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La ‘lobby pimp’ all’Amnesty AGM? E’ una calunnia delle abolizioniste

[Articolo in lingua originale qui – traduzione di Baba Yaga]

L’insulto ‘pimp lobby’, lobby di papponi, lanciato nei confronti di chi si batte per una completa decriminalizzazione scredita il movimento delle sex workers. Il report di Frankie Mullin sull’Amnesty UK Annual General Meeting.

Frankie Mullinn è una giornalista freelance che si occupa di questioni sociali con un interesse particolare per le sex work politics.
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Le leggi tedesche sulla prostituzione e perché non hanno niente a che vedere con la proposta di Amnesty International

Questa è la prima parte di due che parlano di leggi sull’industria del sesso in Germania e del trafficking. Articolo in lingua originale QUI, tradotto da Sara. QUI la traduzione in italiano della seconda parte. Buona lettura!

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Teoricamente legale: Le leggi tedesche sulla prostituzione e perché non hanno niente a che vedere con la proposta di Amnesty International sul lavoro nell’industria del sesso.

Prima parte su due di un’analisi sul lavoro nell’industria del sesso in Germania

Un* sex worker negozia il prezzo con un* cliente in una zona turistica di Berlino. Berlino è una delle tre città tedesche senza zone limitate per la prostituzione. C. Sascha Kohlmann, 2012, Flickr

Un* sex worker negozia il prezzo con un* cliente in una zona turistica di Berlino. Berlino è una delle tre città tedesche senza zone limitate per la prostituzione. C. Sascha Kohlmann, 2012, Flickr

 

di Katherine Koster (Sex Workers Outreach Project)

La Germania (e i Paesi Bassi) sono stati fatti entrare con irruenza nel caos sulla nuova proposta di Amnesty sui/sulle sex worker. Secondo il Time Magazine, “a seguito della legalizzazione da parte della Germania della prostituzione nel 2002, un rapporto della polizia afferma che è diventato più difficile individuare i magnaccia violenti.” L’Observer Reporter dichiara: “Sia la Germania che i Paesi Bassi hanno depenalizzato la prostituzione all’inizio della scorsa decade ma nessuno dei due paesi ha visto un calo del traffico di esseri umani, anzi, il numero è addirittura aumentato, così come è aumentata la violenza verso le/i prostitut*”. CNBC scrive che “i paesi che hanno depenalizzato o deregolamentato il commercio del sesso, come Germania e Paesi Bassi… hanno visto una crescita vertiginosa di case chiuse legali e un aumento del traffico sessuale”. E l’Irish Times aggiunge: “La depenalizzazione della prostituzione in Germania nel 2002 ha creato “mega bordelli” non monitorati, rendendo così il traffico sessuale più facile…”

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Amnesty, Alejandra Gil e la decriminalizzazione del sex work: cronaca di una strumentalizzazione annunciata

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di Edoardo McKenna

Il 22 ottobre la scrittrice e blogger abolizionista Kat Barnyard ha pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian un aspro attacco[1] alle nuove politiche sulla prostituzione che Amnesty International ha approvato nel corso dello “International Council Meeting” tenutosi a Dublino lo scorso agosto, e che verranno presentate in forma definitiva entro la fine di ottobre. Sulla base di esse, Amnesty eserciterà pressioni sui governi dei vari stati affinché tutti gli aspetti del commercio sessuale consensuale, incluso l’acquisto di prestazioni e la gestione di case di tolleranza, vengano pienamente decriminalizzati nelle rispettive legislazioni.

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Identikit di una abolizionista della prostituzione

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Forcaiola, giustizialista, inquisitrice, gradisce soluzioni carcerarie e mette alla gogna chiunque non la pensi come lei. Si affida a notizie distorte o artefatte per guidare la ciurma di donne che sono tanto preoccupate per quelle che fanno le prostitute. Che scelgano liberamente o siano sfruttate per lei è la stessa cosa, in più si comporta come il più bieco dei giustizialisti legalitaristi di questo mondo. E’ una manettara di prima categoria e finge di ignorare che in Italia, per esempio ad essere processate per il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione sono le coinquiline delle sex workers, qualora scelgono di lavorare nello stesso appartamento. Sono i padroni di casa che affittano l’appartamento e che solo in una ultima sentenza di cassazione sono stati dichiarati innocenti. Intanto però chi vuole applicare la legge Merlin può denunciare e portare a processo chi vuole e condannare o comunque fare spendere un mare di denari in spese legali, spesso a chi di denari non ne ha, prima di arrivare alla giusta soluzione.

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Prostituzione: gli insulti delle abolizioniste e la risposta di Amnesty

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Qualche giorno fa il blog Narrazioni Differenti ha pubblicato un articolo in cui venivano descritte le varie posizioni assunte in relazione alla decisione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del sex work. Com’era ovvio sulla loro pagina sono piombate le varie figure virtuali che da tempo passano di pagina in pagina per ripetere sempre le stesse cose, lamentandosi di essere vittime di chissà quali offese, assumendo una posa vittimista in schieramento a favore delle vittime di tratta, come se le stesse fossero mai state messe in discussione dalle persone che supportano le rivendicazioni delle sex workers, e dimenticando la mole enorme di insulti che viene fuori dalle loro tastiere.

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Sono una prostituta: perché le abolizioniste non possono essere felici per me?

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Mi è arrivata la mail di una delle tante donne, sex worker, che mi hanno raccontato la propria storia. Io l’ho poi raccontata a voi. Mi scrive in inglese e dunque traduco e sintetizzo quello che mi ha scritto. Buona lettura!

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Cara Eretica,

quando ho letto del voto di Amnesty ho pianto di gioia. Ho pensato: finalmente una organizzazione umanitaria si occupa di noi. Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo tanti anni trascorsi a comunicare disagi, discriminazioni, la persecuzione della polizia. Dopo aver visto le mie sorelle straniere prese e portate via, inghiottite nel nulla, espulse dal paese, da chi diceva di volerle aiutare. Le hanno aiutate a tornare in luoghi di fame, povertà e morte. Finalmente Amnesty ha riconosciuto che meritiamo rispetto per i nostri diritti umani.

Ho pianto e ho sentito al telefono altre colleghe, ho comunicato in chat, via mail, con amiche e amici che in questi anni ci hanno supportato, e ho sperato di vedere le femministe (abolizioniste) sedute assieme a noi a parlare in modo civile, ascoltando quello che noi abbiamo da dire, senza aggredirci o chiamarci pappone, criminali, nemiche delle donne. Ho cercato notizie su twitter e ho letto i soliti messaggi di donne arrabbiate. Eretica, perché sono così arrabbiate? Da dove viene tanto livore? Perché non si può parlare con loro senza essere insultate?

Dicono che Amnesty difende i papponi e non le sex workers. Dicono che così aiuteranno gli sfruttatori a tenere le donne in stato di schiavitù. Amnesty pazientemente ha risposto a tutti. Ha scritto pagine chiarissime e non capisco come si possa essere così disoneste da travisare volutamente parole chiare distorcendone il contenuto.

Come posso spiegare che questo lavoro io l’ho scelto e che se c’è qualcuno che mi ha fatto male non sono i clienti? Ho subito la repressione della polizia. Mi hanno cacciata da case, strade. Non mi hanno permesso di lavorare assieme alle mie amiche e colleghe. Le femministe che ogni tanto passavano da noi ci consigliavano di andare da un buon psichiatra, perché per loro le prostitute che hanno scelto il sex work per scelta o sono malate o non esistono. Hanno deciso che le donne sono tutte schiave, tutte vittime.

Io sono una persona modesta, di media cultura, e tu sai, Eretica, da quel che ti ho raccontato altre volte, che non giudico le scelte di nessuna donna. Il mio mestiere mi ha insegnato a guardare alle altre con rispetto, tenerezza e molta ironia. Capisco anche le femministe, con l’urgenza di dover salvare altre per salvare se stesse. Vorrei abbracciarle e dire loro che va tutto bene, io sto bene, noi stiamo bene e siamo felici della scelta di Amnesty, perché io sono diversa da una vittima di tratta e una vittima di tratta è diversa da una immigrata che arriva senza documenti e sceglie di fare la prostituta per guadagnare ma allo stesso tempo non è sfruttata da nessuno. Il mio mondo è tanto complesso e non c’è spazio per le semplificazioni.

Se io, che vivo questa professione, riesco a guardare tutto con la giusta distanza, per vedere la mia realtà fin nei minimi particolari, senza lasciarmi tentare dalla voglia di semplificare, chi non fa questo lavoro dovrebbe essere ancora più obiettivo. Invece non è così. Mi chiedo, perché? A cosa serve vedere le prostitute come un solo mucchio, tutte uguali, tutte private della libertà. E di quali libertà discutono? C’è un solo modo di intendere la libertà? Per me poter lavorare senza conseguenze e pericoli è libertà. A chi serve criminalizzare la prostituzione facendo in modo che le prostitute finiscano in carcere?

Ho il dubbio che a guadagnarci è quella che Laura Agustìn chiama “industria del salvataggio”. Tante associazioni contro la tratta, organizzazioni come quella di Somaly Mam che ha mentito al mondo intero dicendo di essere una vittima di tratta quando invece non lo era. Perché non lasciano che quelle come me si organizzino come meglio credono, in cooperative, a lavorare in luoghi chiusi assieme ad altre, per maggiore sicurezza? Non le capisco e sono molto amareggiata.

Perché queste donne non possono essere felici per me? Sarebbero felici se io vivessi la vita che vivono loro? Ma siamo diverse e, allora, perché? Tu hai una spiegazione?

Un abbraccio

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FAQs sulla politica di Amnesty International per la protezione dei diritti umani dei/lle sex workers

Ieri vi dicevo che Amnesty ha deciso per la decriminalizzazione della prostituzione in favore della tutela dei diritti umani dei/delle sex workers. QUI trovate l’articolo di sintesi, tradotto in italiano, che Amnesty International ha pubblicato per annunciare la loro decisione. Quelle che leggete sotto sono le FaQ, frequently asked questions, le risposte alle domande (meglio dire, alle accuse) frequenti che sono state e saranno rivolte ad Amnesty. Traduzione dall’inglese di G. Buona Lettura!

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FAQs sulla politica di Amnesty International per la protezione dei diritti umani dei/lle sex workers.

 

  1. Che bisogno c’è di una politica di Amnesty per la protezione dei diritti umani dei sex workers?
  2. Qual è la differenza tra legalizzazione e decriminalizzazione? Perché Amnesty International non chiede che il sex work sia legalizzato?
  3. La decriminalizzazione del sex work non incoraggia la tratta?
  4. Come può la decriminalizzazione proteggere i diritti delle donne?
  5. Quali prove porta Amnesty a sostegno della sua politica sul sex work?
  6. Chi vende sesso ha bisogno di protezione, ma perché i “papponi”?
  7. Perché Amnesty non sostiene il modello nordico?
  8. Perché Amnesty International crede che pagare per il sex work sia un diritto umano?
  9. In quanto organizzazione per i diritti umani, il vostro voto indica che state promuovendo il sex work?
  10. Amnesty International ha preso una decisione. Cosa succede ora?

 

  1. Che bisogno c’è di una politica di Amnesty per la protezione dei diritti umani dei sex workers?

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Amnesty International: il movimento globale vota per la protezione dei/lle sex workers

Amnesty approva a Dublino la bozza di proposta per la depenalizzazione della prostituzione a garanzia dei diritti umani dei/delle sex workers. Risponde a tono a chi in questi giorni e nei mesi scorsi ha buttato fango sull’organizzazione raccontando sonore balle a proposito del fatto che Amnesty avrebbe avuto intenzione di aiutare i papponi. Ma le abolizioniste, si sa, hanno poco a che fare con l’onestà intellettuale e tutto ciò che non gli somiglia viene criminalizzato a danno dei/delle sex workers che soffrono di questo mancato riconoscimento e ascolto delle loro rivendicazioni e soggettività.

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