Malafemmina

Le mie emozioni non sono in vendita

Io e la mia nuova amica stiamo facendo accordi a lunga scadenza. Così almeno lei propone. Le piaccio. Tenta di acchiapparmi, fagocitarmi. Data la mia condizione mi ha proposto di fare qualcosa con lei. Di lavorare dove lei può darmi una mano.

Sarò scema ma io non la voglio la sua mano, come non vorrei la mano di un uomo. Non voglio essere dipendente da qualcuno. Vorrei poter dire domani che non le devo niente e che se la frequento è perché mi piace.

Tanto penso di un uomo, tanto penso di una donna. Le dipendenze sono dipendenze e per quanto certe proposte vengano fatte in assoluta buona fede sono certa che in fondo ci sia l’intenzione di impigliarmi.

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Malafemmina

Trasgressioni precarie

Io non so esattamente come è andata, o forse lo so, ma preferisco riassumere senza analizzare. Mi sono svegliata nel letto della donna che ieri dalla platea aveva preso in giro il boss capo animazione e alla quale avevo dato appuntamento per la serata.

Ci siamo viste, abbiamo tanto parlato, ci siamo capite, abbiamo riso insieme, ci siamo toccate e ci è venuta voglia di toccarci ancora, di toccarci meglio.

Se sono lesbica? Non la vedo come una religione. Anche lei credo la pensi così. Penso che non sia una scelta di campo. Penso che ci siano delle persone che si sentono attratte da persone diverse, o esclusivamente da persone dello stesso sesso. Io vivo le situazioni, mi lascio guidare dall’istinto. Faccio sesso con uomini che mi piacciono e stavolta ho fatto sesso con una donna che mi è piaciuta.

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Malafemmina

Le precarie e l’età della fecondità

Stamattina è arrivata una famiglia con otto figli. Tutti spesati nel villaggio turistico. Metà di questi saranno destinati a me nel miniclub, l’altra metà andrà in giro a fare altro e l’unica ragazzina della famiglia starà religiosamente assieme alla mamma. Perché fare figli maschi uno dopo l’altro per avere la femminuccia, ovvero la dama di compagnia per la madre, pare sia una prassi riconosciuta in alcune zone d’Italia. Così come fare tante figlie pur di avere il figlio maschio per garantire la continuità del cognome del padre.

Questa cosa del cognome andrebbe a lungo dibattuta perché trovo increscioso che ancora oggi in Italia le donne spariscano fisicamente dall’esercizio genitoriale. Nasce un figlio e la madre non lo chiama, non c’è, non esiste, ed è lo stesso trattamento che viene garantito a chi viene considerata ne più e ne meno che un contenitore.

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Malafemmina

Se le rivendicazioni non si negano l’un l’altra

Oggi a pranzo una turista si è lamentata per il timballo, quella formula tritatutto che contiene i resti del giorno prima ma insaporita di mille odori.

Lei lo ha preso, lo ha assaggiato e se ne è lamentata. Voleva sapere esattamente cosa c’era dentro. Uno sguardo fiero, aria di sfida, determinatissima, non ha mollato la presa e mentre riceveva risposte vaghe faceva ancora altre domande.

Voglio parlare con il cuoco, il vicecuoco, il vice capo, il capo in persona. Voleva parlare con tutti.

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Malafemmina

Capezzoli vs testosterone: 1 a 0!

Quasi tutte le mattine arriva nel villaggio vacanze una presenza anomala. Un signore sulla sessantina, con la pelle abbronzata e i capelli con le meches naturali. Porta una fornitura di prodotti, pesce, verdure, e fregandosene dell’ordine che vorrebbe che lui non si facesse vedere nella piazzetta dei villeggianti invece ne approfitta e ruba pezzi di carne di donne al sole ogni volta che fa lo stesso percorso per arrivare alle cucine del ristorante.

Stamattina il suo carico era abbastanza puzzolente perché il pesce che portava, o l’acqua sporca che andava seminando durante il trasporto, era particolarmente maleodorante. Così si sono manifestati in quattro, gli uomini del controllo globale del villaggio locale, che hanno occhi ovunque, dalle piscine al disco bar.

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Malafemmina

La Terra non ha padroni né confini!

In giro per il mondo si costruiscono burqa di cemento per seppellire vivi gli immigrati che come il mio amico Feisal hanno avuto la malaugurata idea di abbandonare le loro terre di povertà per approdare su altre terre precarie, dove si vive un po’ meglio, quel tanto che basta a fargli dire che “è meglio qui che lì”.

Mi viene in mente il burqa che vogliono fare indossare alle donne certe persone che hanno le idee poco chiare su dove stiano i limiti e le censure e poi i diritti. Persone che ti rinviano ad un “tappati a casa, non uscire senza un maschio, non oltre le ore concesse dal coprifuoco per le femmine, vestiti dalla testa in giù perché chi ti vede ti piglia e poi non ti lamentare perché sono cazzi tuoi”.

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Malafemmina

La società precaria e la figa come droga sociale

Quando resti in un luogo piccolo, con la stessa gente, lo stesso personale, gli stessi colleghi, per troppo tempo (e per me quasi un mese è già troppo) hai necessità di linfa che viene dall’esterno. Per resistere. Per non morire. Per non farsi risucchiare da deliri che fuori non avrebbero senso.

Il villaggio è un microcosmo, con i suoi ritmi, le sue dinamiche, il suo slang, le sue forme idiomatiche e le sue crisi esistenziali e quelle amorose e gli esercizi di micropotere. C’è perfino tempo di mettere in atto comportamenti competitivi. La competizione per essere il re delle cucine o la migliore a tenere la cordicella tesa quando l’ospite del villaggio correrà per afferrarla e vincere in premio non so cosa (uno dei soliti giochi scemi che piacciono al boss capoanimazione). Ci sono le battutine acide e i riferimenti velenosi e tutto quello che all’interno di un contesto piccolo si possa immaginare.

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Malafemmina

I burqa delle ragazze precarie

“Avresti dovuto avvisarmi subito…” – è il boss capoanimazione che parla. Gli ho appena detto di quello che è successo con l’adolescente dall’ormone straripante.

“E quando? Mentre mi tastava perchè l’hai fatto partecipare ad un gioco scemo? Quando mi ha trascinata via senza darmi il tempo di fiatare? Avrei dovuto urlare? Attirare l’attenzione di tutti?

“no no…”

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Malafemmina

La resistenza della lavoratrice precaria

Alla fine non ce l’ha fatta. Parlo della cameriera infortunata. Perciò ad una certa ora del pomeriggio sono venuti a cercarmi. Volevano mantenessi l’impegno preso con lei. Aveva bisogno di riposo. Io ho dovuto sostituirla. Avevo detto che mi sarei pentita e così è stato.

Abbastanza preoccupata per ogni lotta di ogni lavoratore o ogni lavoratrice che in piazza denunciano la propria condizione e subiscono repressione e manganellate. Qualunque mio lamento oggi mi sarebbe sembrato fuori luogo.

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Malafemmina

La precarietà e la sindrome della madre mancata

Una giornata come un’altra, una discussione come un’altra. Sera, sono fuori con un gruppo di persone che conosco. Si finisce per discutere di precarietà, perché a pensarci bene tutti i presenti sono abbastanza precari.

La discussione prende una piega decisamente curiosa. La precarietà viene raccontata in modo diverso a seconda del sesso di chi la vive. E questo è probabilmente accettabile. Finisce per non diventarlo quando  il mio racconto sembra coincidere più con quello delle persone di sesso maschile che con quello delle persone di sesso femminile.

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Malafemmina

Precarietà: essere apprendista per tutta la vita!

Qualche giorno fa ho fatto un colloquio per essere assunta per un periodo di tre mesi, quelli estivi, come aiuto/spalla/facchina, assieme ad alcuni animatori turistici in un villaggio vacanze.

Un piccolo villaggio, funzionante, mi dicono, ma che non fa parte di un brand conosciuto.

Paga: 800 euro mensili più vitto, alloggio e trasporto. Pare che non possano darmi di più perché c’è di mezzo una assicurazione, in caso di infortunio sul lavoro. Mi hanno detto che sono frequenti i casi in cui un animatore, tra corse, salti, equilibrismi, esperimenti, piscine, possa farsi male. Io lo so bene. Ci sono già passata.

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