Provo a fare una sintesi, parzialissima, di quello che sta succedendo in questi giorni in giro per il mondo in opposizione al massacro del popolo palestinese ad opera dell’esercito israeliano. Silenzio e complicità, direi, da parte di molti governi occidentali che hanno bisogno che Israele sia lì a rappresentare una roccaforte militarizzata e armata dall’occidente per il controllo del medio oriente. Si mobilitano invece moltissime persone che hanno tutt’altra idea di come si dovrebbero gestire le relazioni tra umani.
In generale ci si oppone a due argomenti che sembrano giustificare la guerra. C’è l’argomento principe, un po’ simil Bush, che dice che di là stanno dei terroristi e dunque bisogna fare una guerra che sembrerebbe “giusta”, e poi, tra un pezzo di propaganda militare e l’altra, c’è chi dice anche che una politica improntata sul pinkwashing, di qua in Israele siamo tutti liberi, le donne e i gay sono ripettat* e invece di là li tratterebbero malissimo, oppure basata sulla paura, sul terrore, di là ci sono i cattivi e dunque ergiamo muri, fottiamogli la terra, le case, l’accesso a terra, vento, cielo e mare, impediamogli di coltivare e di pescare, limitiamo le loro risorse d’acqua e bombardiamo i tunnel che usano per fare passare cibo e medicine per la popolazione, mentre di qua, in Israele, il sole splende, noi siamo tutti uguali, siamo quelli che conoscono il vero concetto di democrazia, al punto da esportarla con le bombe, insomma una guerra basata su questi presupposti sia un incanto.
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