Contributi Critici, Critica femminista, Recensioni

La vita come plusvalore di Melinda Cooper

cop-cooper-200x300Da Incroci De-Generi:

Melinda Cooper, La vita come plusvalore. Biotecnologie e capitale al tempo del neoliberismo. Ombre Corte, 2013, pp. 126, euro 15

Quando il capitalismo si scontra con i limiti della Terra e dunque con l’impossibilità di una crescita produttiva lineare illimitata, può l’intera vita biologica essere messa a valore?

Da questo interrogativo di fondo  si sviluppa Life as surplus  di Melinda Cooper  pubblicato nel 2008 dalla Washington University Press e uscito in Italia nel settembre 2013 per ombre corte, introduzione e  cura di Angela Balzano,  postfazione di Rosi Braidotti.

Melinda Cooper, ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia e Politica Sociale dell’università di Sidney, muove da un punto di partenza dichiaratamente marxiano e si spinge  in un campo poco esplorato da Marx, definito  delle scienze della vita in senso lato, individuando le fasi cruciali di passaggio dalla valorizzazione economica della vita umana che ha un inizio ed una fine, cioè bios, alla valorizzazione della vita in sé, zoe, intesa come capacità riproduttiva e potenza generativa comune a tutti gli esseri viventi.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

#solidarityisforwhitewomen in America. E in Italia? la differenza di genere rimuove la differenza di classe

white peopleDa Incroci De-Generi:

E’ di questa settimana ferragostana l’esplosione in rete dell’hastag  #solidarityisforwhitewomenche si è velocemente diffuso tra i/le netizens worldwide, accendendo i riflettori  sulla tendenza all’esclusione dal dibattito delle femministe nere a opera di quelle femministe radicali, bianche, middle-class che si autoeleggono rappresentanti di tutto il cosiddetto genere femminile, stabilendo i punti all’ordine del giorno di un’agenda politica che vogliono  tenere in mano solo loro.  In breve, l’hastag è stato lanciato da Mikki Kendall in risposta a Hugo Schwyzer, docente americano di studi e storia di genere che si autodefinisce un femminista. Schwyzer, ripetutamente criticato dalle femministe nere a causa del suo disinteressamento per le donne in condizioni di marginalità come le non-bianche e quelle che non appartengono al ceto medio, ha così risposto di essere particulary awful to women of color.

L’hastag ha avuto eco anche in Italia, dove sostanzialmente il dibattito femminista è monopolizzato dalla corrente del pensiero della differenza che sembra ignorare totalmente cosa sia l’intersezionalità. Anche in Italia, infatti, coloro che pretendono di parlare a nome di  tutte sono bianche, appartengono alla borghesia medio-alta e hanno abbracciato un’ottica esclusivamente eterosessuale. Detto questo, punto, per loro non c’è altro.

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