Affetti Liberi, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Vorrei fare la webcam girl ma lui non vuole

Lei scrive:

Cara Eretica,

sono una precaria che cerca lavoro da molto tempo senza trovarlo. Vivo con un uomo meraviglioso che si carica di ogni sorta di problema e che lavora il doppio per poterci mantenere entrambi. Mi spiace vedere la sua fatica e sapere che se avesse più tempo lo userebbe per fare cose che sicuramente lo gratificano di più: leggere, andare al cinema, fare molte cose e raggiungere altri obiettivi che da tempo vorrebbe raggiungere. Invece non si può permettere nulla di più che la sopravvivenza.

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Affetti Liberi, Personale/Politico, Sessualità

Bar AIM – chiacchiere del sabato pomeriggio su squirting, punto A e apertura del chackra

di Annalisa

Bar AiM. Esterno festivo pomeridiano, la primavera si affaccia dalla finestra. Palme, sì, parleremo anche di palme. Ognuno, immagino, stravaccato a casa sua. Birretta, pistacchi, tuta del sabato. Città lontane, che magari a congiungerle con i puntini ne esce fuori il Delta di Venere. Interno luminoso, confortevole, chiacchierino.

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Antirazzismo, Antisessismo, Personale/Politico, Violenza

Ricordando la “grazia e la gentilezza” di Ashley Olsen

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Alla fine Federico Fiorentini, fidanzato di Ashley Olsen, ha scelto di autorappresentarsi, di raccontare il proprio dolore e i propri sentimenti, non per una mera spettacolarizzazione ma, per come la vedo io, per riappropriarsi di quel che gli appartiene e che gli è stato così crudelmente scippato da tanti idioti che pensavano di insultare Ashley ergendosi in difesa del fidanzato.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Lettera a mio figlio

E’ la sintesi di un lunghissimo anno trascorso tra mille sofferenze e contraddizioni. Da parte di chi si permette di distruggere il tabù che inibisce la narrazione materna in modo non convenzionale. Eccola. Buona lettura!

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Chiedimi come ci sono arrivata: non lo so.
Non pensavo di farcela. Non credevo sarebbe arrivata l’estate. Ero convinta sarei morta prima. O finita in una clinica. O che avrei superato qualche limite: mi avrebbero arrestata, i giornali avrebbero parlato di me.
Hai un anno, finalmente.
Un anno lento come una tartaruga impantanata. Un anno stressante, terribile. Di ansie, stanchezza, dolore.

Vedo le donne con il pancione e mi sento mancare. Vedo le carrozzine con i neonati e vorrei vomitare. Ma io ce l’ho fatta: almeno un anno è passato. Qualche giorno fa dal foglio del mio conto alla rovescia si è scollato lo scotch: ha iniziato a volare per la stanza. Un segno? Lo voglio leggere così. Un segno della luce che forse è vicina, delle crocette di cui presto non avrò più bisogno per marcare che un’altra giornata è finalmente finita.

Mi sembri ancora così piccolo. Così lamentoso. Così bisognoso. Così attaccato, dipendente, a volte morboso. Eppure hai un anno, fai qualche passo, capisci quasi tutto, dici qualche parola, ci mostri ogni minuto che cosa vuoi, dove vuoi andare.

Il nostro è stato ed è un amore difficile, estremo e contraddittorio, ambiguo e sofferto. Ho avuto il reflusso con te, ho pianto con te. Piango ancora: per tutto. Ci sono state giornate in cui avrei preferito morire, non vederti, non sentirti, tornare indietro. Poi, oggi, riguardo le tue foto: sei così bello, hai gli occhi più potenti che io abbia mai visto. Vorrei sapere cosa sogni, cosa guardi, cosa pensi di me.

Ho dimenticato molto, ho soffocato e seppellito. Mi è servito a esorcizzare, a pulirmi, a rialzarmi. A lasciarmi quel senso di depressione e morte sotto i piedi, a schiacciarlo giù. Anche adesso vivo e cancello, vivo e cancello. Continuo a imbustare i body che non ti vanno più bene, le magliette di una taglia di meno. Ho tolto dal mio raggio tutto quello che mi ricorda un neonato: la carrozzina l’ho buttata via, non ho chiesto a nessuno se la volesse. Lì dentro urlavi e basta.

Nessuno mi ha capita, nessuno mi ha aiutata. Sono stata lasciata sola nel tunnel. Gridavo dal fondo del pozzo: nessuno ha calato la corda per tirarmi su. Ho sentito, invece, sguardi giudicanti appiccicarsi addosso a me, spie accese, antenne dritte. Ho ascoltato parole di troppo, mai giuste, mai adeguate.

Crescerai ancora, il tempo mi farà un regalo impagabile continuando a passare. La mia vita non potrà che essere più bella. Non mi sono pentita di averti portato di qua. Ma una sofferenza così non l’avevo messa in conto. Non ho avuto la forza di affrontarla. Non ce l’ho nemmeno ora. Ci sono stati giorni in cui ti ho odiato con tutta me stessa. Ti amo, figlio.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Storia di Simone, il bambino innamorato dell’amore

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Ricevo questa storia e la condivido con voi. E’ bella, semplice e parla di genitori, figli e amore. Buona lettura!

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Ieri la mia più cara amica mi ha scritto su Whatsapp. Perché doveva raccontarmi una storia. A me è parsa una storia molto bella e siccome ci ho trovato dentro un sacco di cose, come quando ti fanno un regalo che sta dentro una scatola che però contiene altre scatole con altri regali ancora, ecco, insomma: volevo condividerla con te.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Non c’è tempo per l’amore: il capitalismo romantico

Al sistema di produzione non importa se sei ubriaca d’amore, arrapata, triste o in lutto. Il capitalismo ci ingabbia, vuole che dedichiamo il nostro tempo al lavoro o al consumo: l’amore è improduttivo. I femminismi reclamano la conciliazione della vita lavorativa e del lavoro riproduttivo, ma abbiamo ancor più bisogno di un modello (di esistenza) compatibile con il piacere e gli affetti.

ph “signora Milton” da Minerva Magazine
ph “signora Milton” da Minerva Magazine

Se la giornata lavorativa media,
preparazione e trasporto inclusi, è di dieci
ore, e se le esigenze biologiche di dormire e alimentarsi
richiedono altre dieci ore, il tempo libero sarà di quattro
ore ogni ventiquattro per la maggior parte della
vita di un individuo. Questo tempo libero sarà potenzialmente
disponibile per il piacere.

Herbert Marcuse, Eros e Civilizzazione

di Coral Herrera Gòmez (da Intersezioni)

Quante ore dedichi all’amore? Non a immaginarlo, sognarlo o consumarlo nei film o romanzi, ma a viverlo. Da quanto tempo non passi ore facendo l’amore con il/la tu@ compagn@ di anni, come avveniva in principio? Quanto tempo hai per conoscere gente nuova e incontrare qualcuno che ti piace davvero? Quanto tempo hai a disposizione per avere una storia di quelle che ti sconvolgono la vita e ti sfascia gli orari?
Ne abbiamo poco. C’è poco tempo per l’amore. Per conoscersi, innamorarsi, approfondire, restare delusi, lasciarsi, ritrovarsi, tornare a innamorarsi.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

#OccupyLove: per una rivoluzione degli affetti

imagesBrigitte Vasallo è l’autrice di Porno Burka. Un libro eccezionale ovviamente ancora non tradotto in Italia. Brigitte, nel suo esilarante scritto, mette insieme la de-sacralizzazione della speculazione urbanistica e le ibridazioni di genere. Eva, del nostro gruppo TraduzioniMilitanti, ne racconta e conferma la genialità. C’è di più: Brigitte è una esponente di #occupylove, movimento legato al 15M che analizza l’amore e gli affetti come un ‘territorio di lotta’ decostruendo quindi tutti gli stereotipi del caso: eteronormatività, monogamia, maternità/riproduzione/cura. Parla perciò molto di ‘poliamore’ o meglio di reti affettive. E’ di qualche settimana fa un suo articolo sulla decostruzione dell’amore romantico (o, come lo chiama lei, amore disney). QUI la versione originale che Eva ha tradotto (e mille chilometri di riconoscenza per lei :*). Buona lettura!

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#OccupyLove: per una rivoluzione degli affetti.

L’autrice racconta a proposito de “l’amore Disney” e la monogamia e invita a pensare agli amori da un punto vista inclusivo.

di Brigitte Vasallo (Autrice del libro PornoBurka e membro di Colectivo Cautivo)

In un’epoca così intensa di rivendicazioni, resistenze, dissidenze e dibattiti, anche la monogamia si pone sul tavolo della discussione. Anche se sembra un male minore nel momento in cui stiamo affrontando proprio il Male con la maiuscola –il capitalismo selvaggio, la precarizzazione ultima delle vite, la distruzione del pianeta, l’apogeo del fascismo- il sistema monogamo è uno straordinario strumento di controllo sociale che mette in ostaggio la nostra sessualità e i nostri affetti e determina il modo in cui costruiamo i nuovi mondi a cui aspiriamo. E li costruiamo infettati proprio dal germe delle strutture che vogliamo costruire.

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