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Quando l’aborto era clandestino: storie da non dimenticare

Lei scrive:

Quando ancora la gravidanza era vissuta come un obbligo, con la vergogna e lo stigma destinati solo alle donne, ogni rapporto sessuale per me era un incubo. Iniziavo senza problemi, lo ritenevo un mio diritto, una mia libera scelta, ma poi mi tornavano in mente tutte le ragioni che mi obbligavano a sentirmi in trappola. Usare la pillola era un po’ come dichiarare che io fossi una zoccola e sperare nella capacità dell’uomo di tenermi al sicuro era più un atto di fede che una certezza assoluta. Il tempo di cui vi parlo è relativamente recente. Pensate che l’aborto legale è un diritto solo da poco e che lo è diventato grazie alle tante donne che hanno macchiato di sangue e dolore il percorso di liberazione.

Quando chiedevo se lui avesse un preservativo in tasca mi rispondeva che non aveva voglia di usarlo perché limitava il (suo) piacere e poi, d’altro canto, il fatto di non usarlo doveva essere ritenuto come un complimento rivolto a me. Solo con le zoccole il preservativo era un obbligo, perché considerate sporche e malate. Ma io, ragazza per bene, non avevo quel genere di problemi e dunque il fatto che lui non usasse il preservativo diventava una sorta di lusinga, un riconoscimento per le mie virtù.

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Perché le donne polacche incinte abortiscono a Berlino – Pratica femminista solidale

Traduzione di Francesca Grisolia e Des Blatera.
QUI il link del post in lingua originale.

Ciocia Basia, in Tedesco „Zia Barbara“, è un gruppo di attivist* che si adopera per il diritto all’aborto. Il loro compito è quello di sostenere le donne polacche rimaste incinte involontariamente e aiutarle ad attuare a Berlino un’interruzione di gravidanza sicura e impunita.

In Polonia l’aborto è consentito: quando la salute e la vita della persona incinta sono a rischio, quando la gravidanza è conseguenza di un reato oppure quando il feto è gravemente danneggiato. Quello polacco è uno dei più severi ordinamenti giuridici sull’aborto in tutta Europa. Soltanto Malta, San Marino, Liechtenstein, Andorra, Monaco, Irlanda e Irlanda del Nord hanno una legislazione in egual misura rigida, se non ancora più restrittiva.

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#RepealEight #Irlanda #Aborto: appello alla solidarietà transnazionale

Lei scrive:

Ciao
mi chiamo Paola e scusa se scrivo un po’ all’improvviso, ma lo faccio perché vorrei portare alla tua attenzione che, tra meno di un mese, in Irlanda ci sara’ un importante referendum sull’aborto.

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#Argentina: malata di cancro muore perché costretta a portare avanti la gravidanza

 

L’hanno lasciata morire in nome della morale.

Ana Acevedo aveva 19 anni e tre figli quando le diagnosticarono un cancro alla mandibola. Durante i 13 mesi di malattia, i medici dell’ospedale Iturraspe di Santa Fe (Argentina) non curarono il cancro per salvaguardare il feto. Ana infatti era incinta di due settimane.

La madre, Norma Cuevas, chiese un aborto terapeutico per salvare la figlia ma i medici glielo negarono: la loro morale gli impediva di mettere a rischio un feto ma erano unanimemente d’accordo nel lasciare agonizzare una giovane solo per mantenere le loro convinzioni. Dissero che Ana e il feto sarebbero sopravissut* ma mentirono.

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I santi un tempo praticavano l’aborto – era considerato un peccato minore rispetto al sesso orale

Coloro che supportano gli aborti legali e sicuri potrebbero riflettere meglio l’atteggiamento della Chiesa Cattolica Irlandese “medievale” rispetto a quello di coloro che vi si oppongono.

Da entrambi i lati del dibattito sull’aborto la gente tende a condividere un presupposto, indipendentemente dalla propria visione al riguardo: il cattolicesimo permette un solo atteggiamento riguardo l’aborto, cioè è uno dei peccati peggiori, di una malvagità incommensurabile.

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La mia ragazza ha abortito: Vi racconto dei pregiudizi che abbiamo incontrato

Lui scrive:

ciao eretica, ti scrivo da partner di una ragazza che due anni fa ha abortito. abbiamo scelto insieme cosa fare e dopo essere stati in consultorio (si, io ho preteso di partecipare a tutti gli incontri perché con la mia ragazza avevamo deciso così) abbiamo aspettato che si facessero le visite, analisi eccetera e poi abbiamo aspettato ancora il turno per l’interruzione di gravidanza.

insieme abbiamo scelto l’aborto farmacologico perché quello chirurgico ci è sembrato più doloroso e invasivo. so che non posso parlare di quello che ha provato la mia ragazza perché il dolore è stato il suo. io le sono stato accanto e ciò non è abbastanza, lo so. quello di cui volevo parlare è l’accoglienza che ci hanno riservato medici vari quando hanno visto che c’ero anch’io che ero d’accordo con l’aborto.

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Trattata come un oggetto perché ho abortito

Lei scrive:

Tre anni fa ho interrotto una gravidanza. La cosa difficile per una persona razionale come me (non reputo affatto gli embrioni come persone) non è stata la scelta, ma le persone coinvolte. Le poche amiche a cui l’ho detto, i medici che ho incontrato. Al “padre” ho deciso di non dire niente, proprio perché temevo una sua reazione colpevolizzante, e non volevo proprio dover sopportare anche quello.

Le due amiche a cui l’ho detto mi hanno trattata con freddezza, con giudizio, anche se nel mio caso, come in tanti altri, si trattava di un errore di contraccezione, non certo di un comportamento irresponsabile. Ma questo è stato il meno. Fra consultori ed ospedali è stata un’odissea, ed una corsa contro il tempo: innanzitutto col SSN non sarei mai riuscita a fare fare l’ecografia in tempo, dato i tempi biblici d’attesa (“non c’è posto prima di tre mesi” “ma io ho urgenza, devo fare un’igv” “se non c’è pericolo di salute per la madre o il feto non è un’urgenza”), e i soldi per un’ecografia per via privata non li avevo (più di 100€, ed ero disoccupata), perciò sono dovuta andare a fingermi mamma preoccupata in pronto soccorso, e ringrazio il cielo di essere una persona davvero pragmatica, perché non so in quante avrebbero retto la sala d’attesa piena di mamme felici che per ingannare l’attesa mi chiedevano notizie della mia gravidanza, e soprattutto l’ecografista che incensava “il miracolo” in crescita nel mio ventre: “lo sente il battito, signora? è il suono della vita”, *ma quale vita, è la sesta settimana! è a malapena una contrazione spontanea di tessuti…* mentre io volevo solo l’esito di quella ecografia per mettere fine a quell’angoscia al più presto.

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Ho abortito ed è importante parlarne

Ho avuto un aborto a 18 anni.
Non mi venivano più le mestruazioni, ho fatto un test a casa con risultati non chiari e dopo pochi giorni sono andata al consultorio familiare, dove avevo già un ottimo rapporto con la ginecologa. Il consultorio è stato un posto chiave per me, un luogo d’ascolto, comprensione e risposte. Quando la ginecologa mi ha detto il risultato sono scoppiata in lacrime, ero con mia madre. Non me lo aspettavo affatto.

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La mia gravidanza critica/non programmata

 

Questo è un altro contributo diffuso per la campagna #RepealEight in favore dell’abrogazione dell’ottavo emendamento che nella Repubblica d’Irlanda permette che l’embrione abbia più diritti della donna che vorrebbe abortire. Altri contributi QUI e QUI.

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La mia gravidanza critica[1]/non programmata

Non so da dove iniziare, mi si stringe il cuore a pensare a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di condividere le loro storie. Voglio condividere anche la mia.

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#Irlanda #RepealEight: l’ombra di me stessa

Ero incinta quando cominciò a picchiarmi. Immagino che a quel punto lui pensasse che mi avesse in trappola. Anche l’ottavo emendamento mi aveva messa in trappola. Ero ancora una studentessa, con nessun risparmio o denaro disponibile per pagare un aborto. Avevo paura di prendere le pillole, paura che qualcosa andasse storto e dovessi così andare da un dottore ed essere incriminata. Mi aveva allontanata dai miei amici e dalla mia famiglia ed io mi sentivo come se non avessi nessuno a cui rivolgermi.

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#Irlanda #RepealEight: la storia di Sheila Hodgers, vittima del divieto di aborto

Lei scrive:

Cara Eretica, leggo cose sulla pagina di Abbatto i Muri (tra i commenti) che mi fanno capire come sia sempre più importante raccontare cosa accade quando l’aborto è un reato. Quando le donne vengono perseguitate, offese e di fatto torturate dallo stato. Questa è la situazione (spero ancora per poco) in Irlanda. Dove i corpi delle donne sono corpi non autonomi, perché? Perché lo dice la Costituzione e il Codice Penale: l’Ottavo Emendamento stabilisce che il diritto del “non-nato” è equivalente a quello della donna. Allora ho deciso di tradurre le storie che molte decidono di raccontare, storie che fanno parte della lunga scia di morte e violenza ai loro danni, in questa parte di mondo. La pagina la trovate su Facebook e si chiama “In Her Shoes”. Ci leggerete le storie di Savita Halappanavar, di Miss Y, Miss X e di tante altre. Queste storie vanno raccontate e la mia speranza è che servano a far capire che il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo è una di quelle cose che vanno difese con le unghie e con i denti, che non parliamo di ideologie ma di vita reale e che molto ancora c’è da fare, in Irlanda, in Italia e nel mondo. Un’ultima cosa: alcuni dei racconti sono forti e sconsiglio la lettura a chi ha particolare sensibilità al tema. Grazie per lo spazio.

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Questo è il mio aborto

This is my abortion (Questo è il mio aborto) è un progetto di una donna che ha deciso di realizzare un sito con foto e notizie relative il suo aborto per i motivi che seguono:

mia intenzione è quella di documentare e condividere tutto sul mio aborto per demistificare il sensazionalismo legato a immagini propagandate da religiosi e politici di destra su questo argomento. L’uso perverso di foto di feti senza vita è una propaganda tipica del dibattito no-choice vs pro-choice che riguarda le donne e i loro corpi e le foto sono usate per realizzare pressioni a modifica dell’agenda politica, religiosa, culturale negli Stati Uniti.

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Diario di un aborto: ultima parte dell’aborto farmacologico

Ultima fase dell’aborto per la nostra amica che ha condiviso con noi ogni sua fase affinché potesse essere utile ad altre. La ringraziamo e la abbracciamo forte. Un abbraccio a tutte le donne che stanno attraversando gli stessi momenti. In basso i link di tutti i suoi racconti. Buona lettura!

 

Cara Eretica,

Ieri ho concluso l’ultima parte dell’aborto farmacologico (assunzione di due capsule di Misoprostolo, al fine di espellere i tessuti embrionali dell’utero).
Eventuali sintomi: contrazioni uterine dolorose, vomito, diarrea, stanchezza e malessere generale. Sarei dovuta rimanere 4-5 ore sotto osservazione in day hospital. Ne sono rimasta 1,5 perché non ho manifestato alcun sintomo e tuttora non sento nulla. Probabilmente questo è attribuibile al fatto che io abbia iniziato a espellere tessuto ematico e embrionale già dopo l’assunzione del primo farmaco.

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Diario di un aborto: prima dose del Mifepristone

Lei è arrivata alla prima fase dell’aborto dopo aver raccontato il Pre. Per leggere le prime due puntate di questa sua esperienza seguite in basso i link. Buona lettura!

Mia Cara Eretica,

Oggi ho assunto la prima pillola (Mifepristone, quella che interrompe il nutrimento all’embrione).

L’ho ingerita di fronte alla dottoressa, con un sorso abbondante di acqua (era piuttosto grossa). Tra i sintomi che possono manifestarsi abbiamo un primo sanguinamento e lievi dolori simil-mestruali (abbastanza rari), nausea e vomito (meno rari). Sono passate 5 ore e non ho nulla. Nulla oltre all’influenza; che tra il freddo della neve e i mezzi pubblici mi ha fatta vivere il tutto con ulteriore sensazione di debolezza e anestetizzazione. Mi sentivo così mentre in sala d’attesa facevo trascorrere la mezz’oretta di osservazione. Fissavo il vuoto e mi sentivo un po’ come se la vita mi lasciasse.

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Quello che succede prima di un aborto – parte seconda

Lei continua a raccontarci della sua esperienza prima di arrivare all’aborto. Cosa fa, luoghi ai quali rivolgersi. Perché anche le altre non si sentano sole. QUI la prima puntata del suo racconto. Eccone una seconda.

“Cara Eretica,

Oggi sono stata in consultorio. Ho scelto di fare tutto a Modena, pur non risiedendovi, perché io e il mio compagno potessimo affrontare tutto insieme. Ieri ho avuto 2 crisi di pianto mentre ero con lui. Non ci vedevamo da poco meno di un mese e ci desideravamo. Ma una volta iniziata la penetrazione, non potevo fare a meno di pensare che lì avevo ‘qualcosa’.

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