie piccole “perversioni”, e io sono fatta così: sono contenta di essere bella soprattutto quando posso spogliarmi di nascosto davanti a un uomo che crede di non meritarmi.
Detto questo, vengo al punto: adoro la Germania e sono felicissima di vivere qui, ma devo far notare che è completamente permeata da quello che tu chiami il “femminsmo bacchettone”. Il matriarcato regna sovrano, e personalmente non avrei niente in contrario, se non fosse che gli uomini subiscono dalla nascita un vero e proprio lavaggio del cervello sul “rispetto” da tributare al corpo delle donne.

In buona sostanza, qui il corpo della donna non può essere visto come un oggetto sessuale, guai!!! Pena essere tacciati di maschilismo, che in Germania è un crimine imperdonabile. Chi è in odore di maschilismo subisce un feroce mobbing sociale – cosa che forse troverei giusta se condividessi l’accezione di maschilismo in voga. Il risultato è deleterio per il piacere sessuale di chi, come me, ama precisamente essere considerata un oggetto sessuale. Ogni pratica erotica che io trovo eccitante, mi riferisco ai normali giochi di dominazione, viene considerata degradante per la donna e quindi proibita.

Poco importa che sia io a volere e incoraggiare questo approccio: lo desidero soltanto perché sono una vittima inconsapevole della cultura del machismo italiano. Una donna forte e libera non può certo desiderare di essere legata o che altro, e un uomo civile deve ovviamente inibire i propri istinti di dominazione, non siamo mica nelle caverne!

Esiste quindi in Germania un codice di comportamento molto preciso che regola il modo in cui il sesso deve essere fatto, ed è inutile dire che questa mentalità nuoce terribilmente alla mia soddisfazione sessuale. Anche ora che ho trovato un partner che segretamente ha sempre desiderato di provare le cose “proibite” che vorremmo fare insieme, non osa infrangere le regole inesorabili del femminismo che ha succhiato con il latte materno e approfittarsi della povera italiana che non ha rispetto per se stessa. Un sottile lavoro persuasivo può talvolta dare buoni risultati, ma mai senza sensi di colpa postumi…

Ho voluto condividere con te la mia esperienza, sia per darti un’ulteriore conferma di quanto un certo tipo di “femminismo” nuoccia alle donne, sia per chiederti se hai qualche consiglio da darmi su dove posso fare leva per emendare, almeno nel ristretto cerchio delle mie conoscenze, le tristi conseguenze di questo folle “rispetto”.

Ps: io e lei chiacchiereremo in privato. Voi che ne pensate?

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Su femminismi non moralisti:

Su sessualità e bdsm:

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#Queer #Bdsm: quelle che sono strane due volte!

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A commento di questo racconto è arrivato un altro pezzo di vita che condivido con voi. Buona lettura!

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Bisessuale (anche se ormai come termine lo trovo pure abbastanza ristretto visto che la mia natura è indefinibile in quanto tale, fortunatamente sono uscita fuori dall’ottica di attrazione verso maschi/femmine e sentendomi estremamente vicina al movimento mi dico semplicemente queer o pansessuale) e.. sono amante del BDSM.

Diciamo che convivere con le due preferenze non è facile. Tra mille banalizzazioni, stereotipi e pregiudizi. Nell’ignoranza ti bollano come malata e quando gli domandi il perché ti rispondono “che non è normale, è estremo, troppo da malati” affibiandoti anche etichette e presunte malattie mentali, poi scopri che questa gente del BDSM non sa nulla o ne ha una visione tristemente stereotipata. Non conoscono la storia, le origini, le pratiche e soprattutto il fine.

Se tenti di spiegare loro che spesso non è necessaria nemmeno una penetrazione o un qualunque tipo di “violenza”. così come la definiscono, ma gran parte del lavoro è frutto di psicologia (tanta), di sguardi, di parole, di gesti, di comportamenti, dove le pratiche vere e proprie arrivano dopo sempre se arrivano. Ecco lì ti guardano ancora più strano. Il BDSM e le sue pratiche sono infinite nella loro possibilità e solo chi lo pratica può dire cosa quando e come. E io, da sempre amante dell’Arte, non potevo non avvicinarmi ad esso, perché Arte è, visto il bagaglio culturale enorme che queste pratiche si portano dietro.

Non so se ciò è dipeso dal mio orientamento ma non credo. Penso che ognuno abbia le sue attitudini e per quell* come noi è più difficile perché “semo strane il doppio” ma poi ecco che di tanto in tanto qualcuno con cui parlarne liberamente c’è, qualcuno curioso magari o qualcuno interessato a conoscere quel vastissimo mondo e lo fa senza giudicare. Io ho avuto la fortuna di conoscerle senza pregiudizi alcuni, scoprire tante cose nuove e quando puoi essere te stessa senza subire bigottismi ed etichette di ogni sorta è una liberazione.

La mente ristretta non riesce a comprendere perché oltre alla sua di visione non esiste altro, ecco perché vanno giù di etichette, troppa fatica per loro, troppa richiesta di pensiero, ragionamento, si perdono in mezzo a quello che per loro è un casino e per noi invece..la naturalezza più totale. Io ormai ho il radar. Riconosco il bigotto a distanza..e me lo tengo lontano fin dall’inizio. Rotture di coglioni evitate e vivo felice e contenta fiera di me stessa.
Ah, ovviamente anch’io in un mondo di “normali che si vantano di essere normali” mi sono sentita sbagliata. Ma poi osservando questi presunti normali ti accorgi che non c’è nessun vanto ad essere come loro, ci arrivi, non sto qui a dilungarmi troppo sul come ma mi auguro che tutte e tutti quelli che si sentono fuori posto lo capiranno presto, un giorno.

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