Vi ringrazio per aver aperto questo dibattito sulla maternità. Mi ha dato spunti per molte riflessioni. Sono d’accordo con voi che non esistano regole, norme, istinti materni innati, ma scelte che vanno rispettate, tutelate e seguite. Esistono bambini nati che vanno amati, non necessariamente da chi li ha fatti nascere.
Vorrei contribuire al dibattito parlando, da figlia, delle mie due madri. Vi chiedo perdono se sarò inesatta e sconclusionata, ma credo che ci sia tanta carne al fuoco e tutta necessaria al racconto. È tutta la mia vita, i miei sentimenti e non so riassumerli o metterli in ordine.
Sono nata in una Nazione povera ventiquattro anni fa. Dai documenti della mia adozione risulta che sono figlia di una ragazza nubile che mi ha lasciato poco dopo il parto al convento locale delle Missionarie della Carità, che mi hanno tenuto, nutrito e vaccinato per un anno. Un anno dopo ero già dai miei genitori, qua in Italia. Ovviamente, la mia adozione non è mai stata un segreto, sono cresciuta tranquilla, con la possibilità di consultare quando voglio quei documenti e soprattutto con tutto il tempo di elaborare questa storia complessa. La mia famiglia è cattolica praticante, quindi per tutta l’infanzia mi sono sentita veramente un dono del cielo e tutto il resto. Ma come ho detto, i miei non sono bigotti, e quando mi sono distaccata da molti dei loro insegnamenti, non hanno fatto grandi drammi.
Sono stata adottata perché mia madre è sterile. È la terza di tre sorelle, in famiglia fu accolta come uno scherzo e mio nonno non parlò per molto tempo con i parenti che ironizzarono sulla faccenda. Crebbe come tutte le bambine degli anni 60: addestrata per la famiglia. Inoltre ha sempre sentito (e avuto) una predisposizione alla cura dei bambini. È sempre stata una babysitter, molte volte perfino gratuitamente. Voleva diventare una puericultrice, ma mio nonno non la volle far studiare, perché non stava bene. A vent’anni, visto che era cresciuta ma non aveva ancora avuto il menarca, si fece visitare e scoprì di non avere l’utero. Il ragazzo di allora la lasciò perché non gli poteva assicurare dei figli. Non mi ha mai parlato di quel periodo, ma posso immaginare: credo che si sentisse annullata.
Ancora oggi la sorprendo guardare pancioni e donne che allattano con una malinconia che mi spezza il cuore, nonostante ci sia io e ci siano stati tanti bambini che le vogliono bene. La mia mamma aveva la natura contro, eppure tanto amore e tanta voglia di accudire. Cosa c’è di diverso da lei e una coppia omosessuale? L’amore e la biologia non sono collegati così strettamente come certi vogliono far credere, per molte malelingue probabilmente Mamma, oltre che ad essere inutile, sarebbe dovuta essere cattiva, acida, priva di amore verso gli altri, per diventare una frustrata. Invece no, mia madre s’è ribellata. Fu Papà a suggerire a mia Mamma l’adozione.
Ricorsero ai canali ufficiali e mandarono avanti molte pratiche, nazionali e internazionali, prima che andasse bene la mia. Io non so giudicare le pratiche, e non voglio farlo in questa sede, so che la mia esistenza è contingente. Sono perfettamente conscia degli impicci orrendi che certe missioni cristiane e cattoliche praticano nei Paesi in via di sviluppo, ma non è questo il luogo per parlarne.
E poi c’è la Madre. Con lei, quella che mi ha messo al mondo, avrò sempre un dialogo travagliato. Nel corso degli anni ho immaginato mille sue personalità, ho cercato i suoi perché. Potrebbe essere la madre troppo povera perché mantenga il figlio. Potrebbe essere una ragazza che ha dovuto nascondere il frutto di un amore proibito.
Potrebbe essere la vittima di uno stupro. Potrebbe essere una prostituta. Potrebbe avermi fatto nascere per non rischiare di morire insieme con me durante un aborto rischioso. Potrebbe avermi salvato da un aborto o un infanticidio selettivo, tanto in voga in quel Paese. Ognuna di queste possibilità, appena valutata e assimilata, ha fatto fuori qualsiasi idea antiabortista, qualsiasi pregiudizio contro categorie considerate scandalose. È stato anche grazie alle vostre testimonianze che si sta facendo strada in me la convinzione che non la cercherò. Perché se la cerco e la trovassi, viva, potrei combinare un disastro, aprirle ferite, urtare la sua libertà di non sapere nulla di me. Forse. Se lei ha scelto così, perché non dovrei rispettare la sua scelta?
La mia libertà di conoscerla vale quanto la sua di non risultare neanche sui documenti, quindi si annullano. Probabilmente andrò a visitare il mio Paese d’origine, vorrei anche vedere il villaggio dove sono nata. Ma credo che terrò a bada la mia smania di conoscenza, anche se a volte quell’anno di buio nella mia infanzia si fa sentire, anche se in ogni reportage, in ogni documentario, cerco un viso che mi somigli, un appiglio, perché per quanto mi senta italiana, integrata, amante della mia cittadina, apparterrò sempre, anche se solo fisicamente, a quella Nazione, sono uno dei tanti volti delle sue contraddizioni, parte di un problema che non sono mai riusciti a risolvere.
Per concludere, io non so se diventerò madre. Fino ad ora ho fatto man bassa di contraccettivi, anche perché non volevo far bambini nell’adolescenza. Mi sento a disagio nella coppia e la fuggo, preferisco relazioni meno convenzionali. Non mi sono mai data scadenze nella vita, come fa altra gente (a 25 anni mi sposo, a 26 faccio un figlio…). L’aborto non l’ho mai considerato veramente perché non mi è mai capitata la situazione. Se dovesse succedermi un incidente ora, forse non proseguirei la gravidanza, oppure seguirei le orme materne e lascerei un ipotetico figlio nelle mani di chi lo vuole più di me. Voglio fare troppe cose prima di dedicarmi alla crescita di una persona.
Sono figlia di due madri che hanno fatto le loro scelte nonostante il loro corpo, nonostante i loro contesti, per quanto ne sappia di una. E proprio loro, con le loro storie travagliate, mi hanno fatto capire quanto sia importante quello che credo, quanto il mio corpo e la mia anima (passatemi il termine) siano miei e solo miei. Se credo alla mia libertà è grazie a loro.