Comunicazione, Culture, Salute Mentale, Vedere

L’agorafobia al cinema e in tv

Ho visto l’ennesimo video con protagonista una donna agorafobica e mi si sono drizzati i capelli per gli stereotipi, sempre gli stessi, rappresentati. Non solo si racconta che l’agorafobica alla fine compie un atto di eroismo ed esce fuori per risolvere un crimine o cose del genere ma si rappresenta la donna affetta da agorafobia con una serie di caratteristiche precise.

Le agorafobiche sarebbero sempre strafighe, mai in sovrappeso, campionesse di hacking, nerd iperpreparate sul funzionamento dei computer e specializzate in comunicazione digitale, ricche e abitanti di case di 200 mq, terrorizzate di affrontare il mondo esterno ma impavide nel farsi i fatti dei vicini, pronte a scovare crimini e ingiustizie ed eventualmente capaci di praticare arti marziali.

Della serie che le agorafobiche sono strane ma in ogni caso, giusto perché non si sa cosa dire di loro e non si sa spiegare quel che vivono, bisogna descriverle come affascinanti, misteriose, dame il cui panico non impedisce loro di diventare supereroine.

E’ davvero imbarazzante e oltremodo frustrante vedere inscenati copioni in cui si adopera l’agorafobia come mero espediente per rendere più interessante e carica di suspense la storia.

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Voices Carry: come si cantava la violenza di genere negli anni ottanta

Dal libro “Nella casa dei tuoi sogni” di Carmen Maria Machado, in cui lei parla, tra le mille cose, tradotte in violenza dell’archivio, dell’esperienza violenta in un rapporto queer. C’è questo capitolo che mi ha colpito molto e voglio condividerlo con voi, assieme ai link ai video delle canzoni citate. Scrive Machado:

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BodyCam e reality polizieschi: come cancellare le vittime e incensare i salvatori

Se date un’occhiata ai reality più in voga negli Stati Uniti noterete che si occupano di interventi delle polizie che, per loro stessa ammissione, sono più rischiosi quando si tratta di violenza domestica.

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I am a stalker: un documentario da vedere

Sto guardando questa serie su Netflix che riassume molte delle cose che qui scrivo e che voi mi raccontate. In conclusione questi uomini vogliono il controllo sulla tua vita e se lo prendono in ogni modo possibile, ed è grave che lo stalking sia considerato qualcosa di riparabile e non l’annuncio di conclusioni violente. Come si vede dalle interviste per ottenere una condanna per stalking le procuratrici americane devono affiancare il reato ad altri (furto, aggressione) considerati più importanti.

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Femminicida perché l’unico seme che conta è il proprio

Doreen Ebert fu uccisa dall’ex marito Michael Dennis nel 1984 a San Josè, California, perché, secondo lui, ella doveva sentirsi in lutto per sempre per la perdita del loro figlio.

Lei si è risposata, ha fatto una figlia e ne attendeva ancora una, quindi lui l’ha uccisa.

Ha tentato in ogni modo di sviare l’attenzione sul marito della donna, poi ha piagnucolato sull’amore paterno offeso e infine non ha spiegato perché i soli figli che lui apprezzava erano quelli con il suo seme, da bravo patriarca.

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Evoluzione di una investigatrice filo-maschilista in tv

Sara Mortensen

Una volte vedevi soltando il detective uomo, con impermeabile, fascino virile e vita invidiabilmente maschia. Poi affiancarono donne a quei detective. Le prime sono americane, somigliano per piglio solo a uomini. Sono femmine ma virili. Vogliono il pugno duro e la legge del taglione. Nulla di cambiato se non nel maquillage. Infine siamo arrivati all’ultimo stadio della sciatta detective dalla vita privata scassata, perché se vuoi una carriera niente famiglie e figli e sicuramente nessuna sensibilità affettiva.

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Italiano uccide donna ucraina: razzismo e maschilismo di pari passo

Vera Mudra, ucraina di provenienza, è stata uccisa a Rimini nel 2020 dal marito Giovanni La Guardia. Ne parla Amore Criminale. Incidono molti fattori e stereotipi sessisti. Primo tra tutti quello che vorrebbe le donne straniere addette solo a ruoli di cura ovvero il suo contrario come rubapartiti di uomini perbene. Il tizio ha scelto una donna ucraina, la voleva incontrare, dopo un matrimonio fallito e sebbene i figli non si sappia dove siano, forse pensava di trovare una cameriera e badante gratuita alla quale delegava il compito di pagare quote per una casa, per la spesa, lamentandosi per il fatto che lei inviava soldi ai propri figli rimasti in Ucraina.

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Nunzia, vittima di un femminicidio all’italiana, dopo le feste natalizie

Su Amore Criminale viene narrata la storia di Nunzia Maiorano, uccisa dal marito Salvatore Siani, in provincia di Salerno, nel 2018. La donna aveva sopportato anni di umiliazioni e violenze, si era recata più volte al pronto soccorso per le ferite che lui le aveva inflitto, subiva una tremenda violenza ecoomica, mentre lui si sparava i soldi della spesa in vizi che ha portato avanti fino alla fine. In ultimo, nonostante lei fosse preoccupata per i tre figli, tra i quali uno più piccolo, aveva detto basta ai tradimenti, alle violenze e alle umiliazioni e aveva deciso di dormire la notte dalla madre, con il figlio piccolo, e tornare di giorno presso la casa coniugale ad accudire i figli più grandi, per non fargli mancare nulla.

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Contrattacco maschilista: le stragi Usa in nome del Pater Familias

La giustizia americana è agli sgoccioli, privatizzata, con un sistema sociale che produce iniquità, si incoraggia l’abbandono scolastico e le gravidanze in giovane età, dunque arrivano i divorzi, con battaglie per la custodia dei figli, e per questo dobbiamo ringraziare i padri separati americani, con il loro abbecedario minimo sul negazionismo del femminicidio e sulle “false accuse” delle ex mogli che chiedono di essere lasciate in pace dopo la separazione e con la totale indisponibilità a dare alimenti ai figli (perciò li vogliono presso di loro anche se poi li affidano alla loro mamma). A loro dobbiamo quello che tentano di fare anche in Italia ovvero la possibilità per i nonni di chiedere custodia e trascinare in tribunale l’ex nuora se il figlio è un violento dichiarato.

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Contrattacco maschilista: quando il femminicida fa finta di essere vittima della moglie e dei figli uccisi

Colorado, 2018, Chris Watts uccide la moglie Shanann (incinta) e le figlie Bella e Celeste. Aveva deciso di cambiare vita, era dimagrito, si era fatto l’amante alla quale aveva detto di stare per separarsi, poi si è fatto beccare per una banale ricevuta della carta di credito alla quele addebitava una cena per due. La moglie non voleva interrompere il matrimonio e men che meno era la megera che lui voleva far credere alla corte.

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La misoginia della polizia e il femminicidio giustificati con la “teoria del serial killer”

Negli Usa si intende per serial killer chi commette più di tre delitti. Si dovrebbe dire che però c’è chi mette quel criminale in condizione di farlo, di agire nell’impunità. Perché le leggi degli anni settanta e ottanta e metà anni novanta non avevano molta dimestichezza con il concetto di violenza di genere.

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Misogino, violento con la ex, femminicida, cacciatore di “streghe” negli Usa

Roxanne Houston scompare misteriosamente da Taos, New Mexico, nel 2014, dove si era trasferita con il suo ragazzo dal Colorado. Si era inserita in una comunità di persone tranquille, un gruppo di persone ai margini ma solidali tra loro, a cui dava una mano e da cui era più che benvoluta. Credeva nel potere della terra, la religione wiccan, nulla a che fare con la stregoneria. Prima di sparire venne a contatto con Ivan Cales, uno che massacrava la ex moglie la quale era dovuta fuggire coi figli per timore che lui la uccidesse. Un misogino fatto e finito che dopo un alterco con l’uomo che abitava il terreno in cui la roulotte di Cales non era più gradita, lui non lo era, perché inquietante, con una pistola, per nulla incline al rispetto dei vicini, ha pensato bene di prendersela con la Roxanne, inquilina che tra l’altro stava per tornare in Colorado.

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Donna transgender: per il Texas la sua sparizione conta meno

Kimberly Avila, che i media americani si ostinano a chiamare Ramiro, è una donna transgender ed è una delle centinaia di migliaia di missing person che nel Texas diventano meno importanti se nativi americani, afroamericani, latini e transgender. Nel suo caso le è stata imputata la “colpa” di essere una sex worker e dunque di essersela andata a cercare, in più ne è derivato un caso di criminalizzazione della sua famiglia, delle persone transgender e sex worker che secondo la polizia non sarebbero stati disponibili a “collaborare” sebbene poche settimane prima della sparizione della donna il quartiere in cui lei lavorava fosse stato oggetto di un raid punitivo con arresti mirati proprio contro le sex worker e le transgender. La cultura punitiva e stereotipata, piena di pregiudizi e sessista e transfobica è talmente alta che la famiglia di Kimberly si è vista strappare perfino i volantini di ricerca affissi per le strade per chiedere informazioni circa la sua sparizione. Se sei donna transgender e sex worker dunque non meriti nulla.

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L’Italia non è “sicura” per le donne

Nella prima puntata di Chi l’ha visto (online), a parte parlare della tragica storia di Giulia si denunciano due fatti che riguardano l’Italia:

proprio guardando un’intervista che discute del femminicidio due coniugi discutono, lei si preoccupa per la ragazza, lui un po’ meno, tira fuori il coltello, è solo l’ennesima lite, il figlio telefona ai tutori dell’ordine che deportano la donna e il figlio in casa protetta e lasciano lui comodamente in casa propria in attesa di non so cosa. Dunque di fatto è lei che viene punita e non lui. Perchè? Dicono che non l’hanno colto sul fatto, ed è raro trovarsi a passare per la camera da pranzo di una casa in cui lui brandisce un coltello. Diremmo dunque che le denunce per violenza domestica per prassi finiscono tutte allo stesso modo. Lei viene allontanata e lui premiato. Salvo non arrivare tardi, quando lei è già defunta. O no?

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