“Eretica adorata, sono in India e la mia azienda mi fa alloggiare in un hotel lussuoso. Sono al sesto piano e guardando in basso vedo un intrico di case e casupole, spesso i tetti sono in lamiera, le stradine polverosissime. Poco fa ho fatto una doccia: il getto è a cascata e viene giù da un quadrato di mezzo metro di lato direttamente dal soffitto. L’acqua piacevolmente calda, la temperatura della stanza regolata alla perfezione dall’aria condizionata. Una roba bella, no? Si.
Ho osservato la mia gamba pelosa per un quarto d’ora. Non so cosa mi sia preso. Per un attimo ho pensato che un pelo di meno potesse fare la differenza. Come se avere i peli o no significasse ottenere un punto in più o in meno nella lista dei disoccupati meritevoli di reddito. Quando leggo di alcuni ragionamenti che investono le donne di doveri per soddisfare la percezione apparente delle altre persone vorrei dire che evidentemente non hanno i problemi che ho io.
Ieri sera mi sono ubriacata. Con una bottiglia di vino da due euro. Spesi male, direte voi. Spesi bene, secondo me. Mi mancava la sensazione di leggerezza, il non pensare a niente, il confidare su un momento fatto di immotivata ilarità. Capita quando immagini che i piedi non tocchino più terra perché non hai un terreno solido sul quale camminare.
Giorni passati a non comunicare con nessuno, con il terrore di ricevere la posta dei creditori. Altre scadenze, altre minacce. Inutile dire che non ho un soldo e non posso pagare. Non gliene frega niente. Fanno la voce grossa. Interpretano la parte di chi sta dalla parte del giusto. Sarei io la furba, io la mendicante, io la ladra. E queste sono solo alcune tra le offese che si leggono tra le righe. Vendi un rene, fatti prestare soldi dagli usurai, fatti un’assicurazione sulla vita e poi facci il piacere di crepare così noi intaschiamo il premio.
La sentenza di cassazione che decide che non si deve più valutare la cifra sul mantenimento dell’ex in relazione al precedente tenore di vita non piace ad alcune femministe che ritengono, ancora, sia necessario favorire una modalità patriarcale e paternalista che giudica le donne vittime e bisognose di tutela da parte dell’ex.
Non ho chiesto di nascere ma desidero continuare a vivere, nonostante tutto. Ringrazio chi ha letto la mia storia e ha inviato messaggi di solidarietà. Mi fanno bene, non sapete quanto. Mi danno la forza di alzarmi la mattina, pettinarmi, docciarmi e uscire per ricominciare. Sono andata ad aiutare una persona amica che aveva bisogno di una mano per spacchettare i pezzi del trasloco. Anche lei non sta benissimo economicamente ma ha un lavoro e questo fa la differenza. Si è trasferita in una casa più piccola, di una stanza e accessori vari, per risparmiare. Stava in affitto e quando mi ha chiesto se volessi trasferirmi in una casa da affittare in due ho detto di no. Non so davvero come potrei contribuire dato che non ho entrate sicure e non ho un lavoro.
Mi sono concessa un’uscita con un tizio che mi corteggia e che mi chiede sempre se non ho intenzione di sposarmi, ma io non voglio, è un’esperienza già vissuta ed è andata malissimo. E’ troppo tardi per ricominciare, specie se spinta da necessità economiche e da una richiesta che arriva da una persona che in realtà ha solo paura della solitudine.
Sono Lorenza, la debitrice “anonima” e ho un’altra storia da raccontarvi. Meglio: vi racconto un altro capitolo della mia storia. Con 5 euro al mese ho tre giga per scrivervi e li uso al meglio che posso. Ho un indirizzo mail usato per lo più per inviare curriculum che tornano inesorabilmente indietro o che restano lì, in attesa, nelle mani di chi custodisce la mia privacy o può farne quel che vuole. Probabilmente mandare i curriculum significa anche offrire una profilazione che i vari siti di ricerca per lavoro vendono a qualcun altro. O forse è solo un caso e dunque la mia casella di posta si riempie di offerte di credito da parte di società usuraie che ritengono sia normale far fare debiti per pagare altri debiti. A volte sono le stesse società di recupero crediti che una volta comprati i pacchetti di debito ti offrono un prestito a tassi da usurai per tenere il cappio ben stretto intorno al collo.
Sto tentando di raccogliere, tra i tanti messaggi che arrivano ogni giorno all’indirizzo di Abbatto i Muri, quelli che parlano di violenza di genere aggravata o indotta da dipendenza economica. Inizio una minima carrellata, qui, invitandovi a continuare a raccontare, perché è ascoltando i vostri racconti che si capisce anche quale tipo di prevenzione forse è più necessaria contro la violenza di genere.
ti scrivo perché vorrei riflettere ad alta voce e con te su quello che mi riguarda nella vita, adesso, nel presente. mi sento vulnerabile, amante di me stessa, godendo di sensazioni che pensavo defunte, ho rivisto me dieci anni fa, quando ero vittima di un uomo che mi ha resa vecchia, stanca, e per fortuna poi, invece, disponibile a ricominciare, dubbiosa, incerta, insicura, ma convinta che non avrei voluto un futuro fondato su quelle basi. ho immaginato me tra molti anni e ho avuto il terrore di scorgermi ancora immobile, arroccata in una posizione vittimista e statica, “sicura” ma priva di significato. mi sono sentita mancare il fiato e così sono partita, ho fatto una valigia riempita di cose strettamente necessarie e sono andata via, senza una parola, senza salutare nessuno.
Corinna mi segnala questo articolo e mi chiede cosa ne penso. Ci sono degli “studi” che farebbero concludere a – non so – ricercatori e ricercatrici il fatto che il Breastaurant fa male alla salute delle donne che lavorano con divise scollate nella ristorazione, in pub, bar, e non so che altro. Si generalizza, basandosi su non so che inchiesta, non so su che numero di persone intervistate, non so su quali basi, saperi, sulla tesi iniziale che si desiderava avvalorare e sulla cultura che si voleva legittimare. Già il fatto che si parli di conseguenze psicologiche sulle donne che lavorano in quei contesti, giudicando la depressione fattore che coinvolge una percentuale altissima di donne, cameriere, che espongono il corpo, mi fa comprendere che l’analisi è parecchio lontana da me.
Leggo che anche stavolta la Ministra Lorenzin non sapeva niente della campagna di comunicazione sul Fertility Day. Ma io dico: comunicate tra voi da quelle parti? Com’è che vi rendete conto dei vostri errori solo se ve li segnaliamo noi? Cioè noi che paghiamo le tasse e anche gli stipendi di chi lavora da quelle parti. Dice l’Ansa che è stato ritirato l’opuscolo (ora visibile solo su archive.org) sulle cattive abitudini attribuite a neri e gente dei centri sociali (eh si, che era quello il senso, mentre le buone abitudini erano associate a due coppie di bianchi che a guardarli parrebbe un suggerimento per scambisti), sarebbe stata aperta un’inchiesta e revocato l’incarico al direttore per la comunicazione del ministero. Il direttore, che poi sarebbe una direttora, al Fatto Quotidiano dice che non ha ricevuto un bel niente. Ma quel che a me viene in mente è il fatto che per ben due volte si è scansata la critica all’intero Piano Nazionale della Fertilità, con annesse ridicole iniziative e offensive locandine e immagini, e per ben due volte la Ministra resta attaccata alla poltrona senza dare il minimo segno di assunzione di responsabilità che viene attribuita sempre e solo ai sottoposti.
ho letto il post della ragazza affetta da disordine della personalità. Racconta molte cose che riguardano anche me ma vorrei dire che la mia esperienza è diversa. Non voglio fare uno spot al buon lavoro della psichiatria e all’efficacia dei farmaci ma io sono stata molto male fino a che non ho avuto la forza di affidarmi ai medici e accettare la terapia. E’ stato difficile perché la malattia mi lasciava pensare di non avere bisogno di nessuno, anzi allontanavo tutti perché mi vergognavo e poi raccontavo a me stessa che andare a curarmi non sarebbe servito a niente. Ho vissuto fasi di brutta depressione, binge eating disorder (disturbi alimentari), agorafobia, autolesionismo e un tentativo di suicidio, e proprio quando pensavo che tanto non avevo nulla più da perdere mi sono affidata e sono stata ricoverata nel reparto psichiatrico di un ospedale assieme a tante altre persone affette da disturbi alimentari e depressione.
Non volevo dire nulla in merito alla campagna pro-procreazione (pro-pro…prosciutto!) lanciata dal “governo”, perché (giustamente) nel giro di poche ore era già stata abbondantemente smerdata e criticata, tanto da far correre ai ripari i promotori e mandare in down il sito che lanciava ‘sta nuova genialata.
Quel che la ministra Lorenzin non ha capito è che si tratta di una questione di sostanza e non di forma. Non è cambiando un paio di immaginette che riuscirà a farci piacere il Piano nazionale per la Fertilità. Le immagini, d’altronde, rappresentavano egregiamente i contenuti del piano che, per chi lo ha letto, risulta perfino peggiore delle orribili vignette. Quel Piano, d’altronde, nasce con l’intento di far parlare del “prestigio” della maternità, così come spiegava la consulente di Lorenzin solo qualche tempo fa. E se la Consulta di Bioetica pisana assieme a un vastissimo gruppo di psicologi e psicologhe, si oppongono, a partire dai contenuti, al Piano, Lorenzin, invece, pare assolutamente intenzionata ad andare avanti.
questa non è una delle cartoline della campagna #fertilityday. è un subvertising. ma rende l’idea.
Cerco qui di raccogliere alcuni messaggi che raccontano la contrarietà rivolta al #fertilityday. Ci state scrivendo in tant*, uomini e donne, e allora vi diamo spazio ma vi proponiamo anche un tema. Decidete voi quale dovrebbe essere la narrazione sulla genitorialità, la precarietà, con parole, immagini e storie che sono lontane anni luce dalla modalità comunicativa fascista scelta per il #fertilityday. Invitandovi a leggere, per vedere con i vostri stessi occhi, la storia della maniera in cui Mussolini governò le donne italiane e l’attuale piano nazionale della fertilità deciso dal governo (scopri le differenze!), vi invitiamo a partecipare a questo corteo che parla delle nostre vite, dei nostri corpi, dei nostri uteri, delle nostre scelte e dei nostri desideri, ovvero tutto ciò che il governo non può assolutamente “amministrare” e “normare” perché si tratta di noi . Buona lettura!
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il primo:
“Cari/e maschilisti/e,
Vi scrive una donna che a quasi 23 anni non è madre.
Eppure è scritto ovunque che l’età migliore per “sfornare” figli è intorno ai 20 anni.
Ops, sto già iniziando ad invecchiare, devo affrettarmi!
Questa ridicola campagna fascista sulla fertilità sottolinea ancora una volta, quanto la donna sia solo un “oggetto” utile a sfornare figli.
Qui non c’entrano il desiderio di maternità o i nostri sentimenti, il sentirsi pronta per affrontare questa bellissima avventura. No, la donna è stata creata con il solo scopo di fare figli (per la patria e magari pure maschi). È utile solo a quello, le donne sterili o vecchie sono da buttare: non possono più produrre materia prima. E quelle che non vogliono avere figli perché stanno bene senza, sono da condannare al rogo, streghe!
È stato scritto : 《Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità? […] La crescita del livello di istruzione per le donne ha avuto come effetto sia il ritardo nella formazione di nuovi nuclei familiari, sia un vero e proprio minore investimento psicologico》 Continua a leggere “#fertilityday: scegliere di fare un solo figlio non è affatto da egoiste”