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Sull’8 marzo e sul volere tutto

(nella foto: Milano, Piazza Duca d’Aosta, 8 marzo 2017)

 

di Marica Biancotti

Prima della festa della donna e della manifestazione/sciopero globale “Lotto Marzo” mi sono ritrovata a dover rispondere al perché ci sia ancora bisogno, secondo me, di “scendere in strada” per ribadire e difendere i diritti del genere femminile nello specifico. Ovviamente è stato un uomo a chiederlo, ma non è questo il punto.

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Buenos Aires – Tetazo – La libertà di stare in spiaggia in topless

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Un sabato dell’ultimo fine settimana di gennaio, tre donne sono state allontanate da una spiaggia pubblica a Necochea (Argentina) da 20 agenti e 6 volanti per aver preso il sole in topless. Verrebbe da chiedersi se non sia il titolo di un post di “Lercio”… Non può essere vero. Si devono essere sbagliati a riportare i fatti.

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Le Collettive Femministe Queer cacciate dal corteo di #MilanoPride

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Riceviamo e pubblichiamo:

“Siamo le Collettive Femministe Queer e abbiamo deciso di scrivere questo comunicato per fare chiarezza su quanto accaduto ieri, Sabato 25 Giugno, durante il discorso del Sindaco Beppe Sala al Milano Pride 2016.
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La #Turchia censura Twitter. Muore #BerkinElvan, vittima di repressione!

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La protesta della gente di Turchia continua, le restrizioni su internet minacciate da Erdogan diventano realtà ad appena dieci giorni prima delle elezioni e così il popolo turco viene isolato dal mondo perché il governo decide di impedire a chiunque l’accesso a Twitter. Ci sono metodi per aggirare il blocco ma la repressione è forte. Questo avviene a una settimana dalla manifestazione per Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma.

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#Istanbul #Taksim: la manifestazione contro la censura di internet

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Aveva twittato aggiornamenti e foto da Istanbul (QUI con una breve sintesi aggiornata della questione turca). Ecco ancora un suo post/report che racconta quello che succede a Istanbul rinnovando l’invito, in qualche modo, a occuparsi della faccenda che è importante, anche per noi che siamo altrove. Buona lettura!

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di Luca Tincalla

Questa sera, 8 febbraio, sono andato a Taksim alla manifestazione contro la censura di internet. Perché, purtroppo, non basta firmare petizioni e indignarsi. Bisogna agire. Bisogna agire come si può. Chi si lamenta solo per sport non cambia nulla e fa del clickactivism fine a se stesso. Certo, sempre meglio di quelli che si vogliono tappare occhi, naso, orecchie e altro. Quelli che, per esempio, “tu non sai io come la penso”. Ebbene, ditemelo. Voi lo sapete come la penso io. Io sono un libro aperto. Un libro che si chiama “Testimone a Gezi Park“. Un uomo che si chiama Luca Tincalla. Facile, no? Ci metto la faccia e le parole, è il minimo. E’ il minimo poiché io AMO questo paese, la Turchia. E mi dispiace, davvero, parlare di resistenza al posto di arte, luoghi, monumenti, patrimonio artistico e quant’altro. Ma non ne posso fare a meno. E concludo questo discorso dicendo che io ho fatto le mie scelte e – non ma – rispetto le vostre, perché il mondo ha bisogno di tutti noi, cari compagni e non. Però mi dispiace di essere stato abbandonato come un cane per strada. Punto.

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Istanbul chiama Italia: la repressione in piazza continua!

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Luca Tincalla, alle cose accadute a Istanbul e in Turchia, ha dedicato un libro. Qui trovate una versione ridotta in Pdf, il resto lo leggete su cartaceo. Ha raccontato ciò che ha visto e vissuto. Qualche giorno fa raccontava in radio (qui l’audio) alcuni aggiornamenti a proposito dei processi. Per chi ha partecipato alla presunta “rete criminale”, ovvero per chi ha partecipato alle proteste, si parla di 6 anni di galera. I processi che riguardano invece coloro i quali hanno ucciso i manifestanti vanno un po’ a rilento. Nel caso di cui parla nella chiacchierata audio l’udienza è stata perfino rinviata perché fuori c’era un presidio di amici, compagni, familiari delle vittime.

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Hebe de Bonafini (madres): “la politica no es mierda, algunos politicos son mierda”!

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