La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

MalaRazza e la capanna di cassette della frutta

Ogni volta che guardo le cassette della frutta vicino alla cucina o quelle che ho sistemato all’ingresso, per metterci le scarpe e poggiarvi sopra chiavi e posta e altre cianfrusaglie, mi rendo conto del fatto che ci vuole creatività nell’essere precari. Quelle cassette rappresentano il mondo così come lo viviamo. Adattandoci e occupando spazi limitati per restarvi dentro senza che appaiano come prigioni. Quelle cassette le ho prese al primo trasloco, per metterci dentro cose da trasportare, e alla fine le ho sempre portate con me. Il mio compagno vorrebbe gettarle via ma per me restano un simbolo irrinunciabile. Mi ricordano chi sono e cosa sto facendo.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

La retorica razzista vi distrae dai problemi che il governo non risolve. Raccontateci la vostra precarietà!

Mentre il ministro dell’interno tiene banco sui media raccontando balle che costano tempo e salute alla gente migrante che arriva sfinita a Lampedusa ecco quel che il governo lega-m5s cerca di nascondere alla gente come noi, gente comune, persone precarie che si vedono sfilare via diritti come niente fosse. Prendo spunto da una notizia che è solo un esempio tra tanti. Un senzatetto viene multato per questione di “decoro”. Una persona povera e senza casa e soldi dovrà pagare 200 euro non si capisce per cosa. Ed ecco la sconfitta dello stato sociale, così come ben racconta Wolf Bukowski nel suo libro “La buona educazione degli oppressi – piccola storia del decoro“.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Perché le donne migranti rumene soffrono della “sindrome dell’Italia”

Una ‘badante’, o carer, dalla Moldova ritratta con il suo datore di lavoro italiano in un parco di Roma [Romina Vinci/Al Jazeera]

di Lorelei Mihala& Romina Vinci (articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Nadia e Naomi del Gruppo Abbatto i Muri)
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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Estetica dell’oppressione: il problema del senzatetto è davvero la mancanza di coperte?

Quando accadono eventi in cui si rende chiara la disparità di potere si generano linguaggi differenti che vengono percepiti dai sensi a seconda del significato che quei linguaggi comunicano. La contaminazione attraverso l’uso di parole, immagini e ogni altro mezzo di comunicazione avviene al fine di creare una sorta di parete protettiva per tutto quel che è oppressione. Quella con cui abbiamo a che fare è dunque un’estetica dell’oppressione.

Quando guardiamo un filmato in cui si vede una donna e un bambino tratti in salvo dall’imbarcazione di fortuna usata per migrare quello che vediamo è funzionale al sistema di oppressione. Vogliono dirci che non sono così cattivi da non fare passare proprio tutti. Usano l’immagine di una donna e del bambino come veicolo per legittimare la crudeltà come mezzo di controllo dell’immigrazione.

Quando vediamo un sindaco criticato perché ha gettato via le coperte di un senzatetto l’indignazione sale alle stelle. Quello che non vediamo però è il fatto che quel senzatetto vive in ogni caso tra l’indifferenza generale e quei cinque minuti di solidarietà non cambieranno la vita a lui e a nessun altro. Ha fatto bene il sindaco a buttare le coperte? Assolutamente no. Quello che sto dicendo è che al di là del gesto l’uso che di esso viene fatto serve a raccontare come il fastidio nei confronti della povertà sia dissimulato da molte persone.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Lo scandalo delle donne in miniera nella Gran Bretagna del XIX secolo

Lei scrive:

Cara Eretica, ho deciso di tradurre questo articolo (a cura della BBC History Magazine, edizione dell’ottobre 2012) stufa marcia di leggere sulla pagina Facebook di Abbattoimuri tutte quelle persone che – quando si parla di parità salariale o di riconoscimento dei diritti lavorativi senza distinzioni di genere – tirano fuori il mantra delle donne “che in miniera però non ci vanno miiicaaaa eh?!?” (lo stile è lo stesso de “ellefoiiibeeee”?!?!).

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Antisessismo, Autodeterminazione, Cronache Dublinesi, Personale/Politico, Welfare

Cronache Dublinesi: deludente sanità in Irlanda e buone pratiche in Italia

Per continuare la mia riflessione sulla maniera in cui funziona la sanità in Irlanda la mia amica (detta #badante 😀 ) chiarisce e integra l’argomento. Lei scrive:

Io l’Irlanda la amo. E’ il paese che mi ha accolta quando ero alla disperata ricerca di lavoro (per sopravvivere, non per fare carriera, non sono un “cervello in fuga”, sono una migrante, privilegiata perché bianca ed europea, ma pur sempre migrante). L’Irlanda però è ANCHE il paese che mi ha fatto guardare con occhi completamente diversi al SSN italiano. Mi pare chiaro che Eretica scriva il suo post come testimonianza, non certo per dire che l’Irlanda fa schifo: racconta che l’esperienza avuta fa schifo, aspettare 12 ore per una prescrizione fa schifo, fa schifo che al triage ti chiedano che religione pratichi (che accidenti gliene importa??) o il tuo “marital status” (che rilevanza medica può avere una cosa così?).

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Cronache Dublinesi, Welfare

Cronache Dublinesi: 12 ore di attesa in ospedale per un antibiotico

Il sistema sanitario irlandese, della Repubblica di Irlanda, è privato. Si muove attraverso le assicurazioni e paghi ogni singolo momento di visita, ogni prescrizione, qualunque cosa. Pensate al sistema sanitario italiano. Pensate come basti andare dal medico per una prescrizione gratuita. Pensate che perfino nei pronto soccorso più periferici e meno dotati di personale non ti abbandonano comunque in sala d’attesa per 12 ore. Ora abbandonate questa immagine consolatoria e torniamo a Dublino.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Risarcimento per femminicidio? Non ce ne frega niente!

Dell’elemosina di stato ce ne freghiamo, l’abbiamo sempre detto. Quello che però torna ad essere chiaro è quanto sia inutile e normativa la legge contro il femminicidio. Le somme spettanti sono descritte QUI, con un appunto:

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