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Il buongiorno si vede dalla vagina

Quante storie hai avuto? Con quante persone sei andat@ a letto? Sei un usato sicuro o sei da rottamare? Quante volte ti hanno penetrata? A quanti hai fatto un pompino? C’hai la fica a galleria alpina o è ancora un cunicolo da ampliare? Ce l’hai spanata o sei ancora vergine? Quante braccia ti hanno stretta? Quante lingue ti hanno leccata? Quante ore sei stata sveglia di notte per scopare? Con quanti devo stare in competizione? Ti hanno fatto il tagliando? C’è da cambiare qualche pezzo? Un piccolo tergicristallo? La batteria? Una ruota?

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Trombatrice Precaria: Modesto e la nave scuola!

E certe volte più che il sesso vince la paranoia. Bisogna prevenire, dice Modesto, ché io lo chiamo così perché è un nome che gli calza bene. Modestamente a Modesto non gli manca niente. Peccato che è cresciuto, in my humble opinion, in un contesto in cui l’hanno terrorizzato.

Le femmine che la danno via semplice sono più o meno assai rischiose. Il preservativo serve non per entrambi ma perché una pulla di cotanta proporzione sarà come minimo una portatrice sana di effetti virali permanenti. E infatti è risaputo che noi Precarie Trombatrici giriamo con almeno un virus al guinzaglio perché ce li alleviamo e ne facciamo animaletti da compagnia.

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Trombatrice precaria: la Geisha Femminista

Nordico. Compagno di sezione di un improbabile partito degli ommini plurali. Ché dice: non t’abbasta l’uomo singolare? Eh no. Se non è plurale, ché ci vedi doppio e pure triplo, la questione non funge. Alla costante ricerca di se stesso. Si rende interessante con il suo fascino monofrase. Qualunque cosa tu gli chieda lui dice tre parole. Massimo quattro. E’ lapidario. Nel senso che se avesse uno scalpello lo vedresti bene a scrivere due cose: i comandamenti sulle tavole di Mosè o mini-frasi dedicate sulle lapidi delle persone che gli stanno sulle palle. A una, per inciso, dopo averla rincoglionita con una serie devastante di minchiate l’ha sovralapidata con la scritta “Ben ti sta!“. Ed è la chiarezza elementare di quest’uomo che mi affascina.

Non deve essere uno che ama molto il senso dell’umorismo. Io faccio la linguaccia alla palermitana e lui mi fa un comizio sul marxismo implicito neuronale del retropensiero delle femmine. Quando incontro uno così io ho l’abitudine di fare si con la testa e bere. Ingurgitare un po’ di vino rende più facile l’ascolto dei passaggi illogici dell’intellettuale lapidante. Perciò lui parla e io dico di si e bevo. Involontariamente gioco coi capelli e tra un marx dio maximo e un ricomponiti sdisonorata mi dice “perchè non te li fai a coda di cavallo“?

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Trombatrice Precaria: nove minuti e mezzo di sbracamento di cosce!

Mi facisti mali, capisti?” – disse egli mentre mi affliggevo dopo avergli dato una gomitata sulle palle. “Vossia scusasse” – dissi rivolgendomi afflitta al membro.

C’erano volte che incontrare certi uomini era una gara di box. AhiAhi, figghiuzzu beddu, se mi fai tutto il passionale e poi pare che ti scùzzoli, io che ci posso fare? Pigghiava e mi girava e arrivutava e mentre tentavo di infilare la mia mano dimostrandomi collaborativa finivo per fargli qualche livido.

Paralizzata, io sto, e aspetto che tu mi dia licenza di movimento.

Quella licenza non venne mai. Il mio compagno di trombata precaria aveva l’assillo del controllo delle posizioni. Ci fu un momento che quasi mi aspettavo la squadra per segnare le angolazioni. Fu quando la mia coscia sinistra fece crock che mi resi conto che non aveva la giusta proporzione delle distanze.

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La Trombatrice Precaria va in trasferta

Se vi trovate in zone anglosassoni fate attenzione a chiunque si chiami Dick. Può capitare che in un pub c’è uno che s’apprisienta e ti dice che si chiama così. Poi tu lo ripeti e ride. Ovviamente.

La Trombatrice Precaria è una che però si tiene aggiornata e conosce le forme idiomatiche più sconce. Perché se il piatto piange ad un certo punto per trovare linfa e sustanzia bisogna pure emigrare.

Phil aveva l’occhio azzurrino e il ciuffo scuro. Beddu picciottu, di quelli che fino ai 25 anni sono efebi dai corpi con muscoli scolpiti e dopo un paio d’anni di happy hour nei bar a tracannare birra li vedi trasformati in barili ambulanti con le facce rovinate dall’acne tipico dell’alcolista.

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Trombatrice Precaria: il candidato alle elezioni!

Avete mai provato a trombare con un candidato che si presenta alle elezioni? No? Allora vi racconto come è andata per la nostra Trombatrice Precaria.

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Dalle 8.00 alle 9.00 appuntamento con i portuali; dalle 10 alle 11 appuntamento con le suore; dalle 12 alle 14 appuntamento con i cassintegrati; dalle 16 alle 17 appuntamento con gli imprenditori. Incontra prima gli antiproibizionisti e poi quelli che per una canna ti farebbero frustare; prima i cattolici e poi gli atei, blasfemi, agnostici, anticlericali; prima i precari e poi il tizio che tiene i dipendenti a lavorare in nero.

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Trombatrice Precaria: musicista da legare!

Palermo. Piazzetta della Canna. Lui suona la tromba e c’ha l’accompagnamento con la chitarra. La Trombatrice Precaria che è in me va in visibilio. Tromba o chitarra? Tromba, sicuramente, più che altro per l’affinità d’obiettivo con lo strumento.

Si atteggia a grande artista, mi dice che deve fare la jam session. Al locale lo chiamano chiedendogli di portare a bere e consumare ‘a famigghia, madre, sorella, fidanzata, parenti, amici, con l’illusione che c’è un pubblico. Look consumato da “ce l’ho solo  io”, lo avevo visto già un po’ di volte a fare il profumiere (colui che la fa sciavurare – annusare – e non te la dà), mi aveva beccata in chat e si beava della conquista virtuale mentre mi diceva “vieni… incontriamoci…” anche se poi al dunque non rispondeva al telefono o non si presentava.

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Trombatrice precaria: l’incontro terapeutico!

Questa è una storia seria. Se non ve la racconto non c’è prìu. Incontro un picciottazzu sapuritu. Sta seduto da solo al locale di noi frikkettoni. Fissa impunemente una bottiglia di birra, ha il ciuffo sbarazzino, una ruga sulla fronte, l’occhio lucido e siccome che io ho l’animo da “ti salvo io” mi fiondo in modalità salvifica. Sangu’, ma chi minchia ti ficiru? cu fu’? rimmillu a mmia cu fu’ ca ci ciuncu l’osso ‘avuto ra coscia (sangue mio, ma che acciderbolina ti hanno fatto? chi è stat@? di’ a me chi è stat@ che gli/le spezzo il femore).

Solleva appena appena la testa. Mi accomodo ricomponendo il ricciolo e inavvertitamente finisco per farmi un nodo di capelli sulla nuca ché se mi metto il cappellino sugnu precisa candy candy (sono identica a). Sospira, cuore mio, sospira forte. E l’accompagno nella sospirata. D’altronde la serata era tristissima e le azioni di soccorso sono il sale della vita.

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Trombatrice Precaria: il sesso col rivoluzionario!

Edizione straordinaria delle cronache delle disavventure della nostra Trombatrice Precaria. Vi lascio alla sua narrazione.

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Cla-mo-ro-so. Ho incontrato un difensore dei diritti delle donne. Minchia papà ***(vedi nota), dissi tra me e me, con questo si che si ragiona.

Non era di quelli sgamatissimi. Viaggiava un minimo in incognito. In pubblico pareva tanto maschio alfa e nel privato si proponeva come un bijoux d’uomo. Averci le due essenze non è male perché il massimo sarebbe uno che è un po’ maschio e un po’ no. Virile qb (quanto basta), ardimentoso qb e tipo schiacciami contro un muro e fammi urlare di piacere qb e gentile qb, compagno, miracolato dalla dea di noialtre che crediamo nella santa protettrice delle Trombatrici Precarie, possente qb, che è in grado di resistere sulle barricate, ma votato all’adorazione della mia signora Vulva, pronto a forzare una carica della polizia per arrivare in zona rossa ma consapevole di dover arrivare alla mia meta dovendosela conquistare. Oddio, diciamo che c’è già una certa disponibilità intrinseca senza bisogno di fare troppe circonvoluzioni ma vabbè.

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La Trombatrice Precaria e l’orgasmo post-datato (Tu vieni, perché io valgo!)

Io lo capisco che certi uomini hanno l’ansia da prestazione e che subiscono pressioni per le aspettative che li vogliono sempre efficienti e tutti in riga, ma che alcuni possano fingere l’orgasmo o mediare con scuse assai bizzarre lo capisco meno. Però succede.

Serve la Trombatrice Precaria a raccontarvi del picciottazzo con il quale lei ebbe l’ultima avventura.

Domenico, si chiamava, e a parte la festività intrinseca del nome aveva due spalle maschie e glutei perfettamente ancorati sulle cosce. Ci sono culi e culi, non c’è niente da fare, e certe volte trovi quelli che ti veni ‘u core (ti agevolano il battito cardiaco e la circolazione sanguigna) e che ti rendono chiaro il senso della vita.

Mi avvisò subito che lui aveva una durata infinitissima e ne faceva un punto d’orgoglio del fatto che a lui le pillole rizzacosi non servissero. Voi non potete capire quanto fosse immenso il mio entusiasmo. Sangu miu, se vuoi la donna-cronometro io sono anche munita di orologio subacqueo resistente ai liquidi. Sarò la voce che ti conforta la fatica, il fazzoletto che ti asciuga la fronte, l’accanita fan che ti accoglie in cima quando hai concluso la scalata. Mi vedrai saltellante a battere le mani e vai e vai e vai e vieni e vieni e vieni mentre io godrò della mirabile cavalcata.

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