Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Cara amica, ti regalo un orgasmo

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La masturbazione? Gliel’ho insegnata io. Non riusciva a farlo e non chiedeva aiuto. C’è questo brutto vizio delle donne che non riescono a parlare dei propri disagi sessuali. Ti chiedono come cucini quella tal ricetta, dove hai comprato la camicia, come riesci a fare venir lucido il pavimento, dove vai a bere la sera, quale libro compri, che film hai visto, ma non ti chiedono mai “come fai a procurarti piacere?”. Si vede lontano un miglio che è in grande difficoltà. Provo a parlarne. Mi dice “c’entra l’età” e io rispondo che sono cazzate.

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Affetti Liberi, La posta di Eretica, Storie

L’odio dell’esclusa

Giulia e Federica sono state amiche per tantissimo tempo. Tra le due Federica è quella con una maggiore dose di dipendenza dal rapporto, ma, in generale, entrambe hanno una gran voglia di frequentarsi.

Un bel giorno Giulia incontra Serena, sua coetanea, capelli castano chiari, un bel sorriso, carina e molto simpatica. Legano subito. Escono insieme, parlottano in maniera complice quando passeggiano, ridono, si divertono. Riescono a improvvisare delle gag divertenti perché l’una riesce a proseguire la battuta dell’altra. Sono precisamente sulla stessa lunghezza d’onda. Sicché Federica, che nel frattempo prova a inserirsi nelle discussioni, passeggiando a margine delle due, intrecciate, braccio a braccio, e noncuranti della terza lì presente, comincia ad accusare la trascuratezza secondo lei subita.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

La donna della mia vita

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Mi manchi sempre, amica mia, perché quando ci sei tu mi sento un po’ più libera. Perché comunque io mi presenti, brutta, sporca, magra, grassa, giovane, vecchia, profumata o puzzolente, guarita o malata, tu sei sempre lì a condividere con me risate e riflessioni. Con me discuti e mi racconti, poi mi riproponi una pausa per un caffè, io ti ripeto ancora che non posso berlo, perché è un eccitante e non mi fa stare granché bene, e allora tiri fuori qualcosa che non posso proprio rifiutare. “Ho fatto il semifreddo alle mandorle, ti va? L’ho fatto per te. Ho anche preparato la cioccolata fusa per annegarcelo dentro. Dai dai dai… resta un altro po’.

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'SteFike, Affetti Liberi, Personale/Politico, Storie

Le amiche e la porchitudine inside

Minchia ro boccolo ca ti facisti!” – osserva sobriamente la mia amica alla vigilia di una festa. “Amunì ca si bedda!” – e sollecita a velocizzare le operazioni di abbellimento che sono un minimo complesse.

Sangù… mi hai detto che dovevo farmi porca e sto provando a imporchirmi il più possibile…

Lei ride.

Nel tempo che hai impiegato per truccarti potevo scrivere la metafisica della porchitudine… spicciati!” – mi sfotte.

Penso che alla fine tanto trucco proprio non serve. Sono indecisa. Mi lavo la faccia. Tiro su i capelli. Un ricciolo scivola lungo la schiena. Tolgo anche la corazza festiva e indosso una gonna nera lunga con lo spacco dietro. Non la mettevo da secoli. Sopra ci sta una camicia che mi lascia almeno tre quarti di tetta scoperta. Stivale basso, tipo anfibio ma con grazia, unghie smaltate nere, a quelle non rinuncio, borsa a tracolla vinta coi punti al supermercato, giacca di pelle finta presa per due sterline a camden town. Ora mi sento a posto. Si va alla festa più precaria che ci sia.

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Malafemmina

La precarietà ti fa dimenticare le parole

Dopo mesi rinchiusa in quel microcosmo che è il villaggio vacanze mi serve recuperare i rapporti umani in sospeso. Tanti e vari, famiglia inclusa. Avrò mille impegni (precari) di lavoro (precario) e l’unica cosa alla quale penso in questo momento è al fatto di disintossicarmi dal maledetto lavoro stagionale che se non fosse stato perché ho tenuto attivo il mio senso critico e non ho spento mai il cervello mi avrebbe definitivamente impoverito il vocabolario e i pensieri.

Nelle conversazioni con i miei amici, io già lo so, dato che parlare è diverso che scrivere, mi mancheranno le parole. Mi verrano quei versi strani e tutto il codice di comunicazione orribile da idioti che siamo state costrette a usare al villaggio. Nonostante i libri. Nonostante me. Mi chiedo come sia la vita di chi per lavorare deve stare lontano da contesti che gli somigliano per molto più tempo.

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Malafemmina

Memorie di una estate precaria

Il 21 sono fuori di qui. Lunedì (forse) mi/ci pagano. Siamo abbastanza malinconici. Vogliamo andare via ma ci dispiace separarci. Questo riguarda le persone che hanno legato, strette in una alleanza. un patto di solidarietà, che ci ha tenuti in piedi fino ad ora.

Tanti numeri di telefono, tante promesse di comunicazione e cartoline di natale, ma poi sappiamo bene, tutti, che il giorno dopo ricominceranno le nostre vite o ne avremo altre, comunque lontane da quella che abbiamo vissuto qui, e dunque archivieremo questa esperienza e anche le persone che l’hanno attraversata, perché avviene un po’ così che per disintossicarti butti via il bambino con l’acqua sporca.

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Malafemmina

Questioni precarie di un certo.. peso!

Qui al Villaggio, Con un po’ di colleghi e colleghe, si chiacchiera di tante cose e una di queste riguarda i corpi delle donne. Grassi, magri, alti, bassi, pelosi, privi di peli, con cellulite o senza, con carne o tutt’ossa, con smagliature o levigati, come volete, come vogliamo. Quel che è vero è che ciascuno sta bene nella propria pelle se la sente propria. Non c’è una religione a proposito della carne perché puoi averne tanta e starci bene dentro o puoi averne poca e starci bene uguale. Purché tu stia bene, purché tu ti senta bene.

C’è una ragazza, qui, una collega che al buffet la vediamo tutti che prende quasi niente da mangiare e poi però si ingozza di cose stravaganti, in solitudine, quando pensa che nessuno la veda. Non è bulimica, o non credo che lo sia perché sta bene, mi pare, non vive isolata dal mondo, ha una vita densa di impegni, sta tutta la giornata a correre e dati i ritmi che teniamo quaggiù sta anche bene che lei rubi dei momenti per abbuffarsi, che poi è una cosa che a turno stiamo facendo un po’ tutti. Prendi e mangi quando hai tempo, cose che non siano rimanenze di buffet o rimanenze servite al buffet e spacciate per pietanze nuove.

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MenoePausa

Il cliente coprofago

Parlando di precarietà e lavoro c’è una delle mie colleghe di telefonia erotica che come me ha una laurea. Lei ha preso pure un master. Avesse saputo che sarebbe finita a fare questo lavoro avrebbe studiato meno, dice, o avrebbe viaggiato, se la sarebbe goduta, forse ora si troverebbe all’estero, almeno potrebbe fare telefonia erotica in più lingue. E non è una frase a doppio senso.

Lei è la più giovane tra noi e ogni giorno arriva, mi dà un bacio sulla guancia, siede alla postazione vicino la mia, e comincia i suoi numeri meravigliosi. E’ brava, si, e fossi stata così sveglia alla sua età avrei probabilmente fatto una gran carriera. Non so in che campo ma certamente sarei andata oltre questo mio momento.

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