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Melania Rea: fu un femminicidio?

Melania Rea viene uccisa nel 2011, secondo la sentenza definitiva, da suo marito Salvatore Parolisi. Il documentario Delitti in famiglia dedicato, molti anni dopo, al caso di Melania, fa emergere un quadro molto più complesso rispetto a quello recepito dal circo mediatico di allora. La criminologa intervistata parla di un rapporto maltrattante, vessatorio, in termini psicologici ed economici, e riguardo al condannato parla di personalità narcisistica, dedita al controllo, a partire da ciò che lui diceva nelle interviste, parlando di lei come della bella donna che a lui restituiva piacere per il fatto che gli altri la guardassero. Melania, in quelle interviste, scompare, non c’è, esiste solo per la gratificazione del marito.

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Contrattacco maschilista: l’ex marito violento e la “nuova” compagna complice

Deborah Smarrella

Fine anni novanta, quando gli antifemministi hanno reso alle donne più difficile divorziare e ottenere la custodia dei figli. Negli Usa ottengono anche che i diritti di custodia siano estesi ai nonni, come vorrebbero fare qui, e i risultati si vedono. Le cronache statunitensi sono strapiene di delitti compiuti dall’ex marito o dal padre della ex moglie.

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Alessandra e il femminicida analfabeta emotivo

Alessandra Musarra nel 2019 viene uccisa da Cristian Ioppolo, a Messina. Lei amava il suo ex e dopo aver intrecciato una breve relazione, per solitudine e amarezza, con Ioppolo, gli chiede di andare via da casa sua, di lei.

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Aurelia e il femminicida bugiardo

Aurelia Laurenti viene uccisa dal compagno Giuseppe Forciniti il 25 novembre 2020, in provincia di Pordenone. La sua storia è la prima della nuova serie di Amore Criminale e sono lieta di non aver dovuto vedere sfilare i difensori del femminicida tra gli interventi. Coraggiosi e meravigliosi i familiari che hanno donato questa storia che può insegnare ad altre qualcosa che permetta loro di trarsi fuori da relazioni rischiose prima di essere uccise.

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Autopsia di un delitto: un film che vale la pena rivedere

E’ del 1984, ricordo di averlo visto dopo la mia separazione dal mio ex marito e quando guardavo stringevo i pugni, molte delle cose che venivano crudemente, coraggiosamente, raccontate, nel film le avevo vissute sulla mia pelle.

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Cinzia e il femminicida che scarica colpe sulla vittima

Cinzia Fusi viene uccisa a bastonate dal suo ex compagno Saverio Cervellati, nel 2019, in provincia di Ferrara. La sua storia è raccontata, con dovizia di dettagli, dalla puntata di Amore criminale. Al termine della relazione lei tenta di recuperare spazio, di trarsi dall’isolamento in cui lui l’ha cacciata per poter vivere con lei unrapporto esclusivo fatto di possesso e gelosia. Quando lei sta per liberarsi lui la uccide, poi si consegna ai carabinieri dando una versione che viene smentita dagli inquirenti.

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Francesca, il suo femminicida invoca l’infermità mentale?

Giuseppe Gualtieri, nel dicembre 2018, a Davoli (Catanzaro), uccide l’ex moglie Francesca Petrolini e Rocco Bava, il nuovo compagno. La storia è narrata in una puntata di Amore Criminale.

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Janira e il femminicida vittimista e parassitario

Alessio Alamia uccide Janira D’amato, 21 anni, nel 2017, a Pietra Ligure. Potete vedere il racconto della storia di una puntata di Amore Criminale. Lei l’aveva lasciato, lui faceva il vittimista parassitario, come dicono in trasmissione, però la ragazza dopo tre anni di violenze psicologiche e ricatti emotivi riesce a sganciarsi e sceglie di continuare con la propria vita, gli amici, nuove conoscenze, di seguire la sua passione, seguendo un corso di pasticceria che la porterà a viaggiare per crociere.

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Alessandra e il femminicida molesto

Luca Falchetto, a Pastrengo, nel 2016, ha ucciso Alessandra Maffezzoli, ne parla una puntata di Amore criminale che tra le tante pecche ha anche quella di dare spazio alla “difesa” di uomini che sono già stati condannati per femminicidio. Mi suona come una sorta di giustificazione al carnefice e un victim blaming post sentenza. Anyway.

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Yara e l’assassino italiano dagli occhi azzurri

Su Netflix trovate il film che racconta la vicenda orribile che ha toccato Yara e tutta la sua famiglia. Racconta la tenacia della pm e la raccolta, per l’Italia un fatto inedito, a differenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di campioni di Dna attraverso i quali la Pm è riuscita a risalire a Massimo Bossetti, prima definito Ignoto Uno. rintracciato per genealogia genetica ovvero per somiglianza del dna della madre. Bossetti è stato condannato in via definitiva, dopo tre gradi di giudizio, all’ergastolo e di recente avrebbe fatto richiesta di poter riesaminare i campioni di Dna, cosa che a quanto pare non sarebbe ancora avvenuta. Si proclama innocente, per la giustizia è colpevole di aver portato la bambina in un campo, averla svestita, averla uccisa, ferendola più volte, poi abbandonata in quel campo dove la bambina sarebbe morta di freddo e per le mancate cure.
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Misogino femminicida all’italiana: Maurizio Minghella

Un altro serial killer italiota è Maurizio Minghella (Il predatore, come lo chiamano in un documentario su discovery). Anni ottanta, quando si confondeva la lotta dei compagni di sinistra finiti in galera con il vittimismo negazionista di uno stupratore e femminicida seriale.

Viene arrestato per aver compiuto cinque femminicidi a Genova. Ma tra il 1997 e il 2001. Però un’associazione che ospita “prostitute redente” lo aiuta ad ottenere la semilibertà (secondo il documentario). Tale associazione lo ospiterà poi a Torino dove gli darà lavoro mentre lui tornerà ad uccidere, seviziare, torturare e massacrare donne. Viene arrestato di nuovo nel 2001.

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Il coraggio delle figlie di Teresa Buonocore: giustiziata per aver denunciato un pedofilo


Il documentario propone una serie di interviste alle figlie, amiche, parenti, avvocate, che raccontano cosa sia successo dopo quello che è noto più o meno a tanti fra noi: ovvero dopo che Teresa Buonocore è stata giustiziata perché ha sfidato il sistema dell’omertà e ha denunciato il pedofilo che minacciava la propria e la vita delle figlie. Le ragazze non vogliono essere definite vittime, sono vincitrici, coraggiose, nonostante la perdita abbia causato tanti problemi.

Quel che non è noto a molti e che emerge da questo documentario (su Discovery channel) è che Enrico Perillo, condannato perché mandante del femminicidio e per pedofilia, ha assoldato Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, esecutori materiali dell’uccisione, mentre stava in libertà vigilata, nonostante fosse già sotto inchiesta per innumerevoli reati e nonostante la Buonocore avesse più volte denunciato gli atti intimidatori di cui era vittima. Non solo: durante il processo le parti civili non hanno potuto recuperare un centesimo di risarcimento perché, pur se con metodi a dir poco free, il condannato ha potuto chiamare in carcere un notaio e intestare tutti i suoi beni al fratello.

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Serial killer d’Italia: Izzo & company

Assieme al documentario, oltre la serie tv, su Elisa Claps e il killer Restivo, tutto italiano, su Doscovery channel trovate il documentario Cuore nero dedicato ad Angelo Izzo. Li metto in relazione per atteggiamento lassista nei loro conflonti. Appartenenti a famiglie benestanti, Izzo e i suoi compari Guido e Ghira violentano e ammazzano Rosaria Lopez. Donatella Colasanti sopravvive per puro caso e da allora fu impegnata contro i tre tra i quali Ghira si è reso irreperibile, pare grazie ai legami che questi amiconi avevano con l’estrema destra italiana di quegli anni.

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Elisa Claps, Heather Barnett: vittime di un femminicida italiano

In questi giorni è andata in onda sulla Rai una miniserie, tratta dal libro di Jones Tobias Sangue sull’altare, che ripropone la vicenda di Elisa, Heather e il loro carnefice Danilo Restivo, raccontando le complicità, le ambiguità, l’ostruzionismo, di cui la famiglia di Elisa furono vittime al punto da dover attendere 17 anni perché si annunciasse il ritrovamento di Elisa.

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Contrattacco maschilista e i father’s right movement

Darren Mack, assassino di Charla, ex moglie e attentatore del giudice che aveva rilasciato sentenza sugli alimenti che Mack doveva ai figli

Continuando a ricucire memoria sul contrattacco maschilista in Usa (cosa che accade anche qui) ecco un altro tizio che divenne martire dei Father’s Right Movement (MRA, movimento per i diritti degli uomini e FRA movimento per i diritti dei padri).

Darren Mack è un miliardario che viene lasciato dalla moglie, sempre più preoccupata per la violenza dell’ex marito. Un giudice supporta la richiesta di alimenti per i figli che lui avrebbe dovuto corrispondere a lei. In realtà fa di tutto per non pagare mentre lei e i bambini devono perfino stare in casa senza riscaldamento e luce perché non ha soldi per le bollette.

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