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Yara e l’assassino italiano dagli occhi azzurri

Su Netflix trovate il film che racconta la vicenda orribile che ha toccato Yara e tutta la sua famiglia. Racconta la tenacia della pm e la raccolta, per l’Italia un fatto inedito, a differenza degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, di campioni di Dna attraverso i quali la Pm è riuscita a risalire a Massimo Bossetti, prima definito Ignoto Uno. rintracciato per genealogia genetica ovvero per somiglianza del dna della madre. Bossetti è stato condannato in via definitiva, dopo tre gradi di giudizio, all’ergastolo e di recente avrebbe fatto richiesta di poter riesaminare i campioni di Dna, cosa che a quanto pare non sarebbe ancora avvenuta. Si proclama innocente, per la giustizia è colpevole di aver portato la bambina in un campo, averla svestita, averla uccisa, ferendola più volte, poi abbandonata in quel campo dove la bambina sarebbe morta di freddo e per le mancate cure.
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Misogino femminicida all’italiana: Maurizio Minghella

Un altro serial killer italiota è Maurizio Minghella (Il predatore, come lo chiamano in un documentario su discovery). Anni ottanta, quando si confondeva la lotta dei compagni di sinistra finiti in galera con il vittimismo negazionista di uno stupratore e femminicida seriale.

Viene arrestato per aver compiuto cinque femminicidi a Genova. Ma tra il 1997 e il 2001. Però un’associazione che ospita “prostitute redente” lo aiuta ad ottenere la semilibertà (secondo il documentario). Tale associazione lo ospiterà poi a Torino dove gli darà lavoro mentre lui tornerà ad uccidere, seviziare, torturare e massacrare donne. Viene arrestato di nuovo nel 2001.

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Il coraggio delle figlie di Teresa Buonocore: giustiziata per aver denunciato un pedofilo


Il documentario propone una serie di interviste alle figlie, amiche, parenti, avvocate, che raccontano cosa sia successo dopo quello che è noto più o meno a tanti fra noi: ovvero dopo che Teresa Buonocore è stata giustiziata perché ha sfidato il sistema dell’omertà e ha denunciato il pedofilo che minacciava la propria e la vita delle figlie. Le ragazze non vogliono essere definite vittime, sono vincitrici, coraggiose, nonostante la perdita abbia causato tanti problemi.

Quel che non è noto a molti e che emerge da questo documentario (su Discovery channel) è che Enrico Perillo, condannato perché mandante del femminicidio e per pedofilia, ha assoldato Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, esecutori materiali dell’uccisione, mentre stava in libertà vigilata, nonostante fosse già sotto inchiesta per innumerevoli reati e nonostante la Buonocore avesse più volte denunciato gli atti intimidatori di cui era vittima. Non solo: durante il processo le parti civili non hanno potuto recuperare un centesimo di risarcimento perché, pur se con metodi a dir poco free, il condannato ha potuto chiamare in carcere un notaio e intestare tutti i suoi beni al fratello.

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Serial killer d’Italia: Izzo & company

Assieme al documentario, oltre la serie tv, su Elisa Claps e il killer Restivo, tutto italiano, su Doscovery channel trovate il documentario Cuore nero dedicato ad Angelo Izzo. Li metto in relazione per atteggiamento lassista nei loro conflonti. Appartenenti a famiglie benestanti, Izzo e i suoi compari Guido e Ghira violentano e ammazzano Rosaria Lopez. Donatella Colasanti sopravvive per puro caso e da allora fu impegnata contro i tre tra i quali Ghira si è reso irreperibile, pare grazie ai legami che questi amiconi avevano con l’estrema destra italiana di quegli anni.

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Contrattacco maschilista: poliziotto uccide donna incinta per non pagare gli alimenti

Jennifer Webb era una giovane ragazza rimasta incinta e che stava portando avanti la gravidanza serenamente.

Un bel giorno, nel 2012, Buena Vista, Saginaw County, Usa, trovano il suo corpo su una strada, come se si fosse impic.cata.

C’era anche una lettera che lei avrebbe scritto per giustificare quel che aveva fatto. Nessuno però sembra credere a questa versione. Si pensa sia stata uccisa.

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Elisa Claps, Heather Barnett: vittime di un femminicida italiano

In questi giorni è andata in onda sulla Rai una miniserie, tratta dal libro di Jones Tobias Sangue sull’altare, che ripropone la vicenda di Elisa, Heather e il loro carnefice Danilo Restivo, raccontando le complicità, le ambiguità, l’ostruzionismo, di cui la famiglia di Elisa furono vittime al punto da dover attendere 17 anni perché si annunciasse il ritrovamento di Elisa.

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Contrattacco Maschilista: se non riesci ad acchiapparli li chiami “serial killer”

Kenneth Bianchi e Angelo Buono furono definiti serial killer, solo perché dopo le prime uccisioni di giovani sexworkers afroamericane ampliarono il raggio d’azione a “brave ragazze” bianche (incluse minorenni) del ceto medio. Non fosse stato per quello non se ne sarebbero mai accorti. Conosciuti come gli strangolatori di Hillside, Los Angeles, furono utilizzati dai media per terrorizzare donne sole e di strada. In realtà non dipendeva certo dal mestiere che facevano o dal luogo in cui le donne si trovavano, perfino in casa propria. Così alla fine dovettero definire il concetto di serial killer per spiegare il perché questi due carnefici avevano variato la scelta delle vittime (comunque sempre donne) e offeso la parte salda della bianca società borghese. I patriarchi istituzionali non vedevano l’ora di fargliela pagare e mentre Bianchi fingeva di avere personalità multiple, per cui solo una di quelle poteva essere giudicata in tribunale, l’altro finse di essere un bravo imprenditore fino alla fine.

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Contrattacco maschilista: il pastore poligamo e femminicida

Joy Risker è stata uccida da Sean Goff, a San Diego, fine anni novanta. Il corpo della donna viene ritrovato solo nel 2003 e lui viene condannato nel 2006. Il tizio si definiva “pastore” e in nome della “fede” aveva messo su una piccola setta poligama, in cui lui era il padre padrone e le sue due mogli facevano da schiave riproduttrici.

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Contrattacco maschilista: l’avido ex marito e il femminicidio

Heather DeWild scompare nel 2003 in Colorado. L’ultimo avvistamento risale al momento in cui l’uomo, Daniel, da cui intendeva divorziare le aveva chiesto di andare da lui. Poi lui dichiarò che lei aveva lasciato i figli e forse era andata via con un altro.

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Contrattacco maschilista: manipolazioni, controllo e teorici delle “false accuse”

Matthew Leili, nel 2011, in Georgia, uccide la moglie Nique. Prima di farlo attua un piano di controllo sulla donna con registrazioni settate giusto nei momenti in cui lei reagiva, perché lei apparisse isterica diversamente da lui che dimostrava calma.

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Contrattacco maschilista: femminicidio da uomini che non accettano il divorzio

Stephanie McClurg è stata uccisa nel 2019 in Missouri da suo marito Jason. La storia di Stephanie è raccontata anche dal documentario “Finchè morte non ci separi“.

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Contrattacco maschilista: vendette di ex mariti e scontri tra patriarchi

Alcuni casi analizzati che possono chiarire meglio quel è la situazione negli Stati Uniti, dopo le riforme sul diritto di famiglia volute dagli antifemministi. La prosopopea vittimista dell’ex marito colpito dalla cattiveria dell’ex moglie e di chiunque la aiuti ha portato Tony Villegas a uccidere nel 2008 l’avvocatessa Melissa Britt Lewis, colpevole, secondo l’omicida, di aver aiutato l’ex moglie a proteggersi da lui, un marito violento, e ottenere la separazione e la custodia dei figli. Melissa ha pagato a caro prezzo l’aiuto dato all’amica e lui non ha mostrato pentimeto se non un miagolio all’udire la sentenza di condanna.

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Contrattacco maschilista: casi separati per vittime “donne single” e maritate

Ho scoperto che tra la fine degli anni settanta e i duemila eccetera, cioè quando le istituzioni Usa hanno deciso di dare una lettura dei crimini contro le donne in antitesi alle allora recenti conquiste femministe, fior di detective valutavano quei crimini secondo lo status delle vittime. Esisteva la tipologia di crimini contro donne single e quella contro donne sposate.

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Contrattacco maschilista: femminicidio per punire donna che divorzia

Veronica Bozza era una donna di origini italiane trasferita nel Tennessee a Nashville. Nel 2010 viene trovata morta ammazzata e dopo un bel po’ di anni gli investigatori scoprono una cosa che poteva facilmente essere intuibile fin da subito. La donna aveva un figlio, era nel bel mezzo di una causa di divorzio e aveva ottenuto la custodia del bambino.

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Contrattacco maschilista: stupro e femminicidio? Più facile credere alle balle sui riti satanici!

Kathy Horn sparisce a metà degli anni ’90 in Michigan, Usa. Il documentario Nightmare next door racconta come si sono svolte le indagini per scoprire quel che le è successo. Senza vergogna narrano di presunte ipotesi di coinvolgimento di una sorta di congrega di stregoni.

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