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Sogni bulimici

Pomodorini tagliati a piccoli pezzi e rosolati in padella con un’aggiunta di basilico e un pizzico di sale. Spaghetti al dente appena due forchettate, tanto per assaggiare. Due uova frantumate, un pizzico di sale, qualche fetta di ricotta fresca, un po’ di parmigiano. La mia frittata mi sfida e per mangiarla senza sentirmi in colpa aggiungo un po’ di insalata verde e scondita. Mentre tento la risalita, questi sono i dilemmi che mi tengono impegnata. Ricordare i sapori e gli odori che mi legano ad un momento della mia vita. Assaporare una spremuta di arancia dolce senza aggiunta di zucchero. Peccato che ieri ho dovuto ingerire limoni in quantità per un improvviso mal di pancia. Pare che non abbia più l’enzima che mi permette di digerire una fetta di anguria. Eppure era così fresca e dolce. Così buona. Amare il cibo, imparare a cucinarlo con creatività e poi essere bulimica. E’ una punizione, tanto più che dopo l’intervento di chirurgia bariatrica fatto anni fa il mio stomaco fa un lavoro piccolo piccolo, non digerisco molto, non posso mangiare alcune cose. Certe sono indigeste, per alcune non ho più la possibilità di digerirle. Non riesco ad assorbire le vitamine utili e quindi devo aggiungere integratori che costano parecchio. Eppure sono i medici che mi hanno detto che sono obbligata a prenderli, proprio come per i farmaci per la depressione. Perché gli integratori devo pagarli di tasca mia? I traumi mi hanno portata a distruggere il corpo e lui si ribella, ora che è un po’ più quieto per tenerlo in piedi devo pagare. Perché tutto il mondo dice che è sempre colpa mia. Ma ho già superato questa fase. So che non lo è. Lo sa la mia psichiatra e lo sanno i medici e chi mi conosce.

L’importante è non lasciare spazio a meccanismi che ritornano, come le paure, perché questi non sono mali che guariscono. Imparo a conviverci, solo da poco, sebbene me li porti dietro da anni. La scienza non ne sa nulla, a parte usarci come cavie per capire come funziona il cervello. In realtà non lo sanno. Tirano fuori metodi brutali, come la chirurgia, quando non possono farne a meno, per combattere l’obesità, ma il male resta, le cause che l’hanno determinato sono sempre lì. Più ci penso e studio e ascolto ricerche scientifiche sul cervello più mi convinco del fatto che la coazione a ripetere non è semplice da risolvere. Mi ammantavo di consapevolezze che non avevo quando tentavo di convincermi che avevo il controllo. Ora che so di non averlo mi pare di riuscire a volte quasi a tirare un sospiro di sollievo. Come al termine di una battaglia, come quando confessi un peccato, come se cedere, sentirmi umana, mi consegnasse una chiave per riuscire a sbirciare dietro la porta in cui è nascosta la parte già determinata, quella che non posso evitare, quella che devo accettare e comprendere. Se l’anguria non mi avesse fatto quell’effetto avrei preparato un dolce che adoro. Si fa addensare il succo dell’anguria con un po’ d’amido e zucchero, si stende il composto su un recipiente e si aggiungono pistacchi tritati, gocce di cioccolato fondente e succo ottenuto dal fiore di gelsomino. Non quello che si trova qui a Firenze, ma il gelsomino siciliano. Un fiore la cui infusione ti fa ottenere un succo meraviglioso. Lo adoro. Se ne avessi un po’ potrei farci anche il gelato. Così come mi piace il gelato alla cannella o la cioccolata di Modica con il peperoncino.

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Ricette

Torta antiautoritaria cioccolato-arancia con nocciole, vegan

Ho deciso che qui esisterà anche l’angolo della condivisione di ricette, contro l’autoritarismo, in perfetto stile copyleft. Ne ho improvvisata una con quello che avevo in casa.

350 cl di spremuta d’arancia

75 cl olio d’oliva

250 farina

250 zucchero

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