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Gogne pubbliche e sedativi sociali

https://www.youtube.com/watch?v=hw8_Ro1R7ig

Trovo questo video sulla bacheca facebook di una femminista. I commenti variano da un “ben gli sta” a “finalmente… questa si che è giustizia“. A me non sembra affatto un progresso. Mi sembra invece che alle donne sia stata concessa la gestione della forca e non mi pare che questa sia una conquista. La forca va distrutta, le tecniche di linciaggio vanno seppellite, la lapidazione pubblica va contrastata e non riprodotta per mano femminile. Quello che vedete è un sedativo sociale. Segue a chilometri di pornoindignazione che viene così placata per mano di donne le cui vite sono manipolate da chi realizza una cultura familista/patriarcale. La stessa che condisce la vita di alcune bambine, adolescenti, ragazze, indiane con matrimoni pattuiti tra caste. Così le pene severe dovrebbero riparare al fatto che quella cultura non viene messa assolutamente in discussione.

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#Guantanamo: donne molestavano sessualmente i prigionieri

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Una delle conseguenze della repressione contro il terrorismo, come dicevo in un altro post, è stata non sono quella di aver visto vittime, anche uccise, sospette di essere terroristi solo perché stavano in metropolitana con uno zainetto, ma è stata anche l’indifferenza della gente rispetto a quel che succedeva a Guantanamo. La sicurezza prima di tutto e in nome della sicurezza sono state legittimate torture atroci nei confronti di prigionieri arrestati solo perché arabi o musulmani.

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Le pubblicità che evocano il modello di donna anni ’50

Unknown2Giorni fa sentivo mia figlia bestemmiare. Le chiedo: cara, che succede? Mi dice che non ne può più di vedere in tv la donna sullo stile anni ’50 che non fa altro che cucinare per la famigghia (etero), o si immola sull’altare della patria dichiarando di averci l’istinto materno. E poi, mi dice: “c‘è quella tipa della pubblicità del latte in polvere che mi fa venire l’orticaria. Ogni volta che la vedo spuntare ho voglia di avere in mano un lanciafiamme, e ti giuro che non sono affatto violenta, anzi. Ma se c’è un pensiero che mi viene spontaneo è quello che dice “abbattetela”“. Ovviamente non intende in senso reale, la mia prole scherza e non farebbe del male ad una mosca, ma è un modo colorito e oltremodo diretto di esprimere la sua opinione.

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A chi serve un #femminismo che infantilizza le donne?

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Caratteristica tipica di uomini paternalisti è quella di infantilizzare le donne in modo da ridurle ad oggetto di decisioni altrui. C’è stato un tempo in cui alle donne non veniva conferito lo status di “adulte” in nessuna situazione. Non lo erano abbastanza per gestire beni, proprietà, per votare, esercitare libertà di scelta e di pensiero, seguire una propria morale invece che quella altrui. Le donne erano semplicemente esecutrici di ordini altrui e avevano il compito di rispettare il valore dell’unico soggetto adulto riconosciuto in quanto tale e perciò era da lui che dipendeva qualunque pensiero universale su ogni questione. Non essere riconosciute adulte e quasi immeritevoli del dono riproduttivo ricevuto, significava essere sorvegliate a vista quando si dedicavano al mestiere educativo, all’assistenza e alla cura dei familiari e in relazione alla gestione del corpo e della sessualità.

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Come ottenere un po’ di gloria pubblicando foto con lividi su facebook

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Giovanna un bel giorno espone sulla sua pagina facebook una foto in cui lei è piena di lividi. In men che non si dica riceve 3.600 Like, 2.000 condivisioni, centinaia tra commenti, messaggi privati e una squadra di Fan crea una pagina dedicata ad un “personaggio pubblico” in cui ripubblicano l’immagine livida di Giovanna, indicazioni chiare per rintracciare il presunto picchiatore e una serie di buoni propositi da condividere con gli altri utenti. La bacheca di Giovanna si trasforma in un luogo in cui la gente pronuncia parole irripetibili, augurando a quell’uomo tutto il male possibile. A margine le vengono dedicati slogan da parte di esponenti di gruppi di estrema destra e molte benedizioni da parte di ultrà cattolici.

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Preoccupazioni materne (15°): quando la suocera non molla il figlio!

Discorso tra suocere, in ospedale. Una è lamentosa, non riesce a stare zitta un attimo e continua a parlare della sua solitudine e del fatto che il figliolo la considera di più quando è da solo. Se è in casa con la moglie, invece, cambia tono, è un po’ più freddo. Ricorda che madre e figlio sono cresciuti “insieme” in assenza di un padre e che lei ci resta male per il fatto che quando si telefonano la nuora non chiede mai una sola volta di farsi passare la suocera per porgerle almeno un saluto.

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Preoccupazioni materne (14°): figlia, non mettere su ciccia ché poi non piaci ai maschi!

Al supermercato:

donna sui 35 anni, curatissima, con capelli neri e coda di cavallo, jeans strettissimo con qualche sfilacciatura, stivali al polpaccio con tacco almeno di 10 centimetri. Maglioncino con scollatura a V, colletto di camiciola che esce fuori e monclearino corto. Corpo senza un filo di grasso, probabilmente va in palestra, è molto sicura di se’, o almeno così pare.

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Lei stupra lui: è responsabile della violenza che infligge oppure no?

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In una discussione qualcun@ dice che la violenza su un uomo da parte di una donna sarebbe comunque sempre frutto della violenza maschile. Praticamente noi siamo vittime quando subiamo violenza e siamo vittime anche quando la facciamo. La divisione stereotipata di qualifiche da attribuire a donne e uomini, per natura, lui cattivo e lei naturalmente buona, è sessista. Capisco che è convinzione di alcune femministe ma i femminismi che hanno a che fare con il queer hanno smontato da tempo queste sciocchezze. Alcune pensano che uomini e donne sono diversi per natura, lui naturalmente violento, cosa intesa come attenuante per i conservatori, per cui noi donne dovremmo fare attenzione a non provocarli, mentre della donna si dice che sia naturalmente buona, per cui se è violenta parrebbe aver introiettato la violenza maschia. Di suo non avrebbe alcuna responsabilità, neppure quando educa l’uomo, a seconda delle sue necessità, ad essere macho, meno frocio, meno fragile, ché se denuncia di aver subito una violenza viene preso in giro e c’è chi mette in piedi la delegittimazione di chi denuncia queste cose e la banalizzazione negazionista che esclude che i sessismi abbiano radici che vadano affrontate tutte assieme.

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Le bulle e la banalità del male

Sono in un luogo pubblico. In viaggio. Vedo un uomo, seduto in un angolo, chiaramente complessato, con un paio di scarpe buffe, come se si fosse appena alzato dal letto. Le donne presenti passano con una facilità impressionante dalla chiacchiera sui vari problemi che le affliggono allo sfottò di questo ignaro uomo.

Si raccontano di mille difficoltà. C’è quella che dice come in famiglia, lei-marito-duefigli, vivano con poche centinaia di euro. Un po’ di assistenza, un po’ di coda per fare la spesa in saldo, un marito disoccupato, i figli senza sogni. Pare si sia rivolta al Comune, agli assistenti sociali, e lì qualcuno le ha detto che lei avrebbe dovuto consegnarsi ai servizi sanitari perché correva il pericolo di aggravare la sua depressione. Lei tira su le spalle, scocciata, e dice che quelli là non capiscono un cazzo. A lei serve un lavoro migliore e non quello che fa per campare la famiglia con pochi euro.

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Grazie alle donne del Pd ci tocca difendere un “desnudo” leghista

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di Antonella

Il leader della Lega Matteo Salvini si fa fotografare a torso nudo per la copertina di un settimanale popolare da domani in edicola . La stessa copertina già da oggi circola ovunque sui social network.

Sorriso tra l’imbarazzato e lo spavaldo, cravatta verde, fitta peluria ascellare più vello toracico in bella mostra, dichiara di non chiedere i voti per la sua prestanza fisica.

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La violenza sulle donne usata per far sgomberare i migranti

Ieri sera in tv c’era Piazza Pulita e ho intercettato, sul finire, le interviste alla gente che istiga affinché avvengano gli sgomberi di case occupate o di luoghi che ospitano migranti e minori richiedenti asilo politico. Erano gruppi organizzati, di destra, e quel che mi ha raggelato è stata la dichiarazione di un tale che rivelava, in una intervista a parte, come vi fosse una strategia precisa anche nell’invenzione di accuse di stupri e molestie contro questi ragazzi stranieri affinché i mondo li criminalizzi e poi vengano sgomberati.

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Per essere leader devi essere più femmina

Gabriella mi segnala questo link con questa osservazione:

“Una coach ha scritto un libro in cui discetta di leadership femminile per insegnare alle donne come diventare leader senza usare gli strumenti maschili ma piuttosto adoperando le assunte caratteristiche della femminilità ovvero la capacità di servire l’altro, l’empatia, l’ascolto, etc. Il tutto nell’ottica della complicità tra generi. Per ribadire i suoi concetti tiene a precisare che lei non è femminista e quindi non crede nel conflitto nelle relazioni e nel lavoro tra uomini e donne.”

E dunque, vediamo di capire meglio di che si parla. La persona intervistata non si riconoscerà nel femminismo ma io potrei dirle che gran parte dei concetti usati sono ben accetti dal femminismo della differenza. E’ una cosa molto più complessa ma la sintesi, in definitiva, è quella lì. Qualunque cosa facciano gli uomini bisogna mettersi il cuore in pace perché distruttori del mondo erano e tali ancora saranno. La ricostruzione dei contesti, delle buone maniere, condite di femminilità, ché i maschi leader fanno le puzzette, spetta a noi.

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Preoccupazioni materne (13°): trova un buon partito!

Mamma con figlia. In conversazione con la bottegaia. Come stai, come non stai, la famiglia tutto bene, che bella questa figlia, è cresciuta bene, chissà quanti corteggiatori che ha, con una faccia così potrebbe diventare famosa. La madre ha un moto di stizza e comincia a parlare ad alta voce. Mia figlia non farà mai niente di cui potrà vergognarsi. E’ una brava ragazza. La stiamo facendo studiare e poi, quando sarà più grande, sposerà un bel giovane, di buona famiglia, che se Dio vuole, le farà fare una vita agiata e serena. Non come quella che ho fatto io. Una vita sacrificata, sempre a elemosinare soldi nonostante la fatica. Lo vede questo vestito che ha indosso mia figlia? Gliel’ho fatto fare dalla sarta perché lei deve “comparire“. Perché l’immagine è tutto. Mia figlia deve andare sempre ben vestita, pettinata e curata e quando sarà troverà un buon partito e sarà felice.

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#SexWorking: Somaly Mam-La falsa schiava del sesso che ha preso in giro il mondo

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Tradotto da Paolo. QUI il testo originale. Buona lettura!

La Ragazza di Phnom Penh

Somaly Mam-La falsa schiava del sesso che ha preso in giro il mondo.

Negli ultimi tre anni, il giornalista Simon Marks ha indagato i retroscena di Somaly Mam, una delle “attiviste per i diritti” più venerate – e meglio introdotte tra la gente che conta – al mondo. Ha trovato una rete di bugie e inganni.

La Somaly Mam Foundation è un’organizzazione creata per combattere e sradicare il traffico di ragazze e donne nel mercato del sesso.
Per Mam, una superstar con sostenitori del calibro di Hillary Clinton e Oprah Winfrey, le sontuose sale da conferenza sono state il traguardo un lungo cammino partito dai bordelli di Phnom Penh, nei quali dice di aver sopportato per anni stupri, torture e violenze .

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Donne svestite per risollevare il morale dei soldati israeliani

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Ancora sul marketing militare israeliano che usa le donne per dare una immagine positiva dell’esercito e della guerra. Chiara mi segnala questa pagina facebook in cui sono rappresentate

ragazze israeliane semi-nude per risollevare il morale ai soldati“.

Chiara scrive che:

L’ho trovata tramite un articolo pubblicato da Haaretz che ne parlava. Sono ragazze che mettono su fb le loro parti intime con cuoricini e la scritta IDF. Non capisco l’ebraico, però con “visualizza traduzione” si capisce quello che scrivono. L’ho segnalato, perché l’ultima foto pubblicata ritrae una soldatessa in short, con un’arma in mano, in posizione sexy e con la solita scritta e mi sono ricordata del tuo pezzo sul marketing militare israeliano e sull’estetica della guerra.

QUI trovate un altro articolo che parla delle reazioni alla pagina che è nata, a quanto pare, solo ieri. Tra i messaggi si trovano frasi d’amore, attenzione e cura per questi soldati che hanno nostalgia di casa, dei cibi preparati dalla mamma e di buona musica. Le foto vengono inviate da donne di tutto il mondo, a sostegno dei militari e della guerra. Liberissime ovviamente di farlo e libera io di valutare questa cosa, non per la nudità o per l’intento seduttivo/erotico quanto per il sostegno alla guerra, come un atto che non mi piace, esattamente come non mi piace questo. In entrambi i casi si tratta di donne che liberamente scelgono di ritinteggiare di rosa una guerra nera e che perciò sono tanto diverse da me.

Il numero delle persone iscritte alla pagina facebook, naturalmente, continua a crescere ogni minuto che passa. Non so chi l’abbia aperta ma mi pare che a fronte delle vittime che la guerra sta mietendo, dei crimini di guerra di cui parla l’Onu e di tutto quello che succede a Gaza questa non sia proprio la prima cosa di cui indignarsi, perché, ecco, mi spiacerebbe se ci si indignasse “solo” per le nudità trascurando il resto. Mi spiacerebbe, d’altro canto, se qualcun@ proferisse insulti moralisti e sessisti contro queste donne. Come e perché usano i loro corpi è affar loro. Quello che è affar mio è la sostanza politica della loro azione. Che siano vestite o meno io non la condivido. Questo è tutto.

Ps: Chiara mi specifica ancora meglio la sostanza dell’iniziativa

“Ecco la descrizione dettagliata dell’iniziativa, e forse sarebbe stato meglio non vederla. L’idea è di “romanticizzare l’IDF e Israele” perché, nonostante il conflitto, “né Israele né l’IDF sono una storia horror”.
E poi, questo (dall’articolo): la descrizione che Beyo (l’autore) ha incluso nella sua pagina facebook dice che ogni mese uno dei soldati dell’IDF che ha cliccato “mi piace” riceverà un trattamento speciale “PERCHE’ LE RAGAZZE AMANO GLI EROI”. La pagina si rivolge inoltre direttamente all’IDF: “Cari e amati ragazzi dell’IDF noi siamo qui per un atto di apprezzamento, non dovete aspettare per 72 brutte vergini, voi siete i nostri eroi. La bellezza delle ragazze israeliane vi sta aspettando, tornate a casa.”
E ancora: le foto ricordano ai soldati israeliani per cosa stanno combattendo
e dopo un’operazione, l’intera unità guarda la pagina invece di telefonare ai familiari, mangiare o fare una doccia.

C’è anche una versione maschile.

In questo articolo invece la parola ai soldati che ringraziano di avere un po’ di svago quando sono in pausa dalle operazioni a Gaza.”

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