La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Quando la mamma nega l’abuso subito dalla figlia

Lei scrive:

Ciao Eretica,
(…) ti racconto la mia storia.
E’ successo tra i 12 e i 13 anni… Ma non so se classificarlo come molestie o abusi veri e propri.
Quando mio fratello maggiore (13enne) mi mise le mani addosso per la prima volta ero solo una bambina già provata dal bullismo subito in quegli anni dalle compagne di classe, in una città nella quale non mi trovavo bene e che mi faceva sentire la mancanza del mio paese natale. Ricordo ancora la paura, l’orrore e la sensazione di pericolo provata in quel momento, la voglia di andarmene anche se il mio corpo si era come paralizzato e le sue parole:

”Stai tranquilla, non gridare… Continua a giocare al videogioco”

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Se sei stata abusata o se abortisci è sempre colpa tua

Lei scrive:

Ciao Eretica, volevo scrivere della mia battaglia ormai quotidiana. Faccio una premessa: quando avevo 3 anni mia madre (single) andava a lavoro e mi lasciava a casa con mio fratello, di 18 anni più grande di me. Non ricordo come cominciò, ma mio fratello ogni volta che si presentava la situazione appena descritta mi obbligava a masturbarlo. Ho pensato che fosse una cosa normale finchè mi è sorto il dubbio a 8 anni (le molestie erano durate un paio d’anni.

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Comunicazione, Critica femminista, Culture, Violenza

#Augias e #Fortuna Loffredo: “mai vista una bambina pettinata e conciata in quel modo”

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Ancora su Augias, perché è giusto che abbia diritto di replica, per quanto a mio avviso la sua replica non migliori il risultato della prima intervista. Intanto i genitori di Fortuna Loffredo hanno dichiarato di averlo querelato per diffamazione e tra chi si divide in gruppi pro e gruppi contro, cosa che qui vogliamo evitare perché non ci interessano le tifoserie, c’è chi cerca di spostare la questione dall’attacco personale a lui a considerazioni politiche e più specificamente riferite a quel che sappiamo di violenza sui minori.

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Comunicazione, Critica femminista, Violenza

#Augias e le bambine che si “atteggiano” a sedicenni

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La prima volta che ho sentito parlare di bambine che si atteggiano a sedicenni è stato quando ero piccola e mi hanno detto che facevo smorfie ed ero “ruffiana” come se fossi stata grande. Fin lì nulla di male perché lo dissero a proposito del rapporto che c’era con mio padre, adorato, che mi adorava. Poi mi è capitato di sentire da qualche uomo adulto che certe tredicenni si conciano come diciottenni e poi si lamentano se uno le stupra. Ed ecco che la questione comincia a diventare terreno di costruzione della cultura dello stupro. Le bambine si atteggiano, alcune, pensa un po’, usano perfino i trucchi e le scarpe col tacco della mamma, perché è un gioco e non un invito allo stupro. Come possa un uomo, da lì, iniziare a pensare che gli atteggiamenti di una bambina possano intendersi come ammiccanti inviti sessuali di certo non lo so ma so quello che viene detto in caso di abuso. Tante donne mi hanno raccontato di essere state accusate quando hanno svelato un abuso da parte del padre, dello zio, del fratello. Fai la smorfiosa, sembri una zoccoletta, e altri apprezzamenti del genere sono stati affibbiati a bambine che hanno subito non solo lo stupro ma anche l’omertà e l’assenza di empatia da parte delle donne di famiglia.

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Recensioni, Violenza

Regression: i falsi ricordi generati da psichiatri e puritani

::Avviso Spoiler::
(chi non vuole sapere nulla del film si fermi qui)

Regression è un film diretto da Alejandro Amenábar e racconta una storia, ispirata da fatti assolutamente reali, che affronta il tema della regressione psicologica come meccanismo ormai screditato perché responsabile di aver creato falsi ricordi. Fu una donna, in particolare, negli anni ottanta che fece causa allo psichiatra responsabile, secondo lei, di aver creato falsi ricordi. La faccenda aveva a che fare con episodi di suggestione e isteria collettiva che, per guardare più da vicino, avrete potuto riconoscere anche in fatti di cronaca italiani. Si parlò di satanismo, sacrifici umani, cannibalismo, orge, stupri e abusi su minori. La faccenda assumeva tanta credibilità quanto più ci si avvicinava a contesti religiosamente repressivi. Il film tenta di ripercorrere, in maniera egregia, quel che fu un tempo in cui bastava nominare Satana e già la gente si scatenava con milioni di fobie. Siamo in una famiglia terribile, dalla quale è comprensibile che i figli volessero sfuggire. Il figlio viene cacciato di casa perché “sodomita” e la figlia stava segregata, con fantasie sessuali nei confronti di amici di famiglia, con una adolescenza smorzata dai divieti e dalle censure religiose, dove la religione costituiva l’elemento utile ad autoinfliggersi penitenze per cattivi comportamenti ricondotti all’uso di alcool, alle percosse ai figli, alla depressione della madre.

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Mio nonno abusò di me: devo o non devo parlarne con mia figlia?

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Lei scrive:

L’arte di non vedere e di tacere, alcune donne, devono averla imparata da piccole. Sono Sabina, abusata dal nonno. Ho informato mia madre e lei informò mia nonna. Nessuno volle credermi. Cose da ragazzina. C’era troppo in ballo. Mio nonno ci aiutava economicamente e per mia madre fu più comodo chiudere occhi e orecchie e passare oltre. Però in realtà fecero in modo da non lasciarmi mai più sola con lui. Mia nonna era quella più attenta e mi sono sempre chiesta se lo stesso destino fosse toccato a mia madre. Non me lo disse mai, neppure quando fui più grande. Mio nonno, buon’anima, morì quando io fui adolescente. Non piansi la sua morte e decisi comunque che non ne avrei più parlato. Mamma e nonna avevano fatto di tutto per confondermi le idee. Sicuramente ero io ad aver capito male. Nonno era una gran brava persona. Non era possibile che lui fosse responsabile di così cattive azioni.

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Sembrava amore e invece era un incesto

Come si fa a raccontare qualcosa che non hai mai detto a nessuno? Ecco: c’era una volta mio padre, mia madre, mio fratello e poi c’ero anch’io. Quand’ero piccola abbiamo avuto seri problemi economici e siamo andati a vivere con mia nonna. La casa era piccola e ci stavamo a malapena. Mamma e papà dormivano nel lettone della nonna, la nonna si era sistemata in uno stanzino in cui a malapena stava una rete e un materasso, io e mio fratello dormivamo nel divano letto vicino la cucina.

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