In tant* mi hanno segnalato un post che a quanto pare ha fatto storia sul web. C’è chi immagina che essere mamma sia già una sorta di capolavoro mondiale, ma poi c’è chi pensa che sia ancora più un capolavoro se sei mamma di un “maschio”. Alla voce maschio corrisponde una figura da educare in modo stereotipato, attent* a non fargli fare cose da “femmina” – la biologia ha un suo perché – e mentre godo nella lettura di questo esempio di educazione sessista mi chiedo se mai ci potrà essere un modo delicato per dire a questa donna che è pur vero che lei educherà i figli “maschi” come le pare, ma poi c’è un universo di persone che non dividono i figli in maschi e femmine. Sono semplicemente figli. E se tu mamma li educhi a suon di stereotipi sessisti non fai una gran cosa. Giacché tu generalizzi allora parlo per me, per tante che mi hanno scritto, perfino per tanti uomini che mi hanno semplicemente segnalato il post, avviliti, perché loro sono sfuggiti a madri così e cercano di educare i propri figli senza imporgli un “genere” che è tutta una gran costruzione culturale. E a parte la retorica di esaltazione del materno, che fa tanta audience e strappa lacrimucce colpendo i cuori intrisi di cultura nazional/popolare, con tanto di divisione tra fiocchi rosa e azzurri, nel tentativo di tranquillizzare, addirittura, una donna che si è detta smarrita all’idea di avere un figlio “maschio” – ché se è femmina è tutto più semplice… ma si, come no – direi che c’è materiale da decostruire e sovvertire almeno per un anno. Si potrebbe analizzare rigo per rigo, e se ne avessi il tempo giuro che lo farei, ma mi limito soltanto a descrivervi i pensieri che immediatamente mi sono passati per la testa, tra un divertito conato di vomito e l’esigenza di droga pesante, e così inizio.
Categoria: Satira
Ti piace il sesso? Lo fai per lasciarti inumidire dal (neutro) maschile
Continuo a raccontarvi il femminismo della differenza (sessuale) a partire da un presupposto essenziale. Tutto quello che piace all’uomo implica una negazione dei bisogni femminili. Se piace a lui non può piacere a te. Pena, la scomparsa della soggettività femminile. Dico sul serio. La differenza sessuale va intesa proprio a partire dai differenti bisogni. Per esempio:
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Anche gli uomini possono usare la scopa (volendo)
C’è una categoria di femministe chiamate “della differenza” (sessuale) che in questi tempi bui ci insegnano quello che il femminismo dovrebbe essere. Secondo loro sesso/genere sono una cosa sola. La dicotomia entro la quale devi muoverti è quella maschio/femmina. Il tuo genere è dato per la biologia che ti caratterizza. Hai il pisellino, sei omo, hai la passerina, sei femmina. La differenza tra uomini e donne va rivendicata, perciò cominciamo con una serie di parentesi necessarie per spiegare in cosa dovrebbe consistere l’emancipazione femminile. Innanzitutto bisogna finalmente ottenere il riconoscimento tanto a lungo negato. A chi pensava che uomini e donne fossero uguali va detto che invece no. Siamo diversi. Però, volendo, le donne possono fare delle concessioni agli uomini che si mostreranno meritevoli.
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#Salvini a #Bruxelles – per fortuna che c’è lui
Con Salvini io mi sento tanto al sicuro. Lui c’è. Semplicemente. Perché parlo di lui invece che parlare delle vittime degli attentati? Perché ho visto in giro molti selfie di Salvini e meno immagini sulle vittime degli attentati.
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Cari fascisti: ecco un po’ di consigli per insulti creativi contro Vendola
Dopo questo abbiamo deciso di dare una mano ai fasci che di certo non eccedono in fantasia d’insulto. Vi diamo una serie di alternative utili. Quantomeno più creative.
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Komplotto: la lobby delle persone grasse dominerà il mondo!
E niente. La pagina facebook è diventata un campo di battaglia e dato che numerosi ormai sono gli interventi di chi ha sgamato il gioco di chi racconta la propria problematica o serena ciccioneria urge una confessione in onore ai complottisti.
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Donne, mai più all’università e indossate gonne lunghe
Le buone nuove di oggi?
La prima: Langone, dopo aver detto che le donne e i libri non vanno d’accordo ha deciso che le donne devono rinunciare anche all’università.
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Utero in Affitto: ecco le mie “stupidaggini”!
Oggi, come faccio da un po’ di tempo, vado a fare terapia post operatoria e alla fine, non so perché, decido di leggere l’ennesimo post in cui una donna, dicasi una, spiega a tutte noi ignorantissime, il segreto del “vero” femminismo raccontandoci, dall’alto della sua competenza in materia, che roba è la storia dell’utero in affitto e perché è dannoso far passare la stepchildadoption. Così svelo una componente intellettualmente sadomaso e scopro che esiste, effettivamente, un filone femminista tutto nuovo. Chiamasi femminismo della dominazione, con tante mistress che passano il tempo a dire alle donne quali sono le giuste scelte che dovranno fare. Non vi chiedo di immaginare queste donne vestite con lattice nero, stivaloni, tacchi a spillo e frustino in mano. Effettivamente sarebbe troppo. Ma sarei tentata di illustrarvi la bellezza dei toni usati da una mistress. Ella non regala. Concede. Ella non rispetta la tua libertà di scelta. È lei che ti dice quando, come e dove puoi sentirti libera di gestire il tuo corpo.
È vero che nel bdsm chi domina deve stipulare un patto, un contratto, con le persone sottomesse, nel senso che la storia deve essere consensuale. Io acconsento alla tua modalità lievemente sovradeterminante. Sono consenziente rispetto al fatto che mi imponi di non vendere servizi sessuali, per esempio, di non girare un film porno, di non prestare il mio utero. In questo caso secondo me ancora le varie componenti devono acquisire la necessaria consapevolezza e spero, prima o poi, che si possa ragionare tra dominatrici e sottomesse con un livello equo di godimento. Godi tu che godo anch’io. Ecco.
Nel post di cui parlo ricorrono parole come: “stupidaggini” (ovviamente si riferisce a quelle di chi non è d’accordo con lei), si scomoda perfino Filumena Marturano, con sacro legame madre/figlio annesso, poi si parla di “dirittismo” e questo è solo il principio. Provo a sintetizzare/interpretare quel che ho letto.
1 ] Secondo ella non c’è un diritto alla genitorialità. Dunque tutte le coppie etero dovranno veder sancito il controllo delle nascite perché mi risulta che i figli si facciano per desiderio degli adulti, giacché mica hanno mai chiesto di nascere. Mi si deve spiegare perché io ho diritto a fare figli ma non ho diritto a farli per affidarli alle cure di chi voglio io. Dato che si parla di “dirittismo” mi piacerebbe sapere allora che ne pensa lei del fatto che è lo Stato che decide a chi affidare i bimbi in adozione o in caso di separazione. In quello non si scorge il dirittismo? Che ne pensa del bambino che potrà nascere solo su autorizzazione dello Stato? Non è forse un bambino istituzionalizzato quello che subisce decisioni tribunalizie? E che vuol dire che non posso esigere di diventare madre o padre ad ogni costo? Dunque se non posso avere figli non dovrei usare la procreazione medicalmente assistita? Non posso adottarli e non posso chiedere a mia sorella di partorirli al posto mio se io non sono in grado? Con questa mole di diktat mi pare che il dirittismo agisca sui corpi delle donne, sulla loro/nostra libertà di scelta usando l’alibi della superiorità dei diritti del fanciullo.
2] Per la legge il mio corpo mi appartiene. È mio quando scelgo di abortire. Lo è quando nessuno può impedirmi quale sessualità preferire. Lo è quando scelgo di non sottomettermi alla violenza di nessuno. Lo è quando decido di vendere servizi sessuali (e non pezzi di corpo). Lo è quando presto l’utero per fare un figlio per altri. Mi spiego: non è assolutamente in vendita un pezzo di corpo. L’utero resta sempre dentro me. A meno che non si ritenga, ed è cosa assurda, che il bambino sia il prolungamento del corpo della donna e per ciò stesso le appartenga. Sbagliata dunque la premessa e sbagliata la conclusione.
3] Come dicevo non c’azzecca un tubo la donazione di un organo, perché non c’è pezzo di corpo che viene donato. Di questo passo si dovrebbe impedire la donazione del seme e degli ovuli. Praticamente torniamo all’800 e crocifiggiamo le donne che non possono figliare perché senza valore, in quanto sterili, per la società. Lo stato ordina quel che puoi fare finanche con i tuoi liquidi e tutto sarà sottoposto alla approvazione di una speciale commissione che tratta l’espropriazione corporea per il fine dello Stato.
4] Non si può impedire a una donna di scegliere di fare quel che vuole con il proprio corpo. Se vuole affittare l’utero è lei che decide e non le altre donne. Ogni imposizione autoritaria corrisponde a una limitazione della nostra libertà di scelta. E’ necessario opporsi con ogni mezzo alla limitazione della nostra autodeterminazione. Perché tu femminista lotti per la libertà di tutte, qualunque sia la scelta che loro compiranno, che tu la condividi o no. Perché tu femminista puoi scegliere di non farlo perché non lo reputi giusto, come l’antiabortista può non abortire, ma non puoi imporre a me la tua decisione.
5 ] Sul “protagonista muto della vicenda”. Spiegami: in quale caso il “protagonista” parla e svela il suo desiderio prima di nascere? Esiste qualche madre che ha ricevuto un messaggio (salvo la Madonna, forse) che rivela il desiderio del nascituro? Esiste una sola donna che ha soddisfatto quel desiderio? E non si apre, con questi riferimenti dal sapore antiabortista, un portone per fare entrare chiunque dica che l’embrione è persona di diritto (dato che parla ancora prima di nascere) e dunque non possiamo abortire? E che dire di chi, dopo la nascita, senza neppure consultarle, battezza le creature? Vogliamo sul serio inerpicarci su questo terreno? Io dico di no, perché ne usciremmo sconfitte. Tutte quante.
6] Questo punto, che tratta la presunta inconsistenza delle disponibilità gratuite di donne che vogliono fare figli per altri, mi suona esattamente come “sono rare le donne che scelgono liberamente di vendere servizi sessuali”. Stesso atteggiamento abolizionista, anzi, proibizionista, che porta al ragionamento di un’antiabortista che potrà dire: sono poche le donne che abortiscono per libera scelta, le altre sono costrette per povertà, per sfruttamento, perché qualcun@ le obbliga, dunque vietiamo l’aborto. Sono la sola a vedere una orripilante analogia tra queste cose o ci sono altre che si rendono conto di quanto spazio stiamo concedendo a ragionamenti che arrivano da culture che non hanno alcun rispetto per la libertà di scelta delle donne?
7] La portatrice del bambino generato per altri agisce in assoluta libertà e chi invece ci riporta a vincolare le nostre scelte al patriarcato è chi ci consegna allo Stato, alle istituzioni paternaliste e patriarcali affinché decidano per noi che veniamo giudicate evidentemente incapaci di intendere e volere. Un bel servizio reso al patriarcato è quello di chi fa appello al paternalismo dello stato con questa ridicola e sempiterna vittimizzazione delle donne che ci riporta al medioevo, io donzella indifesa e tu prode cavaliere. Perdonatemi se svelo che tutto ciò mi provoca una lieve nausea dovuta al totale disorientamento. È come se di colpo mi fossi svegliata in un altro secolo, remoto, precedente, ascoltando parole superate, tremendamente anacronistiche che mi ingabbiano in un ruolo di genere che io rifuggo con tutte le mie forze.
8] Chi si oppone non è omofob@ ma usa argomenti usati da omofob*. Che dire del plauso di certa parte reazionaria che sta perfino a destra dell’attuale governo così felice che grazie a questa discussione fumosa e pretestuosa si elimini dal ddl sulle unioni gay l’emendamento sulla stepchildadoption. I miei più sentiti complimenti, o dovrei dire condoglianze, per aver segnato un solco profondo tra i diritti dei bambini “legittimi” e quelli “illegittimi”, dove l’illegittimità sta per “frutto di una gestazione per altri realizzata all’estero”. Altri figli senza diritti, senza il diritto, dovuto in quanto i figli meritano attenzione superiore eccetera, di fruire del legame scritto con l’altro genitore non biologico. Complimenti per aver stabilito che l’unica famiglia degna è quella etero o al limite quella lesbica perché il legame con la madre, il primato materno e tutti quegli orribili concetti che negano paternità, affettività di coppie gay. Complimenti per aver stabilito che ci sono genitori di serie A e altri di serie B. Complimenti per aver concesso alle coppie gay di poter adottare (quando e dove?) figli che forse arrivano da luoghi di grande povertà, in linea con ragionamenti cattocomunisti, perché le coppie gay, per dimostrare di aver diritto ad una famiglia e a dei figli, dovranno percorrere una strada lastricata di sacrificio e dolore, un po’ come le donne che non possono avere figli o quelli che possono averli ma giammai a loro deve essere concesso di farli senza soffrire troppo. Impiantiamo 9 ovuli (ricordate la pma prima delle sentenze?) ed evitiamo l’epidurale, mi raccomando. A proposito: dato che per l’utero in prestito si pretende resti presente la madre (Quale? Quella che ha donato l’ovulo o quella che ha portato avanti la gravidanza?) in caso di adozione, invece, santificando l’opinione degli omofobi, ai genitori gay sarà permesso di adottare senza che quel figlio sia obbligato a mantenere un legame con un parente? Se non la madre, la sorella, la nonna, giusto per soddisfare le richieste di chi sostiene che senza una madre il figlio cresce male?
9] Sulla opinione contraria alla stepchildadoption non avevo dubbi. Tant’è che dall’inizio la discussione esasperata, urlata, sulla questione dell’utero in affitto, ché in nessuna proposta di legge è prevista, ho subito pensato che era lì che si voleva andare a parare. La legge non passa se tra i membri del governo, del Pd e dei suoi alleati ci sono persone contrarissime a facilitare le cose alle coppie omosessuali. Le famiglie arcobaleno lo dicono da un pezzo, così come lo dicono molte altre che sono davvero competenti sulla questione. Inorridisco di fronte all’allusione di fare una sorta di condono per i figli già nati bloccando ogni desiderio di altri figli che nasceranno in futuro da una gestazione per altri. Almeno così mi pare di capire da queste parole: “è vero anche che poter adottare i figli del partner costituirebbe una remora in meno alla scelta di concepire un bambino con utero in affitto. Si tratta quindi di bilanciare l’interesse dei già nati con quello di ulteriori nascituri, (…) una strada potrebbe essere quella di un riconoscimento “tombale” per i bambini già nati, subordinando la concessione di stepchild adoption alla presenza della madre.”
Io dico: si può parlare di figli, affetti, bambini desiderati, voluti, amati, usando il termine “tombale”? Ma da quale assurdo linguaggio burocratico arriva tutto ciò? Tombale? Sul serio?
E infine: evidenziare i limiti “naturali” e dire che quando li sottolinei alcun* “reagiscono con stizza” (e questo fa il paio con il maternalista “stupidaggini”) a me pare un modo per determinare una differenza di ruolo, tu madre, io figlia, alla quale impartisci una lezione sulle patatine che non posso avere e sul giocattolo che non mi comprerai. Viene in mente che si parla di scelte umane, che riguardano le persone e che il limite alla “natura” riguarda molte altre persone? Se natura vuole che sei malat@ allora perché curarti? E’ un discorso che ha del religioso. Perché la trasfusione di sangue, perché la procreazione medicalmente assistita, perché accettare il dono di tua sorella che partorirà per te, perché rendere genitori due persone omosessuali? “Natura” sta per volontà divina? Dono del Signore? Limite delle persone non abili a far funzionare ogni parte del corpo? Dove finisce la Natura e dove inizia la Cultura? Cos’è Innaturale? Cos’è Normale? E qui entriamo nel campo della patologizzazione e nella testa di Foucault e non proseguo oltre.
Perdona Madre ma non ho più l’età per le sculacciate e se tu, madre, assieme allo Stato, padre, volete vietarmi di essere felice, ove per felicità si intende non una condizione egoistica ma di giusta armonia, ed equilibrio, desiderio, amore, affettività, permetti che mi faccio adottare da altri genitori? Perché questo è quello che faranno in tant*. Andranno all’estero, che lo vogliate o no, perché il desiderio, spinto dall’amore, non si può fermare. Non fermi il desiderio di avere figli, di avere una famiglia, di qualunque tipo essa sia, di amare la persona dello stesso sesso. Non puoi fermare l’amore e non puoi fermare l’autodeterminazione delle donne. Questo è il quasi 2016. Porta avanti le lancette del tuo orologio. E ascolta, senza imporre il tuo pensiero. Scoprirai un mondo nuovo, e sono certa che potrebbe perfino piacerti.
Ps: per la prossima sessione sadomaso mi preparo meglio. 😀
—>>>Già che ci sono vi segnalo il contro appello partito dalle altre donne, soprattutto Snoq Factory con i suoi comitati cittadini, contrarie al primo appello delle Snoq Vip (libere). Sicuramente quest’ultimo documento, per chi si appassiona alla mediazione politica, al fine di cercare una soluzione che soddisfi tutti, è decisamente meglio del primo.
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Le differenze tra il porno e il sesso nella vita reale… spiegate col cibo
Grazie a Manu possiamo goderci questo video tradotto e sottotitolato in italiano. Si narra della differenza che c’è tra porno e sesso reale. Così si scopre che il porno spesso offre una serie di stereotipi e un modello standard di figure sessuate e amplessi mentre noi tutt* ci barcameniamo tra differenze che è bello ricordare. Grande il porno, evviva il porno, giacché questa non vuole essere una critica moralista, piuttosto è uno spunto per invitarvi a raccontarci le vostre differenze. Dunque? Buona Visione! 🙂
Il lato oscuro del giornalismo: la carica dei 101 e le malattie veneree
Sull’huffington post una donna riferisce qualcosa circa i risultati di una ricerca fatta a Boston dalla quale emergerebbe un risultato apocalittico. La fonte abolizionista (e figuriamoci) che riferisce di questi risultati dice che su 1200 uomini intervistati ben 101 sarebbero stati clienti di prostitute. Della carica dei 100 e 1 si dice che sarebbero “predisposti” alla violenza fino addirittura ad arrivare allo stupro. Ma il pezzo non si ferma qui. La ricerca svelerebbe che in “tutti” gli intervistati c’è traccia del germe violentemente mascolino. Privi di empatia, fanno sesso meccanico a pagamento, ma è una meccanicità dotata di disprezzo nei confronti delle donne. Non sanno instaurare relazioni vere, ‘sti zozzi vanno a puttane e poi contagiano le brave mogli con le malattie “veneree”.
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#Femministology: togliete il diritto di parola alle puttane!
Serafina ha messo una taglia sulla testa di Amnesty International, colpevole, secondo lei, di aver deciso di supportare leggi a depenalizzazione della prostituzione. La taglia consiste nell’offrire varie migliaia di euro a chiunque fornisca prove a discredito contro Amnesty.
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#Femministology: Serafina e quella gran puttana di Biancaneve
Serafina, l’abolizionista, è sempre pronta a dare battaglia a chiunque abbia idee diverse dalla sua. Riflette tra sé e sé su quale potrebbe essere un copione adatto a rendere credibile il suo pensiero. Innanzitutto serve dichiarare lo stato d’emergenza per abbattere quella puttana che continua a dire che il lavoro sessuale è lavoro.
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#Femministology: Serafina e la propaganda abolizionista
Per fare credere alla gente che la sua idea è la migliore, Serafina inventa uno stile di propaganda ad hoc. Serafina è straordinaria come a suo tempo lo fu Goebbels. Con la sua puntigliosa strategia inquisitoria riesce a costruire improbabili analogie che sono il primo passo per la sconfitta del nemico.
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#Femministology: Serafina e la penetrazione multipla
Serafina è impegnata a scrivere una decina di cartelle per spiegare alle seguaci e al pubblico un’unica faccenda. Quando arriva qualcuno a dire che ci sono delle “puttane” a cui piace il mestiere che svolgono lei tira fuori dal copione gli argomenti per contestare tale posizione.
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#Femministology: smettete di chiamarvi sex workers. Il vostro nome è “puttane”
Smettetela di chiamarvi sex workers perché il vostro nome è puttane.
Serafina viene invitata ad un convegno per parlare della materia che le sta più a cuore: il sonno della ragione e il risveglio della santa inquisizione.
Il titolo dell’iniziativa è “sex workers o puttane?” e su questo Serafina non ha alcun dubbio. Lei vuole aiutare quelle donne e allora ripristina lo stigma negativo e le chiama con il nome che gli spetta. D’altronde, se non potesse chiamarle puttane forse il suo ruolo nella società verrebbe meno.
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