Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Recupero

Dopo un crollo conseguente a disturbo depressivo il corpo ne risente. Si riparte da capo, come quando si rompe un osso e segue la riabilitazione dopo aver tolto l’ingessatura. Un attimo perché si rompa e mesi e mesi per recuperare. Così bisogna riallenare la mente affinché i neuroni funzionino come si deve e poi si riprende a faticare prima per risollevarsi e poi per reimparare a camminare.

Sarebbe comprensibile se fosse un problema visibile. Invece diventa meno scontato riuscire a farsi ascoltare da chi ti sta intorno se si tratta di malattia mentale. Normalmente si ricomincia con una nuova ripartizione di farmaci e poi con una rieducazione dei ritmi sonno-veglia e della alimentazione. Metabolismo di base e infine movimento, per quel che si può. Sembra impossibile ma la paralisi psicologica equivale ad una immobilità fisica. Serve una vera e propria ripresa della mobilità. Si reimpara a masticare senza digrignare i denti. Si fa attenzione a tutti quei movimenti che sono naturali per chiunque: funzionamento dell’intestino, metabolismo, mantenimento dell’igiene, esercizio muscolare, riattivazione dell’uso delle ginocchia, pochi passi al giorno per riuscire a restare in piedi.

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Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Capelli Blue

Il reparto non è un teatro degli orrori. Si prendono cura di pazienti complicati e hanno una pazienza infinita. Il personale medico sanitario fa quel che può per farti stare meglio. Ci sono persone preziose che non vengono pagate abbastanza per il lavoro e la cura pluricompetente che svolgono.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Il silenzio dei Neuroni (ibernati)

L’ultima sfida della psichiatria è di riconnetterti alla penna Bic. Vivi da sempre con il computer che fa da prolungamento delle mani? Ecco il problema. E d’improvviso ti è chiaro il mistero della scrittura illeggibile delle prescrizioni mediche.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

L’ultimo dei Muchi

Io, già più che adulta, non so quanti auto ammutinamenti fa.

Attualmente espettorato. Dalle nicotine di lusso al catrame arrotolato in autonome cartine da riporto. Ho smesso di fumare. E una è fatta. Procedo col resto, se l’autocontrollo non mi saluta per svanire all’orizzonte.

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R-Esistenze, Recensioni, Violenza

Violenza dell’archivio: l’isolamento nella violenza domestica

“La casa dei tuoi sogni come creazione di un mondo immaginario (di Carmen Maria Machado)

I luoghi non sono mai solo luoghi, in un esercizio di scrittura l’autore ha fallito l’ambientazione quando la definisce come inerte perché essa è attivata dal punto di vista. Più avanti, lettrice, imparerai che una caratteristica comune dell’abuso domestico è la dislocazione cioè la vittima si è appena trasferita in un posto nuovo o è in un posto in cui non parla la lingua oppure è stata sradicata dalla sua rete di sostegno dai suoi amici o parenti, ma è la sua capacità di comunicare e la sua situazione, il suo isolamento a renderla vulnerabile. La sua unica alleata è la persona che abusa di lei il che significa che non ho alcun alleato e quindi deve lottare contro un paesaggio immutabile che è stato portato alla luce e scolpito nientemeno che dal tempo: una casa che è troppo grande per essere smantellata a mani nude o una situazione troppo complessa e travolgente perché la possa dominare da sola. L’ambientazione fa il suo lavoro e questo mondo avrebbe anche potuto essere un’isola circondata da acque invalicabili…”

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Stalking: controllo e paura per le vittime

Lo Stalking è una delle forme di violenza più sminuite in assoluto in moltissimi stati occidentali. Negli Stati Uniti risolvono con un ordine restrittivo che viene costantemente violato e dato il sistema giudiziario fallace anche se c’è una violazione di tale ordine lo stalker viene subito rilasciato su cauzione. E’ così che si autofinanzia il sistema penale degli Usa, con i soldi dei carcerati. Perciò i poveri restano in carcere e i ricchi sono a spasso.

In Europa non va molto meglio, solo di recente per noi è stata approvata una legge che però ha delle falle perché lo stalking non viene visto come il preludio di qualcosa di più grave. Si passa dal “Ignoratelo” al “forse hai fatto qualcosa per incoraggiarlo” al “se non commette una azione davvero criminale (uno stupro o un femminicidio) non possiamo agire… abbiamo le mani legate”. Dunque si chiede alla persona che denuncia lo stalking di dimostrare attraverso copie di mail, messaggi, foto, video, roba seria, gravissima, non equivoca, che lo stalking si sta compiendo.

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#GiuliaCecchettin e il negazionismo della destra

“Negazione del problema sistemico della violenza di genere, strumentalizzazioni politiche su un femminicidio, editoriali paternalisti scritti da uomini che pretendono di insegnare come comportarsi alla sorella di una ragazza uccisa: buongiorno dai quotidiani della destra” Scrive https://twitter.com/stanchezzaa e ha ragione.

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Anatomia di un femminicidio

Il corpo della vittima è più ampio, non comprende solo la donna che risiede poi su un tavolo in obitorio, comprende la sua cerchia ristretta e quella più ampia. La famiglia, i figli, gli amici, le amiche, le colleghe di lavoro o di studio, tutti ne restano coinvolti. Il punto di vista di una figlia di una vittima di femminicidio è importante ed ecco la sua lettera:

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Violenza di genere: Fingersi morte per restare vive?

Lei scrive:

Cara Eretica,

ho una figlia che va al liceo e l’altro giorno è tornata con una novità. Mi ha raccontato che ha assistito ad un seminario sulla violenza sulle donne. Ho detto: che bello! Una scuola che parla di rispetto di genere. Invece no. Lei ha detto che c’erano due uomini e una donna, due membri delle forze dell’ordine e una volontaria di una associazione cattolica.

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Contrattacco maschilista: maniaci del controllo

Una delle faccende più inquietanti delle nuove riforme sul diritto di famiglia (divorzio+affidi dei figli) che riguarda gli USA è la manìa di registrare conversazioni e telefonate della partner per screditarla agli occhi dei giudici. Lei non ne è consapevole e lui controlla ogni cosa, di conseguenza attua un piano di attacchi provocatori per farla apparire isterica, cancellando poi le registrazioni compromettenti che per lui potrebbero significare una condanna per violenze domestiche.

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Contrattacco maschilista: scontro tra patriarchi

Lei scrive:

“Cara Eretica, seguo il tuo blog e ho letto gli ultimi post dedicati agli Stati Uniti. Ho pensato tante volte di scriverti ma ora posso farlo per dare un contributo, almeno spero. Vivo negli Stati Uniti, in uno degli Stati più conservatori che hanno subito ribaltato il diritto di famiglia e accolto le richieste dei Father’s right movement. Ho vissuto sulla mia pelle un’esperienza che non pensavo possibile. Sono nata e cresciuta qui, anche se i miei sono italiani e l’Italia per me è una seconda casa. Avevo fatto molti sforzi per crearmi uno spazio indipendente, soprattutto per allontanarmi da mio padre che pensava di essere Dio sceso in terra. Lavoravo, poi ho conosciuto un ragazzo, ci siamo sposati, abbiamo avuto un figlio, abbiamo divorziato. Inutile specificare i dettagli, non servirebbero o forse li immagini.

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Contrattacco maschilista: un racconto privato

Lei scrive:

“Cara Eretica, sto leggendo con molto interesse la serie di post sul contrattacco maschilista e vorrei contribuire con una riflessione che riguarda la mia storia personale. Sono cresciuta con i racconti di una mamma femminista e mi sono trovata a vivere in un mondo che regrediva per mentalità e cultura. Mia madre mi ha cresciuta dicendo che avevo diritto a diventare qualunque cosa volessi. Mi ha insegnato ad aver fiducia in me stessa, ha alimentato la mia autostima senza affliggermi con sue eventuali insicurezze. Non è perfetta ma ha fatto un gran lavoro con me e le sono molto grata per tutto ciò che mi ha insegnato.

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