Erotic Grrlz

Mi piace il sesso che mi lascia i lividi

images2Ho un livido sul braccio. Ne ho un altro su un seno. Il segno di un morso sulla spalla e una macchia scura al collo. Dolorante e piena di buoni propositi mi vesto, coprendo le prove di qualcosa che altri non capiscono.

La prima ad accorgersene è l’amica che dice che deve guarirmi da questa strana forma di masochismo. Che io mi faccia bendare, legare, pizzicare e mordere per il mio piacere a lei non sta proprio bene. Perché a LEI non piace. E se non piace a lei non deve piacere neppure a me.

Mi chiama sottomessa e spiego che sono io a chiedere quello che voglio l’altro mi faccia. Non solo c’è consensualità ma sono io che domino. Dice che è violenza e spiego che la violenza sta, appunto, dove non c’è consensualità. Violenza è anche quella di chi ti impone ciò che devi essere anche se non vuoi. Se domani arrivasse uno a dirmi che devo scopare nella posizione della missionaria e per farmelo fare mi addomestica, mi fa pensare che sono sbagliata, malata, mi obbliga a rivolgermi a uno psichiatra, mi fa anche prendere delle medicine sociali o chimiche o insiste a dimostrarmi che mi piacerà qualcosa che mi annoia a morte, quella si è una violenza.

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Malafemmina

Complice dei bambini

I bambini volano sulla spiaggia. Se il mare è quieto si rincorrono sulla riva, poi si tuffano, poi tornano e poi ancora si rituffano. Quasi che l’acqua fosse vissuta come una trasgressione perché i genitori stanno lì a dire che devono uscire fuori “esci dall’acqua, Marco”, “sbrigati a uscire dall’acqua, Silvia”, ed esci di qua, sbrigati di là, il mare è la più grande trasgressione che ci sia.

Spesso non è reale preoccupazione perché quando i bimbi sono con me, con la dovuta protezione e sicurezza, stanno in acqua quanto vogliono. E’ che ai genitori fondamentalmente scoccia stare lì a giocare con i figli o non hanno voglia neppure di lanciare uno sguardo nella loro direzione ogni tanto.

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FinchéMorteNonViSepari

L’autoritarismo imposto

Mia figlia dice che certe volte io la disoriento. Vorrebbe le impartissi ordini chiari per darle un indirizzo obbligatorio. Dice che l’incertezza la fa sentire oppressa e che nell’indecisione serve qualcuno che ti guidi, con convinzione ma senza quell’autoritarismo che neppure a lei piace.

Pensieri grandi di una figlia oramai diventata donna che discute di relazioni e si confronta come io qui mi confronto con voi. Io ho avuto due genitori che non mi hanno lasciato scelta. Mi hanno imposto quasi ogni cosa e quel che ho guadagnato come libertà di decisione poi l’ho pagato a caro prezzo.

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FinchéMorteNonViSepari

L’ansia sociale e la politica interventista e autoritaria

Dal mio racconto emerge un dato, forte, che spero non porti alcun genitore ad autoflagellarsi quanto a riflettere sul fatto che aiutare una figlia (o un figlio) in difficoltà è un dovere e non un diritto. Ed è un dovere da realizzarsi senza dover consegnare alla figlia la propria ansia, la preoccupazione, la necessità di autoassolversi o di farsi assolvere da lei, e l’esigenza di veder riconosciuta la propria autorità impartendo ordini e divieti e regole che mai saranno rispettate.

Una figlia in difficoltà non ha alcun dovere di fare da psicofarmaco assolutivo che placa l’ansia del genitore riconoscendo la sua autorità. La figlia è figlia e se ha bisogno di aiuto è dal suo punto di vista che bisogna aiutarla a risolvere il problema.

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FinchéMorteNonViSepari

La narrazione autoritaria sulla violenza sulle donne

La narrazione sulla violenza sulle donne è autoritaria. E’ finalizzata alla repressione e non a trovare modalità di disinnesco. Individua peraltro solo una attrice degli eventi o meglio attribuisce ruoli a tutti gli attori e le attrici in maniera rigida e senza che ciascuno abbia possibilità di raccontarsi autonomamente.

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FinchéMorteNonViSepari

La minaccia come forma di comunicazione

Bambino.

Fai l’ometto. Sei l’uomo di casa. Fai attenzione alla mamma. Bada alla sorellina. Rimetti a posto i giocattoli. Fai i compiti. Non fare rumore. Gioca con la palla fuori di qui. Smettila di fare domande. Se parli ancora ti do uno schiaffo. Mangia tutta la pasta. Ti ho detto di non dire niente, hai capito? Non piangere, stai zitto. Se non smetti di gesticolare ti taglio le mani. Io ti ho dato la vita e io te la tolgo. Se non fai questa cosa vado via e non torno più. Guarda che ti gonfio. Se tocchi quella cosa ti ammazzo…

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FinchéMorteNonViSepari

Appunti antiviolenza

Istruzioni per l’uso.

Serve una sintesi che faccio a memoria per ricavare qualche buona cosa dal mio bilancio esistenziale.

La vita di una persona che vive una situazione di violenza – e dipende ovviamente dal tipo di violenza che subisce – è aggravata da una serie di problemi che se risolti possono disinnescare la violenza stessa.

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FinchéMorteNonViSepari

O noi o lui

Continuo da qui.

Fa male. Quando ti arriva un pugno ti fa male. Faceva male l’illusione andata in frantumi. E male la consapevolezza che non poteva andare diversamente da così. Male perché non puoi tornare indietro, ché i genitori ti avevano già detto “ora sono cazzi tuoi“. Male perché pensi che gli ultimatum siano sempre definitivi e invece avrei potuto chiedere ai miei qualunque cosa e loro sarebbero sempre stati lì. Ma i genitori sono impotenti, a volte, e non sanno come fermarti mentre ti avvisano che stai per farti male. Allora ti ricattano, dicono che non ti aiuteranno più. Che non esisti più per loro. Ti consegnano al nemico. E tu vai via da loro immaginando che sia una liberazione e che meglio un uomo che perde le staffe e ogni tanto ti picchia invece che questi genitori che ti fanno altre violenze ché se tornassi con loro approfitterebbero di fragilità e dubbi.

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FinchéMorteNonViSepari

Quando sei vittima di una estorsione

Questa è la prima storia di una serie che sarà dedicata alla violenza o alla morte sociale. L’intento è sempre quello di individuare soluzioni preventive.

Il trillo del telefono la riempie di terrore. Solo all’inizio perché poi la paura passa. I creditori sono peggio delle sanguisughe. Dei veri stalkers. Ti inseguono dappertutto e ti intimidiscono. “Vedrà che le succede…” uno le dice. E lei “E cosa può succedermi? Che mi togliete quello che non ho? Mandatemi in galera e così almeno ho un letto sicuro.

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FinchéMorteNonViSepari

Non mi piaci per proprietà transitiva

Se A conosce B e B fa una stronzata, secondo il codice morale della purezza allora al rogo ci va A. Se A in famiglia ha B e B finisce in galera, per dire, allora A diventa parente di un galeotto e come si conviene nelle società borghesi, per chi ha mentalità da benpensanti, allora tu sei un delinquente tanto quanto.

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FinchéMorteNonViSepari

La perfezione della vittima

Ancora circa l’estetica della vittima.

Deve essere perfetta. Se non lo è allora è sporca, non è abbastanza vittima. Parlo di quello che viene chiesto dai tutori o dalle tutrici.

Storia lineare. Conclusione ovvia. Nessun dubbio. Nessuna complessità.

Io per esempio mi sentivo una anormale perché ho sempre pensato che il mio modo di vedere la questione fosse una eccezione. E in ciò smettevo di rivendicare spazio per me e per il mio racconto. Lasciavo perfino parenti e amici lo riscrivessero. Inutile oppormi o dire “guarda, non è così” perché non ti ascoltano nemmeno. Ne confidavo pezzi solo in rari casi e mai accompagnati da dettagli e/o perplessità.

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FinchéMorteNonViSepari

Come si fa a salvarsi dai propri salvatori?

Continuo da qui.

Passai un giorno intero chiusa in una stanza mentre mio padre mi impediva di uscire. Mia madre aveva chiamato il medico e poi mi portarono in ospedale. Reparto di psichiatria. In regime di Tso. Rischiavo di farmi male, dissero, e mi riempirono di sedativi. Lo facevano per il mio bene.

Avevano scoperto che io mi ero vista con il mio ex. Gli avevo fatto vedere la bambina e lei si era lasciata scappare un “papà” di troppo che non ero riuscita a giustificare. Litigammo, io e i miei, e io urlai e quando mi chiusero nella stanza urlai di più.

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