MenoePausa

Il mio primo bacio

Antonella, cioè io, aveva un paio di scarpe con la fibia alla caviglia. Belle belle, le piacevano tanto.

La racconto così perché se parlo in terza persona forse riesco a definirvi quel pomeriggio, quel momento, quella particolare circostanza.

Con le scarpette piccole da piccola undicenne, senza tette, senza carne, con quel corpo un po’ sguarnito e gli occhietti di chi vuole sapere, camminava lungo la strada per andare a bottega, ché erano i tempi in cui le mamme ti davano moneta e andavi a raccattare un po’ di spesa, quel minimo indispensabile, la dimenticanza dell’ultima ora. Un po’ di zucchero, una bottiglia d’olio – e fai attenzione, non la rompere che sono anni di disgrazia – il sale o capitava a volte il pane.

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MenoePausa

La pena delle madri

La vita mia è pallida. Vorrei darle una passata di colore, forse anche più d’una. Ho massacrato un marciapiede nel cammino. Ho inseguito un odore e l’ho trovato.

C’era una faccenda che avrei dovuto risolvere domani o doman l’altro. Invece l’ho voluta adesso. L’ho fatto. Gliel’ho detto.

Dammi queste mani, figlia mia. Ché le ho fatte io. Posso descriverle fin dalla nascita. Dammi questo viso, il tuo orgoglioso movimento, la tua espressione fiera, dammele tutte queste cose tue. Ti posso dire di che materia erano svolte. Ti posso dire che speranze avevano. Ti posso dire che avevi immaginato – lì con me – di poter godere di una vita un po’ migliore. Invece hai dei problemi. Invece lui ti vuole.

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Malafemmina

Inseguendo le orme

Stamattina, con i bambini che mi sono stati affidati, abbiamo fatto un gioco.

Nel pezzo di spiaggia che è raggiungibile dal villaggio vacanze c’è sempre un via vai di persone che corrono, camminano, passeggiano, chiacchierano. Queste persone lasciano sulla sabbia tante orme, impronte di piedi di tutte le forme e le misure.

I bambini mi hanno aiutato a fantasticare sui possessori di quei piedi. Ogni impronta è stata adottata da ciascun bambino e sono stati così abili nell’inseguirla fino a indovinare perfino l’identità di chi l’aveva lasciata.

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Affido condiviso, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Genitori separati

Madri sante e padri criminali

Ripristinato l’ordine “naturale” delle cose. Le madri sono tutte sante, martiri, i padri sono orchi, cattivi, egoisti, criminali. Quando le madri parlano dei padri tanto cattivi davanti ai figli lo fanno per metterli in guardia, difenderli. Se i padri fanno la stessa cosa è certamente per mettere in cattiva luce le mamme. Quando le madri coadiuvano i figli affinché si nascondano per sfuggire al padre, lo fanno per il loro bene. Se un padre facesse la stessa cosa è sicuramente un mostro che vuole tenere lontani la mamma dal proprio cucciolo.

I figli devono stare con le madri e se i padri vogliono stare con i figli significa che hanno un secondo fine. Vuol dire sicuramente che sono molesti, vogliono picchiarli dalla mattina alla sera, vogliono stuprarli abitualmente ogni notte, vogliono percuoterli psicologicamente, vogliono poter avere uno strumento in più affinché le loro ex mogli, tutte innocenti, patiscano.

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Affido condiviso, Genitori separati

La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti

Per iniziare leggetevi le linee guida per parlare di Pas. Poi, volendo, potete orientarvi con la notizia che la Pas non è stata inclusa come Sindrome né come Disturbo nel Dsm5. Dopodiché tenete anche presente quel che si muove attorno alla questione della Pas o quel che si dice in giro dei padri separati, perché c’è chi se ne occupa, legittimamente, in senso scientifico o giuridico, e c’è chi fa da tifoseria producendo queste distorsioni delle quali potete leggere qui. Sui metodi attraverso i quali si costruisce consenso grazie all’indignazione teleguidata ho scritto, in altri tempi, più o meno qui e qui. Su come possa sentirsi impotente un genitore di fronte alla potente macchina dello Stato quando si muove per “ripristinare” l’ordine potete leggere qui. Sulla faccenda di Cittadella c’è questo. Commento a quello di cui si parla invece oggi, la sentenza che capovolge il risultato, c’è questo o questo o questo con le dichiarazioni varie raccolte sulla stampa. Qui trovate un commento di Adiantum che è una delle maggiori reti di associazioni che si occupano di padri separati. Qui il commento di Marino Maglietta che ha praticamente concepito la proposta di legge sull’affido condiviso che nel 2006 divenne legge. C’è n’è perciò per farvi un’idea del tema di cui parliamo.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, Genitori separati

Ciao Papà

A un certo punto qualcun@ disse che della festa dei papà non c’è bisogno, perché potrebbe offendere chi un padre non ce l’ha, dissero. Ma dunque perché non eliminare anche la festa della mamma e finirla con questa ipocrisia che non riesce a chiamare genitori, in senso paritario, chiunque si prenda cura dei bambini. Perché non fare evolvere la discussione facendo in modo che sia chiaro che non esistono più genitori adottivi e naturali, figli legittimi e illegittimi, come si diceva una volta, genitori belli e brutti, buoni i cattivi, genitori e basta, infine, ché mi pare già sufficiente come definizione.

E siccome andare oltre, in un ragionamento che include anche le famiglie omogenitoriali, meravigliose, non può significare che tutti i genitori si chiamino “mamma” allora bisogna pur trovare un espediente che non faccia sentire esclus@ proprio nessun@. Perché capita che ci siano bimbi che le mamme non ce l’hanno e capita che ci siano bimbi che adorano il papà perché quel papà è la risorsa migliore di cui possono disporre nella vita. Perché le esclusioni non si superano con altre esclusioni. Questo è il punto. E non si può far sentire “diversi” i bambini che hanno padri nuovi, padri belli, padri e basta. Padri talvolta migliori delle mamme, perché le mamme non sono sempre meglio in quanto portatrici di mammità.

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MenoePausa

E per fortuna i padri non sono tutti così!

Il mio ex è un coglione. Il babbo di mia figlia dico. E dopo che l’ho detto mi sento tanto ganza perché se lo dico tra amiche tutte a ridere che tanto è naturale che un uomo, nella fattispecie un ex, sia un coglione. E invece proprio no. Non è “naturale” per niente. La pretesa è che un ex e un padre proprio non lo sia.

Lui è un coglione perché nonostante io abbia messo da parte perfino la paura di vederlo, ché le ultime volte non era stato tenero e mi aveva lasciato i segni del suo “amore”, per dargli spazio nella vita di mia figlia, a lui non gliene è fregato un cazzo.

Non mi ha mai dato un soldo di mantenimento né io l’ho preteso perché per quanto faticassi a sopravvivere e a camparla avevo il timore di scoraggiarlo mentre speravo che lui non si sentisse in difficoltà quando c’era da vedere quella bimba.

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MenoePausa

I padri vogliono i figli? Mamme: mollateglieli!

E cosa penso io rispetto alla paternità? Ma, cazzo, che ben venga. Ma chi li vuole questi figli. Ma signore, sorelle, mollateli e smettete di rivendicarvi un ruolo di cura che vi si incolla al culo senza lasciarvi spazio per fare altro. Siete persone e non chioccie ambulanti.

I figli li vuole lui? Dateglieli. Uno: perchè non vi appartengono. Io lo so perché mia figlia non mi appartiene dalla nascita e da sempre so che non ho mai potuto immaginare come nei tempi andati di considerarla come un fenomeno da ostentare, un bastone sul quale poggiare. E’ una persona a se’, libera e definita e può voler stare con me oppure no e deve essere libera di farlo.

Perciò dateglieli perchè non vi appartengono. Dateglieli perché bisogna smetterla di incafonirsi piangendo perché si fa tutto noi se poi quando c’è uno che vuole fare qualcosa viene sorvegliato a vista perché meglio di voi nessuno. Cazzate.

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Lui, lei e l’uomo/bambino cacciatore

uomocacciatore

Pubblicità del Salame Cacciatore [Video]. La mamma affetta il salame, il papà ne prende un pezzetto, il bambino ne ruba due fette, la bimba gli si avvicina, lo seduce e lui non può fare a meno che offrigliene una, la fetta, di salame. Voce in sottofondo che dice “L’uomo è cacciatore”, come dire che non c’è altra possibilità che quella.

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FinchéMorteNonViSepari

Bullismi e adulti

A scuola una bambina ha dato un pizzico sulla faccia ad un compagno. Il bimbo, un po’ più piccolo di statura, ha pianto e la maestra ha sgridato la bambina e l’ha messa in punizione. La bambina ha fatto comunella con altre e ha cominciato a sfotterlo. Come si può sfottere a quell’età. Ma a lui deve essere sembrata una megera al punto che lo ha detto alla sua mamma. La madre è arrivata in classe e parlando con la maestra ha chiesto che genere di provvedimenti avrebbe potuto adottare. E la maestra “io l’ho punita ma sa, è che sono bambini…“.

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FinchéMorteNonViSepari

La figlia cancellata

Continuo da qui.

Non filò sempre tutto liscio. Da parte mia non c’era l’intenzione di spaventare mia figlia con versioni della storia che avrebbero potuto evocarle un trauma e dunque per  ogni volta che mi chiedeva cosa fosse successo e perché papà non fosse con lei finiva che le dicevo che non andavamo d’accordo ma che lui le voleva tanto bene.

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FinchéMorteNonViSepari

Il toto relazioni che finiscono

Vi capita di farlo? Quella si, quella no, quella forse.

Massimiliano perdeva il suo lavoro. Così perdeva l’auto usata e la possibilità d’affitto in un bivani fatto a mezzo con la sua ragazza, studentessa. Lei era dipendente dalla madre che lavorava in una grossa azienda. Però l’economia non era sufficiente a sopperire ogni parte della spesa. Così lui tornava a casa dalla mamma e lei da quell’altra.

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FinchéMorteNonViSepari

La separazione

Continuo da qui.

La prima notte non è mai una bella notte dopo che hai dichiarato un fallimento e sei tornata sui tuoi passi. Rivedersi, rimettersi in discussione. Credo che poche volte capiti ad una ragazza di quell’età, con quella frequenza e quell’intensità, così come capitò a me.

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FinchéMorteNonViSepari

Hai visto cosa hai fatto?

Faceva freddo e il bambino voleva prendersi la pioggia. La mamma lo strattonava per portarlo al caldo. Nel mezzo c’era la strada, bagnata, scivolosa. Il bambino si blocca di colpo, non vuole andare avanti e la madre scivola e si fa abbastanza male.

Si tira su, recupera dignità, pezzi di culo spiaccicati qui e là, cerca di asciugare la gonna che è macchiata di cemento e fango e poi come se fosse la più naturale soluzione alla faccenda molla uno schiaffo al bimbo e dice “hai visto cosa hai fatto? e ora cammina e sta zitto!“. E poi “e ora non piangere, smettila di lamentarti“.

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FinchéMorteNonViSepari

La minaccia come forma di comunicazione

Bambino.

Fai l’ometto. Sei l’uomo di casa. Fai attenzione alla mamma. Bada alla sorellina. Rimetti a posto i giocattoli. Fai i compiti. Non fare rumore. Gioca con la palla fuori di qui. Smettila di fare domande. Se parli ancora ti do uno schiaffo. Mangia tutta la pasta. Ti ho detto di non dire niente, hai capito? Non piangere, stai zitto. Se non smetti di gesticolare ti taglio le mani. Io ti ho dato la vita e io te la tolgo. Se non fai questa cosa vado via e non torno più. Guarda che ti gonfio. Se tocchi quella cosa ti ammazzo…

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