Contributi Critici, R-Esistenze, Ricerche&Analisi, Welfare

Le statistiche sulla fertilità vecchie di trecento anni, che usiamo ancora oggi

subvertising di Valentina Maran su una delle cartoline usate per promuovere il #fertilityday
subvertising di Valentina Maran su una delle cartoline usate per promuovere il #fertilityday

 

(traduzione a cura di Luana di un articolo di Hannah Barnes, dalla sezione Magazine di BBC News, apparso il 18/09/2013. Link)

La maggior parte delle donne che hanno più di venticinque anni ha, forse, familiarità con gli sguardi preoccupati dei parenti più anziani, seguiti da una domanda sussurrata: «Non sarebbe l’ora di cominciare a pensare ad avere figli?». E se invece molto di quanto siamo state portate a credere riguardo all’impatto dell’età sulla fertilità non fosse vero?

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Soffro di precarietà ed endometriosi: altro che #fertilityday

subvertising di Valentina Maran
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lei scrive:

Cara Eretica,

Vengo a conoscenza dell’orrida campagna “Fertility Day” a cavallo di una giornata complessa e che, guarda caso, ha proprio a tema la mia fertilità. Dopo mesi se non anni di sofferenze, ho scoperto di soffrire di focolai di endometriosi abbastanza estesi su ambedue le ovaie, di avere un piccolo polipo nell’utero, nonché una retroflessione dell’utero stesso. Morale della favola: per me concepire figli potrebbe essere molto complesso, e il rischio di aborti spontanei molto elevato nel primo trimestre. Una botta pesante per me che, da femminista convinta e sostenitrice dell’autodeterminazione di tutte, ho sempre desiderato avere dei figli. Tutto ciò aggiunto al disagio provocato da una malattia come l’endometriosi che, per chi non lo sapesse, causa dolori fortissimi durante il ciclo (comparati a contrazioni da parto per intensità!!) e fastidi anche intensi durante il rapporto sessuale. Unica (magra) consolazione: usando il cerotto contraccettivo ho parzialmente e inconsapevolmente curato la mia condizione. Ma quindi cosa c’entra il Fertility Day e la rabbia che mi suscita con la diagnosi? Beh, il modo in cui l’ho avuta, o meglio pretesa nonostante gli ostacoli che ho incontrato.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Welfare

#FertilityDay: della norma eterosessuale e la fertilità che non è un “valore”!

logo-fertility-day-2016-grandeSul Fertility Day, il punto non è che chi vuole avere figli non dovrebbe farli. Nessuno ha mai scritto questo e diventa antipatico il fatto che non si possa ragionare in senso politicamente critico del significato di un evento che insorgono subito le madri, i paternalisti, e poi quell* che “il femminismo non è questo” o “state esagerando”. Ma esagerando esattamente su cosa? Che un governo istituisca una giornata che richiama alla fertilità, invece che una generica giornata che parla di educazione sessuale, per esempio, includendo la questione della voglia di figliare, fa tanto ventennio mussoliniano. Continua a leggere “#FertilityDay: della norma eterosessuale e la fertilità che non è un “valore”!”

Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

La Lega glissa sulla matrice razzista del delitto a #Fermo

Il tizio che ha ammazzato Emmanuel Chidi Namdi è di estrema destra. Salvini dice quasi che se non fosse arrivato a chiedere asilo in Italia non sarebbe morto. Giovanardi dice che è stato “un balordo”. La Lega dice che se non ci fossero gli immigrati non ci sarebbe il razzismo. Intanto la moglie Chinyery è rimasta sola al mondo, dopo aver perduto la figlia di due anni e i genitori per mano dei fanatici al soldo di Boko Haram.

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I leghisti continuano a propagandare razzismo, da “cattivi maestri”, come li ha definiti Michela Murgia, e quello che fingono di non sapere è la distinzione chiara tra oppressore e oppresso. Non sono i bianchi, occidentali, ad essere vittime di “invasione” ma sono i migranti vittime di povertà e guerre che molto spesso sono conseguenza di imperialismo, colonizzazione e commercio di armi a partire dall’occidente.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze, Recensioni, Welfare

Mediterranea, il film sulla rivolta dei braccianti di Rosarno

Selezionato per il Sundance festival. Premiato a Cannes. Con decine di recensioni positive in tutto il mondo. Il posto in cui se ne sente parlare con distanza è invece l’Italia, luogo in cui tuttavia, o forse proprio per questo, il film è ambientato.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Welfare

Il potere dei soldi, tra autodeterminazione e oggettivizzazione

A proposito dell’eterno dibattito su quel che è autodeterminazione e oggettivizzazione, quando c’è di mezzo la dimensione sessuale delle donne, c’è un post sul sito EveryDayFeminism in cui si tenta di rappresentare la discussione e le contraddizioni in vignette che possono essere un buon punto di partenza, un perfetto spunto di discussione.

Il post descrive il fatto che, nell’ambito del lavoro – e io estenderei il discorso ad ogni lavoro possibile – parlare di libera scelta è complesso e per quanto sia chiara la distinzione rispetto al fatto che è il potere del denaro a farti fare scelte obbligate, il punto è capire quel che va fatto per rendere più semplice la vita a soggetti che altrimenti sarebbero senza diritti. Nel caso del sex work, per esempio, le sex workers affermano il diritto alla libera scelta o, in caso contrario, dicono che sicuramente lo fanno per soldi ma che come per qualunque altro lavoro vorrebbero godere di pari diritti rispetto a qualunque altro lavoratore. Diritti che non possono essere garantiti se si riduce in clandestinità un lavoro comunque esistente. Perché la pressione economica non si elimina vietando una professione ma decriminalizzandola, vale a dire consentendo di fare quel tale lavoro senza rischiare la prigione, e creando le condizioni sociali ed economiche affinché chi oggi sceglie il sex working per guadagnare domani potrà scegliere altro. Continua a leggere “Il potere dei soldi, tra autodeterminazione e oggettivizzazione”

Autodeterminazione, Diario di una famiglia tradizionale, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Il mio contratto

94Il gonfiore compresso sotto la cucitura dei pantaloni dell’assessore di competenza, appoggiato al bordo della scrivania, il bacino leggermente proteso, avrei dovuto attraversarlo tutto con il dorso della mano, con accanita lentezza, muovendo piano le nocche a creare attimi sapienti di vuoto e pressione in una carezza attenta, promettente. Avrei dovuto puntare i miei occhi da lince nel suo sguardo in attesa, senza badare al fruscio secco della carta che scivolava sotto il suo culo, e compiere una genuflessione regale, lussuosa. Dischiudere le labbra, gli occhi tenacemente all’insù, succhiando il diritto al rinnovo del mio contratto di lavoro. Spingere più giù la testa, contargli sotto la lingua le tenui escrescenze di carne, nominarle mese per mese almeno fino a Luglio dell’anno a venire per poi raccogliere, goccia dopo goccia, il suo sciocco seme nell’antro a forma di culla del mio palato. Glielo avrei restituito tutto con un bacio senza scandalo, innocente, lungo tutto il tempo necessario perché ingioiasse – respirando solo dal naso – la secrezione opaca del suo piacere assieme alla mia certezza di un altro anno di stipendio. Invece, in questa mattinata che parte dai deserti nordafricani e scarica qui acqua e sabbia, una pioggerellina affilata e color di bronzo che fa risaltare la luce sulle facciate di alcune case bizantine ancora meravigliosamente stuccate, ho tenuto ferma la mano e serrata la bocca. Il suo gonfiore si è espanso e si è ritratto, reagendo alla mancanza di un inchino con un gesto svelto a prendere dal taschino della giacca un cartoncino elettorale e porgermelo, barattando i miei risucchi e la mia saliva con una croce su una scheda, almeno quella, in cambio di una firma su un contratto di due pagine.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Il pompino libera chi lo fa e non chi lo riceve

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di Aurora & Bea

Quando vedo un film in cui si descrive la vita di una donna segregata, costretta in schiavitù personale, sessuale, da un uomo che la tiene chiusa in cantina, un po’ mi incazzo. Non perché non esistano storie di questo tipo ma perché sono quelle che solleticano una curiosità morbosa nel pubblico. La descrizione di un simile mostro è consolante perché ci fa dire che non esistono altre persone del genere. Sono solo alcuni casi. Ma chi ha voglia di indagare sulle segregazioni alla luce del sole, le sottomissioni prive di catene visibili, in case perbene, a partire da uomini perbene i quali, senza alcuna costrizione, ottengono, a volte, la schiavitù di una donna che ha anche un ruolo sociale da sostenere. Deve sembrare felice, moglie e madre assolutamente soddisfatta, perché altrimenti le sue lamentele si ripercuoterebbero sul marito.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Welfare

Il “rosso-brunismo” ai tempi della nuova inquisizione

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di Luciana

Rossobruno, o rossobruna, è colui o colei che scrive di Marx per dare ragione alla gente omofoba. Scrive di anticapitalismo per dire le stesse cose che direbbe un’antiabortista. Non è difficile capire di che fenomeno parliamo. Tutto iniziò con il “né rossi né neri ma liberi pensieri” (ancora prima in realtà). E pensando pensando siamo arrivati a leggere di veri fenomeni che integrano concetti pseudo stalinisti ad altri decisamente mussoliniani. Il terrore di concedere diritti ai gay perché altrimenti si sfascia la famiglia tradizionale. Quello che dice che tenere la famiglia etero come normativa per una società molto più complessa significherebbe lottare contro il capitalismo. Dicono che il mercato vuole la disgregazione della famiglia, vuole la scomparsa del padre, vuole la mamma che lavora e di complottismo in complottismo le sparate diventano sempre più paradossali. Eterni ossimori in cui viene citata la libertà ma poi si pronunciano i limiti per quell* che non sono ammessi a fare parte della società governata dalla nuova inquisizione.

Vediamo se ho capito come ragionano e come mettono assieme un populismo nazionalista e omofobico ad un presunto anticapitalismo. C’era una volta il nazional socialismo, poi divenuto fascismo, oggi diciamo che la comunicazione rossobruna tenta di presentarsi in ambiti di sinistra e raccatta consenso da chi in fondo è sempre stat@ di destra. L’etero, la famiglia tradizionale, l’antiabortismo, l’anti/GpA (Gestazione per Altri), la vittimizzazione costante delle donne, la cui tutela vogliono sia consegnata a governi patriarcali, sono tutte cose che vengono descritte come anticapitaliste. Chissà se ricordano come il welfare a misura del biocapitale sia invece destinato a far ridiventare le donne solo delle balie a tempo pieno, per la riproduzione e la cura familiare, mentre il padre/marito sarà più motivato a spaccarsi le ossa al lavoro per mantenere la famiglia. Lo hanno detto in tant* che le donne sono importanti perché risorse utili al capitale. Perfino la guerra al femminicidio è stata inaugurata da chi ha citato un bilancio economico relativo ai costi che la morte delle casalinghe/madri/mogli rappresenta per lo Stato. La riproduzione e la cura, per non parlare del sesso che fa da sedativo familiare, oltre l’oggettificazione dei corpi delle donne che diventa psicofarmaco universale, rappresentano una ricchezza inestimabile che va bene finché è gratis. Il problema nasce quando le donne, essendo consapevoli del valore di quel che possono dare, decidono di farsi pagare e gestiscono autonomamente l’esposizione del proprio corpo, la vendita di servizi sessuali, di cura, assistenza, riproduzione. In quei casi, fateci caso, viene messa in discussione la loro libertà di scelta. Nessuno fa crociate per verificare quanto sia effettivamente libera di scegliere una donna che fa la moglie, madre, casalinga, badante, in condizione di totale dipendenza economica.

Fare figli in una famiglia etero, con una organizzazione sociale che è tutta fondata su quel modello di famiglia e che non vuole mai concedere nulla a chi evolve e racconta di altre possibilità, non è la stessa cosa che avere figli in una coppia lesbica o gay. Siamo ancora fermi alla politica che chiede conciliazione di tempi lavoro/famiglia per le donne, ma figuriamoci se ragionano di modelli di conciliazione per i padri. Troppo costosi per il capitale. E’ una società tutta votata alla cultura patriarcale che non vuole mollare un’oncia di diritto a chi stravolge il quadro che obbligherà a un ripensamento del modello sociale. Ma cosa ci si può aspettare da una nazione in cui la figura del capofamiglia è stata eliminata solo poco tempo fa. Per chi afferma che quel modello di famiglia è utile alla nazione anche la figura del padre padrone sarebbe giusta e meritevole di ripristino in termini legali. Già che ci siamo perché non concedere al padre (etero), allora, lo ius corrigendi, il potere di “correggere” il comportamento dei membri della famiglia concesso al capofamiglia?

E’ forse anticapitalista l’omofobia? Lo è la transfobia? Lo è la paura di un fantomatico gender? E che cosa c’entra Marx con la gender-fobia? Lo sa solo chi attacca frasi a muzzo tratti da testi storici per riadattarle ad una visione del mondo che vorrebbe decisamente autoritaria e fascista. E’ anticapitalista esigere che le donne facciano figli, entro la famiglia etero, per dare al capitale contributi per mantenere le pensioni dei vecchi benestanti? E’ anticapitalista dividere il mondo in ruoli di genere standardizzati, per la soddisfazione di paternalisti che immaginano di essere nuovi guru di ispirazione al mondo cattolico? Se vedo una cattolica integralista che parla di anticapitalismo per opporsi alla GpA, presto vedrò anche tanta gente, di fatto rossobruna, calpestare il palcoscenico di eventi come le marce no-choice o il family day.

Per chiarezza qui si parla di una nuova inquisizione dotata di argomenti decisamente confusi per esercitare nuovamente il controllo sui corpi delle donne. Le nuove streghe da cacciare sono quelle donne consapevoli del proprio valore. Le donne sono state sempre usate come forza lavoro gratuita. Il lavoro casalingo non è neppure considerato un lavoro. Non viene valorizzata la gravidanza, giacché, anzi, una donna gravida viene considerata priva di valore produttivo quando invece fornisce una ulteriore dose di braccia, fatica, sudore, cervello, per partecipare alla catena di montaggio che vuole altre persone che consumano, producono e crepano. Non viene valorizzata la cura, ché è gratis, e sarebbe da considerare un dono se non fosse caratterizzata da una attribuzione di ruoli destinati solo ad un genere. Anticapitalista è fare a pezzi l’attribuzione di quei ruoli che vogliono una schiava a tempo pieno a produrre senza indipendenza economica. La donna sta al capitalismo come i bambini dei paesi poveri, quelli che lavorano per le grandi corporation, stanno allo sfruttamento mondiale di forza lavoro.

Il capitalismo non vuole persone che sfuggono ai ruoli imposti perché tutto quanto dovrebbe essere messo in discussione. La gerarchia del capitale pone gli uomini, bianchi ed etero in cima a tutto. Comunque uomini ricchi. Poi ci sono le donne, bianche, etero, occidentali. Poi ci sono i migranti, ricchi, o poveri, poi ci sono le donne povere, precarie, di qualunque nazionalità, perché le donne sono il “nero” del mondo. Poi ci sono altre categorie umane e tutti quanti dovremmo essere consapevoli della stratificazione del privilegio secondo la regola del capitale. Osservate come chi ama la conservazione attacca sempre e solo chi tenta di raggiungere una pari posizione, non per assumere maggiore potere ma solo per ottenere garanzia dei diritti. Se un uomo batte un chiodo viene pagato. Se una donna lava le finestre è una regina del focolare. E via con queste compensazioni assurde e vomitevoli che parlano sempre e solo della meraviglia rappresentata da donne tutelate da patriarchi. Lusingate da chi ti chiama regina e poi ti tratta da schiava. Compiaciute per le balle raccontate da chi dice che vuole salvarti e poi ti rinchiude ancora entro una serie di norme che non puoi infrangere.

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Non è poi così strano che l’anticapitalismo pronunciato dalle anti/gpa sia condito di affermazioni misogine e omofobe e di sopravvalutazione della condizione di sottomissione delle donne che giammai potranno sfuggirla. Giù, perché non puoi certo avere il potere di gestire il tuo corpo, come vuoi, di dargli il valore, anche economico, che vuoi. Questa è una cosa che altri decideranno per te. E dunque mi pare assolutamente necessario analizzare il rossobrunismo come caratterizzazione di nuovi posizionamenti identitari e politici che non c’entrano niente con l’anticapitalismo reale, con il femminismo, con il rispetto per l’autodeterminazione dei soggetti, donne, lesbiche, gay, trans, migranti.

Questo misto fritto, l’incrocio tra cultura marxista/stalinista e integralismo di destra, non può diventare riferimento culturale femminista. Il femminismo o è intersezionale o non è. Non può essere razzista, omotrans/fobico, fascista, lesivo della autodeterminazione delle donne e di tutti i soggetti, di tutti i generi esistenti che si autonominano e si autorappresentano. Di certo il femminismo non è rossobruno. Perciò prima di affrontare, ulteriormente, le singole tematiche, assistendo alla inutile guerra tra tifoserie che attaccano le persone o assumono posizionamenti solo sulla base dei propri pregiudizi, sarebbe da stabilire di che forma ideale e politica stiamo parlando. Confusa, di certo. E poi? Perché se si capisce di che si tratta sappiamo tutt* con chi abbiamo a che fare e possiamo parlarci senza subire revisionismi di ogni tipo e uso generico del brand “donna” per legittimare pensieri autoritari e fascisti. Insomma: chi siete? Cosa volete? Un fiorino.

Leggi anche:

 

Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Sono una sex worker e sono felice che Jeremy Corbyn ci ascolti

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[Testo originale da QUI. Traduzione di Fabrizio]

“Ho iniziato con il Sex Work per via della mia invalidità, non potendo più lavorare in un bar, negozio, o ufficio, ma dovendo sempre pagare un affitto. Viste le opzioni, ho deciso che questa fosse, fra tutte, la migliore.

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Precarietà, R-Esistenze, Welfare

“Non possiamo parlarne”: operai* in fabbriche fornitrici di marchi famosi della moda vivono confinat* da guardie

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Pezzo pubblicato qui. Traduzione di Antonella. Le “schiave” di cui nessun@ si occupa, tantomeno le “femministe” (occidentali) che tirano fuori le donne indiane e la loro povertà solo quando gli fa comodo. Il corpo di queste donne è da considerarsi come un bene disponibile per l’uso pubblico? Buona lettura!

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Viene stimato che fino all’80% di chi lavora nelle fabbriche di abbigliamento in Bangalore, India, siano operai* migranti. Molt* non parlano la lingua locale e fanno fatica a trovare alloggio, perciò le fabbriche provvedono offrendo loro alloggi della ditta. Unico problema: alcun* residenti sono trattat* come prigionier*. Secondo il nuovo rapporto (pdf) sui diritti lavorativi a cura della ONG India Committee Netherlands, le condizioni all’interno degli “ostelli” delle fabbriche possono essere terribili e prevedono confinamento forzato e sorveglianza continua.

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Antispecismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

(Bio) Lavoro: su riproduzione e cura le donne non hanno libertà di scelta!

 

Laurie Lipton, “On”
Laurie Lipton, “On”

 

di Simona R.

Quando avevo più o meno 16 anni mi convinsi che non c’era persona più abietta di me. Fu la prima volta in cui qualcuno disse che pensavo solo a me stessa. Lasciai un ragazzo, un buon partito, che già si era ripromesso di sposarmi dopo il mio diploma. Mi sembrò parecchio insistente e io non avevo alcuna voglia di metter su famiglia a 18 anni. Poi dissi no quando mio padre mi ordinò di stare alcune ore al giorno con mia nonna, malata, perché “non può fare tutto tua madre“. Risposi che ero d’accordo, ma la responsabilità era la sua, di lui. Perché gli faceva così schifo aiutarla?

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Per rialzarsi in piedi serve scansare le donne vittimiste

l_bf9f9430-ef90-11e1-8d67-370210f00006Ho sempre sopportato molto poco il tono piagnucoloso di certe donne che non sanno rialzarsi in piedi con le proprie gambe. Vederle, ascoltarle, mi ha sempre dato molto fastidio. Sarà che sono stata e sono molto combattiva, senza temere le conseguenze delle mie azioni e per azioni intendo quelle resistenti, lotte, battaglie condotte contro chi voleva impedirmi di fare le mie scelte. Ho sempre odiato quelle che non ce la fanno e allora tentano di convincere anche te che non avrai altro futuro che quello. Si lamentano di essere vittime di tutto fuorchè di se stesse. Come se non volessero crescere mai, entrare a pieno titolo in età adulta, perché dopo aver analizzato i tanti perché della tua condizione finisce che devi renderti conto che se sprechi la tua unica vita nessuno te la restituirà mai.

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Antisessismo, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Giornata dell’equità salariale: manuale d’istruzioni per l’aumento di stipendio. Per donne

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Articolo pubblicato su The Guardian. Traduzione di Sara.

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Giornata dell’equità salariale: manuale d’istruzioni per l’aumento di stipendio. Per donne

Prima di tutto, essere uomo. Ma se non fosse possibile allora smetti di mangiare. Ah, e non pronunciare mai la parola f***i

 

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Welfare

Le leggi tedesche sulla prostituzione e perché non hanno niente a che vedere con la proposta di Amnesty International

Questa è la prima parte di due che parlano di leggi sull’industria del sesso in Germania e del trafficking. Articolo in lingua originale QUI, tradotto da Sara. QUI la traduzione in italiano della seconda parte. Buona lettura!

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Teoricamente legale: Le leggi tedesche sulla prostituzione e perché non hanno niente a che vedere con la proposta di Amnesty International sul lavoro nell’industria del sesso.

Prima parte su due di un’analisi sul lavoro nell’industria del sesso in Germania

Un* sex worker negozia il prezzo con un* cliente in una zona turistica di Berlino. Berlino è una delle tre città tedesche senza zone limitate per la prostituzione. C. Sascha Kohlmann, 2012, Flickr
Un* sex worker negozia il prezzo con un* cliente in una zona turistica di Berlino. Berlino è una delle tre città tedesche senza zone limitate per la prostituzione. C. Sascha Kohlmann, 2012, Flickr

 

di Katherine Koster (Sex Workers Outreach Project)

La Germania (e i Paesi Bassi) sono stati fatti entrare con irruenza nel caos sulla nuova proposta di Amnesty sui/sulle sex worker. Secondo il Time Magazine, “a seguito della legalizzazione da parte della Germania della prostituzione nel 2002, un rapporto della polizia afferma che è diventato più difficile individuare i magnaccia violenti.” L’Observer Reporter dichiara: “Sia la Germania che i Paesi Bassi hanno depenalizzato la prostituzione all’inizio della scorsa decade ma nessuno dei due paesi ha visto un calo del traffico di esseri umani, anzi, il numero è addirittura aumentato, così come è aumentata la violenza verso le/i prostitut*”. CNBC scrive che “i paesi che hanno depenalizzato o deregolamentato il commercio del sesso, come Germania e Paesi Bassi… hanno visto una crescita vertiginosa di case chiuse legali e un aumento del traffico sessuale”. E l’Irish Times aggiunge: “La depenalizzazione della prostituzione in Germania nel 2002 ha creato “mega bordelli” non monitorati, rendendo così il traffico sessuale più facile…”

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